Tanto l’Italia quanto tutta l’Europa stanno vivendo trasformazioni economiche e demografiche decisamente complesse: in quest’ambito, l’inclusione sociale e la transizione ecologica rappresentano due facce della stessa medaglia. Agli inizi degli anni ’90 ha preso vita a Bergamo la Cooperativa Impresa Sociale Ruah, una realtà d’impresa sociale che da oltre trent’anni trasforma questa convergenza in un modello operativo e sostenibile.
Abbiamo avuto l’occasione di incontrare Ammar Shawesh, direttore della divisione commerciale e d’impresa (“Branca B”) della cooperativa, insieme a Federica Greca dell’ufficio comunicazione: dal nostro dialogo emerge una visione nitida di come l’imprenditoria sociale possa coniugare riscatto umano e tutela ambientale.
La stessa identità dell’organizzazione risiede nel suo nome: “Ruah è una parola che ha un significato molto particolare perché significa il soffio”, spiega Ammar, “ed è molto vicina anche al tema della spiritualità, quindi lo spirito; in ebraico e in arabo ha lo stesso modo di pronunciarsi e significa l’anima”. La parola è stata scelta per unire simbolicamente le tre grandi religioni monoteiste attorno al valore condiviso della dignità umana.
I primi passi della cooperativa superando i pregiudizi
Le radici della cooperativa risalgono al 1991 con la nascita dell’associazione Comunità Ruah, promossa dal Patronato San Vincenzo e dal Comune di Bergamo per offrire un primo supporto alle persone migranti che giungevano sul territorio. Nel 1997 prende avvio il progetto Triciclo Bergamo, nato con l’intuizione di impiegare lavoratori stranieri nei servizi di sgombero e di recupero.
“La sfida culturale era dirompente per l’epoca”, ricorda Ammar: “fare entrare direttamente nelle case dei cittadini persone appartenenti al flusso migratorio, dimostrandone però la professionalità, la padronanza linguistica e l’affidabilità per superare diffidenze e pregiudizi”.
Per garantire contratti di lavoro stabili e tutelare i percorsi occupazionali avviati, nel 2009 viene ufficialmente costituita la Cooperativa Impresa Sociale Ruah. “Negli anni successivi, in particolare dopo l’esplodere delle crisi geopolitiche nel Mediterraneo nel 2011, la struttura si è trovata a gestire la prima accoglienza per oltre 11.000 richiedenti asilo”, riprende Ammar: era necessario sviluppare competenze multidisciplinari nell’intercultura e nella mediazione.
Qui si inserisce la sua storia personale, che incarna perfettamente la sintesi tra competenze gestionali e vocazione sociale. Nato con radici palestinesi e siriane, dopo gli studi negli Stati Uniti e un’avviata carriera in Austria nel settore profit, con specializzazione in consulenza di marketing, turismo e comunicazione interculturale, Ammar si trasferisce a Bergamo per ragioni affettive, accanto alla moglie bergamasca.
Dopo un’esperienza professionale presso l’Expo di Milano, deluso dalle dinamiche di quel contesto lavorativo, sceglie di riconsiderare le proprie priorità di vita. “Credo molto nella globalizzazione, con una free economy che permette a tutti di vivere bene e di sviluppare i loro territori”, afferma Ammar: “arrivando da un mondo interculturale di comunicazione d’affari, per me è stato uno shock culturale vedere come gli affari italiani vengono gestiti”.
Proprio in concomitanza con lo scoppio della guerra in Siria, Ammar avverte l’esigenza profonda di mettere le proprie competenze a servizio delle persone in fuga: “la Cooperativa mi ha chiamato per tradurre in arabo e in inglese, perciò ho iniziato così a collaborare come interprete, lavorando contemporaneamente nei turni notturni al dormitorio Galgario per persone senza fissa dimora. Lì ho sentito che la società aveva bisogno di me, ma avevo anch’io bisogno di aiutare ed è scattato così quell’amore per la patria che dovevo aiutare perché la gente ne aveva bisogno”.
Da lì è partita l’esperienza con Ruah, mentre Ammar completa la sua tesi universitaria: un percorso sul campo che lo ha portato gradualmente ad assumere la guida strategica della Branca B della cooperativa.
Economia circolare, lavoro e innovazione industriale
L’area B della cooperativa, commercio e lavoro, ha come obiettivo l’inserimento nel mercato del lavoro di persone fragili o in condizione di svantaggio socioeconomico: le attività spaziano dai servizi tecnici di manutenzione ordinaria, alle tinteggiature, fino alle pulizie e agli sgomberi civili e industriali.
