Ets, un percorso difficile tra decarbonizzazione


Dal 2031, il tetto alle emissioni previsto dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione – lo European union emissions trading system, Ets – continuerà a restringersi, ma potrebbe farlo più lentamente. La novità è arrivata in una proposta di riforma del meccanismo Ets avanzata dalla Commissione europea a metà luglio: il sistema, che ormai da vent’anni assegna un prezzo crescente alle emissioni di CO2, non verrà smantellato, ma verrà modificato per dare più tempo alle aziende esposte alla concorrenza esterna e ai settori hard-to-abate . Se la riforma verrà approvata, le imprese, che negli ultimi anni hanno criticato l’Ets per la sua rigidità, avranno la possibilità di adottare delle strategie di lungo termine per l’abbattimento dell’anidride carbonica, che secondo l’Ue si allineeranno meglio con i suoi obiettivi di decarbonizzazione per i prossimi 25 anni, con lo scopo di raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

La competitività europea

Il funzionamento di base del meccanismo Ets non cambierebbe. Il sistema fissa ogni anno un tetto alle emissioni europee dei settori coperti – la produzione di energia, l’industria pesante, le industrie ad alta intensità energetica (quelle del cemento, del vetro, della ceramica e della carta), l’aviazione civile e il trasporto marittimo – e mette in circolazione un numero corrispondente di quote. Le imprese devono abbattere le proprie emissioni o acquistare le quote necessarie a coprirle, mentre alcuni comparti esposti al rischio di carbon leakage – la delocalizzazione delle emissioni verso Paesi con normative ambientali meno stringenti – ne ricevono gratuitamente una parte.

Riducendo progressivamente il numero di quote e, di conseguenza, facendo aumentare il loro prezzo di mercato, Bruxelles accresce la pressione economica per l’eliminazione delle emissioni e incentiva gli investimenti verdi. È proprio sulla velocità di questa stretta che interviene la revisione presentata a luglio. Dal 2031 al 2035, il fattore lineare di riduzione, ovvero il ritmo con cui diminuisce ogni anno il tetto alle emissioni, scenderebbe al 3,7 per cento, contro il 4,3 per cento previsto dalla normativa attuale, che resterà in vigore finché la riforma non verrà approvata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri. Tra il 2036 e il 2040, il fattore di riduzione calerebbe fino all’1,7 per cento. Per i settori interessati dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – il Cbam, che riguarda soprattutto il siderurgico, la produzione di energia, i fertilizzanti e il cemento – l’eliminazione delle quote gratuite verrebbe ulteriormente rallentata. Il completo azzeramento del mercato dei crediti, inizialmente previsto per il 2039, slitterebbe fino al 2048. La logica dietro alla riforma è quella di dare respiro a un’industria europea che già arranca a causa dei costi energetici elevati e delle difficoltà tecniche di ridurre le emissioni nei settori hard-to-abate. Non a caso, le associazioni imprenditoriali di Germania, Francia e Italia chiedono da tempo una revisione radicale del sistema o la sua sospensione: a febbraio, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini aveva detto che «l’Ets si è trasformato da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione. Per questo chiediamo che venga sospeso e ripensato profondamente». La riforma dovrebbe introdurre anche altri strumenti di flessibilità.

Le reazioni

Dal 2036, le imprese potrebbero coprire fino al 2 per cento degli obblighi di abbattimento tramite dei progetti di decarbonizzazione realizzati fuori dall’Unione europea. L’opzione, ha spiegato il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra, sarà però valutata solo nel 2035 sulla base della sua efficacia in termini di costi. La proposta prevede inoltre l’integrazione di 250 milioni di tonnellate di rimozioni di carbonio tramite sistemi di cattura e stoccaggio permanente della CO2 realizzati nell’Unione, che dovrebbero aiutare i comparti dove le tecnologie di abbattimento non sono ancora disponibili.

Questa misura è uno dei passaggi più contestati dell’intera riforma: secondo il Wwf, per esempio, la disponibilità di più crediti si tradurrà «in un aumento dell’inquinamento atmosferico di centinaia di milioni di tonnellate di CO2», indebolendo anche il meccanismo del rialzo dei prezzi che finora ha sostenuto il sistema degli Ets. Hoekstra, secondo cui la riforma «unisce un’azione climatica ambiziosa alla competitività, aprendo la strada alla reindustrializzazione dell’Europa e imprimendo una vera accelerazione verso l’indipendenza», ha sottolineato come il sistema dei permessi di inquinamento sia una fonte di capitale per la transizione verde dell’industria: dall’avvio della fase 3, nel 2013, il sistema ha generato circa 260 miliardi di euro di entrate per i Paesi europei. La revisione avanzata a luglio imporrebbe agli Stati di destinare almeno il 50 per cento dei proventi dell’Ets agli investimenti per la decarbonizzazione, contro una percentuale che, dice il Commissario europeo, «si aggira oggi attorno al 10 per cento».

Secondo i calcoli della Commissione, questo vincolo dovrebbe contribuire a mobilitare 100 miliardi di euro di investimenti entro il 2030. Non solo: il nuovo sistema dovrebbe rivedere l’assegnazione delle quote gratuite per spingere le aziende più inquinanti a impegnarsi nei progetti di eliminazione delle emissioni. L’80 per cento delle quote gratuite sarebbe assegnato ogni anno dopo la presentazione e l’approvazione di un piano di investimento nella decarbonizzazione nell’Ue. Il restante 20 per cento verrebbe riconosciuto solo dopo la verifica degli investimenti e della conseguente riduzione delle emissioni. È una scelta di compromesso: la Commissione dà al tessuto produttivo più tempo e allenta le regole per proteggere l’industria dalla concorrenza estera; quest’ultima, in cambio, si impegna a effettuare più investimenti green. Ora la palla passa al Parlamento europeo, al Consiglio e agli Stati membri.

Nel 2027 prevista l’approvazione

L’iter di approvazione della riforma prevede il passaggio per il Parlamento e per il Consiglio europeo in autunno: quando entrambe le istituzioni si saranno espresse sul testo, avranno inizio i negoziati del trilogo. Questi ultimi dovrebbero portare, nel 2027, a un accordo di compromesso e all’approvazione della riforma. Il 15 settembre, il Parlamento europeo ha modificato la gestione della riserva di stabilità di mercato dell’Ets e ha introdotto delle modifiche al sistema Ets 2, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2028. Il Consiglio europeo ha già fatto sapere che intende aumentare le quote gratuite assegnate alle imprese, come richiesto dalle associazioni di categoria.

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