“Non ha mai bisogno di alzare la voce”, dice di lui Lando Norris, che sotto la guida del team principal è diventato campione del mondo in F1. Storia e successi di un comandante che alla competitività accompagna valori e cultura
Quando parlano di lui, parlano di una Stella polare. Una guida, un punto fermo al centro di un universo che si muove a una velocità in continuo cambiamento. È questo Andrea Stella per la sua squadra, la britannica McLaren che con un italiano al comando è tornata a conquistare le vette più alte della Formula 1. Un leader gentile, diverso nei tratti e nei modi da un’aggressività che spesso nell’agonismo viene confusa con la capacità di controllo. “Andrea non ha mai bisogno di alzare la voce”, ha raccontato il campione del mondo in carica Lando Norris che, proprio sotto la guida di Stella, ha conquistato il titolo iridato, “perché Andrea sa alla perfezione come spronare per tirare fuori il meglio da una singola persona, e poi fare lo stesso con un intero gruppo di mille membri del team”. È un lavoro complesso, soprattutto nella Formula 1 di oggi, che richiede capacità differenti in settori che vanno ben oltre a quelli più conosciuti da Stella, cresciuto tra le fila vincenti della Ferrari di inizio Anni 2000 come ingegnere. “Quando però metti in cima i risultati e la voglia di migliorarti”, continua Norris, “arrivi a ricoprire ogni area al meglio proprio come sa fare lui, che per noi è diventato un elemento essenziale in questi anni”. Un percorso lungo, a cui Stella ha dedicato un’intera vita di lavoro e dedizione, iniziata a Orvieto molti anni fa. È lì, in Umbria, che è nato l’amore per il motorsport: “I ragazzi si innamorano della velocità da adolescenti”, ha raccontato. “Nel mio caso è capitato guardando le macchine che correvano dalle mie parti, a Orvieto, nella cronoscalata La Castellana, arrivata alla cinquantesima edizione”. Una passione trasformata velocemente in qualcosa di più grande e affiancata a uno studio che è stato la base di ogni successo sportivo: laureato in ingegneria aerospaziale all’Università Sapienza di Roma, nel 2000 consegue un dottorato di ricerca in ingegneria meccanica che gli apre la possibilità di un ingresso nel motorsport, nella gestione sportiva della Ferrari, inizialmente nella squadra test e poi come veicolista della monoposto di Michael Schumacher. “Quelli sono stati anni fondamentali per la mia formazione, ho potuto imparare dai più grandi e comprendere come lavora una squadra che ha fame di vittorie”, – ha spiegato Stella. Devo tutta la mia crescita a Maranello, sia nei giorni di successo che in quelli più duri, dove ho imparato a convivere con le sconfitte”.
tassello indelebile
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Un percorso durato quindici anni che ha visto Stella crescere internamente a Maranello fino al ruolo di ingegnere di pista di Fernando Alonso, che nel 2015 passa in McLaren portando l’ingegnere con sé in una nuova avventura sportiva e professionale. “Dopo avere lavorato in Ferrari per tanti anni, attraversando tre cicli completi con Michael Schumacher, Kimi Raikkonen e Fernando Alonso, ho pensato che fosse il momento di aprire un nuovo capitolo nel quale potessi elaborare tutte le esperienze maturate assieme a questi piloti fantastici e ai tanti maestri e mentori che ho avuto”. Successi e sconfitte come zaino da tenere sulle spalle nel viaggio verso Woking. Perché anche i dolori del giovane Andrea sono serviti e rimasti vivi nel tempo: Abu Dhabi 2010 è un tassello indelebile della storia, un Mondiale sfumato all’ultima gara con Fernando Alonso, un dolore che con il passare delle stagioni è rimasto vivo. “Ho sempre faticato abbastanza a tornare ad Abu Dhabi”, ha ammesso il team principal. “I brutti ricordi legati a quella delusione sono rimasti molto forti. Poi però, con McLaren, penso di aver chiuso il conto con il passato e di poter adesso pensare a Yas Marina senza tristezza”. Non si cancella la delusione, e non sparisce la storia, ma si scrivono nuove pagine di uno sport fatto anche e soprattutto di questo: vittorie e sconfitte, successi e fallimenti.
progresso trionfale
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Negli ultimi anni per Stella i primi sono stati più dei secondi, e Abu Dhabi è stata sfondo delle vittorie iridate nel Campionato Costruttori del 2024 e di quello Piloti, vinto da Lando Norris, nel 2025. Trionfi dolcissimi figli di un progresso sportivo che ha visto la McLaren ripartire, rifondarsi, e costruire le proprie basi per tornare a competere tra i grandi nonostante gli inizi difficili affrontati al via dello scorso ciclo tecnico: “Non abbiamo avuto paura di osare, anche quando alcune decisioni sembravano essere molto controcorrente rispetto a quello che viene fatto negli altri team. Abbiamo premiato le idee: se un giovane ingegnere presenta un’idea innovativa, a Woking viene ascoltato. E così siamo ripartiti, dando voce alle persone e mantenendo la nostra identità”. Concetti che spesso vengono messi da parte nel frenetico universo della Formula 1, dove sembrano contare di weekend in weekend solo i risultati in pista: i numeri, quelli a cui l’ingegnere Stella è affezionato più di chiunque altro, vanno però inseriti in un contesto che basa il proprio metodo su una cultura aziendale e sportiva. Così, racconta Andrea, McLaren è passata da essere una nobile decaduta del motorsport, una squadra dalla storia leggendaria ma a lungo relegata a occupare un ruolo secondario sulla griglia della Formula 1, a tornare dominante: “L’eredità che vogliamo lasciare non è solo quella di aver vinto un numero preciso di campionati del mondo. Ciò che davvero è importante è poter lasciare un messaggio, qualcosa che possa essere un contributo per le persone. Non essere solo il team che vuole vincere, ma diventare chi, all’interno di uno sport così competitivo, comunque pensa che alcuni valori siano importanti”.
regole uniche
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Per farlo il team principal, affiancato in ogni fase dal ruolo chiave del Ceo Zak Brown, ha risposto nel corso di tutta la passata stagione a critiche, anche feroci, riguardanti una gestione piloti atipica, basata su quelle che in McLaren vengono chiamate “le papaya rules”, le regole di ingaggio tra Lando Norris e Piastri che – salvo casi estremi – premiano il risultato del team sopra quello dei singoli e non prevedono una prima e una seconda guida. Qualcuno rideva, al centro di un anno intenso come il 2025, quando Stella parlava di valori, di identità, di cultura. Ma il tempo gli ha dato ragione. Da Orvieto a Maranello fino a Woking, dai grandi maestri che lo hanno accompagnato nei successi fino alle sconfitte più vive, mai davvero curate. Avanti, tenendo sempre in mente dove, e come, si vuole andare. Per guidare anche gli altri.
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