Mercoledì scorso il Rotary forlivese “Tre Valli”, presieduto dall’imprenditore Claudio Canali, ha organizzato un incontro con due protagonisti della scena economica e finanziaria degli anni Ottanta e Novanta: Carlo Sama e Sergio Cusani.
Chi ha capelli bianchi, e tutti coloro che conoscono la storia italiana, sanno bene di chi si tratta, considerando che le vicende professionali e umane dei due manager furono al centro di grandi imprese imprenditoriali, di clamorose vicende giudiziarie e di attenzioni mediatiche senza precedenti.
Carlo Sama, ravennate, fu responsabile delle relazioni del gruppo Ferruzzi-Montedison, amministratore delegato di Montedison, presidente del gruppo editoriale “Il Messaggero” e di Telemontecarlo. E’ sposato con Alessandra Ferruzzi, figlia di uno dei più grandi imprenditori italiani del Novecento, il ravennate Serafino Ferruzzi (1908-1979).
Sergio Cusani, cresciuto tra Milano e Napoli, figlio di industriali, laureato alla Bocconi, venne assunto da Serafino Ferruzzi e messo a capo del settore finanza di quello che era, al tempo, il primo gruppo industriale al mondo in diversi settori del sistema agroalimentare.
Un impero costruito dal nulla da Ferruzzi attraverso formidabili intuizioni, visione strategica e rispetto delle regole. Dopo la scomparsa di Ferruzzi, morto in incidente aereo avvenuto a Forlì nel 1979, Cusani fu confermato nel suo incarico da Raoul Gardini (1933-1993), marito di Ida, primogenita di Ferruzzi. Gardini, come tutti sanno, aveva preso le redini del gruppo, via via allargandolo a settori strategici come quello della chimica. Cusani scontò sei anni di carcere a seguito dei processi di “Mani Pulite”, accusato di avere “organizzato”, su incarico di Gardini, la cosiddetta “maxi tangente Enimont” da destinare alla politica. Cusani rifiutò di collaborare con gli inquirenti e di “fare nomi”, ammettendo invece per intero la propria responsabilità. Uscito dal carcere, Cusani ha dedicato la propria esistenza a iniziative sociali e benefiche.
Una serata, quella di mercoledì, che le testimonianze di Sama e Cusani hanno reso particolarmente intensa e non priva di emozione. Molto partecipata dai soci del Rotary, che me ne avevano affidata la conduzione, consentendomi di dialogare con personaggi di indubbio spessore e le cui vicende umane, che, pur inquadrate nel contesto delle oggettive responsabilità di cui furono portatori, colpiscono e fanno riflettere.
Quella offerta da Sama e Cusani, ovviamente, è visione di parte, ma la grande sofferenza che i fatti di allora infersero alle loro esistenze e alle loro famiglie, a oltre trent’anni di distanza mi pare abbia generato non la ricerca di rivincite o rivendicazioni, ma la volontà di storicizzare e approfondire le ragioni di quegli eventi. Che furono drammatici e in qualche modo governati, a mio giudizio, da una sorta di psicosi collettiva di cui si ammalò, nel 1993, il nostro Paese.
Mani Pulite e Tangentopoli, a mio parere, consegnarono, di fatto, a un gruppo ristretto di magistrati, il pool milanese, il compito di decidere le sorti della politica italiana. I partiti (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) che, pur tra contraddizioni ed errori, tra clientele e contorcimenti, tra fenomeni corruttivi e oggettive distorsioni di mercato, avevano, comunque, contribuito, dal dopoguerra, a far si che un Paese sconfitto, povero e arretrato, diventasse uno tra i più evoluti e ricchi al mondo, furono cancellati per via giudiziaria dalla geografia politica.
Con il consenso quasi plebiscitario, va detto, di un popolo televisivo, composto da tutti noi, affascinato dalle dirette pomeridiane e serali che in quei giorni presero piede e stravolsero per sempre i palinsesti, dal tintinnare delle manette, dagli atteggiamenti tribunizi. Nella ricerca di fare chiarezza sul rapporto, distorto, tra segreterie amministrative dei partiti e grandi imprese che si mostrarono disposte o che forse erano obbligate, a finanziare il sistema politico, tragedie umane e imprenditoriali caratterizzarono quella stagione: tutti ricordano la catena di suicidi, compreso quello dello stesso Raoul Gardini.
