Ci sono voluti sette anni, due sfratti, un’interpellanza, un Consiglio comunale a porte chiuse, una mozione, articoli di giornale e una ragazza gravemente malata rimasta senza casa. Ma alla fine, a Ivrea, il capolavoro è riuscito: Elena Correnti e sua figlia Marta si ritrovano al punto di partenza. Anzi, qualche passo più indietro.
La novità, quella che rende questa storia “scandalosa”, arriva direttamente dall’ATC, l’Agenzia territoriale per la casa. Ci hanno confermato che Elena Correnti era in buona posizione nella graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare. Dopo anni di attesa, dunque, una casa sembrava finalmente una possibilità concreta. Peccato che adesso il suo nome non ci sia più.
“Elena ha trasferito la residenza in Calabria. E con il cambio di residenza è uscita dalla graduatoria…”.
Fine della storia. Arrivederci e grazie.
O meglio, fine della storia per chi avrebbe avuto il dovere politico e morale di occuparsene. Perché nella vita reale c’è una ragazza, Marta, 21 anni, che in Calabria non ci è andata, che ha bisogno di cure mediche continue in Piemonte e che dal 1° ottobre non ha più una casa sua.
Possibile che nessuno abbia spiegato alla mamma che trasferendo la residenza avrebbe rischiato di perdere la posizione in graduatoria? Possibile che nessuno, tra Comune e servizi sociali, si sia preoccupato di verificare le conseguenze di una decisione presa da una famiglia disperata?
Non stiamo parlando di persone sconosciute agli uffici comunali. Stiamo parlando di una famiglia della quale l’Amministrazione conosce praticamente tutto. Malattie, invalidità, difficoltà economiche, sfratti, richieste di aiuto.
Marta soffre della sindrome di Morquio, una rarissima malattia genetica, conosciuta anche come mucopolisaccaridosi di tipo IV. Colpisce soprattutto le ossa e le articolazioni, compromette la crescita, provoca deformazioni dello scheletro e rende estremamente difficile muoversi e camminare. Può coinvolgere anche il cuore e l’apparato respiratorio. Generalmente non compromette le capacità intellettive.
Marta capisce perfettamente quello che le sta succedendo. E nei giorni scorsi ha dovuto affrontare un’altra emergenza: un ricovero d’urgenza a Genova, a causa di una grave crisi. È stata dimessa, ma dovrà sottoporsi ad altri controlli.
Insomma, ha già abbastanza problemi senza dover aggiungere quello di non sapere dove vivere.
Da quando è stata sfrattata dalla casa di via Strusiglia, è ospitata da un amico in corso Vercelli, sempre a Ivrea, dove ha trasferito anche la residenza. Una sistemazione di fortuna, senza alcuna certezza sulla durata.
«Io non ce la facevo a pagare tutte quelle spese e quell’affitto per questo ho cambiato residenza», racconta disperata Elena.
Anche lei ha problemi di salute e si muove a fatica su una sedia a rotelle. Racconta di percepire 360 euro di invalidità e circa 400 euro legati all’inabilità al lavoro.
La storia di Marta l’abbiamo raccontata per la prima volta nel giugno del 2019. Aveva tredici anni. La famiglia si era trasferita da Cigliano a Ivrea per permetterle di frequentare più facilmente la scuola. Non possedevano un’automobile ed Elena, che lavorava come operatrice sociosanitaria, aveva dovuto rinunciare all’impiego per occuparsi della figlia.
Già allora cominciarono le battaglie per ottenere condizioni di vita dignitose. E qui vale la pena ricordare un nome che oggi, a qualcuno, potrebbe risultare persino imbarazzante: Giorgia Povolo.
Assessora leghista alle Politiche sociali nella Giunta di centrodestra guidata da Stefano Sertoli.
Non era certamente un’assessora alla quale questo giornale risparmiasse le critiche. Anzi. E magari era proprio per paura di ritrovarsi ancora una volta sulle nostre pagine che, quando c’era un problema, cercava di risolverlo.
Non sappiamo se fosse quello il motivo. Sappiamo però che quando emerse il problema dell’accesso alla scuola frequentata da Marta, l’assessora si diede da fare perché venisse modificato, rendendolo più accessibile a una ragazza con gravissime difficoltà motorie.
E nel 2020, quando la famiglia si ritrovò nuovamente alle prese con lo sfratto e con una sistemazione abitativa precaria, nella quale erano stati segnalati persino problemi con l’acqua, Povolo si mosse ancora. Insieme a Luca Spitale, oggi presidente del Consiglio comunale, contribuì a trovare un altro alloggio.
Si arrivò così alla soluzione di via Strusiglia.
Non era la casa ideale. Una rampa ripida, gradini da superare, un ascensore minuscolo con porte manuali. Marta non poteva uscire e rientrare autonomamente. Ma almeno una sistemazione era stata trovata, in attesa di un alloggio popolare con un canone sostenibile.
Povolo è della Lega. Di quella destra che la sinistra ama spesso accusare di scarsa sensibilità sociale. Eppure, in questa vicenda, gli interventi ci furono.
Poi arriva la Giunta di centrosinistra di Matteo Chiantore, con Patrizia Dal Santo vicesindaca e assessora alle Politiche sociali.
Una donna che arriva dal mondo del volontariato, dell’associazionismo, dalle esperienze dello Zac! e di Ecoredia. Una vita trascorsa a parlare di solidarietà, partecipazione, attenzione agli ultimi.
