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La filiera italiana del cemento e del calcestruzzo chiude il 2025 con segnali contrastanti: crescono produzione, consumi e occupazione, ma diminuiscono fatturato e valore aggiunto. Il Rapporto di Filiera 2025 di Federbeton fotografa un settore strategico per le costruzioni, sostenuto soprattutto dagli investimenti nelle opere pubbliche e dal PNRR. Preoccupa, tuttavia, l’aumento delle importazioni, che accentua la pressione competitiva sull’industria nazionale. Sullo sfondo restano le sfide legate ai costi energetici, alla decarbonizzazione e al sistema ETS. Un quadro che evidenzia la necessità di conciliare sostenibilità ambientale, competitività e autonomia produttiva. Il report integrale è scaricabile a fine articolo.
Filiera del cemento e del calcestruzzo: più imprese e occupati, ma fatturato in diminuzione
Il settore italiano del cemento e del calcestruzzo mostra segnali contrastanti. Da una parte aumentano i volumi produttivi, i consumi interni e il numero degli occupati; dall’altra diminuiscono il fatturato complessivo e il valore aggiunto, mentre cresce la pressione delle importazioni dall’estero.
È questa la fotografia che emerge dal Rapporto di Filiera 2025 di Federbeton, che analizza l’andamento economico e produttivo del comparto, inserendolo nel più ampio contesto delle costruzioni italiane e delle trasformazioni del mercato internazionale.
Nel 2025 le imprese appartenenti alla filiera hanno raggiunto quota 4.073, in crescita dell’1,1% rispetto alle 4.030 del 2024. Un incremento accompagnato anche dall’espansione occupazionale: gli addetti sono passati da 43.583 a 45.905, con un aumento del 5,3%, corrispondente a oltre 2.300 lavoratori in più.
Meno favorevole è invece l’andamento dei principali indicatori economici. Il fatturato complessivo si è attestato a 16,31 miliardi di euro, in calo del 4,6% rispetto ai 17,10 miliardi dell’anno precedente. Anche il valore aggiunto ha registrato una contrazione del 5%, scendendo da 5,21 a 4,95 miliardi di euro.
Si tratta di un andamento che evidenzia una divergenza tra la crescita della base produttiva e occupazionale e l’evoluzione dei risultati economici.
Il rapporto sottolinea inoltre come l’interscambio commerciale dell’intera filiera continui a risentire del rafforzamento delle importazioni. Nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto 1,04 miliardi di euro, diminuendo del 4,9%, mentre le importazioni sono aumentate del 7,6%, arrivando a 759 milioni di euro. Il saldo commerciale è rimasto positivo, ma si è ridotto da 386 a 278 milioni.
IL REPORT IN BREVE
– Fatturato: 16,31 miliardi di euro nel 2025, in calo del 4,6% rispetto al 2024.
– Imprese e occupazione: 4.073 aziende (+1,1%) e 45.905 addetti (+5,3%).
– Valore aggiunto: 4,95 miliardi di euro, in diminuzione del 5%.
– Produzione di cemento: 20,21 milioni di tonnellate, in crescita del 4,4%.
– Consumi di cemento: 22,38 milioni di tonnellate, con un incremento del 7,5%.
– Produzione di calcestruzzo: 36,9 milioni di metri cubi, in aumento del 9,8%.
– Importazioni di cemento: 3,21 milioni di tonnellate (+17,6%), pari al 14,4% dei consumi nazionali.
– Opere pubbliche: assorbono il 52% della produzione di calcestruzzo preconfezionato, confermandosi il principale mercato di destinazione.
– Sfide future: costi energetici, decarbonizzazione, sistema ETS e competitività dell’industria italiana.
Produzione di cemento in aumento del 4,4%, consumi nazionali a +7,5%
Uno degli elementi più significativi del Rapporto Federbeton riguarda la ripresa produttiva dell’industria cementiera italiana.
Nel 2025 la produzione nazionale di cemento ha raggiunto 20,21 milioni di tonnellate, con un incremento del 4,4% rispetto ai 19,36 milioni dell’anno precedente.
La crescita ha interessato tutte le principali aree geografiche del Paese, anche se con intensità differenti.
