«Lo scostamento di bilancio potrà favorire una manovra pragmatica»


Cominciamo con il sottolineare che il Dpfp, ovvero il Documento Programmatico di Finanza Pubblica, è un atto propedeutico alla presentazione della legge di bilancio, che a sua volta consente di pianificare su base annua entrate ed uscite. Con il Dpfp si rielaborano le previsioni macro economiche e di finanza pubblica alla luce dell’evoluzione del contesto internazionale. Un contesto, come è noto, particolarmente complesso e non sempre interpretabile in chiave predittiva a causa della presenza di moltissime variabili in campo. Il governo Meloni ha approvato nel Consiglio dei ministri di venerdì scorso il Documento Programmatico di Finanza Pubblica e la Relazione al Parlamento sullo scostamento di bilancio. Il voto, in calendario martedì 13 ottobre, avverrà a maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato. L’Italia chiede all’Europa uno scostamento del valore di 29 miliardi complessivi per il 2027 e il 2028. Si tratta di una cifra più bassa dei 36 miliardi ipotizzati ad agosto. Stiamo parlando dello 0,3% l’anno per due settori strategici: la difesa (la cui spesa si riduce di circa 7-8 miliardi) e l’energia. Inizialmente lo scostamento di bilancio era stato ritenuto possibile solo per la spesa militare, successivamente invece è stata considerata anche quella energetica. Sui tagli della spesa nel settore della Difesa, il Ministro Crosetto, nell’auspicare che essi siano momentanei, ha dichiarato di “comprendere perfettamente le ragioni di questa scelta”. E, quindi, di adeguarsi.

Il confronto tra Roma e Bruxelles è ancora nella fase iniziale. Alla fine della prossima settimana, infatti, si svolgeranno in Lussemburgo le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin. La richiesta di una sorta di flessibilità aggiuntiva contenuta nella lettera inviata qualche giorno fa dalla premier Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen fa perno su un dato di fatto: l’inflazione, dovuta in gran parte all’aumento dell’energia, sta mettendo in difficoltà il potere d’acquisto degli italiani e non solo degli italiani. Una situazione che l’Unione Europea deve considerare come elemento rilevante in ragione della produzione da parte dell’attuale contesto geopolitico e geoeconomico di effetti significativi sulla vita quotidiana dei cittadini. Effetti che si stanno generando in diversi Paesi. Il punto cruciale è il dovere che ha l’Europa di valutare l’impatto dell’inflazione sulla spesa nominale, considerando che è quest’ultima a rappresentare l’obiettivo da raggiungere da parte dei diversi Stati membri. Detto in termini più chiari, la richiesta di nuova o di maggiore flessibilità si fonda su una logica condivisibile e su una ratio supportata da elementi tecnici. Altro che da magheggi, come qualcuno maliziosamente ha detto. Con l’inflazione le entrate dello Stato aumentano, anche se questo surplus di certo non può essere impiegato, poiché le regole europee prevedono un tetto alla spesa pubblica definito in termini nominali e dunque non al netto dell’inflazione. Pur non essendo in recessione, anzi pur essendo stati promossi ripetutamente dalle agenzie di rating da quando al governo c’è Giorgia Meloni, è del tutto evidente che oggi si renda necessario mettere in campo misure che aiutino chi vive in condizioni di particolare difficoltà economica e di disagio sociale nel nostro Paese. La flessibilità evocata dalla premier è frutto di buon senso: una categoria quest’ultima che sovente si contrappone in modo netto e inequivocabile alla rigidità delle regole europee e al peso di impostazioni eccessivamente burocratiche.

Ancora una volta, dunque, l’attenzione dell’Unione Europea viene sollecitata dalla Meloni sull’impatto dei fattori esogeni e non certo sulle dinamiche connesse a quelli endogeni. Il riferimento è all’impatto di quelle condizioni innescate sui sistemi economici nazionali da vicende indipendenti dalla volontà dei singoli governi.

