ecco perché Viterbo ha un disperato bisogno degli stranieri


Se il concetto di “remigrazione” teorizzato dall’estrema destra, e cavallo di battaglia di Futuro nazionale, dovesse tramutarsi in realtà, per Viterbo si prospetterebbe un disastro demografico ed economico senza precedenti. È doveroso precisare che, almeno nelle formulazioni attuali, tali progetti non puntano all’espulsione indiscriminata e totale di tutti i cittadini stranieri, concentrandosi spesso su chi non è assimilato o è disoccupato.

Tuttavia, la semplice minaccia di un ridimensionamento forzato di questa fetta di popolazione rivela una miopia pericolosa. I dati statistici dicono, senza mezzi termini, che gli stranieri stanno risolvendo l’enorme problema delle culle vuote. A Viterbo la natalità è ai minimi storici e l’età media continua ad alzarsi costantemente. Se il capoluogo della Tuscia non crolla su se stesso, e se il sistema regge, è solo ed esclusivamente grazie al vitale apporto dei flussi migratori.

È il quadro allarmante che emerge leggendo in controluce la Relazione sulla performance 2025 del Comune di Viterbo, basata sugli ultimi dati Istat. Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente ammonta a 66mila 393 abitanti, con un lieve incremento dello 0,31% (205 residenti in più) rispetto ai 66mila 188 dell’anno precedente. Ma dietro questo fragile scudo si nasconde una bomba a orologeria: applicare politiche di remigrazione innescherebbe un “albero dei problemi”, dove il deficit di nascite si riverserebbe sul fronte dell’occupazione e della sostenibilità del sistema pensionistico cittadino.

Il saldo naturale e il frazionamento dei nuclei familiari

Senza il supporto delle famiglie di origine straniera, che mantengono un tasso di fecondità mediamente più alto, il bilancio demografico di Viterbo assumerebbe i contorni di un’emergenza assoluta. Nel corso del 2024 si sono avute soltanto 368 nascite a fronte di 739 decessi, generando un saldo negativo pari a 371 unità. Il confronto con le rilevazioni dell’ultimo ventennio evidenzia la progressione del fenomeno: se nel 2002 le nascite toccavano quota 426 e nel 2010 superavano le 580 unità, negli ultimi tre anni il numero dei nuovi nati si è stabilizzato ben al di sotto della soglia delle 400 unità annue.

Parallelamente, la composizione della popolazione si riflette anche sulle dinamiche abitative. Il numero delle famiglie residenti è progressivamente salito a 32mila 164, ma la media dei componenti per ciascun nucleo è scesa a 2,04 persone (contro le 2,53 rilevate nel 2003). Questo dato testimonia un graduale frazionamento sociale, legato all’aumento delle persone che vivono sole e all’invecchiamento dei nuclei storici.


















































Anno

Nascite

Decessi

Saldo Naturale

2002

426

588

-162

2010

585

588

-3

2022

395

884

-489

2023

384

780

-396

2024

368

739

-371

L’invecchiamento della popolazione e la piramide dell’età

Sotto il profilo demografico, Viterbo è già tecnicamente “regressiva”: la quota di popolazione giovanile (0-14 anni) è molto inferiore a quella anziana (65 anni e oltre). L’età media è schizzata a 47,1 anni, contro i 43,1 del 2002.
Al primo gennaio 2025, quasi un cittadino su quattro ha superato i 65 anni (passati in vent’anni dal 20,7% al 24,6%), mentre la fascia 0-14 anni è scesa dall’12,2% all’11,4%.

Espellere parte delle comunità straniere significherebbe sottrarre forza lavoro fondamentale. L’equazione è semplice: senza nascite oggi, non ci sono lavoratori domani. L’immigrazione sta colmando proprio questo divario, fornendo manodopera essenziale per mantenere operative le imprese in un momento in cui la base lavorativa autoctona si sta assottigliando per limiti di età.






































Fascia d’Età

Numero Residenti

Percentuale sul Totale (%)

Giovani (0-14 anni)

7.599

11,4%

Adulti (15-64 anni)

42.482

64,0%

Anziani (65 anni e oltre)

16.312

24,6%

Totale Popolazione

66.393

100,0%

Il contributo fondamentale dei flussi migratori e le comunità straniere

A compensare lo squilibrio tra nascite e decessi è, appunto, il bilancio migratorio, che continua a far registrare saldi positivi. Durante il 2024 si sono iscritte all’anagrafe cittadina 1460 persone provenienti da altri comuni italiani e 573 provenienti dall’estero, a fronte di 1300 cancellazioni verso altri comuni e 172 verso l’estero. Il saldo migratorio complessivo si è così chiuso con un attivo di 561 unità, di cui 401 derivanti dal rapporto con i paesi esteri.

Al primo gennaio 2025, i cittadini stranieri residenti nel capoluogo sono 7mila 305 e rappresentano esattamente l’11,0% della popolazione totale. Sotto il profilo delle provenienze geografiche, la quota maggioritaria appartiene al continente europeo (47,3%), seguito dall’Asia (23,8%), dall’Africa (20,6%), dall’America (8,1%) e dall’Oceania (0,1%).

La comunità straniera più numerosa si conferma quella rumena, che da sola copre oltre un quarto di tutte le presenze estere in città. A seguire si posizionano i cittadini provenienti dallo Sri Lanka e dalla Nigeria, oltre a gruppi consistenti originari dell’Ucraina, del Bangladesh e dell’Albania.































































Paese di Origine

Percentuale su Totale Stranieri (%)

Romania

26,8%

Sri Lanka

7,4%

Nigeria

5,9%

Ucraina

5,4%

Bangladesh

4,5%

Albania

3,7%

Pakistan

3,1%

Senegal

2,9%

Cina

2,7%

Repubblica Dominicana

2,5%

Le implicazioni per le politiche pubbliche cittadine

Il messaggio chiaro dai dati statistici è chiaro: il welfare locale, privato degli operatori stranieri e di fronte a una popolazione sempre più anziana, andrebbe in default. La rete scolastica vedrebbe chiudere sezioni intere senza l’apporto dei figli degli immigrati, azzerando di fatto il futuro della città. E, soprattutto, la drastica riduzione della forza lavoro attiva (e dei relativi versamenti contributivi) minerebbe la sostenibilità economica dell’intero sistema.


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