08/10/2026 – Il secondo pilastro del Piano Casa entra in una fase più operativa. Invimit ha aperto la consultazione per raccogliere i progetti del Fondo Housing Coesione.
Enti pubblici e soggetti privati qualificati potranno adesso presentare le proposte che verranno messe a disposizione delle Società di Gestione del Risparmio (Sgr).
L’obiettivo è costruire la pipeline di interventi da sviluppare con fondi immobiliari territoriali, che combinano patrimonio pubblico, risorse nazionali ed europee e capitali privati.
L’apertura, avvenuta ieri 7 ottobre, segue di due giorni il protocollo firmato da Invimit e Federcasa per censire il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale potenzialmente utilizzabile.
Invimit e Federcasa censiscono il patrimonio per il Piano Casa
Il protocollo, sottoscritto a Torino, prevede una ricognizione nazionale, sistematica e standardizzata del patrimonio immobiliare degli enti associati a Federcasa, potenzialmente idoneo a interventi di edilizia residenziale sociale.
L’obiettivo è individuare gli ambiti territoriali e i compendi prioritari di intervento per il Piano Casa e il Fondo Housing Coesione, selezionando aree, immobili e alloggi potenzialmente idonei a operazioni di recupero, rigenerazione, densificazione e nuova realizzazione di edilizia residenziale sociale, nel rispetto dell’autonomia decisionale di ciascun ente, delle procedure di legge e del regolamento di gestione del Fondo.
Per costruire la mappatura, Invimit e Federcasa organizzeranno anche incontri territoriali. Il primo è previsto il 19 ottobre a Cuneo, con la partecipazione di amministratori locali e rappresentanti del territorio.
La consultazione al mercato di Invimit
La consultazione, pubblicata sul sito di Invimit, raccoglierà proposte immobiliari e contributi conoscitivi su interventi coerenti con il Fondo Housing Coesione e servirà a far emergere progetti da sviluppare attraverso fondi territoriali gestiti da altre Sgr.
Le proposte potrano essere inserite in modo continuativo e, ogni 60 giorni, saranno messe a disposizione del mercato tramite la piattaforma digitale DIGITUS. Si apre così il percorso propedeutico all’istituzione dei fondi territoriali.
Invimit pubblicherà inoltre un avviso di investimento, nell’ambito del quale le Sgr potranno candidare anche progetti non presenti nella consultazione.
Chi può presentare i progetti
La consultazione è aperta a:
- enti pubblici, tra cui Regioni, Province autonome, Città metropolitane, Province e Comuni;
- fondi immobiliari di cui siano partecipanti o promotori tali enti, oppure società da essi partecipate in misura non inferiore alla maggioranza del capitale sociale;
- soggetti privati qualificati come clienti o investitori professionali, che possono proporre interventi di edilizia residenziale sociale o pubblica e altri contributi coerenti con le finalità del Fondo.
Si amplia così la platea dei soggetti chiamati a contribuire alla costruzione del portafoglio di investimenti del Piano Casa.
Fondo Housing Coesione, come funzionano i fondi territoriali
Secondo la presentazione del Fondo diffusa da Invimit il 1° ottobre, i fondi territoriali devono essere promossi o partecipati da un ente pubblico:
- nel fondo partecipato confluiscono immobili pubblici, con la possibilità di includere fino al 10% di immobili privati destinati al libero mercato, interamente finanziati con capitale privato;
- nel fondo promosso ci sono solo immobili privati, per i quali ci dovrà essere un atto amministrativo dell’ente e la dichiarazione di pubblica utilità prevista dall’art. 8 della Legge 116/26 (Piano Casa).
Le operazioni dovranno prevedere un co-investimento privato di almeno il 30% delle risorse necessarie a realizzare l’operazione, per rispettare i vincoli sugli aiuti di Stato.
Alle operazioni si applicano le semplificazioni previste: norme edilizie semplificate, conferenza di servizi semplificata, silenzio assenso rafforzato, cambio di destinazione d’uso agevolato, vincolo e pubblica utilità.
