Casa, famiglia e ceto medio


Cari Amici, Care Amiche,

la prossima Legge di Bilancio rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro del nostro Paese. In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, dalle difficoltà delle famiglie e dalle incertezze economiche, credo che la politica abbia il dovere di indicare priorità chiare e di dare risposte concrete ai bisogni degli italiani.

La prossima Manovra deve avere una bussola precisa: difendere il ceto medio, sostenere le famiglie e dare ai giovani la possibilità di costruire il proprio futuro.

Per noi dell’UDC la priorità è quella parte del Paese che ogni giorno lavora, produce, paga le tasse, cresce i figli, assiste i propri anziani e contribuisce a tenere unite le nostre comunità. Parliamo di milioni di famiglie, lavoratori, pensionati, professionisti, artigiani e piccoli imprenditori che rappresentano la vera spina dorsale dell’Italia.

È a loro che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, con una politica fiscale più equa, meno tasse sui redditi e misure capaci di difendere concretamente il potere d’acquisto. Perché chi lavora e si assume responsabilità deve poter guardare al futuro con maggiore serenità.

Sappiamo bene che le risorse pubbliche non sono illimitate e che la serietà nella gestione dei conti dello Stato è una condizione indispensabile per garantire stabilità e credibilità al Paese. Ma sono convinto che rigore nei conti pubblici e attenzione alle persone debbano camminare insieme. Una buona Manovra non si misura soltanto attraverso i numeri, ma anche dalla capacità di migliorare la vita quotidiana dei cittadini.

CASA, LA PROPOSTA UDC: IMU DIMEZZATA PER CHI RIMETTE IN AFFITTO GLI IMMOBILI VUOTI

Accanto al sostegno al reddito, c’è una grande questione che non possiamo più rinviare: la casa.

In Italia abbiamo milioni di abitazioni vuote e, contemporaneamente, migliaia di famiglie che non riescono a trovare un affitto sostenibile. Giovani coppie costrette a rinviare i propri progetti di vita, lavoratori che faticano a trovare un alloggio vicino al luogo di lavoro, genitori che devono destinare una parte sempre più consistente del proprio reddito alle spese abitative.

È un paradosso che dobbiamo superare: da una parte case inutilizzate, dall’altra persone che cercano disperatamente un’abitazione.

Per questo, nella prossima Manovra, come UDC proponiamo una misura concreta: dimezzare l’IMU per i proprietari che rimettono sul mercato le abitazioni inutilizzate, affittandole a canone concordato.

Il principio è semplice: meno tasse per chi rimette in affitto una casa vuota, più abitazioni disponibili a prezzi sostenibili per le famiglie.

Vogliamo incentivare i proprietari a recuperare e valorizzare il patrimonio immobiliare esistente, offrendo loro un vantaggio fiscale in cambio della disponibilità a mettere l’immobile sul mercato della locazione a condizioni concordate.

È una proposta che punta a raggiungere un duplice obiettivo: ridurre il peso fiscale sui proprietari e aumentare l’offerta di abitazioni in affitto, contribuendo a rendere il mercato più accessibile, soprattutto per il ceto medio, i giovani e le famiglie.

Non possiamo lasciare che la casa diventi un lusso riservato a pochi. E non possiamo nemmeno ignorare le preoccupazioni di tanti piccoli proprietari, spesso famiglie che hanno investito i risparmi di una vita in un immobile e che oggi esitano ad affittarlo per il timore di morosità, contenziosi e procedure troppo lunghe.

Dobbiamo ricostruire la fiducia tra proprietari e inquilini, garantendo regole chiare, maggiore certezza e strumenti che rendano conveniente rimettere in circolo gli immobili inutilizzati.

La nostra proposta sull’IMU si inserisce in un percorso che abbiamo già avviato in Parlamento, attraverso iniziative legislative per incentivare le locazioni, semplificare le procedure e favorire il recupero del patrimonio immobiliare esistente.

Abbiamo inoltre proposto di estendere la cedolare secca del 21% alle locazioni commerciali, per sostenere chi mette a disposizione negozi, uffici e locali destinati alle attività economiche. Una misura che potrebbe contribuire a riaprire spazi oggi inutilizzati, favorire nuove iniziative imprenditoriali e contrastare lo svuotamento dei centri storici e dei quartieri.

Perché la casa non è soltanto un bene immobiliare. È sicurezza, stabilità, autonomia, possibilità di costruire una famiglia e mettere radici in una comunità.

La sfida non è soltanto costruire nuove abitazioni, ma far tornare a vivere quelle che già abbiamo. Una casa chiusa è una risorsa sprecata. Una casa affittata è un’opportunità per una famiglia e per l’intero Paese.

È questa la politica abitativa che vogliamo portare avanti: pragmatica, equilibrata e capace di tutelare sia chi possiede un immobile sia chi cerca un’abitazione.

Perché senza casa non c’è futuro. LEGGI LE NOSTRE PROPOSTE SULLA CASA

SALUTE, CURE PALLIATIVE E CAREGIVER: NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO

Un’altra nostra priorità nella prossima Legge di Bilancio riguarda la salute, l’assistenza e la cura delle persone più fragili.

Una società giusta si riconosce dalla capacità di non lasciare sole le persone nei momenti di maggiore difficoltà. Penso agli anziani, alle persone con disabilità, ai malati e alle tante famiglie che ogni giorno affrontano il peso dell’assistenza ai propri cari.

Per questo continuiamo a chiedere maggiori investimenti nell’assistenza territoriale, un rafforzamento delle cure palliative e un sostegno concreto ai caregiver familiari, troppo spesso lasciati soli ad affrontare responsabilità enormi.

Come UDC abbiamo presentato una proposta legislativa per destinare 200 milioni di euro all’anno al potenziamento delle cure palliative, con l’obiettivo di garantire un’assistenza più capillare, ridurre le differenze territoriali e assicurare dignità e qualità della vita alle persone che affrontano malattie gravi.

Allo stesso tempo, ritengo indispensabile riconoscere e sostenere il ruolo dei caregiver familiari. Parliamo di persone che ogni giorno dedicano tempo, energie e spesso sacrificano opportunità lavorative per assistere un familiare non autosufficiente.

Prendersi cura di chi soffre non può diventare una responsabilità lasciata interamente sulle spalle delle famiglie. Lo Stato deve fare la propria parte.

Dobbiamo rafforzare i servizi di assistenza domiciliare, sostenere le famiglie e garantire risposte concrete a chi vive situazioni di fragilità. LEGGI LA NOSTRA PROPOSTA

UNA MANOVRA CHE METTA LA PERSONA E LA FAMIGLIA AL CENTRO

Sono convinto che casa, cura e famiglia non siano capitoli separati della politica economica, ma le fondamenta della sicurezza economica e sociale degli italiani.

Una famiglia che può permettersi una casa, contare su servizi sanitari adeguati e ricevere sostegno nei momenti di difficoltà è una famiglia che può guardare al domani con maggiore fiducia.

E una società nella quale il ceto medio viene sostenuto, i giovani possono costruire il proprio futuro e le persone fragili non vengono abbandonate è una società più forte e più coesa.

Non abbiamo bisogno di promesse a pioggia o di interventi frammentati. Abbiamo bisogno di scelte precise, risorse utilizzate bene e provvedimenti che mettano davvero la persona al centro.

È questa la direzione che, come Unione di Centro, vogliamo indicare nel confronto sulla prossima Manovra: meno pressione fiscale, più sostegno al ceto medio, incentivi per rimettere in affitto le case vuote, maggiore attenzione alle famiglie, ai giovani e alle persone fragili.

Perché la politica deve tornare a occuparsi delle preoccupazioni quotidiane degli italiani: il costo della vita, le tasse, il mutuo, l’affitto, il lavoro, la salute e la possibilità di garantire un futuro migliore ai propri figli.

La nostra bussola rimane la stessa: la persona al centro, la famiglia come pilastro della società e nessuno lasciato solo.

Con questo impegno continueremo a lavorare in Parlamento, con serietà, responsabilità e concretezza.

CONSIGLIO EUROPEO. L’EUROPA CAMBI PASSO: BASTA VINCOLI, PIÙ SOSTEGNO A FAMIGLIE E IMPRESE

Mercoledì scorso in occasione delle comunicazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, sono intervenuto nell’Aula del Senato per ribadire un principio fondamentale: l’Europa deve tornare a mettere al centro le persone, le famiglie, il lavoro e le imprese.

Fuori dalle Aule parlamentari c’è un’Italia che lavora, produce e affronta sacrifici quotidiani. Ci sono famiglie preoccupate per il costo delle bollette, imprenditori alle prese con spese energetiche sempre più pesanti, giovani che chiedono opportunità e lavoratori che vogliono certezze per il proprio futuro.

A queste persone dobbiamo dare risposte concrete. Non burocrazia o ideologia, ma soluzioni.

La richiesta di maggiore flessibilità che il Governo italiano porta a Bruxelles non è una richiesta di favori. È una richiesta di responsabilità nei confronti delle famiglie e delle imprese italiane.

Non possiamo chiedere alle nostre aziende di competere sui mercati internazionali sostenendo costi energetici insostenibili. Non possiamo parlare di rilancio industriale e poi lasciare soli artigiani, commercianti, agricoltori e piccole imprese.

La competitività del nostro sistema produttivo non riguarda soltanto le aziende: significa difendere posti di lavoro, salari, potere d’acquisto e benessere delle famiglie.

Per questo servono strumenti europei più flessibili, interventi contro il caro energia, investimenti nell’innovazione e politiche capaci di rafforzare l’industria e la sicurezza del nostro Paese.

Nel mio intervento ho voluto rispondere anche a chi, dall’opposizione, ha definito un “piattino” la richiesta italiana di maggiore flessibilità.

Ho ricordato che nel 2019 anche il Governo Conte si rivolse a Bruxelles per difendere gli interessi nazionali.

Perché ciò che ieri era responsabilità oggi dovrebbe diventare debolezza? L’interesse nazionale cambia forse a seconda del colore politico di chi governa?

Quando il presidente del Consiglio siede ai tavoli europei non rappresenta soltanto il Governo o la maggioranza parlamentare, ma l’Italia intera.

Difendere gli interessi del nostro Paese dovrebbe essere un obiettivo condiviso, al di là delle appartenenze politiche.

Come UDC crediamo profondamente nel progetto europeo, ma vogliamo un’Europa capace di ascoltare i cittadini, non un’Unione distante, concentrata esclusivamente su vincoli, regole e percentuali.

Crediamo nell’Europa dei popoli, delle famiglie, delle comunità e del lavoro. Un’Europa che mette la persona al centro delle proprie scelte.

Un’Europa che sostenga chi produce, aiuti chi è in difficoltà e offra alle nuove generazioni opportunità concrete di crescita.

Per questo ho rivolto un messaggio chiaro alla presidente Meloni: vada a Bruxelles con determinazione, a testa alta, con proposte serie e con la forza delle ragioni dell’Italia.

L’Italia non chiede privilegi. Chiede rispetto, responsabilità e un’Europa più forte, più giusta e più vicina ai cittadini.

Perché difendere gli interessi dell’Italia non significa essere contro l’Europa.

Significa lavorare per costruire un’Europa migliore, che non lasci indietro nessuno e metta sempre la persona al centro.

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DIGITALMEET 2026 E GOVERNARE L’IA | INNOVAZIONE, IMPRESE, LAVORO E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: LA PERSONA AL CENTRO DEL FUTURO DIGITALE

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il nostro modo di vivere, lavorare e fare impresa. La sfida della politica non è fermare questa rivoluzione tecnologica, ma saperla governare, mettendo sempre al centro le persone.

Con questo obiettivo, venerdì scorso ho promosso e ospitato al Senato della Repubblica due importanti iniziative dedicate all’intelligenza artificiale e al futuro digitale dell’Italia: la conferenza stampa di presentazione di Digitalmeet 2026, durante la quale abbiamo illustrato la prima mappa nazionale delle imprese che sviluppano intelligenza artificiale, e il convegno pomeridiano “Governare l’intelligenza artificiale”, dedicato alla trasformazione della Pubblica amministrazione.

