offerta migliorata, ma restano dubbi su premio, break-up e sinergie


Si alza ulteriormente il livello del confronto tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo. Il Consiglio di amministrazione di MPS, riunito sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha esaminato il comunicato diffuso da Intesa Sanpaolo il 3 ottobre relativo all’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni MPS, formulando una serie di considerazioni preliminari sulle nuove condizioni economiche e industriali dell’operazione.

Il primo elemento riguarda il miglioramento del corrispettivo. Intesa Sanpaolo ha deciso di aumentare da 1 euro a 1,25 euro per azione MPS la componente in contanti dell’offerta. Il corrispettivo diventerebbe quindi pari a 1,600 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione più 1,25 euro in cassa per ogni azione MPS portata in adesione.

Sulla base del prezzo ufficiale di Intesa Sanpaolo del 5 giugno 2026 utilizzato dallo stesso offerente, il nuovo corrispettivo assegna a MPS un valore di 10,341 euro per azione, con un premio del 15,3% rispetto alla quotazione di MPS registrata nella stessa data. L’offerta originaria esprimeva invece un premio del 12,5%.

Per il Consiglio di MPS, tuttavia, il miglioramento non sarebbe sufficiente a colmare il divario con le operazioni comparabili. Il premio del 15,3% resta infatti, secondo la banca senese, inferiore al circa 30% mediamente osservato nelle offerte pubbliche volontarie comparabili del settore bancario italiano richiamate dallo stesso istituto.

Luigi Lovaglio, AD Banca MPS.

MPS sottolinea inoltre che l’operazione proposta da Intesa comporterebbe un cambio di controllo e una successiva disaggregazione delle attività della banca, elementi che, secondo il Cda, devono essere considerati nella valutazione complessiva del prezzo insieme alle prospettive di crescita autonoma e alla capacità del piano industriale di generare valore.

Nell’ipotesi di adesione totalitaria, il controvalore complessivo indicato da Intesa sarebbe pari a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi rappresentati da azioni ISP e 3,8 miliardi in contanti. Gli attuali azionisti MPS arriverebbero a detenere circa il 21,6% del capitale di Intesa Sanpaolo risultante dall’aumento di capitale destinato all’offerta.

Proprio la forte componente azionaria porta MPS a evidenziare come i propri soci rimarrebbero esposti all’andamento del titolo Intesa e ai rischi legati all’esecuzione dell’operazione, all’integrazione e alla realizzazione delle sinergie annunciate.

Il comunicato richiama anche le performance di Borsa. Secondo i dati riportati da MPS, tra gennaio 2023 e il 5 giugno 2026 il total shareholder return di Intesa Sanpaolo è stato pari a circa il 226%, contro il 424% delle altre banche italiane considerate nel confronto e il 250% delle banche europee. Nello stesso periodo, MPS indica per le proprie azioni un total shareholder return di circa il 467%.

Un altro passaggio centrale riguarda l’Assemblea MPS convocata per il 29 ottobre 2026. Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che l’approvazione di alcuni punti relativi alle offerte promosse da MPS su Banco BPM e Banca Generali, ai connessi aumenti di capitale e alla riduzione volontaria del capitale sociale determinerebbe l’inefficacia dell’offerta Intesa.

Secondo il Cda di MPS, questa impostazione lascia gli azionisti davanti a decisioni strategiche rilevanti in una situazione di incertezza, prima della pubblicazione del documento definitivo dell’offerta Intesa e prima che lo stesso Consiglio di MPS abbia potuto esprimere la valutazione prevista dall’articolo 103 del Testo unico della finanza.

Il confronto si sposta poi sul modello industriale. Le due strategie portano infatti, secondo Monte dei Paschi, a configurazioni molto differenti.

La sede di Intesa Sanpaolo.
La sede di Intesa Sanpaolo.

Il progetto sostenuto da MPS punta alla costruzione di un gruppo bancario e finanziario italiano più ampio e diversificato, attraverso la combinazione di banca commerciale, corporate e investment banking, private banking, wealth management e advisory. L’acquisizione di Mediobanca rappresenta il primo passaggio di questa strategia, mentre le operazioni su Banco BPM e Banca Generali dovrebbero completare il disegno aumentando rispettivamente la scala nella banca commerciale e il peso nel wealth management.

La proposta di Intesa Sanpaolo prevede invece, nella ricostruzione fornita da MPS, una separazione dell’attuale rete commerciale di Monte dei Paschi. Circa 625 filiali sarebbero integrate nel Gruppo Intesa insieme a Mediobanca, mentre altre circa 635 filiali, insieme al marchio MPS, ai sistemi, alle strutture centrali e alle funzioni di governo e controllo, sarebbero trasferite a Unipol in vista di una successiva combinazione con BPER.

Per il Cda di MPS, la configurazione finale delineata da Intesa sarebbe quindi subordinata a diversi passaggi ancora incerti: completamento dell’offerta, acquisizione della partecipazione, definizione del perimetro da trasferire a Unipol, decisioni di BPER ed esiti delle autorizzazioni regolamentari e dell’istruttoria sulla concorrenza.

Uno dei nodi più rilevanti è quello delle sinergie. Intesa Sanpaolo ha stimato 2,9 miliardi di euro di sinergie annuali a regime, di cui 1,5 miliardi legati ai costi e 1,4 miliardi ai ricavi. Secondo l’analisi di Monte dei Paschi, rapportate al perimetro MPS destinato a rimanere in Intesa dopo il trasferimento a Unipol, queste sinergie rappresenterebbero circa il 63% della base costi e il 24% dei ricavi 2025.

MPS sottolinea che il loro effettivo conseguimento dipenderà però dal perimetro definitivo di filiali, clienti, depositi e impieghi che resterà all’interno di Intesa Sanpaolo, un perimetro che non è ancora stato definito in modo definitivo.

Il piano MPS prevede invece circa 1,8 miliardi di euro di sinergie annuali entro il 2029, di cui 1,2 miliardi sui costi e 600 milioni tra ricavi e funding, ai quali si aggiungono 800 milioni legati all’integrazione con Mediobanca, già in corso.

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, Monte dei Paschi ricorda che il proprio progetto contempla, a determinate condizioni, una distribuzione straordinaria di circa 4 miliardi di euro, pari a 1,208 euro lordi per azione MPS: 0,302 euro in contanti e 0,906 euro attraverso azioni Assicurazioni Generali.

Nello scenario di piena adesione sia all’offerta su Banco BPM sia a quella su Banca Generali, gli attuali azionisti MPS manterrebbero inoltre circa il 50% del capitale del gruppo ampliato. Il piano indica un incremento dell’utile per azione 2028 di circa l’11%, un ritorno sul capitale tangibile 2029 superiore al 19%, un CET1 ratio superiore al 13% lungo l’arco di piano e distribuzioni cumulate agli azionisti superiori a 19 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030.

Un capitolo specifico riguarda la fusione tra MPS e Mediobanca. Intesa auspica che l’operazione non venga approvata dagli azionisti e sostiene che potrebbe essere realizzata successivamente al perfezionamento della propria offerta.

Monte dei Paschi replica che la fusione non è stata concepita in risposta all’offerta di Intesa, ricordando che il progetto di riorganizzazione era stato approvato il 17 febbraio 2026 e quello di fusione il 10 marzo. Secondo MPS, l’operazione ha quindi un proprio razionale industriale, organizzativo e regolamentare ed è funzionale alla semplificazione della struttura del gruppo.

La banca ricorda inoltre di controllare Mediobanca dall’ottobre 2025 e sostiene che il processo di integrazione e creazione di valore sia già stato avviato, con sinergie attese innalzate a 800 milioni di euro.

Il Cda pone poi l’accento sul futuro di Siena e del marchio MPS. Il riconoscimento da parte di Intesa dell’importanza industriale, occupazionale e istituzionale della città viene giudicato positivamente, ma MPS rileva che, sulla base delle informazioni disponibili, gli impegni indicati non risultano quantificati sotto il profilo degli investimenti, dei livelli occupazionali, degli obiettivi di crescita del credito e delle funzioni che verrebbero effettivamente localizzate a Siena.

Per il Consiglio, la centralità di Siena non può essere valutata soltanto in relazione alla permanenza di una sede o del marchio, ma dipende soprattutto dalle funzioni decisionali, strategiche e industriali che continueranno a essere esercitate nella città.

Il confronto assume infine una dimensione più ampia sul futuro del sistema bancario italiano. MPS sostiene che il proprio progetto, in caso di pieno successo, rafforzerebbe la presenza di un operatore nazionale indipendente e di dimensioni significative, aumentando le possibilità di scelta per famiglie, imprese e territori.

L’offerta di Intesa, al contrario, determinerebbe secondo la banca senese un ulteriore rafforzamento del principale gruppo bancario italiano e una maggiore concentrazione in diversi segmenti di attività. Sono aspetti sui quali è in corso anche l’istruttoria dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Nelle conclusioni, il Consiglio di amministrazione di MPS ribadisce quindi la propria valutazione positiva sul progetto industriale della banca, considerato la naturale evoluzione dell’operazione Mediobanca e finalizzato a rafforzare scala, diversificazione dei ricavi e capacità di creazione di valore per gli azionisti.

Sul fronte opposto, il Cda evidenzia come il progetto di Intesa comporti la disaggregazione di MPS in diversi perimetri industriali e proprietari e dipenda ancora da una serie di passaggi, decisioni e autorizzazioni.

Il giudizio definitivo, tuttavia, non è ancora stato formulato. Le considerazioni diffuse dal Consiglio hanno infatti carattere preliminare e non sostituiscono la valutazione formale che MPS dovrà esprimere sull’offerta Intesa Sanpaolo una volta pubblicato il Documento di Offerta e disponibili tutte le informazioni necessarie.

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