Mani Pulite e Tangentopoli, questo il mio convincimento, costituirono, oltre a molto altro, uno spettacolo ipnotico che travolse il sentire comune e azzerò la possibilità di analisi davvero approfondite, utili all’indilazionabile rinnovamento della politica e della economia del Paese. L’Italia uscì diversa da Mani Pulite e Tangentopoli, questo si, ma non migliore.
Ne riferisco in questa rubrica domenicale, abitualmente dedicata alla Romagna, perché anche la Romagna uscì diversa e non migliore da quelle vicende. Alla Romagna, ad esempio, per stare nell’argomento trattato mercoledì sera, venne sottratto quello che in termini di prestigio internazionale, capacità occupazionale, forza economica, era il gruppo industriale più importante. Che venne letteralmente cancellato. Ciò avvenne a causa di passi falsi e pesanti errori compiuti da chi guidò il gruppo Ferruzzi dopo Serafino Ferruzzi, ma, assicura Carlo Sama, anche dalla volontà precisa di soggetti al tempo titolari di una sorta di potere assoluto come Mediobanca, guidata da Enrico Cuccia. Gruppi imprenditoriali meno solidi furono sostenuti e salvati, protesta Sama, quello degli eredi di Ferruzzi, invece, venne deliberatamente affossato.
Quale che sia la verità, chi conosce e ama la nostra terra non può non chiedersi di quali e quante opportunità avrebbe potuto usufruire, la Romagna, se il gruppo Ferruzzi, magari restituito alla originaria vocazione agro alimentare, fosse stato supportato dal sistema bancario e dalle provvidenze pubbliche, come è avvenuto ripetutamente nel caso di altre grandi aziende in difficoltà.
Tornando a mercoledì sera, mi hanno colpito l’affetto mostrato dai due ospiti per Serafino Ferruzzi. “Un genio silenzioso e modesto che non amava la vetrina, eppure quando Ferruzzi entrava alla Borsa Merci di Chicago una campanella suonava in segno di rispetto”, ha raccontato Sama. “Ferruzzi era uomo di caratura superiore, ma giusto, rispettoso dei rapporti umani e profondamente buono”, ha sottolineato Cusani.
Ho chiesto ai due manager anche che tipo di uomo fosse Raoul Gardini, pur essendo io consapevole che sulla sua figura sono stati scritti migliaia di articoli e almeno una ventina di libri e pur sapendo dei contrasti che, a un certo punto, caratterizzarono il rapporto tra Sama e lo stesso Gardini. Le risposte mi paiono degne di nota. Qui le sintetizzo, sperando di riuscire a non banalizzarle.
Cusani ha detto, non senza commozione “Raoul era un visionario intelligente e coraggioso che a un certo punto della vita, preso anche dalla enorme visibilità raggiunta sullo scenario nazionale e internazionale, ha commesso errori. Ma per chi lo conosceva profondamente come noi era difficile non volergli bene e gli abbiamo voluto bene.”
Carlo Sama ha detto del cognato Raoul Gardini “Un uomo straordinario, che in gioventù ho molto ammirato e da cui tanto ho imparato, ma la cui propensione all’azzardo è risultata a un certo punto eccessiva. Fino a rendere inevitabile, tra noi, una diversità di vedute e una dolorosa separazione. Ma lui, ripeto, era così: impossibile non ammirarne capacità e carisma”.
Molto di più, se vi andrà, potrete sapere e capire leggendo i libri che Sama e Cusani hanno scritto su quei fatti e sulle proprie personali esperienze. Ve ne do i riferimenti.
Autore Carlo Sama “La caduta di un impero”. Sottotitolo: 1993 Montedison, Ferruzi, Enimont.” Pubblicato da Rizzoli.
Autore Sergio Cusani. “Il colpevole.” Sottotitolo:Serafino Ferruzzi, Raoul Gardini, la maxitangente, i potenti visti da vicino. Pubblicato da Rizzoli.
Buona domenica, alla prossima.
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