Dalla conferenza EuroVelo & Cycling Tourism di Utrecht emerge un paradosso: il cicloturismo cresce e genera valore per territori e salute pubblica, ma la rete ciclabile europea non ha lo status giuridico né i fondi di autostrade e ferrovie.
Non c’era posto migliore di Utrecht per parlare del futuro della ciclabilità e del cicloturismo in Europa. Qui nel 1885 è nata la prima pista ciclabile dei Paesi Bassi. Qui c’è il parcheggio per bici più grande del mondo, 12.500 posti sotto la stazione centrale. E la città è attraversata da EuroVelo 2, la Ciclovia delle Capitali. Dopo Balatonfüred, in Ungheria, nel 2025, quest’anno Utrecht ha ospitato la conferenza internazionale EuroVelo & Cycling Tourism. Il prossimo appuntamento è in Italia: a Trieste, dal 29 settembre al 1° ottobre 2027.
Venticinque anni fa Jesper Pørksen, oggi presidente del Consiglio di EuroVelo e direttore di Danish Cycling Tourism, provò a pedalare lungo la costa polacca del Baltico. Si arrese dopo mezza giornata su una statale piena di camion: «Dovevo girare la testa ogni due secondi, perché non mi lasciavano spazio. Sono tornato a casa». Quest’anno un collega ha percorso in bici la tratta da Copenaghen a Danzica, quasi tutta su EuroVelo. Al ritorno, Pørksen gli ha chiesto di riassumere l’esperienza in poche parole: «Niente camion. Fari e vista mare».
È il modo migliore per raccontare cosa è diventata EuroVelo, che nel 2027 compirà 30 anni. Oggi la rete supera i 92.500 km e attraversa 39 Paesi. Secondo il nuovo rapporto sullo stato della rete, il 60% è pienamente sviluppato in base a criteri di qualità più severi introdotti quest’anno, e l’82% è percorribile almeno in parte. «Il 60% della rete sviluppato in una generazione», ha ricordato Pørksen. Più di 112 milioni di europei vivono a meno di 2 km da un percorso EuroVelo. Anche il traffico cresce. Holger Haubold, responsabile dati dell’ECF, ha presentato in anteprima i dati dei contatori automatici di Eco-Counter: nel 2026, estate compresa, i passaggi sono aumentati del 2%, dopo il +4% del 2025 e il +15% registrato tra il 2019 e il 2025.
Un valore che si distribuisce sui territori

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Il nuovo rapporto ECF sull’impatto economico del cicloturismo mette in fila quattro Paesi. In Germania i ricavi lordi generati da cicloturisti ed escursionisti in bici arrivano a 18 miliardi di euro. In Italia l’impatto economico è di 6,4 miliardi, il 39% in più rispetto al 2019. In Francia il valore è più che raddoppiato in dieci anni. Come ha sottolineato Haubold, è una ricchezza che si distribuisce in modo più uniforme tra le regioni e porta altri benefici, come una salute migliore.
Il dato italiano viene dal 6° Rapporto ISNART–Legambiente sul cicloturismo, uno dei due studi italiani citati a Utrecht. L’altro è il Cycle Tourism Index, sviluppato da Bikenomist con komoot: un indice che confronta le destinazioni europee e serve come strumento per decidere dove e come investire.
Però confrontare i dati tra Paesi resta quasi impossibile, perché ognuno usa definizioni e metodi propri. «Messi uno accanto all’altro, questi dati non dicono molto», ha aggiunto Haubold. E l’ultima stima europea complessiva, 44 miliardi di euro l’anno, risale a uno studio del Parlamento europeo del 2012.
Il paradosso: tanto valore, nessuna tutela
Autostrade e ferrovie sono definite e tutelate dalla normativa europea sulle reti transeuropee di trasporto (TEN-T), che ne garantisce continuità e finanziamenti. Una ciclovia europea, invece, non ha nessuno status giuridico. EuroVelo è citata nelle linee guida TEN-T, ma non ne fa parte. All’ONU, nell’ambito UNECE, si è appena iniziato a discutere di una possibile convenzione internazionale sulle reti ciclabili. Intanto le norme nazionali possono perfino ostacolarla: in Svezia le regole sulla segnaletica non consentono di indicare EuroVelo sui cartelli, e così nel Paese non c’è un solo segnale.
L’esempio opposto arriva dall’Italia. La Ciclovia dei Parchi della Calabria, presentata a Utrecht, si regge su un modello di governance chiaro: la Regione coordina e i quattro parchi (Pollino, Sila, Serre e Aspromonte) realizzano e gestiscono. Nel 2023 una legge regionale (Legge regionale 27 ottobre 2023, n. 48 Promozione del cicloturismo e riconoscimento della Ciclovia dei parchi della Calabria) l’ha riconosciuta formalmente come infrastruttura centrale per il cicloturismo, con un catasto regionale dei percorsi e una carta dei servizi. Quando una ciclovia ha un riconoscimento giuridico, ha anche qualcuno che ne risponde.

