colpa di fonti fossili e cambiamento climatico


I prezzi di pomodori e insalate sono schizzati alle stelle mentre nei supermercati e nei mercati del Sud mancano prodotti di prima necessità. Le cause: cambiamento climatico che con le ondate di calore ha bloccato i trapianti e il caro carburante dovuto alla guerra di Trump in Iran, che ha fermato i trasporti in Meridione. E il Governo? Incentiva ancora l’autotrasporto endotermico. 

I pomodorini a 12 euro al chilo, insalate a 5 euro

I datterini volano anche a 12 euro al chilo, i ciliegini oltre i 6 euro e il comunissimo grappolo arriva a 5 euro, come si legge nei cartellini di un mercato del Bolognese. A settembre le insalate sono volate a 5 euro al chilo. Oltre ai prezzi, è mancato prodotto italiano — soprattutto dalla Sicilia — e il pomodoro si acquista, oltre che dall’Olanda (ma questa non è una novità), anche da Turchia e Albania.

In un mercato del bolognese: datterini a 12 euro, pomodoro a grappolo a 5 euro

«Sul prezzo più che il caro carburante hanno influito le ondate di calore di quest’estate che hanno bloccato i trapianti, fatto calare in modo drastico la resa e quando c’è poco prodotto per la legge della domanda e dell’offerta i prezzi salgono». Analisi di Toni Margiotta, presidente degli operatori del mercato ortofrutticolo di Vittoria, siamo in provincia di Ragusa, che a Vaielettrico spiega la dinamica economica creata da un problema ambientale: le ondate di calore.

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Aurelio Baccini è un grossista di Firenze e conferma: «I prezzi dei pomodori sono saliti oltre ciò che potevamo immaginare».

A settembre nei supermercati “razionata” l’insalata in busta, problema anche per le patate

Le insalate in busta sono un altro prodotto che ha subito l’estate più calda di sempre. Chiaro il cartello che le insegne della Grande Distribuzione hanno affisso nel reparto dedicato. «AVVISO. Informiamo soci e clienti che le insalate in busta potrebbero essere disponibili in quantità limitata a causa dell’ondata di caldo anticipata che ha inciso sulla disponibilità del raccolto. Ci scusiamo per i disagi».

Cambiamento climatico
Avvisi per la mancanza di insalata nei supermercati nei mesi di settembre

Passiamo alle patate: anche qui stesso problema, come si legge in un comunicato della Commissione Paritetica della Borsa Patate di Bologna. «Una prima interessante analisi emersa evidenzia una drastica riduzione delle disponibilità di patate, determinata delle ripetute ondate di calore che hanno interessato non solo l’Italia ma anche i principali Paesi produttori del Nord Europa, tra cui Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito».

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Un problema continentale. «Le elevate temperature (superiori a 35/40 gradi) e la siccità – prolungati nel tempo – hanno inciso negativamente sullo sviluppo delle colture, determinando una forte riduzione delle disponibilità e una minore pezzatura dei tuberi».

Il cambiamento climatico è già ben dentro le nostre tasche e colpisce duramente le fasce più deboli. «L’evidenza di tale situazione si riflette già nelle dinamiche di mercato, con un aumento dei prezzi delle transazioni commerciali fra i singoli paesi che, considerato il periodo, è già piuttosto elevato».

Oltre il cambiamento climatico la dipendenza dai fossili

Le fonti fossili, oltre a incidere negativamente sul clima, stanno provocando uno strangolamento dell’economia con la dipendenza dai Paesi produttori. La guerra in Ucraina e, soprattutto oggi, la guerra in Iran che blocca lo Stretto di Hormuz hanno fatto impennare il prezzo dei carburanti. I camionisti del Sud stanno bloccando la distribuzione dei prodotti e in diversi supermercati si vedono scaffali vuoti.

Cambiamento climatico
Scaffale vuoto in un supermercato del sud

Resta però una domanda: perché solo al Sud? Alcuni analisti, come Paolo Uggè, presidente Fai (Federazione autotrasportatori italiani), al Resto del Carlino, spiegano: «Le piccole e medie imprese hanno una presenza prevalente nel Mezzogiorno, lì è più presente la figura dell’autotrasportatore. Sono piccole aziende che hanno una scarsa capacità contrattuale, la committenza non paga. Invece in questo momento nel Centro-Nord i camion girano».

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Tutto vero, ma la dipendenza economica dal carburante fossile provoca problemi anche alla logistica e alle imprese del Nord. Al Sud ci sono agricoltori che non possono raccogliere l’uva, nel momento migliore del mercato, e rischiano di buttarla via. Le ripercussioni arrivano anche al Nord. Questo il messaggio che oggi un grossista ortofrutticolo di Milano ha inviato ai suoi clienti: «Avvisiamo che da lunedì ci saranno disagi su reperibilità di prodotti, causa adesione in massa di autotrasportatori allo sciopero dal 16 al 18 ottobre!!».

 E il Governo? Incentiva ancora la logistica fossile

Il Governo ha dato il via libera, nei mesi scorsi, al Fondo per la strategia di mobilità sostenibile. Il provvedimento assegna 590 milioni, da utilizzare nel periodo 2027-2031, al rinnovo del parco veicolare delle imprese di autotrasporto. Pur essendo evidente la dipendenza geopolitica dalle fonti fossili, si insiste nel finanziare motori endotermici.

«L’obiettivo è sostenere la transizione verso mezzi più moderni ed efficienti — elettrici, ibridi o endotermici di ultima generazione — garantendo un approccio concreto e non ideologico». Dal comunicato del Ministero dei Trasporti che non è esente da ideologia.

Cambiamento climatico
Uno dei blocchi degli autotrasportatori

Non è possibile passare da un sistema all’altro in pochi anni, ma non si lavora per la transizione. Con più camion elettrici e più aziende che producono energia in casa non solo si avrebbe una riduzione delle emissioni globali e locali, meno costi per il carburante, ma — soprattutto in sinergia con la crescita della mobilità elettrica e dell’efficientamento di case, stabilimenti ed edifici pubblici — una mitigazione della dipendenza dall’estero. Senza dimenticare il passo lento verso le rinnovabili, in questo caso hanno diverse responsabilità le Regioni, come dimostrano 4mila progetti bloccati e lo stop all’eolico offshore a Ravenna, Taranto ed Augusta.

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Non è una cura immediata la decarbonizzazione, ma è l’unico rimedio possibile per accelerare la transizione energetica e mitigare i danni causati dal cambiamento climatico e dalla dipendenza dalle fonti fossili.

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