CONSIGLIO EUROPEO, SULL’ETS ARRIVA L’INTESA MELONI CHIEDE FLESSIBILITÀ, BRUXELLES FRENA


CONSIGLIO EUROPEO, SULL’ETS ARRIVA L’INTESA MELONI CHIEDE FLESSIBILITÀ, BRUXELLES FRENA

Un’apertura sulle emissioni, nessuna svolta sulla flessibilità fiscale e il negoziato sul bilancio europeo ancora da chiudere. Il compromesso raggiunto al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre non basta a superare le distanze tra i Ventisette sulle risposte al caro energia.

Palazzo Chigi rivendica il recepimento delle priorità italiane, ma l’intesa sull’Ets non comprende il rinvio dell’Ets2 sostenuto da Roma.

Nella seconda giornata, il confronto si è concentrato anche sul sostegno all’Ucraina e sulle migrazioni, con nuove richieste italiane sulle procedure di frontiera.

ENERGIA E BILANCIO, LE DISTANZE RESTANO

Dopo una lunga trattativa, i leader hanno chiesto alla Commissione di aggiornare la valutazione degli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla struttura e alle salvaguardie del sistema destinato a interessare i combustibili per trasporti stradali e riscaldamento.

Un passaggio che riapre l’esame delle conseguenze economiche, senza modificare il calendario di applicazione.

Per il mercato delle emissioni già esistente, le conclusioni chiedono di ridurre le oscillazioni del prezzo del carbonio e attenuarne l’effetto sui costi dell’elettricità, preservandone la funzione nella transizione energetica.

Il compromesso tiene insieme le preoccupazioni per la competitività industriale e la difesa degli obiettivi climatici.

Palazzo Chigi sottolinea che sono state «recepite diverse priorità promosse dall’Italia»: riduzione dei costi energetici, tutela della produzione industriale europea e interventi sulla volatilità della CO₂. Indicazioni coerenti con il documento preparato insieme alla Repubblica Ceca in vista del vertice.

I leader sostengono inoltre la proroga del quadro temporaneo degli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, interventi per migliorare l’efficienza delle raffinerie e iniziative per aggregare volontariamente la domanda energetica.

Alla Commissione viene chiesto di valutare ulteriori misure di breve periodo, considerando le differenze nei prezzi dell’elettricità tra gli Stati.

Resta aperta la richiesta di maggiore flessibilità fiscale. Meloni ha sollecitato il riconoscimento del caro prezzi come fattore esterno determinante, pur all’interno delle regole europee.

A sostenerla apertamente è stata la Grecia. Ursula von der Leyen ha invece richiamato alla cautela sui conti pubblici, indicando nella proroga del regime degli aiuti di Stato la risposta praticabile nel brevissimo periodo.

Non è dunque arrivato il via libera ai margini di bilancio chiesti dall’Italia per finanziare nuovi interventi.

Anche sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034 le posizioni restano distanti. I nodi riguardano l’ammontare complessivo del bilancio, la distribuzione delle risorse e i contributi nazionali.

L’Italia si oppone a ulteriori tagli, cercando convergenze con la Spagna e con gli altri Paesi favorevoli alla tutela dei fondi per coesione e agricoltura.

Al presidente del Consiglio europeo António Costa è affidata la prosecuzione della mediazione, in vista del vertice straordinario del 26 novembre.

Un accordo entro il 2026 consentirebbe di completare gli atti legislativi nel 2027 e garantire continuità ai finanziamenti dal gennaio 2028.

UCRAINA E MIGRANTI, LE RICHIESTE AI PARTNER

Volodymyr Zelensky ha portato a Bruxelles le necessità finanziarie e militari di Kiev. Il presidente ucraino ha stimato in 155 miliardi di euro il costo della guerra nel 2027 e chiesto agli europei almeno altri 70 miliardi per difesa, armamenti e capacità di resistenza del Paese.

In vista dell’inverno, ha sollecitato la disponibilità degli intercettori Patriot e richiamato il progetto Freja per lo sviluppo della difesa missilistica ucraina.

Ha inoltre riferito di aver ricevuto sostegno dagli interlocutori europei, definito una sorpresa l’accordo Russia-Stati Uniti sul diesel e annunciato un incontro tra negoziatori nei prossimi giorni.

La Commissione lavora intanto al ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Von der Leyen ha escluso una loro revoca finché la Russia non fermerà la guerra.

L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha insistito sulla necessità di sostenere Kiev durante l’inverno, segnalando una vulnerabilità europea: Starlink resta indispensabile per l’Ucraina e l’Unione non dispone di una capacità sostitutiva nel breve periodo.

Sulle migrazioni, Italia, Danimarca e Polonia hanno presentato proposte di modifica alle conclusioni.

Gli emendamenti chiedono di riconoscere la migrazione irregolare come una sfida per le società europee, ridurre i fattori di attrazione e rafforzare il coordinamento quando le politiche nazionali producono ripercussioni sugli altri Stati.

Le proposte restano oggetto del negoziato.A margine del vertice, Meloni ha ospitato con la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro olandese Rob Jetten una riunione informale sulla gestione dei flussi, alla quale hanno partecipato complessivamente diciannove Stati membri e la Commissione europea.

Al centro, la prevenzione degli arrivi irregolari di massa, il contrasto alla strumentalizzazione dei migranti e l’applicazione delle nuove regole comuni.

Richiamando gli eventi di Ceuta, la presidente del Consiglio ha chiesto maggiore vigilanza sulle frontiere esterne e una revisione mirata della legislazione europea per rendere più efficaci le procedure di trattenimento dei migranti irregolari alla frontiera.

Sul tavolo anche Medio Oriente, sicurezza della navigazione e degli approvvigiona- menti, difesa europea e minacce ibride.

Per Roma, la verifica dei risultati passa ora dalle misure contro il caro energia e dalla mediazione sul bilancio comune: è su questi dossier che le aperture negoziali dovranno tradursi in risorse e interventi concreti.

Vito Errichetti



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