risparmio e scelgo dove andare in pensione». La storia di Amber


«A 52 anni, ho iniziato a fare da custode di case in cambio di vitto e alloggio, per poter viaggiare senza intaccare i miei risparmi. Mi sono presto resa conto di quanto mi piacesse lo stile di vita nomade e di come questo mi offrisse l’opportunità di testare luoghi in cui avrei potuto un giorno voler vivere». 

È la storia di Amber Campbell, oggi 55enne, che dice: «Non so ancora dove andrò in pensione: così continuo a girare il mondo grazie all’housesitting». Dopo aver cresciuto i figli e aver trascorso gran parte della vita tra le grandi città americane, Amber Campbell ha deciso di cambiare tutto. 

In quasi tre anni ha esplorato oltre 50 località, dalle metropoli alle isole remote, fino al Messico. «Non ha ancora trovato il posto in cui trascorrere la pensione, ma ha scoperto molto più di quanto immaginasse: il tipo di vita che desidera davvero». Amber pensava che il futuro fosse già scritto: una casa accogliente, un giardino curato e un posto in cui mettere radici per il resto della vita. Poi i figli sono cresciuti e hanno lasciato casa, e quella che sembrava una certezza si è trasformata in una domanda: dove voglio davvero vivere?

Cresciuta nella zona della Baia di San Francisco e diventata madre a Seattle, Amber si è ritrovata, per la prima volta dopo oltre vent’anni, libera di scegliere dove abitare. Ma invece di acquistare una casa o trasferirsi definitivamente in una nuova città, ha deciso di sperimentare.

A 52 anni ha cominciato a fare housesitting, ovvero a occuparsi delle case altrui durante l’assenza dei proprietari, in cambio di vitto e alloggio. Una soluzione che le ha permesso di viaggiare senza intaccare i risparmi destinati alla pensione e, soprattutto, di provare a vivere in luoghi diversi prima di prendere una decisione definitiva.

L’esperienza l’ha conquistata al punto da spingerla a regalare quasi tutti i suoi averi, mettere ciò che restava in un deposito e trasformare quella scelta in uno stile di vita a tempo pieno. Sono passati quasi tre anni. Da allora Amber ha vissuto in decine di città, piccoli centri e isole remote, dal nord dello Stato di Washington alla penisola messicana della Bassa California. E il viaggio le ha insegnato che il luogo in cui immaginava di invecchiare potrebbe essere molto diverso da quello di cui ha davvero bisogno.

Dalla nostalgia di San Francisco al desiderio di tranquillità

«Il bello dell’housesitting è che permette di sperimentare la quotidianità di un posto senza acquistare una casa, firmare un contratto d’affitto a lungo termine o assumersi subito impegni con una nuova comunità». Amber, durante i suoi soggiorni, che durano generalmente da due settimane a tre mesi, cerca di vivere come una residente. Parla con gli abitanti, frequenta biblioteche e negozi di alimentari, esplora i sentieri naturalistici e si chiede se potrebbe davvero immaginare lì il proprio futuro. Il clima sarebbe sopportabile? Riuscirebbe a sentirsi parte della comunità? Potrebbe rinunciare ai servizi e alle comodità a cui è abituata, compreso il suo amato Trader Joe’s, la catena americana di supermercati? Sono domande apparentemente semplici, ma decisive quando si cerca un luogo in cui trascorrere la pensione.

Una delle prime sorprese è arrivata tornando a San Francisco. Amber era entusiasta all’idea di occuparsi di una casa di fronte al liceo che aveva frequentato da giovane. Immaginava di ripercorrere le strade della sua adolescenza, ritrovare i luoghi del passato e riscoprire la città attraverso i ricordi. L’entusiasmo, però, è durato poco. La nostalgia ha lasciato spazio ai disagi quotidiani della vita urbana, tra traffico, affollamento e costi elevati.

A ricordarle quanto potesse essere complicata la vita in città, una multa da 105 dollari, che le ha fatto capire che tornare nei luoghi del passato non significa necessariamente volerci vivere di nuovo. Oggi Amber sente di preferire meno traffico, più verde e un ritmo quotidiano decisamente più lento.

Su un’isola remota ha scoperto il valore della solitudine

Se San Francisco le ha fatto rivalutare la vita urbana, un’isola isolata nel Pacifico nord-occidentale le ha mostrato quanto fosse disposta a spingersi nella direzione opposta. Amber ha accettato un incarico di diverse settimane in un luogo dove raggiungere il supermercato più vicino significava prendere un traghetto. Fare la spesa richiedeva una vera organizzazione: per riportare a casa i surgelati senza farli scongelare, servivano persino ghiaccio e una borsa termica.

All’inizio pensava che non avrebbe resistito a lungo. Eppure, proprio quella distanza dal mondo ha finito per conquistarla, tanto da convincerla a tornare più volte. Circondata dall’acqua, poteva trascorrere intere giornate senza parlare con nessuno, ascoltare i gufi di notte e osservare una cerva con il suo cerbiatto attraversare il giardino. Una quotidianità essenziale, lontana dal rumore e dalle continue sollecitazioni della città.

Amber ha scoperto di essere disposta a organizzare le commissioni in base agli orari dei traghetti e a rinunciare ad alcune comodità pur di godere di quella pace. La sorpresa più grande è stata capire che l’isolamento: non desidera necessariamente vivere lontano da tutti, ma ha imparato che la solitudine può essere una scelta, non una condizione da temere.

E se la pensione fosse fuori dagli Stati Uniti?

Il viaggio ha aperto anche una possibilità che Amber non aveva mai preso seriamente in considerazione: trascorrere la pensione all’estero. L’idea ha cominciato a prendere forma durante un incarico di cinque settimane a La Paz, in Messico, dove si è occupata della casa di una donna americana già in pensione.

La storia della proprietaria l’ha colpita. Aveva lasciato le comodità familiari per ricominciare in un altro Paese e cercare una vita più vicina ai propri desideri. Un esempio concreto di come trasferirsi all’estero, anche in una fase avanzata della vita, possa essere un’opportunità anziché un salto nel buio.

Amber non sa ancora se il Messico sarà la sua destinazione definitiva, ma ha amato il tempo trascorso nel deserto di Sonora. Vivere all’estero non è più un’ipotesi da scartare a priori, ma una possibilità da valutare senza pregiudizi. A 55 anni non ha ancora una risposta, ma sa cosa cerca. Forse Amber troverà la sua casa definitiva negli Stati Uniti, forse in Messico o in un luogo che ancora non conosce. Per ora, non ha fretta di decidere. Dopo una vita trascorsa pensando che a 55 anni avrebbe dovuto avere tutte le risposte, ha scoperto che può essere altrettanto importante continuare a farsi le domande giuste. E soprattutto, ha capito che «non è mai troppo tardi per cambiare idea su come si vuole vivere la propria vita».


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