Midterm Usa, il fronte democratico si allarga negli Stati di Trump


Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sono ancora a un mese dal voto, ma la geografia della sfida comincia a cambiare. Il dato più interessante non è tanto l’ipotesi di una vittoria democratica, che resta tutt’altro che scontata, quanto il fatto che il Partito Democratico stia diventando competitivo anche in alcuni Stati che alle ultime presidenziali hanno votato nettamente per Donald Trump.

È questo il segnale che emerge dagli ultimi sondaggi sulle elezioni del 3 novembre e che sta costringendo i repubblicani a rivedere le proprie strategie. Il Senato parte da una maggioranza repubblicana di 53 seggi contro 47, mentre alla Camera il margine è ancora più ristretto, con 220 deputati repubblicani contro 215 democratici. Per i democratici, dunque, recuperare il controllo di almeno una delle due Camere è possibile, ma richiede una serie di vittorie in competizioni che fino a pochi mesi fa sembravano molto più difficili.

Il punto è soprattutto il Senato. Un nuovo sondaggio New York Times-Siena, condotto in cinque Stati, mostra candidati democratici in vantaggio o in sostanziale parità in Texas, Alaska, Ohio, Iowa e Kansas. Sono Stati nei quali Trump aveva ottenuto margini compresi tra gli 11 e i 16 punti nel 2024. In Texas, il democratico James Talarico risulta davanti al repubblicano Ken Paxton; in Alaska Mary Peltola è avanti su Dan Sullivan e in Ohio Sherrod Brown è in vantaggio su Jon Husted. In Iowa la repubblicana Ashley Hinson conserva un margine minimo, mentre in Kansas la corsa è sostanzialmente equilibrata.

Non significa che quei seggi siano già destinati a cambiare partito. Significa però che la mappa elettorale si è allargata. E per i repubblicani questo è un problema concreto, perché più Stati diventano competitivi, più risorse finanziarie e organizzative devono essere spostate per difendere collegi che normalmente non avrebbero richiesto una mobilitazione così intensa.

Il segnale è già visibile nella strategia del Partito Repubblicano. Il Senate Leadership Fund, gruppo vicino alla leadership repubblicana, ha ridotto gli investimenti previsti in North Carolina per destinare maggiori risorse al Kansas, dove la corsa si è rivelata molto più competitiva del previsto. È un movimento significativo perché mostra come il partito stia cercando di proteggere il proprio territorio invece di concentrarsi esclusivamente sui tradizionali Stati in bilico.

Dietro questo cambiamento c’è anche il problema Trump. Il presidente continua a essere il principale riferimento elettorale del Partito Repubblicano e nelle ultime settimane ha intensificato la campagna a sostegno dei candidati del suo partito, compiendo una serie di appuntamenti proprio negli Stati in cui il voto appare più delicato. Ma il suo indice di approvazione resta basso.

Un sondaggio AP-NORC realizzato tra il 24 e il 28 settembre indica che soltanto il 31% degli americani approva il modo in cui Trump sta svolgendo il proprio lavoro da presidente. Ancora più significativo per una consultazione nella quale il costo della vita potrebbe diventare uno dei temi decisivi è il giudizio sull’economia: appena il 26% approva la gestione economica del presidente, mentre il 17% approva il modo in cui sta affrontando il costo della vita. Circa il 65% degli intervistati attribuisce inoltre a Trump almeno una parte della responsabilità per i prezzi elevati.

È proprio sull’economia che i democratici sembrano avere trovato uno spazio politico. Un altro sondaggio AP-NORC mostra che il 38% degli elettori registrati ritiene i democratici più affidabili nella gestione del costo della vita, contro il 27% che indica i repubblicani. Non è però un entusiasmo generalizzato per l’opposizione: gli stessi dati mostrano una diffusa sfiducia nei confronti di entrambi i partiti e una parte consistente dell’elettorato non ritiene nessuno dei due particolarmente capace di affrontare i problemi del Paese.

È probabilmente questo l’aspetto da osservare con maggiore attenzione nelle prossime settimane. I democratici non stanno necessariamente conquistando gli elettori perché il partito abbia recuperato una popolarità straordinaria. Potrebbero invece beneficiare, almeno in parte, della crescente insoddisfazione nei confronti dell’amministrazione Trump e della situazione economica.

La dinamica è particolarmente importante perché le elezioni di metà mandato hanno storicamente una caratteristica sfavorevole al presidente in carica: il partito che occupa la Casa Bianca tende a perdere seggi al Congresso. Per Trump, quindi, la difficoltà non consiste soltanto nel mantenere la maggioranza repubblicana, ma nel riuscire a trasformare il proprio capitale politico personale in voti per candidati che in diversi Stati devono affrontare una competizione più aperta di quanto previsto all’inizio della campagna.

Il presidente sta tentando di farlo puntando sulla mobilitazione della propria base. Nelle ultime settimane ha rilanciato anche la promessa di un pagamento di 5.000 dollari agli adulti americani nel caso in cui i repubblicani mantengano il controllo del Congresso, legandola alle entrate derivanti dai dazi. La proposta avrebbe però un costo superiore al trilione di dollari secondo le stime riportate da AP, rendendo tutt’altro che secondaria la questione della sua sostenibilità finanziaria.

La campagna repubblicana, intanto, continua a disporre di importanti risorse finanziarie. Ma proprio l’allargamento del numero di corse considerate competitive rischia di rendere quelle risorse meno efficaci: se il partito deve difendere Texas, Alaska, Ohio, Kansas e altri Stati contemporaneamente, ogni nuovo fronte aperto dai democratici aumenta il costo della difesa.

Per questo, più che parlare già di una “onda democratica”, è forse più corretto parlare di un cambiamento della soglia di competitività. Stati che sembravano difficilmente contendibili stanno entrando nel radar democratico e costringendo i repubblicani a spendere tempo e denaro per conservarli.

Manca ancora un mese al voto e i sondaggi possono cambiare rapidamente. Ma se questa tendenza dovesse consolidarsi, le elezioni del 3 novembre potrebbero trasformarsi da una consultazione nella quale i repubblicani difendono semplicemente la maggioranza in una vera prova sulla capacità di Trump di mantenere il controllo del Congresso.

Ed è proprio qui che il voto di medio termine assume un significato più ampio: non sarà soltanto un referendum sull’opposizione democratica, ma una prima misurazione nazionale della forza politica di Trump nella seconda parte del suo mandato.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม