Porti europei, la sostenibilità entra nella fase dell’attuazione
























PORTI


Porti europei, la sostenibilità entra nella fase dell’attuazione


Dalle politiche ai risultati: il rapporto ESPO fotografa progressi, flessioni e priorità del settore


Bruxelles


8 ottobre 2026

La strada è indicata. Ora bisogna proseguire in quella
direzione. È la sintesi del nuovo rapporto ambientale
EcoPortsinSights 2026, presentato oggi dall’European Sea Ports
Organisation (ESPO), che è uno dei pilastri dell’iniziativa
EcoPorts e fotografa lo stato dell’ambiente e della sostenibilità
nel settore portuale europeo. La nuova analisi si basa sui dati di
73 porti di 17 Paesi europei, raccolti attraverso l’EcoPorts
Self-Diagnosis Method (SDM), lo strumento con cui le autorità
portuali valutano il proprio sistema di gestione ambientale e si
preparano alla certificazione PERS (Port Environmental Review
System). La Spagna è il Paese più rappresentato (18
porti, 24,7%), seguita da Germania (11) e, a pari merito, Olanda e
Regno Unito (sette ciascuno). L’Italia partecipa con un solo porto.
Dato che il campione varia di anno in anno, il rapporto invita a
leggere le variazioni con prudenza.



Il quadro è di un settore con pratiche molto sviluppate.
Il 97% dei porti ha una politica ambientale, il 99% ha definito
obiettivi di miglioramento e il 95% gestisce un programma di
monitoraggio. Il 77% possiede almeno una certificazione di sistema
di gestione ambientale (ISO 14001, EMAS o PERS) e la rendicontazione
ambientale pubblica raggiunge il nuovo massimo dell’85%.
L’Environmental Management Index scende però a 8,51 su 10,
dal record di 8,67 del 2025. È il primo calo annuale dal
2020, ma resta il terzo valore più alto della serie storica.
Il rapporto precisa che la variazione va letta alla luce del
cambiamento nella composizione del campione (da 77 a 73 porti).



Il documento evidenzia che rimangono alcune aree da rafforzare,
a partire dalla formazione ambientale del personale che è
ferma al 60% (era il 64% nel 2025) ed è l’unico indicatore
sotto il livello del 2013. Inoltre, la documentazione delle
responsabilità del personale chiave cala dal 91% all’86%, e,
se il 99% dei porti ha definito obiettivi, solo il 77% dichiara che
siano quantitativi: un divario che, secondo il rapporto, indica la
strada per il prossimo passo.



Il rapporto si sofferma anche sulle attività di
monitoraggio, spiegando che è più diffuso nei settori
legati a energia, rifiuti e carbonio. In particolare, l’efficienza
energetica tocca il massimo storico del 90%, i rifiuti portuali
l’89%, quelli delle navi l’86% e la carbon footprint l’85% (+37
punti rispetto al 2013, la crescita più marcata nel lungo
periodo). Il monitoraggio del riciclo dei rifiuti sale all’80%.
Calano invece la qualità dei sedimenti (75%), i consumi
idrici (70%) e gli ecosistemi marini (53%). Il monitoraggio della
qualità del suolo registra la flessione annua più
accentuata, dal 52% al 47%. Il rapporto sottolinea l’importanza di
non trascurare questi ambiti, vista la crescente attenzione della
politica europea a resilienza idrica, ripristino della natura e
protezione del suolo.



Il cambiamento climatico guida la classifica delle priorità
ambientali per il quinto anno di fila, essendo indicato da 59 porti.
Seguono qualità dell’aria ed efficienza energetica. Il rumore
sale al quarto posto e il rapporto con la comunità locale
compie il balzo maggiore, dal settimo al quinto. Lo sviluppo
portuale lato terra scende dal quarto al sesto posto, ma – avverte
il rapporto – senza che questo ne riduca l’importanza reale.



Sul fronte climatico, l’85% dei porti ha fissato un proprio obiettivo di
riduzione dei gas serra (80% nel 2025); il 70% segnala difficoltà
operative potenzialmente legate al cambiamento climatico, il valore
più alto da quando l’indicatore esiste; il 79% sta
rafforzando la resilienza delle infrastrutture esistenti; l’89%
considera l’adattamento climatico nei nuovi progetti
infrastrutturali, il dato più alto della serie.



Sul fronte dei servizi alle navi, il rapporto rileva che
l’Onshore Power Supply, la tecnologia per fornire elettricità
dalla rete di terra alle navi, è disponibile nel 60% (44 su
73) dei porti (62% nel 2025). Tra questi, il 55% offre alta
tensione, il 75% bassa tensione e il 98% ha installazioni fisse e il
16% impianti mobili. Il rapporto precisa che, «dei 44 porti
dotati di OPS, 38 segnalano che le navi utilizzano l’impianto quando
disponibile, una percentuale pari a circa l’86%». Il rapporto
avverte che, però, la disponibilità
dell’infrastruttura non basta: i benefici ambientali si ottengono
solo se le navi si collegano davvero. Il documento ricorda che solo
dal 2030 il regolamento europeo FuelEU Maritime renderà
obbligatorio l’uso dell’OPS per portacontainer e navi passeggeri nei
porti.



Le criticità più citate relative all’Onshore Power
Supply riguardano la rete elettrica: il 54% segnala problemi di
connessione e il 48% di capacità. Solo il 37% ritiene che
l’OPS rappresenti un’opportunità economicamente vantaggiosa
per la propria realtà portuale.



Quanto alla disponibilità nei porti di combustibili
navali utili alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, il
rapporto segnala che il bunkeraggio di gas naturale liquefatto è
disponibile nel 52% dei porti. Inoltre cresce l’attività
progettuale sugli altri combustibili: biocarburanti dal 28% al 41%,
ammoniaca dal 16% al 20%, combustibili sintetici dal 13% al 18%,
mentre l’idrogeno resta stabile al 42%. Si tratta – precisa il
rapporto – di progetti in via di sviluppo e non di disponibilità
operativa.



Relativamente ai porti che “premiano” le navi più
ecologiche, le tariffe portuali differenziate per le navi più
“verdi” toccano il massimo storico: 70% dei porti, dal
61% del 2025. Il criterio più usato è la riduzione dei
gas serra (67%), davanti alle emissioni in atmosfera (63%). Il
rapporto evidenzia che, tuttavia, l’incentivo economico resta
generalmente modesto rispetto al costo complessivo di uno scalo, e
va inteso soprattutto come segnale di accompagnamento.



Il messaggio che emerge dal rapporto è che la fase
dell’adozione di politiche e sistemi può dirsi in gran parte
compiuta: ora si tratta di dimostrarne l’efficacia. Servono
obiettivi quantificabili, personale formato, dati ambientali
affidabili e reti elettriche in grado di sostenere
l’elettrificazione di banchine e del trasporto stradale. Anche per
questo ESPO sta rivedendo il questionario SDM, che dovrebbe
dimezzare il numero di domande per renderlo più semplice da
compilare, pur mantenendo le informazioni necessarie a una
valutazione efficace.



In breve: i porti europei hanno scritto le regole e costruito i
sistemi. Ora devono mostrare che funzionano.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม