di Salvatore Cernuzio
Un patriarca egiziano, un cardinale indiano, un vescovo australiano, una esperta francese e una teologa argentina, una coppia di sposi dalle Filippine. È tutta qui — al banco dei relatori del primo briefing svoltosi nella tarda mattinata di oggi, 9 ottobre, nella Sala stampa della Santa Sede —, la prospettiva variegata e universale che Leone XIV ha voluto imprimere al summit per i dieci anni di Amoris laetitia.
A tre giorni dall’inizio dei lavori in Aula Paolo VI, dove siedono insieme al Papa capi delle Chiese Orientali e presidenti di Conferenze episcopali, esperti e coppie di coniugi, alcuni dei partecipanti incontrano i media internazionali per offrire dettagli, spunti e contenuti emersi in questo evento di «ascolto» e «dialogo». Dialogo, inteso come condivisione di esperienze, su temi di stretta attualità, a cominciare da quello delle migrazioni che ha separato tante famiglie nel mondo e rimodulato il vivere la quotidianità e le relazioni; poi il digitale che incide sul modo di costruire i legami o anche il semplice stare a cena. E ancora l’accompagnamento delle neo coppie dopo la celebrazione del matrimonio, la formazione dei sacerdoti, l’aiuto ai giovani a scoprire la bellezza della vita matrimoniale senza «spaventarli» o farli sentire sotto pressione, la vicinanza alle vittime di abusi.
In sintesi, tanti temi, tanti spunti, tante esperienze già vissute o iniziative e proposte in divenire. «È un lavoro intenso», ha detto il padre gesuita Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo, che ha illustrato la metodologia adottata in questi giorni. Una metodologia già consolidata durante gli ultimi Sinodi e Concistori e, cioè: sessioni scandite da conversazioni, meditazioni, preghiere, testimonianze ed esperienze pastorali sui frutti della esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco. In particolare la preghiera è qualcosa che «forse non farà notizia», ma è «un momento fondamentale per entrare nel clima di un incontro radicato nella preghiera», ha evidenziato padre Costa.
Dopo i «primi passi», cioè le prime quarantott’ore utili a «conoscersi», «ascoltarsi», «fidarsi» (per molti è la prima partecipazione), si è lavorato nei diversi gruppi. Gruppi che davvero riflettono l’universalità delle Chiese con tavoli composti da partecipanti provenienti da Cina, Polonia, Italia, Messico, Asia centrale, e altri luoghi del mondo. Ognuno ha stilato un suo report, poi condiviso in plenaria.
La sessione di questa mattina è stata tuttavia il «primo quadro d’insieme», durante la quale si è riflettuto su «bellezza, sfide, fragilità delle famiglie oggi e cosa questo chiede alle nostre Chiese», ha spiegato Costa. Il focus è stato anzitutto sui cambiamenti accentuati dopo la pubblicazione di Amoris laetitia in questi dieci anni. Non «novità» ma «elementi di trasformazione crescente»; in primis il tema, «citato universalmente da tutti i gruppi», della mobilità umana che «tocca il nostro modo di vivere le relazioni familiari» tra coppie separate, nonni che fanno da genitori ai nipoti, sfide per la genitorialità, difficoltà a mantenere legami o trasmettere la fede, matrimoni tra coniugi di confessioni diverse. Tutte questioni emerse dai racconti di molti dei presenti in Aula Paolo VI. Ad esempio, ha riferito il padre gesuita, «è stato sottolineato che giovani e adulti dovrebbero essere preparati a vivere la fede in altri Paesi e altre comunità, facendo tesoro di quanto vissuto in famiglia». Evidenziata pure la difficoltà di tante famiglie che perdono reti di sostegno o l’arricchimento che nuove esperienze e culture portano a tanti nuclei familiari.
La rivoluzione dell’ultimo decennio nel mondo digitale è stato il centro anche di «tanti racconti e tante esperienze». Numerose anche le iniziative «creative» da parte delle famiglie che «organizzano nuovi modi per stare insieme, ad esempio cene senza cellulare per parlarsi oppure le modalità di mantenere contatti in situazioni di migrazione». Sui diversi tavoli dell’incontro anche le tematiche della formazione dei seminaristi cresciuti nella cultura digitale o provenienti da famiglie «ricomposte». «Come trova la loro esperienza spazio nella formazione?», è stata una delle domande. «Si sente concretamente come la fragilità diventa luogo in cui Dio continua a manifestare la forza dell’amore».
Parlando di fragilità, i pastori riuniti in Vaticano hanno anche riconosciuto delle effettive fragilità della Chiesa nel suo insieme. Una di queste riguarda anche l’«accompagnamento» alle famiglie, tanto auspicato e promosso, ma talvolta difficile da realizzare. «L’accompagnamento rischia di diventare una parola che ci riunisce nella teoria ma nella pratica rimane da chiarire». Ad esempio, chi rimane effettivamente vicino alle coppie, ai figli, nelle crisi, nella vecchiaia? Oppure, in che modo passare dalla preparazione al matrimonio e poi seguire le coppie per tutta la vita, così da aiutarle a vivere questa vocazione? «L’accompagnamento è compito della Chiesa intera», ha evidenziato padre Costa; «dobbiamo affrontarlo insieme, in una prospettiva sinodale».