Due appuntamenti che hanno riunito istituzioni, università, ricercatori, imprese e professionisti per affrontare una sfida comune: trasformare l’innovazione in un’opportunità concreta di crescita economica, lavoro e miglioramento dei servizi ai cittadini.

Nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama abbiamo presentato la 14ª edizione di Digitalmeet, il festival dell’alfabetizzazione digitale fondato da Gianni Potti, che quest’anno propone oltre 100 eventi in tutta Italia.

Al centro della conferenza stampa, la presentazione della ricerca “L’economia dell’Intelligenza Artificiale. La mappa delle imprese AI-focused in Italia”, realizzata da InfoCamere e Università di Padova, con il coordinamento scientifico del professor Paolo Gubitta.

I numeri raccontano un’Italia che innova e guarda al futuro.

Alla fine del 2025 risultavano 14.840 imprese AI-focused, quasi il triplo rispetto al 2020. Il 72% è nato tra il 2021 e il 2025 e il 93,1% è costituito da microimprese.

Queste realtà impiegano circa 105.800 addetti e hanno raggiunto, nel 2024, un valore della produzione complessivo di 21,5 miliardi di euro.

È la fotografia di un’imprenditoria giovane, dinamica e innovativa, che rappresenta una grande opportunità per la competitività del nostro Paese.

Ma emerge anche una criticità: molte di queste imprese nascono piccole e incontrano difficoltà nel crescere. Dobbiamo creare le condizioni affinché possano investire, assumere personale qualificato e competere sui mercati internazionali.

Uno dei temi che ho voluto sottolineare riguarda il capitale umano, il vero motore dell’innovazione.

L’Italia dispone di università eccellenti, ricercatori e giovani talenti, ma troppo spesso non riesce a offrire loro opportunità professionali adeguate.

Non possiamo continuare a formare i nostri giovani per poi vederli partire all’estero. Investire nelle competenze significa investire nel futuro del Paese.

Esiste inoltre un divario tra le imprese che sviluppano intelligenza artificiale e quelle che ancora faticano a utilizzarla.

Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito né prevede di investire nell’intelligenza artificiale, mentre soltanto il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione.

La trasformazione digitale non può essere un privilegio delle grandi aziende. Deve diventare un’opportunità accessibile anche alle piccole imprese, agli artigiani e ai nostri territori.

Per questo dobbiamo puntare su tre priorità: persone, processi e crescita, investendo nella formazione, accompagnando le imprese nell’innovazione e sostenendo lo sviluppo delle realtà più dinamiche.

GOVERNARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PIÙ EFFICIENTE E VICINA AI CITTADINI

Nel pomeriggio, nella Sala Koch del Senato, ho aperto il convegno “Governare l’intelligenza artificiale: la trasformazione del sistema pubblico tra innovazione, competenze e responsabilità”.

Un importante momento di confronto con il contributo del sottosegretario Alberto Barachini, in collegamento video, di Gianni Potti, Gianni Dal Pozzo e Gherardo Zei, dedicato alle opportunità e alle responsabilità legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione.

L’IA può contribuire a semplificare le procedure, ridurre la burocrazia, migliorare la gestione dei dati e rendere più efficienti i servizi pubblici.

Ma dobbiamo avere chiaro un principio: una Pubblica amministrazione potenziata dall’intelligenza artificiale non deve diventare un’amministrazione automatica.

Dietro ogni pratica c’è una persona, dietro ogni richiesta di assistenza c’è una famiglia, dietro ogni domanda rivolta a un ufficio pubblico c’è un cittadino che attende una risposta.

La tecnologia deve aiutare le istituzioni a rispondere meglio a questi bisogni, senza sostituire la responsabilità umana nelle decisioni.

Una particolare attenzione deve essere rivolta ai piccoli Comuni e agli enti territoriali, che spesso dispongono di risorse e competenze limitate. Dopo gli investimenti del PNRR serviranno risorse stabili, formazione continua e strumenti adeguati per garantire la modernizzazione dei servizi.

Non possiamo costruire un’Italia digitale a due velocità. L’innovazione deve avvicinare lo Stato ai cittadini, non creare nuove distanze.