Il dato politico più rilevante per quanto riguarda l’Italia è che la maggioranza (che aveva già dato prova di unità nel voto sulle pregiudiziali per la riforma della legge elettorale) è stata coesa, come è sempre avvenuto finora. Non è il centrodestra a doversi porre il tema della sua unità, avendo una leadership chiara e indiscussa e un’unità di intenti almeno sulle grandi linee programmatiche, unitamente ad un’identità politica frutto di ricerca continua della stabilità. I problemi li ha piuttosto il campo largo, come dimostra la più stretta attualità e lo scontro tra la leader del Pd e quello del Movimento Cinque Stelle.

Tornando alla manovra e alla richiesta di extradeficit fatta dal governo, va evidenziato che il tutto viene portato avanti dal potere esecutivo con un approccio da parte del Mef definibile come pragmatico e prudente, a partire dalle valutazioni sul rapporto deficit-pil. Non è un caso che si tengano continuamente sotto controllo sia i tassi di interesse, sia l’andamento dell’inflazione, che in Italia ha raggiunto il 4,2%. Venendo all’analisi del quadro macro economico, va specificato che il governo ha aggiornato la stima della crescita del Pil per l’anno in corso: si passa dall’iniziale 0,6% all’1%, mentre il tasso di crescita programmato si attesta (al momento) allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e allo 0,8 nel 2029. Quanto al debito pubblico, il profilo tendenziale viene indicato al 138,1% nel 2026, al 138,5% nel 2027, al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029: dunque, in discesa nei prossimi due anni. Nel contempo, va altresì sottolineato che con la spesa supplementare per difesa ed energia il deficit supera il 3% sia nel 2027, sia nel 2028. Il Ministro Giorgetti, però, ha spiegato che esso tornerà sotto la soglia del 3% al netto dello scostamento, togliendo in pratica lo 0,6% di prodotto interno lordo in base alla richiesta fatta all’Europa su difesa ed energia. La differenza rileva proprio in ordine alla procedura per disavanzo eccessivo: il nostro Paese è ancora sottoposto a questa procedura dopo che l’Istat, come è noto, ha indicato il deficit al 3,1% per il 2025.

Dopo il voto delle Camere sullo scostamento di bilancio, il Governo deve approvare ed inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio.

Capiremo in quel momento quali misure verranno ritenute indispensabili dai partiti di centrodestra. Influirà molto la data delle prossime elezioni: un conto è il rinnovo del Parlamento a scadenza naturale, altro lo è anticipatamente.

Anche in relazione a questo specifico tema, serve una riflessione ispirata dalla logica del buon senso. In questi ultimi giorni si è detto e si è scritto (per esempio in occasione della eliminazione del bollo auto) che il governo pensa e procede con “mosse elettoralistiche”. Qual è il fondamento di questa espressione? E’ normale che un governo in carica, chiedendo agli elettori il rinnovo del proprio mandato, si preoccupi da un lato di dare continuità programmatica a quegli ambiti su cui è stata costruita la relazione fiduciaria con i cittadini, dall’altro tenda ad intervenire con strumenti nuovi per affrontare i problemi che la popolazione considera come i più urgenti.

L’importante è che tutto avvenga dentro il perimetro del quadro di finanza pubblica (oggi molto più sostenibile del passato, nonostante il peso di cassa del Superbonus e dei crediti edilizi) e che ciò che si promette abbia una preventiva copertura finanziaria. L’iter istituzionale della legge di bilancio prevede entro una settimana l’invio alla Commissione Europea del Documento Programmatico di Bilancio per la verifica preliminare della sua conformità alle regole dell’Unione ed entro il 20 ottobre la presentazione del disegno di legge di bilancio in Parlamento al fine di avviare in entrambe le Camere la discussione sugli emendamenti e approvare il testo definitivo entro la fine dell’anno.

Non ci resta che attendere. Fiduciosi sì, ma sapendo che in questa legislatura sono stati molti i miglioramenti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม