il nuovo regolamento in vigore


  • Il decreto imballaggi, convertito in legge, introduce nuovi obblighi di compostabilità per determinate categorie di imballaggi.
  • Il nuovo quadro normativo distingue tra imballaggi che devono essere biodegradabili e compostabili e prodotti in plastica monouso per i quali rimane fermo il divieto di immissione sul mercato.
  • Le imprese che non rispettano gli obblighi previsti dalla normativa vanno incontro all’applicazione di sanzioni amministrative.

Il 1° ottobre 2026 è stata approvata definitivamente dalla Camera la conversione in legge del cosiddetto decreto imballaggi (D.L. 7 agosto 2026, n. 143). La nuova disciplina si colloca nel quadro del Regolamento (UE) 2025/40, applicabile dal 12 agosto 2026, e interviene sul rapporto tra riciclabilità, compostabilità e utilizzo della plastica monouso.

Nelle righe che seguono, oltre ad illustrarti le principali novità introdotte dal decreto imballaggi, ti spiegherò approfonditamente:

  • a quali tipologie di imballaggio si riferisce il provvedimento;
  • cosa rischiano le imprese se non rispettano la nuova disciplina.

Quali sono le principali novità introdotte dal decreto imballaggi?

La novità più importante riguarda l’introduzione, nel D.Lgs. 152/2006, del nuovo art. 226-quinquies, sull’obbligo di compostabilità di specifiche categorie di imballaggi. La disposizione prevede la possibilità, per alcuni imballaggi in plastica monouso, di essere messi per la prima volta sul mercato nazionale solo se risultano biodegradabili e compostabili, certificati da organismi accreditati secondo la norma UNI EN 13432 o secondo standard di compostabilità equivalenti riconosciuti dall’UE.

La norma concerne, in particolare:

  • gli imballaggi monouso impiegati per confezionare meno di 1,5 kg di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati;
  • gli imballaggi monouso di alimenti e bevande destinati al consumo nei settori alberghiero, della ristorazione e del catering;
  • alcune confezioni monouso che contengono condimenti, salse, conserve, panna da caffè e zucchero;
  • specifici imballaggi flessibili monouso usati negli hotel per cosmetici e prodotti per l’igiene.
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Quali prodotti non rientrano nel decreto imballaggi=

Sono, invece, esclusi dagli obblighi di biodegradabilità e di compostabilità:

  1. gli imballaggi forniti insieme ad alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato senza ulteriori preparazioni;
  2. gli imballaggi necessari a garantire adeguati livelli di sicurezza e igiene in ospedali, cliniche e residenze sanitarie assistenziali.

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Quando sono vietati i prodotti in plastica monouso?

Non tutti i prodotti in plastica monouso possono, tuttavia, essere usati semplicemente perché fatti con materiale compostabile. La normativa mantiene, infatti, alcuni divieti già contemplati dal D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 196, con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea sulla riduzione dell’incidenza dei prodotti di plastica sull’ambiente – come, appunto, il divieto di utilizzare piatti di plastica monouso.

Secondo il provvedimento, anche quando determinati imballaggi rientrano nelle categorie per le quali è prevista la compostabilità, resta comunque fermo il divieto di cui al D.Lgs. 196/2021 per i prodotti di plastica monouso interessati. Il fatto di poter utilizzare un materiale biodegradabile e compostabile, dunque, non autorizza automaticamente all’uso di qualunque prodotto monouso in plastica.

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Cosa rischiano le imprese che non rispettano la normativa?

Il decreto prevede pesanti conseguenze soprattutto per le imprese che producono, importano o immettono sul mercato imballaggi. Non basta, infatti, qualificare un prodotto come “biodegradabile” o “compostabile”, ma è necessario certificare la compostabilità secondo gli standard previsti dalla legge.

In caso di violazione del nuovo quadro normativo è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative. Nello specifico, all’inosservanza dell’art. 226-quinquies consegue una sanzione da 2.500 a 25.000 euro, che può aumentare fino al quadruplo del massimo qualora il valore degli imballaggi interessati superi specifiche soglie rispetto al fatturato del trasgressore.

Sono previste sanzioni anche in caso di utilizzo di dichiarazioni di conformità o diciture ingannevoli o elusive. Le nuove disposizioni impongono, dunque, alle imprese una maggiore attenzione alla certificazione della compostabilità e alla corretta informazione sul prodotto per evitare che la semplice sostituzione della plastica tradizionale con materiali presentati come “compostabili” diventi un modo per eludere i divieti e gli obblighi fissati dalla normativa ambientale.

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Decreto imballaggi – Domande frequenti

Cosa prevede il decreto imballaggi?

Il provvedimento introduce l’obbligo di utilizzare imballaggi biodegradabili e compostabili per alcune categorie di prodotti e rafforza gli obblighi a carico delle imprese che immettono tali imballaggi sul mercato.

Quali imballaggi devono essere compostabili?

Tra gli imballaggi interessati rientrano alcune confezioni monouso per prodotti ortofrutticoli freschi, alimenti e bevande destinati al settore della ristorazione e determinati contenitori monouso utilizzati nel settore alberghiero.

La plastica compostabile è sempre consentita?

No, il fatto che un materiale sia biodegradabile e compostabile non significa automaticamente che il prodotto possa essere immesso sul mercato. Per alcune categorie di plastica monouso rimangono, infatti, applicabili specifici divieti.

Come si dimostra che un imballaggio è compostabile?

La compostabilità deve essere certificata secondo gli standard previsti dalla normativa, tra cui la UNI EN 13432, attraverso organismi di certificazione accreditati.

Che differenza c’è tra imballaggio riciclabile e compostabile?

Un imballaggio riciclabile può essere recuperato attraverso un processo di riciclo per ottenere nuovo materiale, mentre un imballaggio compostabile è progettato per biodegradarsi in condizioni specifiche di compostaggio, secondo determinati standard.

Cosa cambia per le imprese con il decreto imballaggi?

Le imprese devono verificare la conformità degli imballaggi, assicurarsi che i prodotti soggetti all’obbligo possiedano le necessarie certificazioni di compostabilità e rispettare gli obblighi di informazione previsti dalla normativa.

Quali sono le sanzioni per chi non rispetta la nuova normativa sugli imballaggi?

La violazione degli obblighi sulla compostabilità può comportare sanzioni amministrative, che possono arrivare fino a 25.000 euro, con possibilità di aumento in specifiche circostanze.

Riferimenti normativi

  • artt. 6, 9, 25 Reg. (UE) 2025/40 – imballaggi e rifiuti di imballaggio;
  • art. 1 D.L. 7 agosto 2026, n. 143 – obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi;
  • artt. 182-ter, 226-quinquies e 261 D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
  • art. 5 D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 196 – riduzione dell’incidenza dei prodotti di plastica sull’ambiente;
  • Dir. (UE) 2019/904 (c.d. direttiva SUP) – riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente;
  • artt. 13 e ss. L. 24 novembre 1981, n. 689 – sanzioni amministrative;
  • UNI EN 13432 – requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione.
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