Quando un bar-ristorante diventa hub di quartiere- Fortune Italia


In una città dove il cambiamento viene spesso percepito come una minaccia e dove interi quartieri faticano a trovare spazi di aggregazione che non siano centri commerciali o schermi digitali, il tema della desertificazione culturale dei territori urbani resta una questione aperta. L’Italia, secondo il rapporto ‘Io Sono Cultura‘ 2026, genera 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto grazie a cultura e creatività, pari al 15,4% del PIL nazionale, eppure questa ricchezza si distribuisce in modo disomogeneo, lasciando vuoti evidenti nei quartieri residenziali delle grandi città. A Roma, nel cuore del Flaminio, un esperimento nato quasi per caso quattro anni fa sta dimostrando che un bar ristorante può diventare qualcosa di molto diverso da un semplice esercizio commerciale. Etablino, locale affacciato sulla piazza pedonale di Perin del Vaga, taglia il traguardo dei quattro anni di attività il 4 ottobre 2026 con un bilancio che parla di oltre 25 mostre di pittura e fotografia, tre edizioni di un festival di poesia chiamato Argini, laboratori per ragazzi, serate jazz, sessioni di yoga all’aperto, presentazioni di libri, raccolte fondi per associazioni come Save the Children e Luca Onlus e un book exchange permanente dove chiunque può lasciare o prendere un volume. Tutto gratuito e aperto alla comunità. “Quando abbiamo preso questo bar, abbiamo subito pensato che dovesse servire anche la comunità, non solo i clienti”, racconta Francesco Aureli, amministratore unico e socio di maggioranza del locale, che nella vita professionale si occupa di cooperazione internazionale e salute materno-infantile in Africa per l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“Questa piazza ha una storia centenaria, i condomini che la circondano sono stati costruiti tra il 1922 e il 1927 come case popolari, ci sono anziani che vivono lì da sempre. Dovevamo rispettare quel tessuto e allo stesso tempo rivitalizzarlo”. Il profilo di Aureli è insolito per un ristoratore. Laureato in giurisprudenza, ha trascorso dieci anni tra Kosovo, Albania, Angola, Sudan, Kenya, Brasile e Bangladesh lavorando con Ong e agenzie delle Nazioni Unite. È stato rappresentante di Save the Children International a New York ed è oggi portavoce di GCAP Italia, l’alleanza globale contro la povertà. L’idea di unire impresa e impatto sociale non nasce da un business plan ma da una traiettoria personale.

“Da quando ho iniziato a fare volontariato alla Caritas in un dormitorio alla Stazione Termini, durante l’università, ho percepito quanto fosse potente dedicarsi agli altri. Non ho più smesso”, spiega Aureli. Il locale è aperto sette giorni su sette dalle sette del mattino, con colazione, pranzo, merenda, aperitivo e cena, in una formula multifunzionale che lo rende punto di riferimento costante per il quartiere. La programmazione culturale si concentra nelle ore serali e nei weekend: il lunedì sera è dedicato al Monday Jazz, il sabato e la domenica si pratica yoga in piazza, e da alcuni mesi è attivo un format chiamato Colazione con il Coach, sessioni gratuite di crescita personale guidate da un life coach. Il locale ha sostenuto il Flaminio Film Festival, giunto alla tredicesima edizione e dedicato a sostenibilità e pace, e durante la Festa della Musica del 21 giugno di quest’anno ha organizzato tre giorni di jazz dal vivo in collaborazione con il Municipio II di Roma.

I numeri del turismo culturale italiano confermano che esiste una domanda crescente di esperienze autentiche e radicate nei territori. Nel primo trimestre 2026 gli arrivi turistici in Italia sono aumentati del 4,2% e le presenze del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati Istat. Il programma europeo Creative Europe 2026 ha stanziato 380 milioni di euro per sostenere i settori culturali e creativi, con attenzione particolare al Sud Europa. In questo contesto, micro-realtà come Etablino rappresentano un modello dal basso che intercetta bisogni reali senza attendere finanziamenti pubblici.

La piazza di Perin del Vaga, situata vicino al Teatro Olimpico e al museo MAXXI, è stata pedonalizzata dal municipio tra le proteste di una parte dei residenti. Oggi quegli stessi oppositori la difendono. “Possiamo dire che il 90% della comunità ci vuole bene, ci dice che la piazza è diventata come una piazza di Parigi o di Berlino. Poi c’è un 10% che si lamenta di qualsiasi novità, ma è fisiologico, succede ovunque”, osserva Aureli. “Chiudiamo a mezzanotte, anziché alle due di notte, non mettiamo barriere invernali, diserbiamo e annaffiamo gli alberi di tutta la piazza”, precisa Aureli.

L’esperienza di Etablino affonda le radici in un precedente locale, un bar fatto interamente di divani a Piazza del Fico, vicino a Piazza Navona, aperto nel 2006 e chiuso durante la pandemia. Il ritorno di Aureli a Roma dopo anni di missioni internazionali, favorito dalla diffusione del lavoro da remoto post-Covid, ha reso possibile un coinvolgimento diretto nella gestione. I piani futuri prevedono l’organizzazione di webinar aperti a tutti su sostenibilità sociale, economica e ambientale, e il consolidamento del Piatto Sociale (la Amatriciana che già da un anno destina parte del ricavato a due Associazioni di Beneficenza), di Sconfinamenti Poetici e del Salotto Letterario, un book club organizzato con l’Associazione Il Talento di Roma, dove si leggono e discutono libri insieme.

“In futuro vorremmo che questo spazio diventasse ancora di più un luogo dove si parla di cose che contano, dalla sostenibilità alla cultura, sempre in modo accessibile e gratuito per chiunque voglia partecipare”, conclude Aureli. In un panorama urbano dove bar e ristoranti nascono e chiudono a ritmi frenetici, il fatto che un locale di quartiere arrivi a quattro anni costruendo attorno a sé una rete di relazioni culturali e sociali rappresenta un’ anomalia che merita attenzione. Non tanto per il singolo caso, quanto per la domanda che pone: quante piazze italiane potrebbero tornare a vivere se qualcuno decidesse di investirci non solo denaro, ma anche tempo e visione?


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