Il Nord si conferma il principale polo produttivo, con 9,75 milioni di tonnellate e una crescita del 4,1%. Nel Centro Italia e in Sardegna la produzione è arrivata a 3,70 milioni di tonnellate (+3,1%), mentre il Sud e la Sicilia hanno registrato l’incremento più consistente, pari al 5,5%, raggiungendo 6,76 milioni di tonnellate.
Ancora più marcata è stata la crescita dei consumi interni, che hanno raggiunto 22,38 milioni di tonnellate, il 7,5% in più rispetto al 2024.
In aumento anche il consumo medio pro capite, passato da 353 a 380 chilogrammi per abitante.
La ripresa della domanda nazionale rappresenta un elemento positivo per il mercato, ma introduce anche una questione rilevante per l’industria italiana: una parte crescente dei consumi viene soddisfatta attraverso materiali provenienti dall’estero.
Crescono le importazioni: aumenta la dipendenza dalle forniture estere
Nel 2025 le importazioni di cemento destinate al mercato interno hanno raggiunto 3,21 milioni di tonnellate, con una crescita del 17,6% rispetto all’anno precedente.
La loro incidenza sui consumi nazionali è così passata dal 13,1% al 14,4%.
Allargando l’analisi all’interscambio complessivo di cemento e clinker, il rapporto segnala un fenomeno ancora più evidente: le importazioni hanno raggiunto 5,52 milioni di tonnellate (+21,3%), mentre le esportazioni sono diminuite del 27,3%, fermandosi a 1,08 milioni di tonnellate.
Il saldo negativo in termini di quantità si è quindi ampliato, passando da 3,07 a 4,44 milioni di tonnellate.
Questa dinamica rappresenta una delle principali criticità evidenziate da Federbeton. La domanda interna cresce più rapidamente della produzione nazionale e il ricorso alle forniture estere aumenta, mentre l’industria italiana deve confrontarsi con costi energetici e ambientali che incidono sulla competitività.
Il rischio, secondo la Federazione, è che la progressiva crescita delle importazioni possa indebolire nel tempo la capacità produttiva nazionale, in un settore considerato strategico per la realizzazione delle infrastrutture e degli interventi edilizi.
Calcestruzzo preconfezionato: produzione in crescita del 9,8%, le opere pubbliche trainano il mercato
Particolarmente positivo è il risultato registrato dal comparto del calcestruzzo preconfezionato.
Secondo il Rapporto di Filiera 2025, la produzione nazionale ha raggiunto 36,9 milioni di metri cubi, con un incremento del 9,8% rispetto al 2024. Il numero degli impianti di betonaggio è rimasto sostanzialmente stabile, attestandosi a 1.700 unità.
La crescita dei volumi è accompagnata da una trasformazione nella distribuzione della domanda.
Per la prima volta nel periodo considerato dal rapporto, le opere pubbliche e il genio civile assorbono una quota superiore alla metà del calcestruzzo preconfezionato utilizzato in Italia.
Nel 2025, infatti, il 52% della produzione è stato destinato alle opere pubbliche e al genio civile, contro il 50% del 2024 e il 49% del 2023.
Parallelamente, la quota destinata all’edilizia residenziale è scesa al 24%, rispetto al 26% dell’anno precedente e al 27% del 2023. Il non residenziale privato ha invece mantenuto una quota stabile del 24%.
Il cambiamento riflette la nuova composizione della domanda nel settore delle costruzioni, dove gli investimenti infrastrutturali hanno assunto un ruolo sempre più rilevante, anche grazie agli interventi finanziati dal PNRR.
Questa evoluzione emerge anche dall’analisi delle destinazioni del cemento: nel 2025 le centrali di betonaggio hanno assorbito 10,24 milioni di tonnellate, pari al 53,4% delle consegne interne, contro il 51,8% dell’anno precedente.
Cambia la composizione dei materiali: crescono alcune tipologie di cemento e i calcestruzzi ad alta resistenza
Il rapporto offre anche uno spaccato sull’evoluzione delle caratteristiche tecniche dei materiali prodotti.
Nel comparto del cemento si registra una modifica della distribuzione tra le diverse tipologie. Il cemento Portland CEM I ha ridotto la propria quota dall’9,9% del 2024 all’8,5% del 2025, mentre il CEM II/B-L è diventato la tipologia più diffusa, raggiungendo il 33,2% della produzione complessiva.
Aumenta anche la presenza dei cementi d’altoforno: il CEM III/A è passato dall’8,1% al 9,9%, mentre il CEM III/B è salito dallo 0,8% all’1,6%. I cementi pozzolanici CEM IV hanno raggiunto complessivamente il 17% della produzione, contro il 15,1% del 2024.
Sul fronte delle classi di resistenza, i cementi di classe 42,5 rappresentano il 69,4% del totale, in crescita rispetto al 66,3% dell’anno precedente. Considerando insieme le classi 42,5 e 52,5, la loro incidenza raggiunge l’80,2%, contro il 61,3% registrato nel 2015.
Anche nel calcestruzzo si osservano cambiamenti significativi.
Le classi comprese tra C25/30 e C30/37 continuano a rappresentare la quota prevalente della produzione, con il 69% dei volumi. Tuttavia, cresce sensibilmente il peso dei calcestruzzi con classe di resistenza pari o superiore a C35/45, passati dal 6,3% al 12,3% in un solo anno.
Il rapporto evidenzia inoltre un aumento della quota dei calcestruzzi destinati ad ambienti aggressivi, appartenenti alle classi di esposizione XD, XS, XF e XA, passata complessivamente dal 10,1% al 12%.
Sono dati interessanti per il settore della progettazione e delle costruzioni, perché documentano l’evoluzione della domanda verso materiali caratterizzati da specifiche prestazioni meccaniche e requisiti di durabilità.
Costruzioni: il PNRR sostiene le opere pubbliche, ma l’edilizia residenziale rallenta
Il Rapporto Federbeton dedica ampio spazio anche al quadro generale delle costruzioni, attraverso un’analisi curata da ANCE.
Nel 2025 gli investimenti complessivi in costruzioni hanno registrato, secondo le stime dell’Associazione, una flessione dell’1,1% in termini reali. Un risultato comunque migliore rispetto alle previsioni formulate l’anno precedente, che indicavano un calo del 7%.
A sostenere il mercato sono state soprattutto le opere pubbliche, cresciute del 21% rispetto al 2024, grazie all’accelerazione dei lavori finanziati dal PNRR.
Di segno opposto è stato invece l’andamento dell’edilizia residenziale.
La manutenzione straordinaria delle abitazioni ha registrato una contrazione del 18%, risentendo del ridimensionamento degli incentivi fiscali che avevano sostenuto il mercato negli anni precedenti. Anche le nuove costruzioni residenziali hanno mostrato difficoltà, con investimenti in diminuzione del 5%.
Per il 2026, le previsioni ANCE riportate nel documento indicano un possibile recupero degli investimenti complessivi in costruzioni del 5,6% su base annua, sostenuto ancora una volta dalle opere pubbliche (+12%) e da una ripresa della manutenzione straordinaria residenziale (+3,5%).
Si tratta tuttavia di stime formulate a inizio anno, che non incorporano gli effetti delle successive tensioni geopolitiche ed energetiche.
La prospettiva di medio periodo resta strettamente legata alla capacità di garantire continuità agli investimenti infrastrutturali anche dopo la conclusione della fase straordinaria del PNRR.
Tra le priorità individuate da ANCE figurano la sicurezza del territorio, la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, la resilienza delle infrastrutture, la riqualificazione energetica e il rafforzamento dell’offerta di abitazioni accessibili.
Industria del cemento: 50 unità produttive e capacità utilizzata al 57%
Sul piano della struttura industriale, il comparto cementiero italiano ha mantenuto nel 2025 un assetto sostanzialmente invariato.
Il rapporto censisce 16 aziende e 50 unità produttive, di cui 30 cementerie a ciclo completo e 20 impianti di macinazione.
La distribuzione geografica vede una maggiore concentrazione nel Nord, che ospita 22 unità produttive, seguito dal Sud e dalla Sicilia con 18 impianti e dal Centro e dalla Sardegna con 10.
Un indicatore particolarmente significativo è il grado di utilizzo dei forni da cemento, rimasto stabile al 57% della capacità disponibile a livello nazionale.