Desidero ringraziare Gianni Potti e la Fondazione Comunica, InfoCamere, l’Università di Padova, il professor Paolo Gubitta e Niccolò Stamboglis per il prezioso lavoro di ricerca.

Un ringraziamento anche a Corrado Creston, Vincenzo Dolce, Francesca Senette, ai relatori del convegno e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa giornata di confronto.

I due appuntamenti hanno dimostrato quanto sia importante fare sistema tra istituzioni, università, imprese e mondo del lavoro per accompagnare la trasformazione digitale del nostro Paese.

L’Italia possiede competenze, professionalità e creatività per essere protagonista di questa nuova stagione tecnologica. Servono però investimenti, una visione di lungo periodo e la capacità di valorizzare le persone.

Governare l’intelligenza artificiale non significa frenare l’innovazione, ma darle una direzione.

Perché il progresso ha davvero valore soltanto quando migliora la vita delle persone. Il futuro digitale che vogliamo costruire deve essere un futuro nel quale la tecnologia sia al servizio dell’uomo e nessuno venga lasciato indietro. LEGGI IL BLOG

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COMUNI VENETI, MENO RISORSE E SERVIZI A RISCHIO. LA VIRTUOSITÀ NON PUÒ ESSERE UNA COLPA

In un’intervista rilasciata al Mattino di Padova ho affrontato una questione che riguarda da vicino il futuro dei nostri territori: la progressiva riduzione dei trasferimenti statali ai Comuni veneti, aggravata dall’aumento dei costi energetici e dalle crescenti necessità di assistenza alle famiglie.

È un problema di sistema, che va affrontato attraverso un confronto costruttivo tra Governo, Regioni e autonomie locali, al di là degli schieramenti politici.

I 559 Comuni del Veneto devono garantire ogni giorno servizi essenziali ai cittadini, dalle scuole alla manutenzione delle strade, dall’assistenza agli anziani al sostegno alle famiglie più fragili. Ma le risorse a disposizione si riducono, mentre le responsabilità aumentano.

Ho voluto richiamare in particolare l’attenzione sulla penalizzazione delle amministrazioni virtuose, che negli anni hanno gestito i propri bilanci con rigore e responsabilità.

Un esempio concreto riguarda i finanziamenti statali per le cosiddette Opere medie: a fronte di 731 richieste presentate da 420 Comuni veneti, per oltre 620 milioni di euro, sono stati assegnati al Veneto soltanto 15 milioni per finanziare 24 interventi.

Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Governo di rivedere i criteri di ripartizione delle risorse, introducendo meccanismi che valorizzino l’efficienza e la buona amministrazione.

Nell’intervista ho affrontato anche il tema dell’aumento delle rette delle RSA e dell’emergenza abitativa, ribadendo la necessità di rafforzare il sostegno alle famiglie e di favorire il recupero degli immobili inutilizzati.

Nella prossima Legge di Bilancio, come UDC, chiederemo misure concrete per sostenere i Comuni, con particolare attenzione alle amministrazioni che hanno dimostrato capacità di gestione e responsabilità finanziaria.

Perché quando si riducono le risorse agli enti locali, a pagarne le conseguenze sono soprattutto i cittadini e i servizi di cui hanno bisogno.

La virtuosità non può essere una colpa. Chi amministra bene deve essere valorizzato, non penalizzato.

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PADOVA, ARBITRATO ISLAMICO: IN ITALIA NON C’È SPAZIO PER UNA GIUSTIZIA PARALLELA

Giovedì pomeriggio sono intervenuto nell’Aula del Senato, durante il Question time con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per portare all’attenzione del Governo la vicenda del cosiddetto Tribunale islamico di Padova. Una questione che considero estremamente grave e sulla quale ritengo necessario fare piena chiarezza.

In Italia non può esistere alcuna forma di giustizia parallela. La nostra Costituzione, le leggi dello Stato e i diritti fondamentali delle persone devono essere rispettati da tutti, senza eccezioni.

A destare particolare preoccupazione è quanto previsto dal regolamento della Camera arbitrale islamica italiana, che all’articolo 3, comma 5, richiama espressamente l’applicazione dei precetti del diritto islamico, prevedendo il ricorso al diritto italiano per le questioni non regolate da quello islamico.

