La Spada nella Roccia- Il puntatone sul bilancio


Buongiorno,

come state?

Oggi, al quarto numero di La Spada nella Roccia, riusciamo finalmente a occuparci davvero di Europa e non di Paesi europei.

Negli scorsi giorni, a Bruxelles, si sono tenuti due importanti eventi: la settimana delle Regioni e il Consiglio Europeo. Se pensate che le cose tra loro non c’entrino, ahimè, non è così.

C’entrano. E la ragione per cui centrano si chiama (tatatatan) BILANCIO.

Allora, prima di parlare di bilancio, rinnoviamo il solito patto che facciamo sempre quando parliamo di bilancio: io prometto di parlarne nel modo meno noioso possibile, e voi non vi addormentate alla quarta riga. Ok?

Bene.

Anche perché questo numero della newsletter è quello che, negli anni ‘90, TV Sorrisi e Canzoni avrebbe definito ‘Inserto da staccare e conservare’, perché fidatevi, più avanti ci servirà.

Bene.

Allora, cominciamo.

Lo scorso luglio, Ursula von der Leyen ha presentato la sua proposta di bilancio settennale (il bilancio UE funziona su sette anni, non su uno) dicendo che sarebbe stata rivoluzionaria. Ed era vero.

Lo era per tre ragioni:

  • L’importo: il bilancio presentato da von der Leyen era — in teoria — il più pesante di sempre: 1980 miliardi, ossia quasi il doppio di quello attuale (1200 circa).

  • La gestione dei fondi che Von der Leyen ha promesso di rendere più efficiente

  • Il modo in cui distribuire i fondi nelle varie voci.

Andiamo con ordine:

La cifra: se leggendo che il bilancio europeo cuba 2000 miliardi, avete pensato ‘Caspita! Quanti soldi!”, ahimè, devo dirvi che non avete prestato attenzione. Infatti, il premier spagnolo Pedro Sánchez lo ha, giustamente, definito “una miseria”.
E una miseria lo è.
In primo luogo perché sono 2000 miliardi divisi per sette anni, per 27 paesi.
In secondo luogo per il modo- sempre lo stesso- con cui il bilancio è composto: una porzione minima (circa 10%) che arriva dalle imposte doganali e da altre bagatelle e il 90% dai versamenti che gli stati membri versano all’UE (avete presente? quelli di cui parlano sempre Salvini e un’altra pletora di.mattacchioni quando dicono che l’UE si prende i nostri soldi). Questi famosi ‘nostri soldi’ che l’Europa si prende sono l’1% del reddito nazionale lordo (un parametro molto simile al PIL).

Quindi, in pratica, l’UE fa tutto quello che fa con dei fondi che sono, grossomodo, l’1% del Pil dei suoi Paesi membri (per avere un ordine di paragone, il governo federale degli Stati Uniti prende circa il 25% del Pil di ogni Stato americano).

Questo secondo me è un dato che vale la pena ricordare. Sia quando incontriamo un mattacchione che dice che l’Europa prende i nostri soldi, come se gli avesse appena rubato il portafogli, sia quando rimproveriamo, io per prima, l’UE di non fare abbastanza. E per forza non fa abbastanza. Come potrebbe? Come potrebbe dal momento che le istituzioni che la dovrebbero finanziare le lasciano solo l’euro del carrello? Date le condizioni attuali, direi che l’Europa fa tantissimo.

Non solo: Ursula von der Leyen, nel dire che il suo bilancio era da 2000 miliardi, è stata un po’ furbacchiona. Perché sì, è vero, la cifra che tutti gli Stati, messi insieme, dovranno versare in sette anni, sarà di circa 2000 miliardi. Ma questi 2000 miliardi non sono tutti di bilancio. Ce ne sono circa 150 che non andranno nel bilancio dell’UE, ma nella restituzione dei fondi del Recovery Fund. Quindi sì, gli Stati dovranno versare in tutto 2000 miliardi (che, come dicevamo, è una miseria). Ma il bilancio effettivo a disposizione dell’UE non sarà di 2000 miliardi, ma di -grossomodo- 150 meno.

Da qui è nata la querelle di cui probabilmente avrete letto nelle ultime settimane e di cui verosimilmente leggerete nelle prossime. La proposta Von der Leyen, infatti, è, appunto, una proposta che per diventare realtà deve passare dal Parlamento e dal Consiglio.

Il problema è che il Parlamento, la scorsa primavera, quando ha visto la proposta di bilancio di Von der Leyen ha detto (giustamente) “Ma che è sta poracciata?” e ha proposto (semplifico eh) di mantenere sì il volume del bilancio per come lo aveva proposto Von der Leyen, ma di mettere in un capitolo a parte la restituzione dei fondi Recovery Fund. Quindi, in pratica, secondo il Parlamento, i Paesi UE dovrebbero comunque versare, tutti insieme, circa 2000 miliardi e poi, a parte, restituire i prestiti contratti con i fondi recovery.

Qui c’è questa pratica grafica del Parlamento che lo spiega (andate dritti all’ultima voce).

Quando il Consiglio ha visto prima la proposta di von der Leyen e poi quella del Parlamento, gli è preso un colpo.

In primo luogo perché Von der Leyen aveva effettivamente aumentato i contributi chiesti agli Stati (dall’1,1 del reddito nazionale lordo all’1,26%); in secondo luogo perché il Parlamento li aumentava ancora (fino all’1,38). Cifre e aumenti che i capi dei governi europei hanno ritenuto- non scherzo e non faccio iperboli- astronomiche.

