Federbeton, Rapporto di Sostenibilità 2025: investimenti, emissioni di CO₂ e decarbonizzazione del cemento | Articoli



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Il Rapporto di Sostenibilità 2025 di Federbeton evidenzia i progressi della filiera italiana del cemento, del calcestruzzo e dei manufatti cementizi verso un modello produttivo più sostenibile. Nel triennio 2023-2025 le imprese hanno destinato circa 306 milioni di euro alla tutela ambientale e alla sicurezza dei lavoratori, di cui oltre 100 milioni nel solo 2025. Crescono il recupero dei materiali alternativi e l’impiego delle energie rinnovabili, mentre diminuiscono le emissioni specifiche di CO₂ nella produzione del cemento. Restano tuttavia importanti sfide legate alla decarbonizzazione, all’economia circolare e alla competitività industriale. L’obiettivo della neutralità climatica al 2050 richiederà ulteriori investimenti, innovazione tecnologica e politiche di sostegno alla transizione.
IL REPORT DI SOSTENIBILITA’ INTEGRALE È SCARICABILE IN ALLEGATO A FINE ARTICOLO.


Sostenibilità della filiera del cemento e del calcestruzzo: i risultati del Rapporto Federbeton 2025

Oltre 100 milioni di euro destinati alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza dei lavoratori nel solo 2025, per un totale di circa 306 milioni di euro nell’ultimo triennio. È uno dei dati più significativi che emergono dal Rapporto di Sostenibilità 2025 di Federbeton, giunto alla sua sesta edizione, che analizza le performance ambientali, economiche e sociali delle imprese italiane attive nella produzione di cemento, calcestruzzo preconfezionato e manufatti cementizi.

Il documento restituisce il quadro di una filiera industriale impegnata nella trasformazione dei propri processi produttivi, con particolare attenzione alla riduzione delle emissioni di CO₂, all’utilizzo efficiente delle risorse naturali, alla valorizzazione dei materiali di recupero e al miglioramento delle condizioni di lavoro.

Un percorso che, secondo Federbeton, deve necessariamente coniugare sostenibilità ambientale e competitività industriale, considerando il ruolo strategico che cemento e calcestruzzo continueranno a ricoprire nella realizzazione di edifici, infrastrutture e opere necessarie alla transizione energetica.

L’indagine prende in esame il triennio 2023-2025 attraverso indicatori specifici per i tre comparti. Per il cemento, il campione rappresenta circa l’87% della produzione nazionale; per il calcestruzzo preconfezionato il 26%, mentre per i manufatti vengono analizzati 22 stabilimenti delle imprese associate ad Assobeton.

Economia circolare: aumenta il recupero di materiali nella produzione di cemento

Uno degli aspetti centrali del Rapporto riguarda il contributo della filiera all’economia circolare, attraverso l’impiego di materie prime alternative, sottoprodotti industriali e combustibili derivati da rifiuti non riciclabili.

Cemento: recuperati 2,6 milioni di tonnellate di materiali alternativi

Nel 2025 il comparto del cemento ha recuperato circa 2,6 milioni di tonnellate di materiali alternativi, tra rifiuti non pericolosi, sottoprodotti ed End of Waste, registrando un incremento del 24,5% rispetto al 2024.

Parallelamente, il tasso di sostituzione delle materie prime naturali è passato dall’8% al 10,6%, mentre il consumo di materie prime naturali è diminuito dell’8,7%.

Il dato evidenzia la progressiva integrazione dei principi dell’economia circolare nei cicli produttivi, grazie alla possibilità di utilizzare materiali provenienti da altri processi industriali in sostituzione di una parte delle risorse estratte.

Un ulteriore indicatore positivo riguarda il rapporto tra clinker e cemento prodotto, sceso da 0,74 nel 2023 a 0,71 nel 2025. La riduzione della quantità di clinker necessaria per ottenere il cemento costituisce una delle principali strategie per contenere le emissioni associate al processo produttivo.

