lo tsunami che investe le famiglie e interroga la Chiesa


«I cambiamenti della vita familiare sono cambiamenti sociali». Il filosofo politico Vincenzo Rosito, vicepresidente del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per il matrimonio e la famiglia, lo sintetizza con una frase davanti ai vescovi di tutto il mondo riuniti a Roma. Le famiglie sono investite da una sorta di tsunami che le provoca e le condiziona. Molte «si trovano sopraffatte dall’incertezza economica, dalle pressioni culturali e ideologiche, dalla frammentazione sociale e dall’instabilità politica, mentre altre subiscono le conseguenze devastanti delle guerre e dei conflitti armati, che sconvolgono la vita familiare, separano le persone care e costringono molti ad abbandonare le proprie case», spiega il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi. «Alcune – prosegue – portano pesi che sembrano troppo gravosi da sostenere. Anche nelle situazioni segnate dall’incertezza e dalle ferite, rimane nel cuore umano un desiderio profondo: amare ed essere amati, appartenere a qualcuno, costruire relazioni stabili e un futuro segnato dalla speranza». Ecco perché «dobbiamo nuotare controcorrente senza perdere il contatto. La Chiesa è chiamata a offrire un’alternativa a tutto ciò che disumanizza, esclude o frammenta», sostiene il cardinale indiano Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Daman, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India e della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia. 

A loro tre, insieme con una famiglia, sono affidati gli interventi introduttivi della seconda giornata dell’incontro sulla famiglia voluto da Leone XIV in Vaticano a dieci anni dall’esortazione apostolica di papa Francesco, Amoris laetitia. Appuntamento aperto ieri dal Papa che durerà fino al 14 ottobre e che oggi, 8 ottobre, si concentra sul primo dei cinque filoni che scandiscono l’agenda dei lavori: “Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide”. Una fotografia sulla situazione della famiglia nel mondo contemporaneo che è al centro del dialogo e dell’ascolto fra i vescovi. Perché il “summit” ecclesiale ha per protagonisti i presidenti delle Conferenze episcopali e i capi delle Chiese orientali dei cinque continenti, affiancati da undici famiglie e da esperti e invitati del Pontefice. In tutto 254 persone chiamate a confrontarsi a partire dal documento magistrale di Francesco guardando ai «cammini intrapresi», ai «frutti maturati», alle «difficoltà incontrate», alle «questioni che rimangono aperte» e alla «sua recezione» che «ha conosciuto anche tensioni e interpretazioni differenti», fa sapere Grech.

 Il cardinale Neri Ferrão racconta le «trasformazioni profonde e radicali» con cui fa i conti la vita familiare. In primo luogo, «il cambiamento nell’identità, nella natura e nella composizione della famiglia». Ciò significa, ad esempio, che «stanno emergendo nuove forme di unione e convivenza» o stanno crescendo «i matrimoni interreligiosi nelle nostre società multireligiose» che sollevano «nuove questioni riguardo alla pratica e alla trasmissione della fede all’interno della famiglia». In secondo luogo, il terremoto della «mobilità». «Un numero crescente di persone è costretto a spostarsi, sia all’interno dei propri Paesi sia fuori dai confini nazionali. In terzo luogo, «il cambiamento delle condizioni esistenziali delle famiglie». «La dignità della vita, il valore del lavoro e la tutela dei diritti non sono vissuti in modo equo da tutti. L’insicurezza economica, la povertà, la disoccupazione e l’incertezza sul futuro gravano pesantemente su molte famiglie. Le famiglie cristiane in vari luoghi dell’India e dell’Asia sono costrette a convivere con una crescente polarizzazione religiosa e ostilità», afferma il porporato. Eppure, aggiunge, c’è una «bellezza che offrono le famiglie cristiane». Quella della «relazione» che «si manifesta in particolare nell’attenzione riservata ai bambini, agli anziani, agli infermi e alle persone vulnerabili»; quella «della resilienza e della speranza»: anche «in mezzo alla povertà, alla migrazione e all’incertezza, le nostre famiglie continuano a creare spazi positivi di gioia e speranza»; quella del «dialogo» perché in contesti multiculturali e multireligiosi «le famiglie incontrano costantemente nuove vie, nuovi orizzonti e nuove esperienze di dialogo». Da qui l’invito alla Chiesa a «passare dalla missione rivolta alle famiglie alla missione tra le famiglie», che «non sono solo destinatarie di assistenza», ma «collaborano con la Chiesa per la missione». Poi aggiunge: «La fragilità non è assenza di grazia. Quindi, non ci chiediamo cosa manchi alle famiglie, ma cosa Dio stia già facendo in mezzo a loro. Non esiste un unico modello stereotipato di famiglia ideale, ma piuttosto un mosaico complesso di realtà diverse, segnate da gioie, speranze, difficoltà e ferite. La famiglia non è solo un luogo in cui la Chiesa porta il Vangelo. È anche un luogo da cui il Vangelo prende vita – da una generazione all’altra, da una famiglia all’altra e dalle famiglie alla società».

Ciò che accade alla famiglia interroga la comunità ecclesiale. «I cambiamenti antropologico-sociali ci mostrano come le Chiese stesse si trasformano insieme alle famiglie», sottolinea Rosito. Il docente cita il «principio di pastoralità» secondo cui «non c’è annuncio del Vangelo di Dio senza farsi carico del suo destinatario». E spiega che «le trasformazioni sociali sono occasioni di apprendimento», come dimostrano le nuove tecnologie digitali che immerge l’umanità «in un grande processo di apprendimento collettivo». Riprendendo l’icona biblica della fuga della Sacra Famiglia in Egitto, Rosito racconta che le famiglie sono investite dalla «mobilità» tanto che per le famiglie profughe e migranti «alcune comunità cristiane si stanno riconfigurando come “chiese rifugio”»; e poi dalla «violenza» con un’escalation, non solo nella forma globale e mediatica delle guerre internazionali, che «è uno dei principali fattori di trasformazione della vita ecclesiale e familiare». Ma continuano a essere portatrici del «sogno»: «Ovunque nel mondo le famiglie e le Chiese stanno già sognando e immaginando un mondo migliore. Sognare, immaginare forme nuove per la Chiesa significa anche rinnovare ciò che già facciamo. Immaginare la Chiesa significa essere disposti ad apprendere gli uni gli altri».

Ecco perché, avverte il cardinale Grech, serve «ascoltare con particolare attenzione le voci delle famiglie stesse». Sono quelle che narrano «esperienze concrete di mariti e mogli, genitori e figli, giovani coppie che si preparano al matrimonio, persone anziane che vivono fedelmente la propria vocazione e innumerevoli famiglie che cercano di incarnare il Vangelo nella vita quotidiana». Sono quelle delle «difficoltà che le famiglie incontrano nel loro rapporto con le nostre comunità cristiane». Dal porporato l’invito a «rinnovare il nostro impegno ad accompagnare le famiglie con la verità del Vangelo, con compassione, sapienza e speranza».


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