Nata circa due anni fa a Paradiso, a pochi passi dal lago di Lugano, B&B Fine Art è una galleria giovane che affonda le sue radici in una profonda passione familiare per l’arte. Il progetto è guidato da Giulia Bettoni e da suo padre, un collezionista esperto, i cui cognomi danno vita a quel “B&B” che spesso genera simpatici equivoci. Supportata dal curatore Samuele Menin, la galleria si concentra principalmente sull’arte astratta, puntando su una scuderia di quindici artisti europei con l’obiettivo di suscitare emozioni mutevoli e personalissime nei visitatori.
In questa intervista, Giulia Bettoni ci racconta la ferma volontà di avvicinare le nuove generazioni al loro primo acquisto, la difesa dello spazio fisico contro la spersonalizzazione delle vendite online e la ricca programmazione futura, che spazia dalle affascinanti fotografie lunari di Luca Missoni attualmente in mostra, fino ad arrivare alla scultura in marmo.
Le origini, la passione di famiglia e quel nome “frainteso”
Gino Fienga: Facciamo un passo indietro: come e quando nasce il progetto B&B Fine Art?
Giulia Bettoni: B&B Fine Art nasce circa due anni fa, quindi siamo molto giovani. Nasce perché io e mio padre condividiamo la stessa passione per l’arte. Lui è tutt’oggi un collezionista, mentre io ho studiato economia. Mi è sempre piaciuta l’arte, lui me l’ha sempre fatta vivere, e così abbiamo deciso di aprire questa galleria qui a Paradiso, a poche centinaia di metri da Lugano. Abbiamo contattato gli artisti che ci piacevano in primis e abbiamo deciso di collaborare con loro.
GF: Una curiosità: da dove nasce il nome B&B Fine Art?
GB: B&B nasce di getto per “Bettoni e Bettoni”, io e mio padre. Non avevamo pensato subito al fatto che potesse richiamare un bed and breakfast, ci è venuto in mente dopo! È già capitato che mi contattassero per prenotare delle stanze, ma ormai ci piace così.
Il focus sull’astrazione e la scelta degli artisti
GF: Qual è il fil rouge curatoriale che unisce gli artisti che rappresentate?
GB: Attualmente rappresentiamo circa 15 o 16 artisti provenienti da tutta Europa (italiani, svizzeri, austriaci, francesi) e il nostro focus principale è l’arte astratta. Ci segue il nostro curatore Samuele Menin, con cui organizziamo le mostre lasciando però molta libertà all’artista. Amiamo l’astrazione perché ci piace che un quadro possa suscitare emozioni diverse in persone diverse, o che la stessa persona possa provare sensazioni mutevoli guardandolo a distanza di tempo. Ci piace questa versatilità.
GF: Cosa cercate in un artista prima di decidere di lavorarci insieme? Quanto pesano le tendenze del mercato nella vostra scelta?
GB: In primis, il lavoro dell’artista deve piacere a me e a mio padre. Andiamo a parlarci, analizziamo il processo creativo e il significato che sta dietro all’opera. Inizialmente la tendenza del mercato non pesava tanto, eravamo di ampie vedute. Poi, entrando nel mood del settore, abbiamo iniziato a guardare anche il curriculum, le mostre fatte, le vendite e i risultati d’asta. Quindi oggi c’è assolutamente un occhio attento anche al mercato.
I collezionisti, i prezzi e l’importanza dello spazio fisico
GF: Chi è il vostro collezionista tipo? Riuscite a intercettare anche le nuove generazioni?
GB: Mio padre porta una clientela più grande, mentre io, essendo giovane, cerco di attirare persone della mia età. Si tratta quasi sempre di collezionisti giovani che si stanno affacciando adesso a questo mondo, compiendo da noi i loro primissimi acquisti. Li aiutiamo a muovere i primi passi.
GF: In che fascia di prezzo si posizionano mediamente le opere che proponete?
GB: La fascia è molto ampia perché abbiamo sia artisti giovani che nomi un po’ più storicizzati. Andiamo dai 1.000 euro per i piccoli formati fino ai 10.000 o 15.000 euro per le opere più importanti, mantenendo un’offerta accessibile per chi vuole avvicinarsi al collezionismo.
GF: Credi che il canale digitale e l’acquisto online sostituiranno il rapporto fisico in galleria?
GB: Secondo me sarà difficile. Sicuramente l’online è utile per conoscere e scoprire nuovi lavori, ma un’opera colpisce e piace davvero quando ci sei di fronte. La galleria è uno spazio dove una persona può andare, scoprire, cercare qualcosa che sta dietro all’opera e che non si percepisce limitandosi a una foto venduta sul web.
Mostre attuali, fiere e progetti futuri
GF: Cosa avete in mostra adesso e su quali artisti state puntando maggiormente?
GB: Adesso abbiamo una mostra fotografica bellissima di Luca Missoni: espone tutte le fotografie che ha scattato alla luna, dalla stessa location, dagli anni 2000 a oggi, modificando le esposizioni per farle diventare di vari colori. In generale stiamo puntando sugli artisti che stanno ottenendo riscontri positivi e premi dal mercato. La programmazione è fitta: ai primi di novembre inaugureremo la mostra di Luca Bonfanti, seguita da Simone Miccichè. A inizio del prossimo anno avremo Paolo Tosti, un nostro bravissimo scultore; lavorando il marmo, l’organizzazione logistica sarà dura, ma non vediamo l’ora.
GF: Dopo l’esperienza a Cremona, avete altre fiere in programma?
GB: L’unica organizzata per ora sarà a marzo qui a Lugano, a Palazzo Ciani. Si chiama Art Unique: non è la nostra fiera tipo, ma ci hanno invitato e ci sembra un’ottima idea per farci conoscere di più sul nostro territorio. Il nostro obiettivo attuale è promuovere i nostri artisti, espandere il raggio della nostra comunicazione e, in futuro, riuscire ad avere uno spazio espositivo ancora più grande.
Il ritorno alla fisicità e il supporto alle nuove generazioni
Nonostante la sua giovane età, la Galleria B&B Fine Art dimostra di avere una visione lucida e pragmatica su come inserirsi nel complesso ecosistema dell’arte contemporanea. L’approccio di Giulia Bettoni e di suo padre – che unisce un gusto sincero per l’astrazione a una crescente consapevolezza delle dinamiche di mercato e dei risultati d’asta – rappresenta un ponte ideale tra la solidità del collezionismo storico e la freschezza delle nuove generazioni di acquirenti.
La missione della galleria di accompagnare i giovani verso il loro primo acquisto con opere accessibili è un segnale vitale per il settore. Inoltre, in un mercato che dibatte quotidianamente sulle vendite digitali, la ferma difesa dell’incontro fisico con l’opera d’arte ci ricorda che l’emozione autentica di una scoperta – che si tratti delle ipnotiche lune di Luca Missoni o dei futuri marmi di Paolo Tosti – si sprigiona pienamente solo attraversando la soglia della galleria.
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