Di Transizione 5.0 ho parlato per 2 anni: con i clienti, durante le call, sui social. L’ho vista partire con una dotazione di 6,3 miliardi di euro e l’ho vista chiudere il 28 febbraio 2026, alla fine della rendicontazione. Adesso che quel piano è chiuso possiamo dirlo senza troppi giri di parole: è stata un’occasione gestita male.
Non lo dico perché le risorse fossero insufficienti. All’inizio i soldi c’erano, ma le regole rendevano la misura così difficile da usare che per mesi quasi nessuno ha presentato domanda. Quando le procedure sono diventate più accessibili e la chiusura si è avvicinata, le risorse si sono esaurite in poche settimane.
5 numeri per capire cosa è successo
Transizione 5.0 nasce con 6,3 miliardi di euro finanziati attraverso RepowerEU. A metà novembre 2024, 3 mesi dopo l’apertura della piattaforma, le imprese avevano prenotato appena 99 milioni: l’1,6% delle risorse disponibili.
A settembre 2025 arriva la rimodulazione e la dotazione scende a 2,5 miliardi. Il 6 novembre il Ministero dichiara esauriti i fondi, ma la piattaforma resta aperta fino al 27 novembre. Alla chiusura le domande sono quasi 19.000 e 7.417 progetti tecnicamente ammissibili finiscono in lista d’attesa, senza copertura.
Rileggete la sequenza. Per circa un anno la misura viene utilizzata pochissimo. Poi, nell’autunno 2025, riceve molte più richieste di quante ne possa finanziare. Il problema non nasce negli ultimi giorni: era nella struttura iniziale del piano.
Il conto pagato dalle imprese escluse
La parte più difficile da accettare riguarda le aziende rimaste in lista d’attesa. Il decreto fiscale del 27 marzo 2026 aveva stanziato 537 milioni di euro e riconosciuto solo il 35% del credito richiesto: chi aveva pianificato un beneficio del 45% si sarebbe ritrovato con il 15,75%. Il 3 aprile, 7 giorni dopo, un nuovo decreto ha alzato la quota all’89,77%, con 1,3 miliardi, e a maggio la legge di conversione l’ha confermata. Chi contava sul 45% riceve quindi il 40,4%, da usare entro il 31 dicembre 2026.
Per un’impresa non è una differenza teorica. Per settimane il numero di riferimento è stato il 15,75%, e anche adesso il credito arriva più basso del previsto e con una scadenza stretta. Se firmi l’ordine di un macchinario contando su una cifra e mesi dopo ne scopri un’altra, il buco finisce nel piano finanziario. E parliamo di progetti validi: la gran parte puntava alla classe di merito più alta, quella associata al maggiore risparmio energetico.
Le imprese escluse non avevano necessariamente presentato domande deboli o frettolose. Molte avevano realizzato gli investimenti più coerenti con gli obiettivi della misura.
Perché per un anno quasi nessuno l’ha usata
Certificazioni prima e dopo l’investimento, calcolo del risparmio energetico su scenari controfattuali, classi di merito, comunicazioni su una piattaforma dedicata: accedere a Transizione 5.0 richiedeva tempo, competenze e costi iniziali difficili da stimare.
Per mesi gli imprenditori mi hanno ripetuto la stessa frase: «Carmen, ma chi me lo fa fare?». Non era mancanza di interesse per l’innovazione. Era il risultato di una misura in cui, prima ancora di capire il beneficio, bisognava coinvolgere più professionisti e produrre documenti molto complessi.
All’inizio del 2025 alcune regole sono state semplificate, ma la vera corsa alle domande è arrivata solo alla fine, quando era chiaro che i fondi stavano finendo. La misura è nata a marzo 2024 e si è chiusa a febbraio 2026, ma la piattaforma per prenotare il credito è rimasta aperta solo dal 7 agosto 2024 al 27 novembre 2025. Per una parte consistente di quel periodo è stata poco accessibile proprio per le imprese che avrebbe dovuto sostenere.
È la stessa dinamica di cui ho scritto nell’articolo sui finanziamenti pubblici ottenuti soltanto da 1 impresa su 20. Quando l’accesso è complicato, le risorse non rimangono disponibili per sempre. Alla fine le intercettano le aziende più organizzate, quelle che hanno già consulenti, dati e documenti pronti.
La lezione per la prossima misura
Dal 12 giugno 2026 è aperta la piattaforma del nuovo piano, l’iperammortamento dal 2026 al 2028, che il Ministero chiama ancora Transizione 5.0: questa storia ci serve adesso. La prima lezione riguarda chi scrive le regole: controlli e certificazioni sono necessari, ma una procedura troppo costosa seleziona le imprese in base alla capacità di gestire la burocrazia, non alla qualità dell’investimento.
La seconda riguarda chi vuole partecipare. Una finestra non si apre quando l’impresa è pronta. Su Transizione 5.0, chi ha aspettato che ogni dubbio fosse chiarito è spesso arrivato dopo l’esaurimento dei fondi.
Questo non significa firmare ordini alla cieca. Quando un cliente mi chiede se può acquistare un macchinario prima della conferma del credito, la risposta resta no: una misura può cambiare mentre l’investimento è in corso, e questa vicenda lo dimostra bene. Significa invece preparare in anticipo l’analisi energetica, i preventivi, il piano finanziario e i documenti societari.
In un sistema ideale conterebbe soprattutto il merito del progetto. Finché gli sportelli funzionano anche in base alla velocità, conviene arrivare preparati al primo giorno utile. Non è una bella conclusione, ma è quella che può evitare il prossimo investimento scoperto.
Se questo contenuto ti è stato utile, leggi anche Perché in Italia solo 1 impresa su 20 ottiene finanziamenti pubblici?
Da dove vengono i numeri: Dotazione iniziale e rimodulata, domande e progetti in lista d’attesa: Innovation Post, 28 marzo 2026, sulla base dei dati del GSE e del Ministero delle Imprese, e dati del Ministero presentati il 27 aprile 2026. Prenotazioni a novembre 2024: Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2024. Esaurimento dei fondi: decreto direttoriale del Ministero delle Imprese del 6 novembre 2025. Credito per le imprese in lista d’attesa: decreto fiscale del 27 marzo 2026, modificato dal decreto del 3 aprile 2026 e convertito dalla legge 88/2026 (Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 2026, articolo 8), e avviso del Ministero del 29 aprile 2026.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