Un punto sul quale tutti si sono trovati d’accordo è quello delle «pressioni» che oggi ricevono tante famiglie. «Non è che come Chiesa ne aggiungiamo altre con le nostre richieste?», ci si è domandati in Aula. Dove non sono mancate testimonianze sulle difficoltà di quest’epoca: guerra, violenza sulle donne, il problema delle «doti» in alcune culture, orari di lavoro prolungati. «Alcune istanze di idealizzazione possono caricare le famiglie di attese percepite come irraggiungibili e spaventare i giovani». Sulla questione si dibatterà ancora nei prossimi giorni.
Così come prosegue la riflessione sul delicatissimo tema della vicinanza alle persone sopravvissute agli abusi e che hanno subito esperienze di violenza. Persone che «hanno bisogno di vicinanza, hanno i loro tempi», e devono essere aiutate ad accrescere la «fiducia» nella possibilità di vivere relazioni d’amore e una intimità.
Tutto questo, ha sottolineato ancora padre Giacomo Costa, richiede uno «sforzo ulteriore» e cioè tener conto della multiculturalità. «Parole comuni possono riferirsi a impostazioni diverse». Il clima è «costruttivo, piacevole, sereno», le «modalità non sono in conflitto ma bisogna capirsi, le soluzioni non sono le stesse. Serve un confronto che permette di approfondire diverse sensibilità». Si lavora, dunque, per «affinare una intesa» e costruire quella «condivisione franca e onesta» richiesta dal Papa.
Al tavolo dei relatori per un breve saluto, il patriarca di Alessandria dei Copti, Ibrahim Isaac Sedrak, rappresentante nell’incontro in Vaticano della Chiesa cattolica in Egitto. Poi il cardinale Filipe Neri António Sebastião do Rosario Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão, e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India, il quale ha ribadito: «Per noi la famiglia è fondamentale», dicendosi poi «lieto di poter ascoltare le esperienze, le risposte offerte nel mondo», soprattutto da testimoni laici. «È importante per poter accompagnare le nostre famiglie», ha aggiunto.
L’arcivescovo Timothy John Costelloe, metropolita di Perth e presidente dei vescovi australiani («Tutti mi chiamano Tim… Timothy solo mia mamma quando mi metto nei guai»), ha ribadito il concetto delle «pressioni» che oggi ricevono le famiglie. «È importante come Chiesa chiederci in che modo affrontare in maniera costruttiva le sfide e le opportunità che la situazione attuale ci offre». Da parte sua, Véronique Martin Lonchamp, delegata nazionale della pastorale delle famiglie nella Conferenza episcopale della Francia, si è detta «fortunata ad essere qui e ascoltare ciò che succede nel mondo»; mentre la professoressa María Marcela Mazzini, teologa proveniente dall’Argentina, sposata, due figli, da partecipante al Sinodo sulla Famiglia del 2015 ha parlato di una «opportunità» nel tornare in Vaticano dieci anni dopo e «valutare ciò che è successo e succede nella Chiesa e nel mondo».
In rappresentanza di tutte le coppie presenti all’incontro, i coniugi filippini Charmaine Bernadette e Eren Lyle Villegas, «felicemente sposati da 16 anni» e «molto grati» per essere stati invitati a un evento del genere «per la prima volta». «Siamo grati di condividere il nostro vissuto, l’impegno per i giovani e le famiglie nel lavoro pastorale. Condividiamo anche quanto appreso da altre culture con cui siamo entrati in contatto».
Durante il briefing è stata annunciata anche la composizione della Commissione incaricata per la revisione del Resoconto di sintesi. «Il criterio è stato tenere uno per continente, facendo il possibile, e avere la presenza di una famiglia nel gruppo», ha spiegato padre Costa. Presidente delegato della Commissione è il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (DLFV). Sono membri: monsignor Philippe Bordeyne, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia; poi la canadese Audrey Boucher; lo stesso Costa, responsabile per la metodologia; il cardinale filippino Pablo Virgilio Siongco David; Gabriella Gambino, sotto-segretario del DLFV; la canonista Orietta Rachele Grazioli, docente presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II; il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo; monsignor José Manuel Imbamba, presidente della Conferenza episcopale di Angola e São Tomé; il cardinale Anthony Poola, presidente della Conferenza episcopale interrituale dell’India; il cardinale Matteo Maria Zuppi,presidente della Conferenza episcopale italiana.
Leggi anche:
I lavori odierni su «I giovani e la scoperta della vocazione matrimoniale»
di Lorena Leonardi
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




