La prossima crisi finanziaria potrebbe non assomigliare alle precedenti. Non necessariamente sarà più grave, ma potrebbe propagarsi più rapidamente, passando in poche ore dai titoli di Stato ai fondi d’investimento e dai social network ai conti bancari.
A lanciare l’avvertimento è la Banca dei regolamenti internazionali (BIS), l’istituzione che promuove la cooperazione tra le banche centrali. Poche ore fa, nel suo intervento sul futuro delle crisi finanziarie, il direttore generale Pablo Hernández de Cos ha individuato tre fattori capaci di amplificare il prossimo shock: l’elevato debito pubblico, il peso crescente della finanza non bancaria e la velocità introdotta dalla digitalizzazione.
Non si tratta della previsione di un crollo imminente. È, piuttosto, una mappa delle fragilità che potrebbero rendere più difficile contenere una nuova fase di instabilità. E riguarda direttamente anche i risparmiatori italiani, esposti attraverso Btp, fondi obbligazionari, ETF, azioni bancarie e depositi.
Perché il debito pubblico complica le crisi
Il debito delle economie avanzate è vicino ai livelli più elevati dal secondo dopoguerra, mentre deficit pubblici, invecchiamento della popolazione e nuovi investimenti strategici continuano a esercitare pressione sui bilanci statali.
In questo contesto, un rialzo dei rendimenti può dipendere da due cause molto diverse. Gli investitori potrebbero vendere titoli perché dubitano della sostenibilità dei conti pubblici oppure perché una temporanea mancanza di liquidità li costringe a ridurre le posizioni.
La distinzione è decisiva. Nel secondo caso la banca centrale può intervenire per ripristinare il funzionamento del mercato. Nel primo rischierebbe, invece, di essere percepita come finanziatrice indiretta dei governi.
| Origine della tensione | Cosa accade sul mercato | Problema per la banca centrale |
|---|---|---|
| Dubbi sui conti pubblici | Vendite di titoli e aumento strutturale dei rendimenti | Un intervento può sembrare sostegno al debito |
| Scarsa liquidità | Prezzi in calo anche senza peggioramenti economici | Occorre agire rapidamente ma temporaneamente |
| Vendite forzate dei fondi | Effetto a catena su obbligazioni e altri asset | Lo shock può estendersi oltre il settore iniziale |
| Panico digitale | Prelievi e trasferimenti in poche ore | La liquidità bancaria può deteriorarsi velocemente |
Per l’Italia questo passaggio è particolarmente importante. Quando sale il rendimento richiesto sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi, aumenta lo spread tra Btp e Bund, con conseguenze potenziali sul costo del nuovo debito e sulle quotazioni dei titoli già in circolazione.
Un aumento dei rendimenti non significa automaticamente insolvenza. Significa, però, che il mercato pretende una remunerazione maggiore per prestare denaro allo Stato.
Il rischio nascosto nei fondi non bancari
La seconda trasformazione riguarda gli intermediari finanziari non bancari: fondi d’investimento, fondi pensione, assicurazioni, hedge fund e altre strutture che raccolgono o gestiscono capitali senza svolgere la normale attività bancaria.
Secondo la BIS, questi operatori sono diventati i maggiori detentori di debito sovrano nelle economie avanzate. Il problema non è la loro presenza, fondamentale per finanziare imprese e Stati, ma la possibile combinazione di leva finanziaria, finanziamenti a breve termine e attività difficili da vendere rapidamente.
Quando i prezzi scendono, un fondo molto esposto può essere obbligato a versare nuove garanzie, le cosiddette margin call. Per procurarsi la liquidità necessaria può vendere proprio i titoli che stanno già perdendo valore, accentuandone la caduta.
È accaduto durante la “corsa alla liquidità” del marzo 2020 ed è riemerso nel 2022, quando la crisi dei gilt britannici ha costretto la Bank of England a intervenire.