Una previsione che, a nostro avviso, solleva interrogativi molto seri sulla compatibilità di questo organismo con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.

Voglio essere molto chiaro: non è in discussione la libertà religiosa, così come non è in discussione il pluralismo culturale. Sono principi che appartengono alla nostra democrazia e che la Costituzione tutela. Ma la libertà di culto è una cosa, l’eventuale applicazione della sharia in contrasto con le nostre leggi è un’altra.

Nessuna tradizione religiosa può prevalere sulla Costituzione. Nessuna disposizione, religiosa o meno, può comprimere i diritti delle persone.

Penso innanzitutto alla libertà e alla dignità delle donne, alla tutela dei minori e alla protezione delle persone più fragili. Sono diritti che non possono essere messi in discussione e sui quali non possiamo accettare alcun arretramento.

L’arbitrato è uno strumento previsto dal nostro ordinamento, ma deve svolgersi esclusivamente nel rispetto delle leggi italiane e delle garanzie costituzionali. Non può diventare il mezzo attraverso il quale introdurre regole incompatibili con i principi della nostra Repubblica.

Per questo considero importante che la Procura di Padova abbia aperto un fascicolo sulla vicenda. Servono verifiche rigorose, non polemiche.

Nel mio intervento ho chiesto al ministro Piantedosi di approfondire, nell’ambito delle sue competenze, la natura e le attività dell’associazione, verificando che il suo statuto, il regolamento e le eventuali decisioni rispettino pienamente la Costituzione, il principio di uguaglianza e i diritti fondamentali, a cominciare da quelli delle donne.

È una questione di legalità, di rispetto delle nostre istituzioni e di difesa dei valori sui quali si fonda la convivenza civile.

In Italia la legge è uguale per tutti. Non possono esistere ordinamenti paralleli che mettano in discussione i principi costituzionali.

Il rispetto della nostra Carta costituzionale non è una scelta facoltativa, ma un dovere che riguarda tutti coloro che vivono nel nostro Paese.

I nostri valori non si toccano. La Costituzione viene prima di tutto. SCOPRI DI PIÙ

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SUL TERRITORIO

A Bresseo di Teolo, nel cuore dei Colli Euganei, ho partecipato all’inaugurazione dell’Antica Fiera di Bresseo, una delle manifestazioni più amate e ricche di storia del nostro territorio.

Un appuntamento che si rinnova nel tempo e che racconta le nostre radici, le tradizioni popolari e il forte senso di appartenenza che caratterizza le comunità venete.

Le nostre fiere sono molto più di una festa: sono un patrimonio di storia, cultura e identità. Occasioni preziose per ritrovarsi, valorizzare le eccellenze locali e sostenere il commercio, l’artigianato e le attività economiche che tengono vivi i nostri paesi.

L’Antica Fiera di Bresseo è anche una bella testimonianza della forza del volontariato e dell’associazionismo, autentiche ricchezze del nostro Veneto. Dietro ogni manifestazione ci sono persone che dedicano tempo, energie e passione alla propria comunità.

Un sincero ringraziamento al sindaco di Teolo, Valentino Turetta, all’Amministrazione comunale, alla Pro Loco, agli organizzatori e a tutti i volontari che, con impegno e dedizione, continuano a rendere possibile questa storica manifestazione.

Custodire le nostre tradizioni significa valorizzare le nostre radici, rafforzare il senso di comunità e trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio prezioso di valori, storia e identità.

69 anni di storia, passione e tradizioni venete. A Pieve di Soligo ho partecipato alla tradizionale accensione del 69° Spiedo Gigante, uno degli appuntamenti più caratteristici e amati della Marca Trevigiana, simbolo dell’identità e delle radici della nostra comunità.

Una manifestazione straordinaria, cresciuta grazie alla passione e all’impegno di generazioni di volontari, che ha conquistato il Guinness World Record nel 2017 e ottenuto nel 2025 il riconoscimento nazionale di “Sagra di Qualità”, promosso dall’UNPLI, l’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia.