Combustibili alternativi: l’Italia ancora lontana dalla media europea

Nel 2025 il tasso di sostituzione calorica dei combustibili fossili con combustibili alternativi ha raggiunto il 26,5%, rispetto al 25,6% dell’anno precedente.

I quantitativi utilizzati sono aumentati del 13,1%, arrivando a oltre 623mila tonnellate.

Nonostante i progressi, il divario rispetto agli altri Paesi europei rimane considerevole: la media dell’Unione europea, riferita ai dati 2024 riportati nel Rapporto, è pari al 58,5%, più del doppio del valore italiano.

Federbeton attribuisce parte di questo ritardo alla complessità degli iter autorizzativi, alla disomogeneità delle procedure applicate sul territorio e alle difficoltà di accettazione sociale dell’utilizzo dei combustibili alternativi.

La strategia nazionale di decarbonizzazione del settore prevede di raggiungere un tasso di sostituzione calorica del 47% entro il 2030 e dell’80% entro il 2050.

Emissioni di CO₂: diminuisce l’intensità emissiva del cemento

Sul fronte delle emissioni climalteranti, il Rapporto evidenzia risultati differenti a seconda degli indicatori considerati.

Nel 2025 le emissioni dirette complessive di CO₂ del comparto cementiero rendicontato sono state pari a circa 10,24 milioni di tonnellate, sostanzialmente stabili rispetto al 2024 (+0,1%).

È invece diminuita l’intensità emissiva riferita al cemento prodotto, passata da 0,606 a 0,586 tonnellate di CO₂ per tonnellata di cemento, con una riduzione del 3,3%.

Si tratta di un miglioramento importante perché indica una minore quantità di anidride carbonica emessa per unità di prodotto, pur in presenza di emissioni complessive pressoché invariate.

Tra i contributi alla riduzione dell’impatto climatico emerge anche l’utilizzo della componente di biomassa contenuta nei combustibili alternativi. Secondo Federbeton, questa ha consentito di evitare 491.416 tonnellate di CO₂ nel 2025, il 16,4% in più rispetto all’anno precedente.

Efficienza energetica e fonti rinnovabili

Nel comparto del cemento si registra anche un miglioramento dell’efficienza energetica: il consumo termico specifico per tonnellata di cemento è sceso da 2,7 a 2,5 GJ, con una riduzione del 5,7%.

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è invece aumentata significativamente, passando da circa 1.757 MWh del 2024 a 11.676 MWh nel 2025.

Il quadro non è tuttavia uniformemente positivo. Il Rapporto registra anche aumenti delle emissioni specifiche di alcuni macroinquinanti, tra cui ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri, confermando la necessità di mantenere alta l’attenzione sul monitoraggio ambientale.

Calcestruzzo preconfezionato: più energia rinnovabile e attenzione al recupero delle risorse

Anche il comparto del calcestruzzo preconfezionato mostra alcuni progressi sul fronte della sostenibilità, sebbene permangano criticità legate all’utilizzo degli aggregati riciclati.

Nel 2025 il tasso di sostituzione degli aggregati naturali con materiali di recupero e terre e rocce da scavo ha raggiunto il 3%, rispetto al 2,5% del 2024.

L’utilizzo dei soli aggregati riciclati è invece diminuito del 49,6%, mentre quello degli aggregati industriali è aumentato del 39,9%.

Sul fronte energetico, il consumo specifico di elettricità è sceso a 2,8 kWh per metro cubo di calcestruzzo, registrando una riduzione del 5,4%.

Particolarmente significativo l’aumento del consumo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, cresciuto del 42,9% e arrivato a oltre 10,1 milioni di kWh.

La quota di energia rinnovabile autoprodotta è passata da circa 74mila a quasi 565mila kWh.

Migliora anche la diffusione delle certificazioni ambientali ISO 14001, passate da 91 a 102.

