Gli edifici sono lontani dagli obiettivi di efficienza e rinnovabili del PNIEC 2030


20/10/2026 – La riqualificazione energetica degli edifici italiani procede troppo lentamente per raggiungere gli obiettivi del PNIEC al 2030. I consumi energetici restano elevati, la quota di rinnovabili è pressoché ferma da cinque anni e gli incentivi per l’efficienza energetica stanno producendo risparmi aggiuntivi sempre più contenuti.
 
È quanto emerge dal Rapporto “A che punto è la transizione in Italia? Progress Report 2026 del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)” realizzato da ECCO, il think tank italiano per il clima, e pubblicato ieri 19 ottobre.
 
Lo studio attribuisce al settore edifici una valutazione di avanzamento del 10% rispetto agli obiettivi del Piano, in peggioramento rispetto al 2025. Non si tratta della percentuale di edifici già riqualificati ma di un indicatore elaborato dal think tank per valutare politiche e condizioni di attuazione.
 
Al centro delle criticità ci sono la dipendenza dal gas per il riscaldamento, il rallentamento delle detrazioni fiscali, i limiti delle risorse disponibili e la mancanza di una tabella di marcia nazionale per l’attuazione della Direttiva Case Green.
 

Gli edifici consumano oltre il 40% dell’energia finale in Italia

Secondo i dati ENEA richiamati da ECCO, nel 2024 il settore civile ha consumato 43,8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), pari al 40,7% dei consumi finali nazionali.
 
Il settore residenziale ha assorbito circa 27 Mtep, con il gas naturale che rappresenta il 49,2% dei consumi, seguito dall’elettricità al 21,1% e dai biocombustibili al 17,3%. Nel settore terziario, invece, i consumi sono stati pari a circa 17 Mtep, con una maggiore diffusione dell’elettricità, che copre il 50% del fabbisogno, mentre il gas rappresenta il 33%.
 
Nel 2024 i consumi energetici finali del settore civile hanno raggiunto 43,8 Mtep, in aumento rispetto ai 43,1 Mtep del 2023.
 
Il PNIEC fissa per il 2030 un obiettivo di 39,6 Mtep, di cui 26,6 Mtep nel residenziale e 13 Mtep nel terziario. Rispetto ai consumi registrati nel 2024, il settore dovrà quindi ridurre il fabbisogno energetico di 4,2 Mtep, pari a circa il 9,6%, per raggiungere il traguardo previsto dal Piano. 

Le rilevazioni trimestrali ENEA relative al 2025 indicano tuttavia consumi sostanzialmente stazionari, segnalando l’assenza, almeno per ora, di una riduzione significativa.
 
Anche sul fronte delle emissioni il percorso è in ritardo. L’obiettivo del Piano è una riduzione del 41,6% entro il 2030 rispetto al 2005, mentre nel 2024 le emissioni del settore civile si sono attestate a 66,8 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, senza variazioni rispetto al 2023.
 
Le stime preliminari ISPRA indicano un possibile aumento a 71,9 milioni di tonnellate nel 2025, pari al 7,7%. ECCO invita tuttavia alla cautela, perché l’incremento stimato non trova un corrispondente riscontro nei consumi di gas e dovrà essere verificato con i dati definitivi.
 

Energie rinnovabili negli edifici, quota ferma al 20,5%

Uno degli scostamenti più evidenti riguarda la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici. Nel 2025 la quota di rinnovabili nei consumi finali del settore civile è pari al 20,5%, praticamente invariata rispetto al 20,4% del 2020 e inferiore al 25,3% previsto dalla traiettoria intermedia del PNIEC.
 
Il Piano fissava un obiettivo del 40,1% al 2030, successivamente elevato al 42,5% con il recepimento della direttiva europea RED III attraverso il DLgs 5/2026. Anche la produzione di energia rinnovabile per riscaldamento e raffrescamento procede lentamente: la quota registrata nel 2025 è del 20,6%, contro il 24,5% atteso.
 
Il recepimento della RED III ha inoltre introdotto nuovi requisiti minimi di copertura dei fabbisogni energetici mediante fonti rinnovabili: quote del 60% per le nuove costruzioni, del 40% per le ristrutturazioni importanti di primo livello e del 15% per quelle di secondo livello.
 
Secondo ECCO, senza una maggiore diffusione delle tecnologie alimentate da fonti rinnovabili, soprattutto negli impianti di climatizzazione, il raggiungimento degli obiettivi del settore rimane difficile.
 

Pompe di calore, ancora limitato il contributo al riscaldamento domestico

La diffusione delle pompe di calore rappresenta un altro elemento critico del percorso di decarbonizzazione degli edifici. Secondo i dati Assoclima riportati nello studio, in Italia risultano installate circa 22 milioni di pompe di calore, ma soltanto 3,8 milioni costituiscono l’unico sistema di riscaldamento dell’abitazione.
 
La differenza evidenzia come la diffusione delle apparecchiature non corrisponda necessariamente alla sostituzione degli impianti alimentati da combustibili fossili.
 
Dopo la crescita sostenuta dagli incentivi del Superbonus, il mercato ha inoltre registrato un rallentamento. Nel 2025 le vendite di pompe di calore di taglia residenziale sono diminuite del 4,4%, mentre quelle di taglia medio-grande sono aumentate dell’11,6%, anche grazie agli investimenti del PNRR.
 
A ostacolare una maggiore elettrificazione dei consumi termici contribuisce, secondo ECCO, anche il rapporto tra i prezzi dell’elettricità e quelli del gas, che in Italia risulta particolarmente sfavorevole alle tecnologie elettriche. Il Rapporto individua quindi nella riforma della fiscalità energetica e degli oneri applicati ai diversi vettori una delle condizioni necessarie per favorire la sostituzione degli impianti tradizionali.
 

Bonus edilizi, rallenta la crescita dei risparmi energetici

Il rapporto dedica particolare attenzione all’efficacia delle politiche di incentivazione degli interventi sugli edifici. Il PNIEC attribuisce alle detrazioni fiscali un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica, con un contributo stimato superiore al 50%.
 
Secondo i dati ENEA ripresi da ECCO, nel 2025 le politiche monitorate hanno prodotto risparmi energetici annuali superiori a 5 Mtep, pari all’85% del traguardo intermedio. I risparmi cumulati dal 2021 hanno raggiunto 17,2 Mtep, corrispondenti al 23% dell’obiettivo di 73,4 Mtep previsto per il settore civile al 2030. La traiettoria del Piano avrebbe richiesto di raggiungere già il 32%.
 
Le detrazioni fiscali continuano a fornire il contributo maggiore, pari a circa 2,7 Mtep sui 5 Mtep complessivi. Tuttavia, i nuovi risparmi generati ogni anno dagli interventi incentivati stanno diminuendo. Nel 2025 i risparmi aggiuntivi sono stati pari a 0,24 Mtep, contro 0,38 Mtep nel 2024 e 0,68 Mtep nel 2023.
 

Indeboliti gli incentivi per l’efficienza energetica

Per ECCO, la riduzione delle aliquote fiscali e l’equiparazione tra Ecobonus e Bonus Ristrutturazione hanno contribuito a indebolire la capacità degli incentivi di orientare gli investimenti verso gli interventi con maggiori benefici energetici.
 
Il Rapporto evidenzia in particolare la perdita di una premialità specifica per l’efficienza energetica: agevolazioni fiscali con aliquote analoghe per lavori di diversa natura non necessariamente incentivano le soluzioni capaci di conseguire maggiori riduzioni dei consumi.
 

Conto Termico 3.0, risorse insufficienti secondo ECCO

Tra gli strumenti valutati positivamente dal rapporto figura il Conto Termico 3.0, il meccanismo di incentivazione gestito dal GSE per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici esistenti e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili.
 
ECCO riconosce il valore dell’ampliamento della platea dei beneficiari e degli interventi ammissibili, ma sottolinea che la dotazione finanziaria è rimasta pari a 900 milioni di euro all’anno. Il Rapporto ricorda che il forte interesse per il nuovo meccanismo ha portato a richieste per 1,3 miliardi di euro nel primo mese, determinando la temporanea sospensione del portale GSE.
 
Il think tank considera quindi insufficienti le risorse rispetto al potenziale della misura, soprattutto per accompagnare una diffusione più ampia delle tecnologie di riscaldamento da fonti rinnovabili.
 
