Milano, 26 ottobre 2026 – Smog, consumo di suolo e traffico automobilistico continuano a pesare sulle città italiane, mentre la crisi climatica avanza più rapidamente delle politiche necessarie per contrastarla. In cinque anni, dal 2019 al 2024, il consumo di suolo nei territori urbani italiani ha raggiunto 4.726 ettari, nonostante la popolazione complessiva nel Paese sia diminuita di 322 mila abitanti. E anche le auto circolanti sono aumentate, arrivando a 70 vetture ogni 100 abitanti, rispetto alle poco più di 68 degli anni scorsi, che è come dire che, esclusi i minorenni e chi non ha la patente, ogni italiano ha almeno una sua macchina. È la fotografia che emerge da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che misura ogni anno le prestazioni ambientali dei capoluoghi italiani.
Il rapporto Ecosistema urbano
Giunto alla 33ª edizione, il rapporto analizza 106 capoluoghi di provincia, nei quali vive quasi un terzo della popolazione italiana, e prima della classifica delle singole città presenta un indice medio di “performance sostenibile” di tutti i capoluoghi assieme, un valore che per il 2026 raggiunge il 55,72%, contro il 53,84% della precedente edizione, quindi con un incremento di 1,88 punti percentuali che riporta il dato vicino record di 55,80% raggiunto nel 2024.
Si tratta di un numero che fa una sintesi tra i valori ambientali di sei ambiti principali, come la qualità dell’aria, l’acqua, i rifiuti, la mobilità, l’ambiente urbano ed l’energia. Attraverso l’analisi di questi indicatori ambientali, il rapporto confronta i risultati delle amministrazioni e restituisce una graduatoria complessiva delle loro performance, mentre l’indice generale sintetizza i risultati differenti, consentendo di individuare tanto le esperienze più avanzate quanto i ritardi persistenti.
Divario Nord-Sud
Nel complesso, i dati di Legambiente di quest’anno mostrano un Paese che procede a velocità diverse, con città medie e piccole generalmente più reattive alle questioni ambientali e i grandi centri ancora in difficoltà nel gestire l’ecosistema urbano. Tra le criticità principali figura l’inquinamento dell’aria e, in particolare, i picchi di ozono, un indicatore significativo dell’inquinamento atmosferico, assieme all’inarrestabile espansione delle superfici urbanizzate a discapito delle aree libere. Cemento e asfalto che prendono il posto del verde che, negli ultimi 5 anni secondo Legambiente, ha portato un consumo di suolo equivalente alla superficie di una città grande quanto Bologna.
La mobilità
Un’altra criticità tipica delle città italiane, soprattutto se confrontate con le metropoli europee, riguarda la mobilità, con l’aumento delle automobili che conferma la difficoltà di ridurre la dipendenza dal mezzo privato anche a causa dello scorso sviluppo di reti pubbliche alternative ed efficienti.
Non mancano, tuttavia, segnali positivi, a partire dei crescenti livelli della raccolta differenziata media che hanno raggiunto il 66,15%, contro il 65,14% dell’anno precedente. Aumenta anche l’utilizzo del trasporto pubblico locale, con i viaggi annuali in autobus che passano da 86 a 103 per abitante, mentre ci sono miglioramenti nell’efficienza delle reti idriche nonostante comunque la quota media di acqua dispersa sia ancora del 34,7%, seppur in calo rispetto al 36,1% del 2024.
La classifica: Mantova prima, Napoli ultima
Rispetto alla classifica delle città, Mantova è prima nella graduatoria di Legambiente, Napoli chiude al 106° posto, mentre Bologna è prima tra le metropoli, Firenze sale al 17° posto e Milano recupera sette posizioni nell’ultimo anno. Con un indice generale all’81,29%, Mantova guarda dall’alto il resto della penisola, seguita sul podio da Trento, al 76,53%, e Bolzano, al 75,47. La top ten conferma la presenza dominante dei centri medio-piccoli del Nord e del Nord-Est, come Cremona che è quarta con il 74,77%, Reggio Emilia quinta con il 72,40%, Bergamo sesta con il 71,45%, Parma settima con il 71,03% e Pordenone ottava con il 70,79%, mentre al nono posto compare Cosenza, prima città meridionale in graduatoria, che risale dalla 16ª posizione del 2025.