E così hanno fatto un’altra proposta dicendo “Ma perché non tagliamo direttamente tutto dell’8%?”. (Guardacaso l’ammontare della restituzione dei fondi Recovery?)

Ora: al di là del fatto che i tempi sono quelli che sono e che sono duri per tutti, e che ognuno ha le sue ragioni, è evidente che bisogna fare una scelta: ‘st’Europa o la finanziamo o non la finanziamo. E o la finanziamo e la rendiamo più forte, o non la finanziamo e la rendiamo più debole.
Non è che ci sia tanto da discutere.

E invece sì, perché la discussione e il dibattito non si sono incistati solo sulla cifra, ma anche sugli altri due punti: la gestione dei fondi e la loro distribuzione (abbiamo quasi finito, giuro, ancora qualche riga di pazienza).

La gestione (e qui c’entrano le regioni).
Sino ad ora il bilancio europeo ha funzionato (semplifico eh) così: i Paesi europei mettono mano al portafogli e versano il loro 1% all’Europa, questa mette tutto in un mucchio e poi redistribuisce attraverso bandi e progetti alle varie regioni europee: fondi per l’agricoltura nelle aree agricole, fondi di coesione e di lotta alla povertà nelle aree disagiate, fondi per la ricerca alle università, eccetera, eccetera

Il modo in cui questi fondi, sino ad ora, sono stati distribuiti è stato attraverso un dialogo diretto tra l’UE e le regioni. In pratica (di nuovo, semplifico) l’Europa chiamava la Lombardia e diceva “Oh, come stanno messi i tuoi agricoltori?” “Eh, così così”. “Ok, allora ti mando un tot di fondi agricoltura e tu fai i bandi per distribuirli, ok?”. “Ok, ciao”.

Questo sistema qui, secondo Ursula von der Leyen va cambiato e sostituito con un sistema centralizzato, gestito non più dalle regioni ma dai governi nazionali, simile a quello che ha gestito i fondi Recovery. In pratica quello che dice von der Leyen è che la distribuzione dei fondi in questo modo, negli anni, ha creato clientele, sprechi, ridondanze.

E, onestamente, non ha del tutto torto.

Ma, come spesso accade, è più complesso di così.

In primo luogo perché è vero che la gestione dei fondi UE, negli anni e in un’area grande come un continente, ha creato malversazioni, sprechi eccetera eccetera. Ma è anche vero che questi casi, deprecabili a gran voce e per i cui autori sono certa esista un girone dell’inferno, sono pessime eccezioni in un sistema che, nel complesso, funziona.

In secondo luogo, perché non sta scritto da nessuna parte che la gestione centralizzata di questi fondi non riprodurrebbe, su scala più grande, gli stessi problemi.

In terzo luogo, perché affidarli ai governi centrali, inevitabilmente li sottoporrebbe, su scala nazionale, a una gestione ‘politica’ ove non addirittura ‘elettorale’.

In quarto luogo, perché si rischierebbe di creare un’“Europa delle Nazioni” che, in teoria, è l’opposto dell’Unione Europea che si dovrebbe creare e costruire.

Anche su questo Parlamento e Consiglio sono su posizioni diversissime: il Parlamento ritiene che il sistema di distribuzione regionale dei fondi vada mantenuto. Migliorato, se è il caso, ma mantenuto. Il Consiglio, invece, è (ma pensa un po’) entusiasta della proposta di von der Leyen.

Poi c’è la questione delle voci di bilancio.

Sino a qui il Bilancio era composto grossomodo così:

  • un terzo ai fondi agricoltura

  • un terzo ai fondi coesione

  • un terzo per altre spese (innovazione, difesa, risposta alle crisi, cooperazione internazionale eccetera).

(qui sotto, la grafica del bilancio 21-27).

Ora: Von der Leyen ha ritenuto che anche questo sistema sia superato.
E quindi ha creato un fondone unico che mette insieme agricoltura e coesione e che vale poco meno della metà del totale, e poi ne crea un altro per innovazione e competitività, in cui ricadrebbe anche la difesa.

Anche su questo si litiga.
Il Parlamento dice che, a meno che non si aumenti significativamente il totale del bilancio complessivo, questa distribuzione si tradurrà, per forza di cose, in un taglio ai fondi coesione e agricoltura, e che per di più questo taglio si tradurrà in stanziamenti comunque insufficienti (400 miliardi circa) per innovazione e competitività

In Consiglio, invece, volano proprio gli stracci. Questo perché, anche se prima vi ho detto che il Consiglio vorrebbe che il bilancio venisse complessivamente tagliato dell’8%, in realtà non sono stata molto precisa: c’è chi come la Germania, vorrebbe che si tagliasse e buonanotte; e poi c’è chi, come l’Italia, ci starebbe pure a che il bilancio restasse così com’è, ma a patto che vengano aumentati i fondi a agricoltura e coesione e tagliati quelli a innovazione e competitività. Il che, detto fra noi, significa proprio ammazzarla, l’Europa. Perché è del tutto evidente che se puntiamo su agricoltura e coesione e non cerchiamo di innovare e competere, contadini eravamo e contadini resteremo.

Direi che sono andata lunghissima. Grazie a chi è rimasto sveglio fino a qui.
Vi siete guadagnati un caffè.

Luciana.


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