Anche il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica presenta criticità: a fine 2025, dei 284,8 milioni di euro complessivamente stanziati, soltanto 18,4 milioni risultavano mobilitati, secondo i dati riportati da ECCO.
 

Direttiva Case Green, manca il quadro nazionale per le riqualificazioni

La mancata attuazione della Direttiva Case Green (EPBD IV) rappresenta, nella valutazione del think tank, uno dei principali ostacoli alla programmazione degli interventi sul patrimonio immobiliare.
 
Secondo i dati SIAPE citati nel Rapporto, a settembre 2026 il 49,3% degli oltre 6,6 milioni di Attestati di Prestazione Energetica residenziali censiti si colloca nelle classi F o G. Il dato riguarda gli APE presenti nella banca dati e non va interpretato automaticamente come la percentuale di tutti gli edifici residenziali italiani appartenenti alle due classi.
 
La direttiva europea prevede che almeno il 55% della riduzione dei consumi di energia primaria del patrimonio residenziale sia ottenuto intervenendo sugli edifici con le prestazioni energetiche peggiori. ECCO osserva che, in assenza del recepimento nazionale e del relativo Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici, manca ancora una programmazione che individui strumenti, priorità e tempi per conseguire gli obiettivi.
 
La criticità non riguarda soltanto il raggiungimento dei target climatici. Per progettisti, imprese e proprietari immobiliari, l’incertezza sul quadro attuativo rende più difficile pianificare investimenti di riqualificazione energetica nel medio e lungo periodo.
 

Piano Sociale per il Clima, circa 3,3 miliardi destinati agli edifici

Un possibile contributo alla riqualificazione energetica arriverà dal Piano Sociale per il Clima, approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione europea.
 
Il Piano prevede una dotazione complessiva di circa 9,35 miliardi di euro per il periodo 2026-2032, di cui circa 3,3 miliardi destinati agli edifici, in particolare all’edilizia residenziale pubblica e agli immobili delle microimprese vulnerabili. Circa 1,95 miliardi riguardano l’edilizia residenziale pubblica e una parte delle risorse sarà utilizzata nell’ambito del Piano Casa.
 
ECCO ritiene positivo l’inserimento di misure rivolte ai soggetti vulnerabili, ma evidenzia la necessità di verificare che le risorse producano investimenti aggiuntivi rispetto a quelli già programmati e miglioramenti energetici misurabili.
 
Il rapporto segnala inoltre l’assenza di interventi diretti specificamente alle famiglie vulnerabili proprietarie di immobili privati, che rappresentano una componente importante della domanda potenziale di riqualificazione.
 

PNIEC 2030, la transizione italiana avanza ma resta lontana dagli obiettivi

Le difficoltà del settore edilizio si inseriscono in un quadro nazionale più ampio. Nella valutazione complessiva di ECCO, l’avanzamento delle politiche per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC è pari al 15%, con un peggioramento di cinque punti percentuali rispetto al rapporto 2025.
 
Il settore che registra i maggiori progressi è quello delle rinnovabili elettriche, con una valutazione del 30%. Nel 2025 sono stati installati circa 7 GW di nuova capacità, a fronte di un ritmo vicino ai 10 GW annui ritenuto necessario per raggiungere il target al 2030.
 
Secondo le stime riportate dallo studio, le emissioni nazionali del 2025 sono aumentate di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto al 2024. La distanza dall’obiettivo nazionale al 2030 è stimata in circa 95 milioni di tonnellate.
 
Il rapporto richiama anche i possibili costi dei ritardi nei settori soggetti al regolamento europeo Effort Sharing, che comprende edifici, trasporti e altri comparti non coperti dall’ETS tradizionale. Senza il ricorso ai meccanismi di flessibilità, ECCO stima un onere potenziale compreso tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per compensare gli scostamenti cumulati nel periodo 2021-2030.
 
Per il settore edilizio, la conclusione dell’analisi è che il raggiungimento degli obiettivi non dipenderà soltanto dal numero di interventi realizzati, ma soprattutto dalla loro capacità di ridurre stabilmente i consumi energetici e le emissioni, attraverso incentivi mirati, tecnologie rinnovabili e una programmazione normativa e finanziaria più coerente.
 


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