Pieve di Soligo si conferma così la “Città dello Spiedo”, dove gastronomia, cultura, tradizioni popolari e associazionismo si incontrano, dando vita a una festa capace di coinvolgere tutta la comunità e richiamare numerosi visitatori.

Un sincero ringraziamento al sindaco Stefano Soldan, alla presidente della Pro Loco Silvia Padoin e a tutti i volontari che, con passione, impegno e dedizione, continuano a rendere possibile questa bellissima manifestazione.

Le nostre Pro Loco rappresentano un patrimonio prezioso per il Veneto. Custodiscono le tradizioni, valorizzano le eccellenze del territorio, promuovono la partecipazione e contribuiscono a mantenere vive le nostre comunità.

Perché le tradizioni non sono soltanto memoria del passato, ma un’eredità viva da custodire, valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni.

Dietro ogni insegna accesa c’è una storia di lavoro, sacrifici e passione. Dietro ogni negozio ci sono persone e famiglie che, con il loro impegno quotidiano, contribuiscono a mantenere vive le nostre comunità.

Domenica mattina a Borgoricco, al Teatro Comunale Aldo Rossi, si è svolta la cerimonia “Maestri del Commercio 2026”, promossa dall’Associazione 50&Più Padova, che ha reso omaggio a 24 commercianti per una vita dedicata al lavoro, alla professionalità e al servizio della comunità.

I commercianti non sono soltanto imprenditori: sono punti di riferimento per le famiglie, presìdi di vicinanza e una risorsa fondamentale per la vitalità dei nostri paesi. Con le loro attività contribuiscono a mantenere vivi i centri storici, i quartieri e le nostre comunità.

In un momento di grandi sfide per il commercio di prossimità, abbiamo il dovere di sostenere chi continua a investire, creare occupazione e credere nel proprio territorio.

Premiare questi 24 Maestri del Commercio significa riconoscere il valore di una vita di lavoro e custodire un patrimonio di esperienze, competenze e valori da trasmettere alle nuove generazioni.

Le mie congratulazioni a tutti i premiati e un sincero ringraziamento al presidente provinciale di 50&Più, Renzo Capitanio, e a tutti gli organizzatori per questa importante iniziativa.

Perché dietro ogni impresa c’è una persona. E dietro ogni storia di lavoro c’è un pezzo della storia del nostro territorio.

246 anni di storia, tradizioni e identità. A Gazzo si rinnova uno degli appuntamenti più rappresentativi dell’Alta Padovana, una manifestazione che custodisce e valorizza le radici del nostro territorio.

Sabato sera insieme al sindaco Ornella Leonardi, ho partecipato all’inaugurazione della 246ª Antica Fiera Franca di Gazzo, un evento che attraversa le generazioni e rappresenta un importante momento di incontro, condivisione e valorizzazione delle tradizioni locali.

Particolarmente significativa la presentazione del libro “Fin dove arrivano i campanacci”, scritto da Paola Pilotto e illustrato da Laura Mozzo, dedicato alla transumanza e al patrimonio di storia, cultura e valori del nostro mondo rurale.

Un sincero ringraziamento al sindaco Ornella Leonardi, all’Amministrazione comunale, agli organizzatori e a tutti i volontari che, con passione e impegno, contribuiscono a mantenere viva questa storica manifestazione.

Custodire le nostre tradizioni significa difendere l’identità delle nostre comunità, valorizzare la nostra storia e trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio prezioso di valori e appartenenza.

Sabato mattina a Padova ho partecipato, insieme all’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, all’inaugurazione della nuova sede del Servizio sanitario delle Cucine Economiche Popolari, presso l’ex canonica del Tempio della Pace.

Un luogo che rappresenta un importante punto di riferimento per le persone più fragili, dove chi è in difficoltà può trovare cure, ascolto, accoglienza e quel calore umano che fa davvero la differenza.

Un grazie di cuore a Suor Albina, alla Fondazione Nervo Pasini e a tutti i volontari e professionisti che ogni giorno si dedicano con passione e generosità a chi ha più bisogno.

Questa realtà ci ricorda quanto siano preziosi il volontariato, la solidarietà e la collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore.

Perché la salute è un diritto di tutti e nessuno deve sentirsi solo.