Le differenze territoriali sono però rilevanti: al Nord il tasso di utilizzo raggiunge il 65%, nel Sud il 63%, mentre nel Centro si ferma al 44% e nelle Isole si attesta intorno al 46%.
Questi valori mostrano come l’industria disponga ancora di capacità produttiva non pienamente utilizzata, pur in presenza di una domanda interna crescente.
Il rapporto dedica attenzione anche ai consumi energetici degli impianti: nel 2025 il consumo specifico di energia elettrica è stato pari a 118 kWh per tonnellata di cemento prodotto.
Per un’industria caratterizzata da processi produttivi ad alta intensità energetica, il costo dell’energia rappresenta quindi una variabile fondamentale per la competitività.
Energia, ETS e decarbonizzazione: le sfide per il futuro della filiera
Accanto all’analisi economica e produttiva, il Rapporto Federbeton pone al centro del dibattito il tema della sostenibilità industriale.
Nella prefazione, il presidente di Federbeton Stefano Gallini richiama la necessità di tutelare la capacità produttiva italiana in una fase caratterizzata da crescenti pressioni competitive, costi energetici elevati e trasformazioni delle politiche ambientali europee.
Una delle principali questioni riguarda l’evoluzione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS.
Secondo i dati riportati nel rapporto, tra il 2021 e il 2024 il costo dell’ETS ha rappresentato, come valore mediano, il 16% dell’EBITDA delle imprese europee del cemento.
Un’incidenza che, secondo Federbeton, rischia di ridurre le risorse disponibili proprio per gli investimenti necessari alla decarbonizzazione.
La Federazione sottolinea come la riduzione delle emissioni rappresenti un obiettivo condiviso dall’industria, ma evidenzia la necessità di accompagnare la transizione con strumenti che tengano conto delle caratteristiche dei settori hard-to-abate, nei quali l’abbattimento delle emissioni richiede tecnologie complesse e investimenti significativi.
Tra gli aspetti prioritari vengono individuati il funzionamento del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, la progressiva riduzione delle quote gratuite dell’ETS e la disponibilità di risorse da destinare agli investimenti industriali.
Il CBAM, in particolare, viene considerato uno strumento essenziale per garantire condizioni di concorrenza più equilibrate tra le produzioni europee e quelle provenienti da Paesi con vincoli ambientali differenti.
Un ulteriore elemento strategico riguarda lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂, ritenute importanti per accompagnare la trasformazione del settore cementiero.
La posizione espressa da Federbeton è che la decarbonizzazione non debba tradursi in una progressiva delocalizzazione della produzione industriale, perché trasferire le attività fuori dall’Europa potrebbe aumentare la dipendenza dalle importazioni senza assicurare una corrispondente riduzione delle emissioni globali.
Prospettive: una filiera strategica per le infrastrutture e per la transizione industriale
Il Rapporto di Filiera 2025 restituisce l’immagine di un comparto che, pur registrando una crescita dei volumi produttivi e dell’occupazione, si trova ad affrontare una fase di trasformazione particolarmente delicata.
La ripresa della domanda di cemento, l’espansione del calcestruzzo preconfezionato e il peso crescente delle opere pubbliche rappresentano segnali positivi, strettamente connessi all’attività infrastrutturale e agli investimenti in costruzioni.
Allo stesso tempo, la contrazione del fatturato, il calo del valore aggiunto e l’aumento delle importazioni evidenziano elementi di vulnerabilità per la competitività dell’industria nazionale.
A queste dinamiche si aggiungono le sfide legate ai costi dell’energia, alla regolamentazione delle emissioni e alla necessità di sviluppare tecnologie produttive progressivamente meno impattanti sull’ambiente.
Il tema centrale, secondo Federbeton, è dunque la capacità di conciliare tre obiettivi: decarbonizzazione, competitività e autonomia industriale.
Una sfida che riguarda non soltanto le imprese produttrici, ma l’intero sistema delle costruzioni, chiamato nei prossimi anni a garantire la realizzazione di nuove infrastrutture, la sicurezza del patrimonio costruito e la transizione verso materiali e processi produttivi più sostenibili.
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