Treviso prima in Veneto e undicesima in Italia


Treviso si conferma la città capoluogo più sostenibile del Veneto nell’edizione 2026 del rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente e Ambiente Italia, pubblicato lunedì 26 ottobre dal Sole 24 Ore. Il capoluogo della Marca si classifica undicesimo su 106 capoluoghi di provincia analizzati a livello nazionale, con un punteggio complessivo del 70,22%.

Il rapporto, giunto alla trentatreesima edizione, valuta le città attraverso 20 indicatori relativi alla qualità dell’ambiente urbano, alla gestione delle risorse, alla mobilità e alla sostenibilità. Tra i risultati più rilevanti per Treviso spicca quello sulla raccolta differenziata: la città conquista il terzo posto nazionale con l’86,5% dei rifiuti differenziati sul totale prodotto, a fronte di una media nazionale del 66,2%.

In testa alla graduatoria nazionale si trovano Mantova, Trento e Bolzano. Tra i capoluoghi veneti, Belluno segue Treviso collocandosi al sedicesimo posto con un punteggio del 68,35%.

Il sindaco Mario Conte commenta così il risultato: «Essere ancora una volta la prima città del Veneto per sostenibilità ambientale è un risultato che ci rende orgogliosi e che conferma l’importanza del percorso intrapreso dalla nostra comunità e un modello che ci ha portato a diventare Città ambasciatrice del verde in Europa. La qualità della vita, la tutela dell’ambiente e la sostenibilità sono obiettivi che richiedono programmazione, investimenti e soprattutto continuità. Il risultato sulla raccolta differenziata, che ci vede ancora sul podio nazionale, dimostra quanto sia importante il contributo quotidiano dei cittadini, ai quali va il mio ringraziamento».

Il sindaco aggiunge: «Questi dati rappresentano uno stimolo a proseguire il lavoro per rendere la nostra Città sempre più verde, vivibile e attenta alle esigenze delle nuove generazioni. Sappiamo che ci sono ancora margini di miglioramento e sfide importanti da affrontare, a partire dall’adattamento ai cambiamenti climatici e dall’inquinamento. La conferma del primato regionale ci incoraggia a continuare a investire sulla qualità degli spazi urbani e sulla valorizzazione del nostro patrimonio ambientale».

Calesso: «Treviso resta fuori dalle prime 10, 70° posto per l’efficienza nell’uso del suolo»

«Treviso è all’11° nella annuale classifica Legambiente Sole 24 Ore “Ecosistema urbano” dei 106 capoluoghi di provincia (https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/). Come sempre, infatti, l’unico dato veramente invidiabile è quello per la percentuale di raccolta differenziata (3° posto)» così Luigi Calesso, esponente di Coalizione civica, commenta la classifica «Anche nella “classifica parziale” relativa alla presenza di piste ciclabili la nostra città è tra le prime 10 (6° posto). Il problema, però, è il solito: la maggior parte delle piste ciclabili in città è rappresentata unicamente da una striscia gialla sull’asfalto che non garantisce alcuna separazione fisica tra autoveicoli e ciclisti e, di conseguenza, non rappresenta un elemento di sicurezza per questi ultimi. Quando chi “costruisce” la classifica di Legambiente verificherà anche la “qualità” delle piste ciclabili, anche qui arriverà qualche sorpresa negativa… Uno degli ambiti peggiori per la nostra città è quello dell’uso efficiente del suolo, cioè del rapporto tra consumo di suolo, popolazione e urbanizzazione, in cui siamo al 70° posto, in attesa che diventino realtà le promesse che il Sindaco formula dal 2020 (e ha ripetutamente ribadito) sulla fine della cementificazione e del consumo di suolo che, però, viene spostata sempre “all’anno prossimo”».

«Ci sono anche altri settori in cui la nostra città continua a rimanere pesantemente indietro: energia solare nelle sedi di istituzioni pubbliche (58° posto), concentrazioni nell’aria che respiriamo di ozono (63° posto), PM10 (80°), PM2,5 (82°), biossido di azoto (82°)» continua Calesso «E non siamo certo ai primi posti neppure per presenza di ZTL (46° posto, in peggioramento, eravamo al 19° nel 2023), isole pedonali (59°), alberi su aree pubbliche (28°), disponibilità di verde nelle zone urbane (42°) e offerta del trasporto pubblico locale (25° posto). Le questioni dell’inquinamento atmosferico, del consumo di suolo, del trasporto pubblico locale e della ciclabilità sono strettamente intrecciate perché anche le superfici impermeabilizzate contribuiscono alla permanenza di polveri sottili nell’aria (che vengono invece assorbite dalle aree verdi) e perché un trasporto pubblico comodo ed efficace e un utilizzo sicuro della bicicletta sono antidoti al prevalere della circolazione di autoveicoli privati».

«Penso, quindi, che gli interventi vadano indirizzati in 3 direzioni» argomenta l’esponente di Coalizione civica «1) Un trasporto pubblico locale adeguato per frequenza, orari, percorsi e costi alle esigenze degli studenti, dei lavoratori, delle famiglie perché costituisca una reale alternativa all’utilizzo dell’autoveicolo privato per gli spostamenti quotidiani legati. 2) Piste ciclabili sicure. La seconda grande alternativa all’utilizzo dell’autoveicolo privato è la bicicletta il cui utilizzo, però, ha bisogno non solo di piste ciclabili ma di piste che garantiscano la sicurezza ai ciclisti e l’impossibilità di essere utilizzate come “parcheggi supplementari” per le auto. 3) Basta consumo di suolo. Ogni lottizzazione in più in un’area verde significa minore capacità del territorio di assorbire le polveri sottili e comporta l’aumento del traffico di autoveicoli privati perché le nuove zone residenziali molte volte non sono servite dal trasporto pubblico o non lo sono in modo adeguato. Le ristrutturazioni devono diventare la “normalità” dell’attività edilizia».

«Queste sono, a mio avviso, misure concrete ed efficaci per contribuire a migliorare la “posizione ambientale” della città: certo, svantaggiano l’utilizzo dell’autoveicolo privato, riducono le possibilità di guadagno in edilizia (perché recuperare è più costoso che costruire da zero) ma la sostenibilità ambientale non si ottiene senza scelte impegnative che mettono in discussione abitudini ed equilibri economici consolidati. Altrimenti è tutto solo greenwashing e nelle classifiche non saremo neppure più “salvati dai rifiuti”» conclude Calesso.


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