BANDI E FINANZIAMENTI DALLA REGIONE VENETO

Sono disponibili nuove opportunità di finanziamento promosse dalla Regione Veneto a sostegno di imprese, enti locali e realtà del territorio.

Si tratta di strumenti concreti per favorire sviluppo, innovazione e crescita economica.

Consulta tutti i bandi attivi e le modalità di partecipazione

MARCHE, 3,8 MILIONI PER IL GASOLIO AGRICOLO: SOSTEGNO CONCRETO ALLE IMPRESE E AL TERRITORIO

Un intervento concreto per sostenere gli agricoltori marchigiani e difendere un settore strategico per l’economia e l’identità del territorio.

La Regione Marche, ha annunciato uno stanziamento straordinario di 3,8 milioni di euro a fondo perduto per compensare l’aumento dei costi del gasolio agricolo, prevedendo un contributo di 20 centesimi al litro per il carburante prelevato nei mesi di giugno, luglio e agosto 2026.

A questa misura si aggiunge la possibilità di ottenere fino al 30% in più di gasolio agricolo agevolato, per rispondere alle maggiori necessità delle imprese, anche a seguito delle difficili condizioni climatiche estive.

Il provvedimento, integra gli interventi nazionali e punta ad alleggerire i costi di produzione delle aziende agricole.

Come UDC, al fianco della coalizione di centrodestra che governa le Marche, condividiamo l’attenzione verso chi lavora la terra, produce qualità, crea occupazione e contribuisce alla tutela del paesaggio e delle nostre comunità rurali.

L’agricoltura rappresenta un patrimonio economico, sociale e culturale fondamentale, soprattutto per le aree interne, dove le imprese agricole svolgono anche un ruolo decisivo nel contrastare lo spopolamento e mantenere vivo il territorio.

Sostenere gli agricoltori significa difendere il lavoro, le produzioni di qualità e il futuro delle nostre comunità.

È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a lavorare: meno costi per le imprese, più attenzione al mondo produttivo e risposte concrete ai bisogni dei territori.

BEKO, CHIEDIAMO IL RISPETTO DEGLI ACCORDI: PRIORITÀ ALLA DIFESA DEL LAVORO E DELL’INDUSTRIA

Difendere il lavoro, tutelare le famiglie e garantire un futuro produttivo agli stabilimenti marchigiani. È questa la priorità nella vertenza Beko, al centro del confronto tra Governo, Regione Marche, azienda e organizzazioni sindacali.

Dopo l’incontro dell’8 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ribadiamo la necessità di rispettare gli accordi industriali sottoscritti e assicurare prospettive concrete agli stabilimenti di Comunanza e Melano.

A diciotto mesi dalla sottoscrizione dell’accordo, infatti, le difficoltà del mercato degli elettrodomestici stanno determinando una contrazione dei volumi produttivi e ritardi negli investimenti programmati.

Come UDC condividiamo la necessità di difendere il patrimonio industriale delle Marche e garantire certezze ai lavoratori e alle loro famiglie.

Le difficoltà del settore non possono tradursi in un progressivo ridimensionamento delle attività produttive. Occorre invece rafforzare il confronto tra istituzioni, impresa e parti sociali, individuando soluzioni capaci di salvaguardare l’occupazione e rilanciare la competitività degli stabilimenti.

Fondamentale, in questo percorso, è anche il lavoro del Governo e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, impegnati ad affrontare la crisi del settore degli elettrodomestici anche a livello europeo.

La Regione ha confermato la propria disponibilità ad accompagnare i processi di innovazione, formazione e riqualificazione professionale, strumenti indispensabili per affrontare i cambiamenti del mercato.

Dietro ogni stabilimento ci sono lavoratori, famiglie, competenze e intere comunità che non possono essere lasciate nell’incertezza.

Per questo è necessario continuare a chiedere all’azienda il rispetto degli impegni assunti, investimenti concreti e un piano industriale credibile.

La nostra priorità resta la stessa: difendere il lavoro, sostenere le imprese e garantire un futuro all’industria e alle famiglie marchigiane.

Vi ringrazio per l’attenzione

Buon proseguimento,

Antonio


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