Il cuore pulsante di questo settore è rappresentato dal laboratorio e negozio second-hand Triciclo Bergamo, affiancato dalla gestione dei Centri del Riuso comunali in collaborazione con le aziende di igiene urbana e dalla piattaforma e-commerce Triciclo Selection. La cooperativa gestisce inoltre servizi di filiera ambientale complessi, come la raccolta degli indumenti usati all’interno della Rete RIUSE, il recupero degli oli vegetali esausti e la gestione dei toner aziendali.


“Da un modello associativo siamo riusciti a renderlo imprenditoriale, sempre nell’ambito sociale”, sottolinea il direttore: “riceviamo le donazioni, abbiamo una community di donatori e una di clienti; il nostro modello del Triciclo può essere una delle buone pratiche trasmissibili in tutta Italia”
Accanto ai servizi tradizionali, la cooperativa si distingue per progetti ad alto valore di innovazione circolare. Tra questi figura una sperimentazione pionieristica, sviluppata in collaborazione con una B-Corp australiana, dedicata al riciclo dei capelli umani raccolti presso i saloni di acconciatura.
Sul piano del mercato, la sfida della Branca B risiede nel costruire relazioni d’intesa con le aziende profit del territorio: attraverso un approccio basato su quella che Ammar Shawesh definisce “l’ecologia delle relazioni”, Ruah collabora con grandi realtà industriali e commerciali, come ad esempio Ikea, che si impegnano a integrare veri modelli di inclusione.
Per garantire il successo dell’inserimento lavorativo, la cooperativa interviene anche con percorsi di coaching e mediazione linguistico-culturale nelle aziende, armonizzando le esigenze produttive con la gestione delle diversità culturali (dalle pratiche religiose alla comunicazione sui luoghi di lavoro).
Generare autonomia con l’housing sociale e la scuola
A partire dal 2020, la Cooperativa ha scelto di riorganizzare gradualmente i propri interventi: ridotta la gestione diretta della prima accoglienza dei richiedenti asilo, l’organizzazione ha concentrato le proprie risorse sui percorsi di seconda accoglienza, housing sociale e autonomia a lungo termine.
L’offerta di servizi si articola oggi su pilastri interconnessi:
- Housing sociale e residenzialità: progetti come S.H.A.R.E. (Condominio Solidale Mater, Casa a Colori, Casa del Borgo), l’housing maschile con otto appartamenti sul territorio, i percorsi di Housing First per persone senza fissa dimora e l’esperienza di co-housing Un Soffio al Villaggio a Lurano offrono soluzioni abitative protette, orientate all’emancipazione sociale dei nuclei familiari e dei singoli.
- Scuola Ataya: la scuola, attiva dal 1991, costituisce un esempio d’eccellenza a livello nazionale per l’insegnamento dell’italiano L2 a persone adulte con scolarizzazione molto bassa o nulla. Oltre ai corsi formativi, la scuola ha sviluppato l’applicazione Ataya App e produce manuali didattici dedicati. L’area promuove inoltre la mediazione interculturale in ambito sanitario, scolastico e giudiziario, oltre a eventi culturali di primo piano come l’IFF – Integrazione Film Festival e le passeggiate interculturali del progetto Migrantour.
- Supporto etnoclinico e di cura: la cooperativa sviluppa interventi psicologici e sociologici che tengono conto della dimensione clinica e antropologica delle persone con vissuti migratori o traumi complessi.
Questo articolato ecosistema poggia su un lavoro di rete che si è sempre più consolidato nel tempo: Ruah opera in costante sinergia con la Caritas Diocesana, i servizi sociali comunali, i consorzi Città Aperta e Farsi Prossimo, il Distretto di Economia Sociale e Solidale (DES Bergamasco) e realtà cooperative storiche del territorio, come la cooperativa “sorella” Pugno Aperto.
Un modello per la sostenibilità del futuro
L’esperienza della Cooperativa Ruah e di Ammar Shawesh, con il suo vissuto personale, dimostrano che la sostenibilità non può prescindere dalla giustizia sociale. Sostenere l’economia circolare significa non solo allungare la vita degli oggetti e ridurre gli sprechi, ma anche offrire opportunità di riscatto professionale a chi rischia di rimanere ai margini.
Come sottolinea lui stesso, “le persone che si mettono in viaggio non sono un problema da gestire, ma sono risorse in movimento che hanno bisogno di essere accompagnate, hanno bisogno di essere ricollocate, nel lavoro e nella società: il loro sentirsi a casa dovrebbe essere il risultato atteso nel fare questo percorso”.
L’approccio della Cooperativa Ruah mostra che quando il rigore d’impresa si unisce all’attenzione per la dignità umana, l’inclusione cessa di essere un costo assistenziale e si trasforma nel motore di uno sviluppo sociale equo, prospero e duraturo per l’intera comunità.
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