Nel maggio del 2023, appena nominata, spiega di voler rendere Ivrea una città più giusta, potenziando i servizi per le persone più fragili. Promette ascolto e risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Bellissimo.
Peccato che tra quelle persone fragili ci fossero già Elena e Marta.
E che oggi, a distanza di oltre tre anni dall’insediamento della nuova Amministrazione, non sia affatto chiaro quali risultati abbiano prodotto, per questa famiglia, tutte quelle buone intenzioni.
Nel maggio del 2024 la vicenda arriva nuovamente in Consiglio comunale, con un’interpellanza presentata da Elisabetta Piccoli.
La famiglia è presente. La seduta si svolge a porte chiuse. Piccoli chiede una soluzione, un confronto con l’ATC, una verifica delle graduatorie.
A rispondere è Dal Santo. La consigliera di opposizione, all’uscita, non nasconde la propria indignazione.
«Ha parlato come se fosse un funzionario. Le ho consigliato di cominciare a metterci del cuore. È inutile che venga a raccontarci le regole, quelle le conosciamo».
Poi quella domanda che dice di aver fatto e che, riletta oggi, sembra ancora più attuale.
«Mi dica qual è, a suo avviso, il livello minimo di disagio per agire. Parliamo di due persone disabili su tre, tutti disoccupati…».
Era il maggio del 2024. Sono passati quasi due anni e mezzo. Che cosa ha fatto nel frattempo Patrizia Dal Santo?
In quella seduta si parlò anche di due appartamenti ATC al piano terreno, nel quartiere Bellavista. Erano vuoti, ma avevano bisogno di lavori. Venne chiesto di verificare la possibilità di recuperarli.
Sono stati sistemati? Assegnati? Sono ancora lì?
E quali iniziative sono state assunte per evitare che Marta arrivasse allo sfratto del primo ottobre?
Perché di riunioni, incontri e tavoli istituzionali a Ivrea si è parlato parecchio. Già nell’agosto del 2023, dopo un incontro con i vertici dell’ATC, il sindaco Matteo Chiantore annunciava un confronto periodico tra Comune e Agenzia per affrontare i problemi delle case popolari.
Sarebbe interessante sapere se, durante uno di quegli incontri (sempre che se ne siano fatti), qualcuno abbia mai pronunciato il nome di Elena Correnti.
Finita qui? No! E poi c’è Roberta Garattini, responsabile delle Politiche sociali del Comune di Ivrea.
Ogni volta che raccontiamo una situazione difficile, ogni volta che qualcuno lamenta una risposta mancata, un intervento che non arriva, una porta che resta chiusa, il nome che salta fuori è sempre il suo.
Garattini di qua, Garattini di là. Garattini che sa, Garattini che deve rispondere, Garattini alla quale bisogna rivolgersi.
È più famosa dell’assessora. Anzi, fatta eccezione per certi ambienti, in molti neanche sanno chi sia Dal Santo.
Sia chiaro: Garattini non un’amministratrice eletta. E sarebbe interessante capire quali decisioni siano di sua competenza e quali spettino invece alla politica. Perché delle due l’una.
Se a Ivrea le Politiche sociali sono davvero tutte nelle mani di Roberta Garattini, tanto vale nominarla assessora al posto di Patrizia Dal Santo. Almeno si risparmia un passaggio e i cittadini sanno direttamente a chi chiedere conto delle decisioni.
E già che siamo a parlare di politici, ce n’è un altro al quale questa vicenda dovrebbe suonare familiare: Francesco Comotto.
Nel 2020 era consigliere comunale di opposizione. Fu proprio lui a presentare una mozione per impegnare l’Amministrazione a intervenire in favore della famiglia.
Nella mozione scriveva che «si tratta di una patologia non temporanea e la necessità di assistenza alla ragazzina sarà sempre maggiore».
Aveva ragione.
Oggi Comotto è assessore. Siede in Giunta con Dal Santo. Chissà se si ricorda ancora della sua mozione. E se ha mai chiesto ai suoi colleghi che cosa sia stato fatto per quella ragazzina che nel frattempo è diventata una donna.
Naturalmente ci verrà spiegato che esistono regole, graduatorie, requisiti e procedure. Che non si possono scavalcare altre famiglie in difficoltà. Che gli alloggi non si materializzano schioccando le dita.
Tutto vero.
Ma esistono anche gli strumenti per affrontare le emergenze abitative. E quella di Marta è un’emergenza, non una richiesta di trattamento di favore.
Il Comune li ha utilizzati? Ha verificato ogni possibilità prevista per una ragazza con una disabilità così grave, che non può allontanarsi dal territorio nel quale è in cura?
E soprattutto, qualcuno intende occuparsene adesso?
«Adesso combatto per Marta», ci dice Elena.
Marta ha 21 anni. Dovrebbe poter pensare agli amici, agli studi, a innamorarsi, a costruirsi un futuro. Anche con una malattia grave. Anche su una sedia a rotelle.
Sua madre vorrebbe soltanto che potesse farlo in una casa adatta alle sue condizioni, vicino ai medici che la seguono.
Nessuno sa quanto tempo Marta avrà davanti. Potrebbe convivere con la sua malattia ancora per moltissimi anni. Quello che sappiamo è che sono già sette quelli trascorsi ad aspettare una casa.
E la cosa peggiore di tutte sarebbe – e questa cosa l’abbiamo già detta – dover scrivere, un giorno, su una lapide: «Ha aspettato una casa popolare per tutta la vita».
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