Protesta degli agricoltori, l’arcivescovo mons. Satriano: «La fatica di chi lavora non può più attendere»


BARI – Un appello alle istituzioni perché intervengano senza ulteriori ritardi a sostegno degli agricoltori, degli olivicoltori e delle categorie produttive in difficoltà. Ma anche un richiamo al rispetto della dignità del lavoro, alla necessità di garantire condizioni economiche eque e all’importanza di mantenere pacifiche le manifestazioni di protesta. È il messaggio lanciato dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, che attraverso una nota diffusa venerdì 16 ottobre esprime la vicinanza della Chiesa alle persone e alle famiglie alle prese con le conseguenze dell’aumento dei costi e dell’incertezza occupazionale.

Una presa di posizione che arriva mentre le proteste coinvolgono diversi settori produttivi e che richiama le responsabilità delle istituzioni regionali, nazionali ed europee nella ricerca di soluzioni capaci di offrire risposte concrete ai lavoratori.

«Il tempo di chi deve provvedere alla propria famiglia non può essere consumato tra rinvii e promesse», sottolinea l’Arcidiocesi, evidenziando come le difficoltà denunciate in questi giorni non riguardino soltanto le categorie direttamente impegnate nelle mobilitazioni, ma investano una parte significativa della società.

Agricoltori, olivicoltori, autotrasportatori e operai preoccupati per il futuro occupazionale condividono, pur nelle differenti condizioni, il timore di non riuscire più a garantire un’esistenza dignitosa attraverso il proprio lavoro. Una situazione che coinvolge anche le famiglie costrette a confrontarsi con il crescente costo della vita e i giovani che cercano opportunità di formazione e prospettive per il futuro.

L’arcivescovo Satriano e l’intera comunità diocesana manifestano solidarietà nei confronti di quanti affrontano quotidianamente queste difficoltà, sottolineando come le loro preoccupazioni siano ben conosciute anche all’interno delle parrocchie e delle comunità cristiane.

Particolare attenzione viene rivolta alla crisi dell’agricoltura pugliese e, soprattutto, al settore olivicolo, alle prese con una combinazione di fattori che rischia di compromettere la sostenibilità economica di numerose aziende.

La riduzione dei prezzi riconosciuti ai produttori, accompagnata dall’aumento delle spese necessarie per coltivare i terreni e acquistare carburante, sta determinando una situazione nella quale il ricavato delle produzioni rischia di non essere sufficiente a coprire i costi sostenuti.

Dietro le difficoltà economiche, osserva l’Arcidiocesi, ci sono famiglie che hanno investito risparmi e anni di lavoro nelle proprie attività e che oggi si trovano a fare i conti con prospettive sempre più incerte.

«Non possiamo celebrare l’olio pugliese sulle nostre tavole e lasciare soli coloro che lo producono», è il richiamo contenuto nella nota, che pone al centro della riflessione il rapporto tra il valore riconosciuto ai prodotti del territorio e la remunerazione effettivamente garantita a chi li realizza.

Per la Chiesa barese, una società non può considerare accettabile che l’impegno quotidiano di un lavoratore non gli consenta di mantenere dignitosamente la propria famiglia.

L’Arcidiocesi richiama anche il rischio che le difficoltà economiche possano allontanare le nuove generazioni dall’agricoltura e dal territorio. «Nessuno dovrebbe sentirsi costretto a dire a un figlio: “lascia questa terra, perché qui il tuo lavoro non avrà valore”», si legge nel documento.

Le criticità attuali, secondo la riflessione dell’arcivescovo, rendono evidente la necessità di affrontare problemi strutturali che da tempo interessano il settore agricolo, andando oltre gli interventi adottati per fronteggiare le singole emergenze.

La richiesta è quella di una politica agricola maggiormente attenta alle caratteristiche delle imprese pugliesi, spesso di piccole dimensioni e a conduzione familiare, che devono confrontarsi con i tempi della produzione, le oscillazioni del mercato e i rischi legati alle diverse annate.

Gli strumenti di sostegno, viene osservato, devono essere costruiti tenendo conto delle condizioni effettive nelle quali operano gli agricoltori, evitando che le misure previste risultino difficilmente accessibili proprio per le realtà maggiormente bisognose di aiuto.

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni a ogni livello affinché venga avviato rapidamente un confronto con le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese, capace di tradursi in decisioni verificabili e accompagnate da scadenze precise.

Tra le priorità indicate figurano la riduzione del peso del carburante e degli altri costi di produzione, la disponibilità di strumenti finanziari accessibili e l’introduzione di interventi duraturi per il comparto olivicolo.

L’Arcidiocesi richiama inoltre la necessità di assicurare maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e nella commercializzazione dei prodotti agricoli, contrastando le frodi e le pratiche scorrette e garantendo informazioni chiare sulla provenienza dell’olio e sul rispetto degli standard produttivi.

«Il valore del prodotto deve arrivare anche a chi lo ha reso possibile», sottolinea la nota, evidenziando l’importanza di una distribuzione più equa delle risorse lungo la filiera.

Le difficoltà del mondo agricolo e dell’autotrasporto vengono inoltre considerate parte di un problema più ampio, perché le interruzioni e le tensioni che interessano la produzione e la distribuzione possono avere conseguenze immediate anche sulle attività commerciali e sulle famiglie.

Una situazione destinata a pesare soprattutto sulle persone economicamente più fragili, che dispongono di margini ridotti per affrontare ulteriori aumenti delle spese quotidiane.

Per questo motivo, monsignor Satriano invita chi ricopre responsabilità istituzionali a incontrare direttamente i manifestanti e a fornire risposte concrete, senza limitarsi a dichiarazioni di disponibilità o a impegni rinviati nel tempo.

«L’ascolto è credibile quando produce decisioni», afferma l’Arcidiocesi, richiamando la necessità di trasformare il confronto con le categorie in provvedimenti capaci di incidere sulle difficoltà denunciate.

Accanto alla richiesta di un maggiore impegno delle istituzioni, l’arcivescovo rivolge però un messaggio preciso anche a quanti stanno manifestando.

Il diritto alla protesta deve essere esercitato pacificamente e nel rispetto della legalità, salvaguardando i servizi essenziali e prestando particolare attenzione alle persone più vulnerabili.

La Chiesa riconosce le ragioni del disagio e la legittimità del dissenso, ma invita a evitare comportamenti che possano aggravare le difficoltà di altri cittadini.

«Il dissenso ha pieno diritto di cittadinanza. A chi governa spetta il compito di ascoltarlo senza aspettare che l’esasperazione prenda il posto della fiducia», si legge nella comunicazione.

L’appello coinvolge anche le comunità cristiane, chiamate a tradurre la solidarietà in iniziative concrete. Le parrocchie e i fedeli vengono invitati ad ascoltare le famiglie in difficoltà, a riconoscere le situazioni di disagio che spesso restano nascoste e a sostenere le produzioni locali attraverso comportamenti di acquisto consapevoli.

Per l’Arcidiocesi, infatti, la vicinanza alle persone non può esaurirsi nelle dichiarazioni pubbliche, ma deve trovare espressione nella disponibilità quotidiana ad aiutare chi attraversa momenti di particolare difficoltà.

Il messaggio conclusivo è rivolto direttamente agli agricoltori e a tutti coloro che temono per la continuità della propria attività lavorativa.

«La vostra fatica ci riguarda. Siamo con voi nella richiesta di giustizia e nel dialogo necessario per ottenerla», affermano l’arcivescovo Satriano e la Chiesa di Bari-Bitonto.

Un richiamo che si chiude con un’immagine legata al valore del lavoro agricolo e alla dignità delle persone: «Il pane che arriva sulle nostre tavole porta il lavoro di molte mani. Quelle mani hanno diritto a una vita dignitosa».




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