podio per Leclerc, l’azzardo di Hamilton non paga


Il monegasco chiude secondo senza rimpianti, mentre Lewis paga la scelta di non fermarsi durante la Virtual Safety Car. Vasseur promuove la competitività della SF-26, ma vuole chiarire quanto accaduto al muretto: a Maranello resta il rammarico per un risultato che poteva essere migliore.

Il Gran Premio di Singapore ha restituito alla Ferrari una certezza e un problema da risolvere. La certezza è che la SF-26 è riuscita a giocarsi le posizioni di vertice, come dimostrato dal secondo posto di Charles Leclerc. Il problema riguarda invece la gestione della gara di Lewis Hamilton, che ha rinunciato a una sosta potenzialmente decisiva e ha concluso soltanto sesto.

Il risultato finale non racconta quindi tutta la storia della Rossa a Marina Bay. Da una parte c’è un Leclerc che ha provato a mettere in difficoltà Max Verstappen, senza avere però il passo necessario per contendergli la vittoria. Dall’altra, una gara di Hamilton compromessa nel momento in cui la Ferrari avrebbe potuto consolidare la propria presenza sul podio con entrambe le monoposto. Una differenza che pesa anche in ottica Mondiale Costruttori, dove ogni punto può fare la differenza nella sfida con McLaren.

Leclerc sfrutta la sua occasione, ma la Red Bull resta davanti

La gara del monegasco è stata un tentativo continuo di restare agganciato a Verstappen. La scelta di partire con le Soft, differenziando la strategia rispetto alla Red Bull, offriva alla Ferrari una possibilità per attaccare nelle prime fasi e provare a cambiare l’ordine delle prime posizioni. Leclerc ha cercato di sfruttarla, ma con il passare dei giri la SF-26 ha perso parte della competitività iniziale.

Il pilota Ferrari ha riconosciuto che la squadra aveva cominciato la gara con un buon ritmo, prima di perdere terreno rispetto al rivale. La strategia alternativa, dunque, non si è trasformata nell’arma necessaria per puntare alla vittoria. Leclerc ha comunque portato a casa il secondo posto, senza attribuire il risultato a un’occasione mancata dal punto di vista personale.

“Ho dato il massimo e non ho rimpianti, non credo che si potesse fare molto di più oggi, forse un po’ più di aggressività in partenza. È andata così. All’inizio della gara eravamo piuttosto forti, poi abbiamo iniziato a calare. Abbiamo adottato una strategia diversa da quella di Max ma non eravamo abbastanza veloci. Comunque almeno abbiamo provato qualcosa di diverso. La scelta di non rischiare nel duello con Max? Per forza, sennò saremmo finiti entrambi contro il muro era meglio fare così. La sua è stata una manovra al limite, ma l’ha giocata bene. Sapeva che lasciandomi così poco spazio c’era poco che potessi fare dal mio lato. Nei primi sette giri lui aveva un problema di deployment e io in quel momento non lo sapevo. Forse se lo avessi saputo avrei potuto usare di più la mia batteria, ma con il senno di poi si può sempre fare meglio. Sul momento non sapevo avesse questo problema e dopo ne aveva di più come passo

– Charles Leclerc

La lettura del monegasco è lucida: la Ferrari ha tentato una strada differente, ma non è riuscita a trasformare l’intuizione strategica in un vantaggio concreto. Il podio conferma la competitività della vettura, senza nascondere il divario che ancora la separa da Verstappen quando si tratta di sostenere il ritmo per tutta la distanza di gara.

Hamilton, l’azzardo non paga e nel dopogara arriva il malessere

Il Gran Premio di Lewis Hamilton ha preso una piega negativa nel momento in cui la Virtual Safety Car avrebbe potuto offrirgli l’occasione di consolidare la posizione sul podio. La Ferrari aveva previsto la sosta per entrambe le monoposto, ma il britannico è rimasto in pista, ritrovandosi nel finale con pneumatici meno performanti rispetto a quelli dei rivali. Una scelta che gli è costata diverse posizioni e lo ha relegato al sesto posto.

Hamilton si è assunto la responsabilità dell’episodio via radio, riconoscendo il peso della decisione sul risultato della squadra:

“Scusate ragazzi, vi ho delusi con quella strategia. La decisione è stata mia, ci ha fatto perdere punti preziosi”.

 Una presa di responsabilità che non ha però chiuso gli interrogativi sulla dinamica della mancata sosta, anche alla luce della ricostruzione fornita da Frédéric Vasseur, secondo cui il pilota avrebbe mancato l’ingresso della pit-lane.

A rendere più complicato il dopogara del sette volte campione del mondo è stato anche un problema fisico. Dopo la gara, Hamilton non si è sentito bene ed è stato visitato dal personale medico della FIA; la Federazione gli ha quindi concesso di saltare le interviste con i media. Il caldo e l’umidità di Marina Bay rappresentano una prova particolarmente impegnativa per i piloti, ma non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle cause del malessere.

L’assenza davanti ai giornalisti ha impedito di raccogliere direttamente la sua versione dell’episodio strategico. Resta quindi da chiarire il passaggio che ha portato Hamilton a non seguire la sosta prevista: un dettaglio importante per la Ferrari, che a Singapore aveva la possibilità di trasformare la competitività della SF-26 in un doppio risultato di rilievo.

Vasseur chiede un confronto, ma difende il lavoro della squadra

Frédéric Vasseur ha separato l’episodio strategico dal giudizio complessivo sul fine settimana. Il team principal ha ribadito che l’indicazione era quella di richiamare ai box entrambe le vetture e ha sottolineato come Hamilton non abbia seguito la chiamata. Per questo, a Maranello sarà necessario un confronto interno per ricostruire quanto accaduto e ridurre il rischio che una situazione simile si ripeta.

Il francese non ha però trasformato l’episodio in una bocciatura generale. La Ferrari ha dimostrato di poter essere competitiva in condizioni differenti, raccogliendo risultati importanti nella Sprint e portando Leclerc sul podio della gara principale. Il rammarico nasce proprio da questo: il potenziale per ottenere di più c’era, ma non è stato sfruttato fino in fondo.

La questione non riguarda soltanto la responsabilità individuale del pilota. In Formula 1, le decisioni durante una neutralizzazione richiedono comunicazioni rapide e una chiara comprensione delle intenzioni del muretto. La scelta finale di Hamilton ha avuto conseguenze immediate sul risultato, ma l’episodio dovrà essere analizzato anche per verificare come la squadra possa gestire con maggiore efficacia momenti di questo tipo.

Il vero bilancio: una Ferrari competitiva, ma non ancora completa

Singapore lascia alla Ferrari indicazioni incoraggianti e un’occasione persa. Leclerc ha confermato di poter lottare per il podio, mentre Hamilton ha pagato una decisione che gli ha impedito di raccogliere un risultato in linea con la posizione occupata prima della Virtual Safety Car.

Resta poi il confronto con Verstappen, che la Ferrari non è riuscita a mettere realmente sotto pressione nella seconda parte della corsa. La SF-26 ha mostrato un buon potenziale, ma per puntare alla vittoria serviranno progressi nel ritmo gara e una gestione più efficace di ogni fase strategica.

Il secondo posto di Leclerc è un risultato da valorizzare, non da sminuire. Il sesto di Hamilton, invece, rappresenta un campanello d’allarme sul peso che le decisioni possono avere quando la prestazione consente di ambire a un traguardo importante. La Ferrari torna da Singapore con una base tecnica incoraggiante, ma anche con la consapevolezza che, nella lotta al vertice, non basta essere competitivi: bisogna riuscire a convertire il potenziale in risultati.


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