Raccolta rifiuti (foto d’archivio)
All’estremo opposto della classifica, Napoli precipita al 106° posto, con un indice del 30,80%, preceduta nelle ultime posizioni da Crotone, 101ª con il 39,09%, Caserta con il 38,57%, Catania con il 37,45%, Palermo e Reggio Calabria, entrambe al 36,74%. Sono numeri che confermano ancora una volta un divario territoriale evidente tra il mezzogiorno d’Italia e il resto del Paese. Tra gli indicatori che fanno percepire questa distanza c’è la gestione dei rifiuti urbani tanto che la raccolta differenziata in diverse grandi città del Sud è ancora lontanissima dalla media nazionale, come a Palermo che supera di poco il 20%, mentre anche Bari, Roma, Napoli e Catania incontrano difficoltà nel tenere il passo.
Le metropoli più sostenibili
Nella graduatoria riservata alle grandi città Bologna si conferma la più sostenibile tra i principali centri italiani, pur scendendo al 12° posto rispetto agli anni passati con il 69,71%. Il risultato la mantiene nelle posizioni alte della classifica, ma non cancella alcune criticità che rimangono come l’inquinamento atmosferico e la pressione del traffico che continuano a rappresentare problemi strutturali. Firenze compie invece un passo avanti, passando dal 21° al 17° posto, con la raccolta differenziata che raggiunge il 62,7%, mentre il trasporto pubblico registra 288 viaggi per abitante all’anno, contro i 247 della precedente edizione. Il capoluogo toscano migliora la propria posizione, ma tra gli ambiti critici individuati dal rapporto c’è il rafforzamento al ricorso alle fonti rinnovabili. Per quanto riguarda Milano, la seconda città italiana risale dal 57° al 50° posto, un recupero di sette posizioni che segnala un miglioramento complessivo ma timido, senza risolvere le difficoltà croniche del capoluogo lombardo legate soprattutto alla qualità dell’aria. Tra le altre città, Venezia registra una rimonta significativa dal 47° al 31° posto, è prima per passeggeri trasportati dal servizio pubblico e seconda per superficie destinata ai pedoni, con progressi anche nella ciclabilità. Roma, invece, scende al 67° posto, con un indice del 50,91%, perdendo una posizione rispetto al 2025, mentre Genova arretra di 14 posizioni, dal 40° al 54° posto, confermando le difficoltà legate allo smog.
Le conclusioni
In conclusione, secondo Legambiente, seppur siano registrati dei progressi, i processi per un miglioramento degli ecosistemi urbani italiani restano troppo lenti per affrontare efficacemente le emergenze climatiche e ambientali. Il presidente nazionale Stefano Ciafani richiama la necessità di politiche strutturali, capaci di superare gli interventi temporanei e di rafforzare l’adattamento delle città a ondate di calore ed eventi meteorologici estremi. L’associazione ambientalista individua quattro priorità su cui concentrare politiche e investimenti, a partire dal garantire risorse economiche ai Comuni anche dopo la fine del Pnrr, quindi finanziare e rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, poi approvare una legge nazionale contro il consumo di suolo e, infine, aumentare gli interventi di mitigazione e adattamento basati sulle soluzioni naturali, le cosiddette Nature-based Solutions. Per accelerare la transizione ecologica, conclude il rapporto 2026, servono investimenti continuativi, coordinamento nazionale e strategie condivise tra amministrazioni, capaci di trasformare i progressi registrati in cambiamenti duraturi, diffusi e strutturali.
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