Il segreto è la collaborazione
A Utrecht una parola è tornata in quasi tutti gli interventi: collaborazione. Nelle Ardenne, Francia, Belgio e Lussemburgo hanno unito le forze, con il sostegno dei fondi Interreg, per promuovere una sola destinazione transfrontaliera, con una rete ciclabile a nodi e strutture bike-friendly comuni. Sul Mar Nero, Romania, Bulgaria e Turchia lavorano insieme per sviluppare la ciclovia costiera. In Croazia le vacanze in barca e bici portano i cicloturisti sulle isole meno abitate, dove la spesa dei viaggiatori sostiene le piccole attività a conduzione familiare.
Pørksen l’ha detto in modo personale: «La mia organizzazione probabilmente non esisterebbe senza i miei partner. Negli anni mi hanno dato consigli, ispirazione, comprensione e sostegno, ma anche il coraggio di avere ambizioni». I numeri gli danno ragione: dove esiste un centro di coordinamento nazionale EuroVelo, la rete è sviluppata in media al 78%, dove manca solo al 12%. Ma questi centri ci sono solo in 25 dei 39 Paesi attraversati, e tutto il sistema si regge sul lavoro di un’organizzazione no-profit, l’ECF. Funziona, ma resta fragile, perché vive di progetti a scadenza e risorse proprie, senza una linea di bilancio europea dedicata.
I fondi europei per la ciclabilità esistono: circa 3,2 miliardi nel ciclo 2021-2027. Ma sono gli Stati e le regioni a decidere se usarli, e per cosa. Ora la proposta di bilancio UE 2028-2034 fonde i fondi in piani nazionali unici e cancella il programma LIFE, che oggi sostiene anche il lavoro dell’ECF.

Per questo Pørksen ha chiuso il suo intervento con una richiesta precisa: «Tutti dovrebbero poter scoprire l’Europa in bicicletta. L’Unione europea e gli Stati nazionali dovrebbero garantire una base solida per sviluppare, comunicare, coordinare, monitorare e mantenere la rete europea». E ha aggiunto: «Soprattutto in questo tempo di guerre e di populismo politico, è importante avere un progetto europeo comune, che unisce i Paesi e le persone».
Per l’Italia la partita è concreta. Il rapporto segnala un anno di progressi, con oltre 950 km di nuovi tratti sviluppati soprattutto su EuroVelo 5, la Via Romea Francigena, e su EuroVelo 8, la Mediterranea. Ma la rete italiana resta a metà strada: solo il 53% è sviluppato, e appena il 18% è segnalato con i cartelli EuroVelo.

Cosa puoi fare tu
Sostenere l’ECF significa aiutarla a portare questi temi dove si decidono gli investimenti, a cominciare dal negoziato sul prossimo bilancio europeo. E se vuoi fare qualcosa subito, c’è un gesto semplice: ordinare la nuova mappa EuroVelo, uscita a settembre 2026 con la nuova legenda oppure facendo una donazione sul sito web.
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