Gli immobili riqualificati saranno destinati alla locazione a canoni calmierati e resteranno nella disponibilità del fondo, indicativamente, per 25-30 anni. Al termine torneranno agli enti territoriali, in funzione delle quote di partecipazione.
Invimit selezionerà i progetti in base a rendimento atteso, sostenibilità e tempistiche di realizzazione.
100 milioni per avviare il Fondo Housing Coesione
Nel presentare la nuova consultazione, il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti ha richiamato i 100 milioni di euro sottoscritti a metà agosto dal Dipartimento per le politiche di coesione per l’avvio del Fondo Housing Coesione.
Secondo il Ministro, questo impegno del Governo serve a far aderire al Fondo Regioni e Province autonome, in modo da raggiungere gli obiettivi di spesa entro il 31 dicembre 2026 e avviare la messa a disposizione di alloggi a canone calmierato entro il 2030.
L’adesione delle Regioni, infatti, pesa sui numeri. Secondo la presentazione di Invimit, l’obiettivo di raccolta è di circa 3,78 miliardi: ai 100 milioni nazionali si aggiungono circa 400 milioni del Fondo di rotazione, sottoscritti dal Dipartimento per le Città metropolitane (Bari, Cagliari, Catania, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria), e fino a circa 3,28 miliardi di risorse nazionali ed europee delle Regioni.
Queste ultime, che sono la quota più grande, entrano nel Fondo con vincolo di destinazione al proprio comparto regionale.
Sui tempi si è espresso già il 19 settembre l’amministratore delegato di Invimit, Stefano Scalera, intervenendo al Forum di Scenari Immobiliari.
Lo stesso aveva indicato il 2030 come termine per la realizzazione degli alloggi nelle Regioni che sottoscriveranno il Fondo, annunciando per ottobre una vetrina per gli enti territoriali, dove raccogliere gli immobili trasformabili in alloggi, e per novembre, all’assemblea ANCI, uno strumento digitale per individuare e valorizzare il patrimonio.
Secondo le sue previsioni, i primi pacchetti di immobili residenziali da ristrutturare e immettere sul mercato dovrebbero arrivare tra novembre e gennaio, soprattutto tra Venezia Mestre, Padova e Milano. Si tratta, come ha spiegato l’amministratore delegato di Invimit, di immobili che richiedono interventi di ristrutturazione lieve e che potrebbero quindi essere messi rapidamente a disposizione, con i primi utilizzi già nel 2027.
Piano Casa, le posizioni a confronto
Nel corso del convegno inaugurale della 60ª edizione del SAIE di Bologna, tenutosi il 7 settembre, dedicato anche alle nuove politiche dell’abitare e al Piano Casa, è intervenuto Felice Squitieri, Commissario straordinario per il Piano Casa, che ha inquadrato il tema dell’abitazione come una delle principali questioni sociali a livello europeo e ha indicato nell’aumento dell’offerta e nel recupero del patrimonio inutilizzato la direttrice del Piano:
«La strada è quella dell’offerta: recuperare gli alloggi pubblici inutilizzabili, rigenerare il patrimonio esistente, valorizzare immobili pubblici improduttivi, sviluppare edilizia sociale e mobilitare, dentro regole chiare, anche il capitale privato».
Per Squitieri, il Piano Casa deve diventare una «politica strutturale di coesione nazionale, non solo un programma edilizio», riconoscendo la casa come infrastruttura sociale e civile e tenendo insieme diritto all’abitare e tutela della proprietà privata.
Lo stesso Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, presente in videocollegamento al SAIE di Bologna, ha indicato come obiettivo finale la mobilitazione di circa 10 miliardi per il pilastro pubblico del Piano Casa.
Salvini ha sottolineato anche il possibile coinvolgimento delle piccole e medie imprese, osservando che:
«La pezzatura da 25-30mila euro ad appartamento non mobilita evidentemente i grandi fondi internazionali».
Critico invece il Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, Agostino Santillo (M5S), che contesta l’assenza, a suo giudizio, di un quadro attuativo e finanziario definito per il Piano Casa.
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