L’Italia è tra i Paesi europei con il minor numero di nascite e registra una spesa per il welfare destinato alle famiglie e ai minori inferiore alla media comunitaria. È il quadro emerso dai dati presentati da PwC Italia nel corso della terza giornata dei Forum della Famiglia e della Natalità, in programma alla Mostra d’Oltremare di Napoli nell’ambito della manifestazione Tutto Sposi. Al centro del dibattito, il cambiamento della struttura familiare, le difficoltà economiche dei genitori e la necessità di rafforzare i servizi per l’infanzia. Domenica 25 ottobre è previsto l’ultimo incontro, dedicato al tema della casa come uno dei fattori che incidono sulla denatalità, con la partecipazione degli assessori Andrea Morniroli per la Regione Campania ed Emanuela Ferrante per il Comune di Napoli, dell’ex parlamentare e scrittore Italo Bocchino, del sociologo Luigi Caramiello dell’Università degli Studi Federico II e dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.
Famiglie più piccole, meno risorse per i servizi
Secondo lo studio presentato da PwC, le famiglie italiane sono sempre più piccole e più isolate: quelle composte da una o due persone sono passate dal 58,2% del totale nel 2015 al 65,5% nel 2025, mentre i genitori soli sono ormai circa tre milioni. La riduzione della rete familiare, compreso il sostegno di nonni e parenti, accresce la necessità di servizi pubblici.
L’Italia destina alle famiglie e ai minori l’1,65% del prodotto interno lordo, contro una media europea del 2,4% e il 3,6% della Germania. La spesa è concentrata soprattutto in bonus e trasferimenti economici, che assorbono l’1,46% del Pil, mentre ai servizi va appena lo 0,19%, a fronte dell’1,64% tedesco.
Il divario è evidente anche nell’offerta di servizi per l’infanzia: nel Mezzogiorno si contano circa 21 posti ogni 100 bambini, la metà rispetto al Centro Italia.
Mastella: Il modello di welfare non è più adeguato
Il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha richiamato i dati Istat relativi alla situazione demografica della provincia, che tra le cinque province campane è quella con la maggiore presenza di anziani. Nel 2024 l’età media era di 47,1 anni, con 6,3 nascite ogni mille abitanti e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, rispetto a 1,27 della Campania e 1,18 della media nazionale.
“Sono cambiate le famiglie e il modello di welfare non è più adeguato. Il calo demografico e delle nascite è quasi globale in Europa, fare figli significa cult, investimenti economici, sono cambiati i parametri sociali. Il piano casa è fermo al 1956 con il piano Fanfani e le giovani coppie hanno oggi difficoltà. In Francia questo è già un problema minore. Il sacrificio resta un cambiamento storico sociale che crea un ulteriore limite di sviluppo del nucleo familiare e della nascita di figli”, ha dichiarato Mastella.
Sandra Lonardo, moglie di Mastella da 51 anni, ha raccontato la propria esperienza, indicando amore, sacrificio e impegno come elementi alla base della durata del matrimonio e della crescita dei due figli.
“Il segreto di un matrimonio lungo con due figli è racchiuso in tanto amore, sacrificio ed impegno. Oggi tutto è cambiato, la famiglia tradizionale non esiste più, il sacrificio e l’ascolto del prossimo non esistono quasi più. Oggi vorrei dire alle donne: desiderate quello che avete e apprezzate quello che avete, usando rispetto, amore e i valori per realizzare un matrimonio felice”, ha affermato.
Bobbio: La coperta economica è corta
Anche il magistrato ed ex parlamentare Luigi Bobbio ha sottolineato le difficoltà legate alle risorse disponibili per il welfare, richiamando l’obiettivo di un sistema di protezione sociale più esteso.