Rimane invece da monitorare la produzione di rifiuti, aumentata dell’11,1% in termini assoluti. Il 98% dei rifiuti rendicontati risulta comunque avviato a recupero.

Manufatti in calcestruzzo: cresce il ricorso agli aggregati industriali e alle certificazioni ambientali

Il Rapporto dedica un approfondimento anche alla produzione dei manufatti in calcestruzzo, comparto che comprende elementi prefabbricati strutturali, blocchi, pavimentazioni, componenti per infrastrutture e altri prodotti cementizi.

Nel 2025 il campione analizzato ha registrato una diminuzione del 19,3% nell’utilizzo di aggregati naturali e un aumento dell’11,7% degli aggregati industriali.

È cresciuto inoltre del 9,8% l’impiego di sottoprodotti, mentre l’utilizzo degli aggregati riciclati è diminuito del 10,1%.

Particolarmente significativa è la diffusione degli strumenti di certificazione ambientale: le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) sono passate da 30 a 38, con un aumento del 26,7%, mentre le certificazioni relative ai Criteri Ambientali Minimi sono salite da 13 a 14.

I risultati energetici evidenziano invece alcuni elementi di criticità. Il consumo specifico di energia elettrica è aumentato del 33,9%, mentre quello di gas per metro cubo di calcestruzzo è cresciuto del 29%.

Anche la produzione specifica di rifiuti è aumentata, pur a fronte di una diminuzione dei quantitativi complessivi.

Nella lettura di questi dati occorre considerare che il perimetro delle imprese rendicontate è variato rispetto al 2024, rendendo necessaria particolare cautela nell’interpretazione delle variazioni annuali.

Sostenibilità del calcestruzzo: non conta soltanto il materiale, ma l’intero ciclo di vita dell’opera

Uno degli approfondimenti più interessanti del documento riguarda il modo in cui valutare la sostenibilità del calcestruzzo.

La Federazione sottolinea l’importanza di superare una valutazione limitata alla sola composizione del materiale, considerando anche le prestazioni dell’opera realizzata e la sua vita utile.

Durabilità, prestazioni strutturali e valutazione del ciclo di vita

La sostenibilità di un’opera in calcestruzzo dipende infatti da diversi elementi: quantità di materiali impiegati, prestazioni meccaniche, durabilità, necessità di manutenzione e possibilità di recupero al termine della vita utile.

In quest’ottica, ridurre l’impatto ambientale di un singolo metro cubo di calcestruzzo non coincide necessariamente con la soluzione più sostenibile per l’intera costruzione.

Un materiale capace di garantire una maggiore durabilità o di ridurre gli interventi manutentivi può contribuire a migliorare il bilancio ambientale complessivo dell’infrastruttura.

Diventa quindi fondamentale un approccio progettuale basato sull’analisi del ciclo di vita, capace di integrare le caratteristiche dei materiali con le prestazioni richieste all’opera nel lungo periodo.

È una prospettiva particolarmente rilevante per progettisti, ingegneri e stazioni appaltanti, chiamati a valutare soluzioni che coniughino sicurezza strutturale, efficienza nell’utilizzo delle risorse e sostenibilità ambientale.

Sicurezza e formazione: il ruolo delle persone nella transizione della filiera

La sostenibilità non riguarda soltanto l’impatto ambientale dei processi produttivi, ma anche la tutela dei lavoratori, la formazione professionale e il miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Il Rapporto evidenzia un aumento dell’occupazione nei tre comparti rendicontati.

Nel settore del cemento i dipendenti sono passati da 3.916 a 3.989, con un incremento dell’1,9%. Nel calcestruzzo preconfezionato gli occupati sono saliti a 1.316 (+7,3%), mentre nella produzione di manufatti hanno raggiunto quota 1.970 (+7,2%).

Sul fronte formativo emergono risultati differenziati. Nel comparto del calcestruzzo preconfezionato le ore di formazione annuali per dipendente sono aumentate del 50%, passando da 12 a 18.

