A Cuneo il Summit della Sostenibilità di Confartigianato lancia un “patto tra generazioni”


Accompagnare l’artigianato e il tessuto economico locale verso nuovi modelli capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione digitale e benessere diffuso per la comunità: con questi obiettivi si è svolto ieri a Cuneo, presso l’Hub-Spazio Artigiano, in corso IV Novembre, 7, il secondo Summit annuale della Sostenibilità, promosso da Confartigianato Cuneo sotto il significativo titolo “Eredi del futuro. Patto tra generazioni”.

L’evento è stato organizzato con il contributo di Camera di commercio di Cuneo, Fondazione CRC e Banca CRS, e con il patrocinio di Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comune di Cuneo, Comune di Savigliano, Politecnico di Torino, Environment Park, GAL Mongioie, GAL Valli Gesso, Vermenagna e Pesio, GAL Tradizione Terre Occitane, GAL Langhe e Roero Leader e UNCEM Piemonte. In qualità di partner erano rappresentati la Comunità energetica CER-a e CenPI – Confartigianato Energia per le imprese. Fin dall’inizio, il dibattito si è trasformato in un vero e proprio laboratorio di idee, vedendo il confronto sinergico tra vertici associativi, istituzioni, mondo della ricerca scientifica e università. Il filo conduttore dei lavori è stata la responsabilità collettiva: la necessità non più rinviabile di custodire, valorizzare e trasferire alle nuove leve il ricco patrimonio di competenze tradizionali, proiettandolo verso le sfide della transizione ecologica senza smarrirne l’identità profonda.

Dopo gli interventi di saluto della sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, del presidente della Camera di commercio Luca Crosetto e del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin (videomessaggio), ad aprire le riflessioni è stato il vice presidente vicario di Confartigianato Cuneo Michele Quaglia, il quale ha sviscerato la dimensione culturale ed economica della tematica. “Essere ‘Eredi del futuro’ – ha spiegato – significa prima di tutto riconoscere l’immenso valore del nostro patrimonio di conoscenze artigiane e mettere i giovani nelle condizioni di valorizzarlo attraverso nuovi linguaggi, strumenti digitali e sensibilità ambientale. Educare alla sostenibilità non significa aggiungere una materia a scuola, significa insegnare a pensare in modo interconnesso e far capire che ogni gesto ogni azione ogni scelta ha una conseguenza e quella conseguenza ha il volto di una generazione futura. Occorre dunque ribaltare la percezione comune della sostenibilità facendo un salto di qualità e passare dall’obbligo alla cultura. L’obbligo impone una regola, la cultura accende una consapevolezza. L’obbligo ci dice cosa non dobbiamo fare, la cultura ci fa capire perchè invece ne vale la pena. La transizione quindi non può essere solo tecnologica, ma deve essere prima di tutto culturale. Il patto tra generazioni non è una formula di circostanza, ma l’impegno concreto a far dialogare l’esperienza insostituibile dei nostri maestri d’opera con la visione aperta delle nuove leve. La sostenibilità vera non si improvvisa: si costruisce giorno dopo giorno nelle botteghe, nei cantieri e nei laboratori del nostro territorio, trasformando la tradizione nel più potente motore di innovazione”.

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Spostando l’ottica sulla crisi climatica ed ambientale che sta affliggendo la Terra, è intervenuto il climatologo Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, il quale ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di adottare comportamenti e processi produttivi concretamente orientati alla riduzione delle emissioni e all’efficienza energetica. “Dei nove indicatori scientifici – ha evidenziato – che rappresentano lo spazio operativo sicuro entro cui l’umanità può continuare a svilupparsi senza innescare cambiamenti ambientali drastici o irreversibili, sette sono già stati oltrepassati, dimostrando che è veramente urgente impegnarsi su tutti i fronti possibili per evitare il punto di non ritorno. Le imprese artigiane, grandi conoscitrici e custodi del territorio, hanno un ruolo fondamentale nel condividere ed applicare i concetti di sostenibilità, traghettandoli verso le nuove generazioni”.

L’analisi si è poi allargata ai temi della pianificazione e del rigeneramento dei territori grazie alle parole dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Torino Paolo Mazzoleni, che ha evidenziato l’interdipendenza virtuosa tra grandi aree urbane e territori provinciali nei processi di trasformazione sostenibile. “Le grandi città come Torino – ha specificato – hanno più energie da mettere in campo e quindi una maggiore responsabilità di testare nuove strade trovando soluzioni che possano essere utili anche per altri”.

Un apporto fondamentale è giunto dal mondo accademico: Cristian Campagnaro professore ordinario di Design presso il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino ed Eleonora Fiore professoressa associata di Design presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma hanno approfondito il contributo della formazione e progettazione nella costruzione di modelli di sviluppo sostenibili in ambito sociale ed alimentare che possano rappresentare il ponte ideale per tradurre il sapere artigianale in economie circolari, riuso delle materie e innovazione di processo. 

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Infine, il direttore della Fondazione Symbola, Domenico Sturabotti ha focalizzato l’attenzione su come la sostenibilità e la coesione sociale siano ormai i primari fattori di competitività per il Made in Italy nel mondo. “Nelle imprese – ha aggiunto – c’è bisogno di competenze nuove, e queste competenze sono legate ai giovani. Oggi sono loro a poter portare all’interno del mondo produttivo questi saperi che rappresentano il vero cambiamento verso la transizione energetica e il futuro sostenibile”. 

Tracciando la sintesi dell’intenso incontro, moderato da Nicolas Lozito giornalista de La Stampa, la presidente di Confartigianato Cuneo, Daniela Balestra e il direttore generale Joseph Meineri, hanno ribadito il ruolo chiave dell’Associazione nella costruzione di un benessere comunitario e duraturo. “Con questo secondo Summit – hanno dichiarato – ribadiamo con forza che la sostenibilità non rappresenta un mero adempimento burocratico o una moda passeggera, bensì una precisa scelta strategica e una responsabilità etica inderogabile verso le comunità in cui operiamo. L’artigianato cuneese possiede già nel proprio DNA l’attenzione al ben fatto, la lotta allo spreco e il rispetto per le risorse locali. Oggi siamo chiamati a compiere un salto di qualità decisivo: fare rete con le istituzioni, investire sulla formazione dei giovani e promuovere un modello di sviluppo integrale che metta sempre la persona al centro. Confartigianato Cuneo continuerà ad essere la guida e il punto di riferimento per le imprese che vogliono affrontare questo cambiamento con coraggio, garantendo che il futuro del nostro territorio rimanga in mani solide e consapevoli”.
 

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