Il provvedimento non nasce dal nulla. Il 24 maggio Sbircia aveva fissato il DPCM Automotive su 1,343 miliardi e sulla scelta di spingere il Fondo verso la filiera. La pubblicazione del testo MIMIT porta ora dentro quella cornice la riga del retrofit con importi e calendario. Il canale di erogazione passa dagli installatori.
Avviso al lettore: il testo separa la cifra comunicata da Assogasliquidi dalla somma delle annualità scritte nel DPCM, senza confondere annuncio associativo e cassa pubblica.
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La riga che regola lo sconto
L’articolo 5 del DPCM attribuisce al retrofit a gas una regola secca: l’installatore sconta il contributo sul prezzo dell’impianto e del montaggio. GPL vale 400 euro. Metano vale 800 euro. Il beneficiario non attende un bonifico ministeriale, perché la compensazione avviene nella fattura.
La scelta del canale mette l’officina dentro la pratica amministrativa. L’automobilista deve guardare prima alla carta di circolazione e poi al preventivo, perché l’importo pubblico viene sottratto solo su impianti nuovi e su veicoli ammessi dall’atto.
Il numero da 21 milioni e la somma scritta nel DPCM
La cifra da maneggiare con rigore è doppia. 21 milioni è il numero diffuso da Assogasliquidi e ripreso nelle cronache economiche di ANSA. 20 milioni è la somma che nasce dalle annualità scritte nel DPCM: 4 milioni per il 2026, 5 milioni per ogni anno dal 2027 al 2029 e 1 milione per il 2030.
La distanza tra i due numeri pesa sulla prenotazione. Un fondo separato per annualità si esaurisce per sportelli e capienze annuali. L’ultima riga da 1 milione rende il 2030 una coda finanziaria stretta. Gazzetta Motori riporta la ripartizione da 20 milioni, coincidente con l’addizione dell’articolo 5.
Veicoli ammessi: categoria M1 e soglia Euro 3
La categoria M1 delimita il campo: veicoli destinati al trasporto di persone, con almeno quattro ruote e fino a otto posti oltre al conducente. Il DPCM 2026 abbassa la soglia ambientale a Euro 3, mentre nel meccanismo 2024 il requisito partiva da Euro 4.
La soglia Euro 3 allarga il raggio sulle auto più anziane ancora in uso quotidiano. La scelta guarda a veicoli già circolanti quando la sostituzione con un’auto nuova ha un costo troppo alto per molte famiglie o piccole attività.
Società ammesse con esclusione dei rivenditori M1
La novità rispetto al 2024 è l’ingresso delle persone giuridiche. Il testo apre alle società ma chiude la porta alle persone giuridiche che esercitano commercio di autoveicoli M1. Il beneficio viene così tenuto fuori dagli stock destinati alla rivendita.
Per una microimpresa con un’auto M1 usata ogni giorno, l’apertura modifica il calcolo economico del veicolo. Il preventivo mette insieme spesa di montaggio e sconto statale già visibile in fattura. Il prezzo del carburante decide poi il rientro nel tempo.
Il salto rispetto al 2024
Il precedente schema aveva una dote di 9.992.463,21 euro, riservava il 60% al metano e il 40% al GPL. La platea era più stretta: persone fisiche con veicoli M1 almeno Euro 4.
Il testo 2026 conserva gli importi da 400 e 800 euro ma amplia l’accesso: Euro 3 o superiori, persone fisiche e società. Sul parco circolante più anziano l’effetto è concreto, perché il retrofit costa meno di un veicolo nuovo e non impone rottamazione.
Dalla prenotazione alla carta aggiornata
Il DPCM 2026 rimanda al decreto direttoriale 3 giugno 2024 per l’iter. Nel canale già usato, la pratica nasce sulla piattaforma gestita da Invitalia: l’installatore registra il veicolo, inserisce la targa e collega l’ordine dell’impianto alla prenotazione.
La conferma deve arrivare entro 120 giorni. Dopo il montaggio, il fascicolo ruota attorno alla fattura con contributo detratto e alla carta di circolazione aggiornata con il collaudo dell’impianto.
Rimborso all’officina e credito d’imposta
Lo sconto non resta sulle spalle dell’installatore. Le imprese costruttrici o importatrici degli impianti rimborsano l’officina e recuperano la somma come credito d’imposta nell’esercizio in cui viene aggiornata la carta di circolazione.
Il circuito rende centrale il rapporto fra officine e produttori di kit. Chi monta deve consegnare documenti all’impresa del sistema GPL o metano, che a sua volta entra nel flusso fiscale. L’utente vede solo la parte visibile, cioè la riduzione in fattura.
Il 2030 pesa meno degli altri anni
La finestra temporale arriva al 31 marzo 2030, non al 31 dicembre. L’ultima annualità contiene solo 1 milione contro i 5 milioni annui previsti dal 2027 al 2029.
Chi rinvia troppo si muoverà dentro una coda corta. Nel tratto finale peseranno soprattutto la disponibilità dei kit e il calendario delle officine. Il collaudo deciderà la chiusura della prenotazione quando il plafond residuo sarà più piccolo.
Il retrofit dentro il Fondo Automotive
Il DPCM non finanzia solo impianti a gas. L’atto distribuisce il Fondo tra imprese della filiera, veicoli commerciali, categorie L a basse emissioni, ricarica domestica e noleggio sociale a lungo termine. Il retrofit occupa l’articolo 5 e ha regole proprie.
Dpcm Automotive, 1,343 miliardi per la filiera, pubblicato da Sbircia il 24 maggio, aveva già separato la spesa industriale dagli incentivi alla domanda. Il testo firmato dal MIMIT porta quella separazione nei commi: quasi il 70% alle imprese e una linea molto più piccola per chi trasforma l’auto già in circolazione.
Officine e componenti: dove si gioca la velocità
La riuscita dello sportello passa dalle officine abilitate. Un contributo fisso vale poco se mancano appuntamenti, kit omologati o collaudi rapidi. Il retrofit ha bisogno di una catena corta tra installatore e produttore dell’impianto.
Per gli operatori, la parte amministrativa avrà quasi lo stesso peso del montaggio. La fattura deve esporre il contributo, il codice di omologazione deve comparire nella documentazione e la carta aggiornata chiude il passaggio verso il credito d’imposta.
GPL e metano hanno lo stesso canale di incentivo ma una geografia diversa. Il GPL parte da una rete di rifornimento più estesa, mentre il metano resta più dipendente dalla presenza locale di distributori adatti all’uso quotidiano.
Gli 800 euro del metano sono più alti dei 400 euro del GPL ma il contributo non sostituisce il controllo sul tragitto reale dell’auto. Un veicolo aziendale con percorsi ripetuti legge il bonus in modo diverso rispetto a un’auto familiare usata in aree con pochi distributori di metano.
Assogasliquidi e il mercato caduto dell’82%
Assogasliquidi lega il ritorno del bonus a un mercato del retrofit sceso dell’82% tra 2012 e 2025. È un numero associativo, separato dalle righe del DPCM. Nel decreto firmato compaiono importi e calendario. La platea viene fissata a parte: M1 Euro 3 o superiori, con persone giuridiche ammesse entro il limite già indicato.
Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica, collega il provvedimento alla pressione dei costi energetici e alla difficoltà di acquistare un’auto nuova. Sul lato industriale cita il rilancio delle officine di trasformazione e della componentistica nazionale.
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Junior Cristarella
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