“Sarebbe bello poter avere un welfare generalizzato, come ha auspicato il professor Ciro Tarantino (Unisob), ma la coperta economica è insufficiente e quindi corta. Un problema di tutti i Governi e Paesi europei. La tradizionale ripartizione delle classi sociali è saltata da diverso tempo, l’impoverimento e la perdita di tenuta oggi si sono molto abbassati riducendo, per esempio, il potere di acquisto. La varietà dei problemi sociali è in aumento. Bisogna perciò verificare con analisi le priorità a cui fare seguito non potendo coprire l’intero problema”, ha dichiarato Bobbio.
Ciro Tarantino, docente di Sociologia del diritto all’Università Suor Orsola Benincasa, ha rilanciato la necessità di un welfare generalizzato, soffermandosi anche sulla contrazione della popolazione studentesca e universitaria.
“Occorrerebbe un welfare generalizzato. Ma tra i dati di PwC c’è un evento nascosto: l’enorme contrazione delle popolazioni studentesche e universitarie sul nostro territorio. Il gap è sul passaggio dagli studi liceali alle università, non riconoscendo nei giovani l’interesse per il proseguimento degli studi. Un dato che, rispetto ad altre regioni, grazie al fatto che la Campania ha un’età media più giovane, ci permette di avere un tempo non esaurito, che ci può consentire di migliorare e agire sul gap del welfare e dello studio”, ha affermato.
Napoli, la sfida dei servizi per l’infanzia
Chiara Marciani, assessore alle Politiche sociali e giovanili del Comune di Napoli, ha individuato nei dati presentati da PwC uno stimolo per rafforzare l’offerta pubblica.
“L’immagine emersa dai dati PwC offre all’amministrazione comunale uno spunto importante per fare di più. La sfida è di rendere universale l’offerta dei servizi welfare, una difficoltà legata alle risorse, ma questa finestra di vantaggio temporale, indicata dal professor Tarantino, per i giovani ci deve servire ulteriormente per impegnarci nel fare di più”, ha dichiarato.
Marciani ha richiamato anche la necessità di modificare la percezione dei servizi per l’infanzia da parte delle famiglie. “Bisogna però far cambiare la mentalità delle nuove famiglie, ad esempio per gli asili nido c’è una visione traviata dei genitori che li vedono più come opportunità di ‘parcheggio’ rispetto alla mission di queste strutture che sono anche educative”.
L’assessore ha quindi sottolineato che l’impegno dell’amministrazione deve riguardare non soltanto i primi mesi e il primo anno di vita, ma anche la formazione dei bambini nei primi dieci anni, attraverso lo sport e la scuola.
I dati nazionali sugli asili nido indicano che i bambini per i quali viene riconosciuto il bonus, fino a 3.600 euro l’anno, sono passati da 282.045 nel 2020 a 530.197 nel 2025. Nonostante la crescita, meno di un bambino su tre tra i nuovi nati ha accesso al nido. A pesare sono anche i costi: secondo Federconsumatori, nel 2024 il primo anno di vita di un bambino comportava una spesa compresa tra 7.431 e 17.585 euro, coperta soltanto in parte dalle misure pubbliche.
Borrelli: Riqualificare le aree abitative inutilizzate
Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha posto l’accento sulla necessità di interventi concreti sul patrimonio abitativo e sulle responsabilità genitoriali.
“Bisogna riqualificare intere aree abitative, già esistenti e non utilizzate, in favore delle necessità popolari. Un investimento enorme a livello nazionale, che potrebbe dare una prospettiva a tante unioni e future famiglie”, ha dichiarato.
Borrelli ha affrontato anche il tema delle adozioni e della genitorialità: “Per adottare un figlio serve un iter lungo e complicato, purtroppo invece non c’è altrettanta attenzione a chi mette al mondo un figlio”.
Il deputato ha richiamato infine gli episodi di violenza che coinvolgono minorenni, sostenendo che le famiglie di appartenenza non sempre esercitano adeguatamente il proprio ruolo educativo. “A questi ragazzi mancano le regole e le corrette modalità comportamentali e dipende dai genitori”, ha concluso.
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