Nel settore dei manufatti, invece, si registra una diminuzione delle ore medie di formazione da 31,7 a 11,2 per dipendente.

Prosegue inoltre la diffusione dei sistemi certificati per la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro secondo la norma ISO 45001, con una crescita delle certificazioni nei comparti del calcestruzzo preconfezionato e dei manufatti.

Gli investimenti in competenze e sicurezza rappresentano un elemento fondamentale per accompagnare la trasformazione tecnologica della filiera, soprattutto in un contesto caratterizzato da nuove esigenze produttive e normative.

Decarbonizzazione al 2050: la cattura della CO₂ sarà una tecnologia decisiva

Nonostante i progressi documentati, la strada verso la neutralità climatica resta complessa.

Federbeton individua diverse leve per la decarbonizzazione: miglioramento dell’efficienza energetica, maggiore utilizzo di combustibili alternativi, riduzione del contenuto di clinker, economia circolare, elettrificazione e tecnologie di cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ (CCUS).

Queste ultime assumono particolare importanza per l’industria cementiera, dove quasi il 65% delle emissioni deriva direttamente dal processo produttivo e non dalla combustione di fonti energetiche fossili.

La produzione del clinker comporta infatti emissioni legate alla trasformazione chimica delle materie prime, che non possono essere eliminate semplicemente sostituendo i combustibili tradizionali con energia rinnovabile.

Per questo, secondo la Federazione, lo sviluppo di infrastrutture dedicate alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio della CO₂ rappresenta una condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici di lungo periodo.

ETS, CBAM e competitività industriale: le richieste di Federbeton

Accanto alle soluzioni tecnologiche, il Rapporto richiama l’attenzione sulla necessità di politiche industriali ed energetiche capaci di sostenere gli investimenti delle imprese.

Tra gli aspetti prioritari vengono indicati un quadro regolatorio stabile, procedure autorizzative più efficienti, infrastrutture energetiche adeguate e una maggiore disponibilità di combustibili alternativi.

La Federazione richiama inoltre il ruolo del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, ETS, sottolineando la necessità che una parte significativa delle risorse derivanti dal prezzo della CO₂ venga destinata al finanziamento delle tecnologie di decarbonizzazione.

Un altro elemento considerato fondamentale è il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, che dovrebbe contribuire a evitare il trasferimento delle produzioni verso Paesi con standard ambientali meno stringenti.

L’obiettivo indicato da Federbeton è garantire che la riduzione delle emissioni avvenga concretamente, senza determinare una perdita di competitività per le imprese europee impegnate nella transizione.

Una filiera in trasformazione, tra progressi ambientali e sfide ancora aperte

Il Rapporto di Sostenibilità 2025 restituisce l’immagine di un settore che sta progressivamente integrando gli obiettivi ambientali nei propri processi industriali, attraverso investimenti, innovazione tecnologica e valorizzazione delle risorse.

La crescita nell’utilizzo di materiali alternativi, la riduzione delle emissioni specifiche di CO₂ nel cemento e il maggiore impiego di energie rinnovabili rappresentano segnali concreti di questa evoluzione.

Restano tuttavia criticità significative, in particolare per quanto riguarda il divario con gli altri Paesi europei nell’utilizzo dei combustibili alternativi, l’andamento non uniforme di alcuni indicatori ambientali e la necessità di sviluppare tecnologie per abbattere le emissioni di processo.

Per il settore delle costruzioni, la prospettiva delineata dal documento è quella di una sostenibilità sempre più integrata tra produzione dei materiali, progettazione delle opere e valutazione delle prestazioni lungo l’intero ciclo di vita.

Una trasformazione che richiederà non soltanto ulteriori investimenti delle imprese, ma anche il coinvolgimento di istituzioni, progettisti, stazioni appaltanti e operatori dell’intera filiera.

IL REPORT DI SOSTENIBILITA’ INTEGRALE È SCARICABILE IN ALLEGATO.


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