Btp, fondi ed ETF non reagiscono allo stesso modo
Per il risparmiatore è importante distinguere gli strumenti, perché essere tutti esposti alle obbligazioni non significa avere lo stesso rischio.
| Strumento | Cosa succede se salgono i rendimenti | Aspetto da controllare |
|---|---|---|
| Btp detenuto fino alla scadenza | Il prezzo oscilla, ma resta previsto il rimborso nominale salvo insolvenza | Scadenza, prezzo d’acquisto e rischio emittente |
| Btp venduto prima della scadenza | Può generare una perdita se la quotazione è scesa | Necessità futura di liquidità |
| Fondo obbligazionario | Il valore può scendere e non esiste una scadenza unica del portafoglio | Durata finanziaria, costi e qualità dei titoli |
| ETF obbligazionario | La quota varia durante la giornata seguendo il paniere | Indice replicato, duration e liquidità |
| Bond societario | Oltre ai tassi conta la solidità dell’impresa | Rating, subordinazione e concentrazione |
Il punto meno intuitivo è che un rendimento elevato non cancella il rischio. Spesso lo remunera: più il mercato percepisce incertezza, maggiore può essere l’interesse richiesto dagli investitori.
Come nasce una corsa digitale ai depositi
La terza vulnerabilità indicata dalla BIS riguarda la tecnologia. Home banking e smartphone permettono di spostare somme ingenti senza recarsi in filiale. Social network e chat, inoltre, possono diffondere informazioni incomplete o false prima che una banca o un’autorità riesca a rispondere.
Durante le tensioni bancarie del 2023, i depositi sono usciti da alcuni istituti a una velocità senza precedenti. Una crisi di fiducia che un tempo avrebbe richiesto giorni può ora concentrarsi in poche ore.
Anche l’intelligenza artificiale introduce un’incognita. Se banche, fondi e operatori utilizzano modelli simili per valutare rischi, allocare liquidità o impartire ordini, potrebbero arrivare contemporaneamente alle stesse conclusioni. Il risultato sarebbe un comportamento di massa capace di amplificare le oscillazioni, anziché attenuarle.
Ciò non significa che l’IA provocherà necessariamente una crisi. Il rischio nasce quando molti soggetti reagiscono nello stesso modo e nello stesso momento.
Conti e investimenti: quali protezioni cambiano
La velocità digitale non modifica le garanzie previste per i depositanti. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi protegge, nei casi stabiliti, fino a 100mila euro per depositante e per banca.
La garanzia non comprende, però, Btp, obbligazioni bancarie, azioni, fondi ed ETF. Questi strumenti non sono depositi: rimangono soggetti alle oscillazioni del mercato, anche quando sono custoditi presso una banca.
Prima di intervenire sul portafoglio, il risparmiatore dovrebbe, quindi, controllare:
- quanta liquidità può servire nei prossimi mesi
- quanto patrimonio è concentrato su un solo emittente
- la scadenza effettiva dei titoli
- la sensibilità di fondi ed ETF ai tassi
- l’eventuale presenza di leva finanziaria
- i depositi complessivi detenuti presso lo stesso istituto.
Cosa sta dicendo davvero la BIS
La BIS non invita a vendere Btp, uscire dai fondi o ritirare il denaro dalle banche. Sottolinea che il sistema finanziario è cambiato più rapidamente degli strumenti utilizzati per stabilizzarlo.
La vulnerabilità principale non risiede in un singolo prodotto, ma nella combinazione tra debito elevato, posizioni concentrate e velocità delle reazioni. Uno shock circoscritto può diventare sistemico quando tutti cercano liquidità contemporaneamente.
Per chi risparmia, la risposta non è inseguire ogni allarme. È conoscere ciò che possiede, distribuire correttamente scadenze e rischi e non confondere la facilità di vendere con la certezza di farlo senza perdite. Nel nuovo sistema finanziario, infatti, la tecnologia rende il denaro più mobile, ma non elimina il rischio: può renderlo semplicemente molto più veloce.
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