Giorgia Meloni in Parlamento è chiara: i contenuti vengono prima delle scadenze e il via libera al bilancio Ue arriverà solo se l’accordo sarà giusto per l’Italia. Sul tavolo anche la nuova flessibilità per far fronte all’inflazione e una revisione delle regole green. Intanto il campo largo presenta cinque risoluzioni diverse: una per partito. Il nodo Kiev resta irrisolto.
Meloni: «Un’Europa forte ha bisogno di nazioni forti»
Un nuovo modo di essere europeista, che non si traduce in uno svilimento del ruolo delle nazioni ma che le rimette al centro. Questo il discorso che consegna ai parlamentari il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni che anticipano il Consiglio europeo in programma oggi e domani. Per il premier, infatti, solo «un’Europa riunificata, sostenuta da un solido consenso politico, può raggiungere la massa critica necessaria per restare competitiva, influente e sicura».
E ancora: «Per anni ci hanno detto che, per contare in Europa, l’Italia doveva rinunciare a difendere i propri interessi. Abbiamo dimostrato il contrario. Perché un’Europa forte ha bisogno di nazioni forti». «Viviamo in un mondo in cui la sicurezza, la prosperità, molti equilibri che per anni abbiamo dato per acquisiti non sono più scontati», ricorda. «E l’Europa deve decidere come starci. Può continuare a scrivere regole come se nulla fosse cambiato. Oppure può guardare la realtà per quello che è, e dotarsi degli strumenti per difendere la propria economia, la propria sicurezza, la propria libertà».
Quando parla di regole, Meloni si riferisce soprattutto a quelle sui conti pubblici.
La flessibilità sui conti e il nodo del bilancio Ue
«Come sapete, ho scritto alla presidente Ursula von der Leyen per chiedere due cose. La prima: che lo choc energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda: che gli Stati possano utilizzare almeno una parte dell’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di famiglie e imprese. Perché sarebbe oggettivamente difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo choc non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello choc ha generato».
Meloni riconosce che non sarà facile «trovare una convergenza, ma non per questo rinunciamo a porre con forza la questione».
Il quadro finanziario pluriennale «resta la questione fondamentale: non possiamo accettare che l’Italia versi di più al bilancio europeo e, allo stesso tempo, riceva di meno. È una semplice questione di equità», spiega commentando la proposta irlandese che mantiene invariati i criteri di ripartizione delle risorse.
E, dopo aver criticato ancora il sistema dei rebates, «privilegi da superare», valuta ancora «il principio secondo cui i fondi europei non possono finanziare attività che danneggiano in modo significativo l’ambiente».
La battaglia sugli Ets e i costi per le imprese
Si riferisce quindi al sistema degli Ets: «Questi permessi si comprano sul mercato, e pertanto il prezzo lo fa il mercato stesso, con dinamiche che, permettetemi, non hanno molto a che fare con la tutela dell’ambiente. Quando il prezzo degli Ets sale, sale anche il costo di produzione per l’acciaieria, la cartiera, il cementificio, la ceramica. E quel costo, alla fine, finisce nel prezzo di ciò che compriamo».
«Per questo abbiamo messo nero su bianco alcune proposte puntuali per correggere il sistema Ets, perché il prezzo della CO2 rifletta l’economia reale e non le logiche della finanza. E abbiamo chiesto di rinviare ancora l’Ets2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese».
Davanti a una concorrenza globale «sempre più aggressiva», Meloni avverte: «Ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che sta regalando ai suoi concorrenti».
Sul bilancio Ue, infine, il premier è stato chiaro: la presidenza irlandese punta a chiudere entro fine anno, ma per Roma «la data non può diventare più importante del contenuto». E ancora: «Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una scadenza. Firmeremo un accordo solo quando sarà un accordo giusto per l’Italia».
Il sostegno a Kiev e le tensioni con gli Stati Uniti
Nel suo discorso rompe anche il silenzio di cui era stata tacciata spiegando come giudichi «rischiosa» la decisione del presidente americano Donald Trump di acquistare gas russo, seppure nell’ottica di sollevare i cittadini dal rincaro energetico (Matteo Salvini, poche ore dopo, avrebbe affermato che l’Italia dovrà tornare ad acquistare metano da Mosca dopo la fine della guerra).
Poi, quando ribadisce il sostegno a Kiev, si solleva l’applauso di parte delle opposizioni, «buon segnale» anche per il presidente del Senato Ignazio La Russa.
Per il premier «quello che accade in Ucraina non resta in Ucraina. Il Consiglio europeo discuterà, in modo specifico, dell’escalation degli attacchi ibridi russi. Ed è giusto così, perché la minaccia ibrida è ormai diventata l’ennesimo “nuovo normale” di questa epoca travagliata […]. Il punto è che la guerra ibrida non si dichiara e non ha un fronte».
E «la soluzione», insiste, è «che i 27 individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa».
Durante la replica alla Camera, al Movimento 5 Stelle che chiede di chiarire i suoi rapporti con gli Usa, Meloni risponde con una stoccata a Giuseppe Conte: non si può «criticare l’imperialismo americano e poi correre a pranzo» con il rappresentante speciale Usa, Paolo Zampolli.
Difesa e materie prime strategiche
Il premier torna a parlare di Difesa: «Difendersi oggi non significa soltanto avere carri armati. Significa un ospedale che continua a curare anche sotto un attacco informatico, una centrale che non si spegne, un aeroporto che non si ferma per un drone. Difendersi significa proteggere la vita quotidiana dei cittadini».
E ancora, rivolgendosi alle opposizioni: «La maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro», spiega. «Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo».
Meloni ha richiamato la dipendenza europea da litio, cobalto, grafite e terre rare, indispensabili per la transizione energetica e digitale e per la difesa, ma importate quasi interamente e spesso da un solo Paese. Il rischio, ha avvertito, è «uscire da una dipendenza solo per entrare in un’altra». Da qui la candidatura di Porto Marghera a ospitare uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico.
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