Caro-energia e inflazione, la ricetta di Pichetto Fratin: riserve G7, flessibilità Ue e spinta su gas e nucleare


Il caro-energia torna a mordere l’economia italiana, tra petrolio, gas e inflazione. E il governo guarda sia all’emergenza sia al medio periodo: da una parte il rilascio coordinato delle riserve strategiche deciso dal G7, dall’altra nuovi investimenti per aumentare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in quota Forza Italia, Gilberto Pichetto Fratin fa il punto con Milano Finanza dell’utilizzo della flessibilità concessa da Bruxelles, degli interventi per famiglie e imprese e del rilancio delle rinnovabili.

Domanda. Ministro, l’inflazione è tornata a galoppare. Quanto può pesare lo shock sull’economia italiana?

Risposta. Il peso dell’energia è enorme. Il prezzo del gas e quello dell’elettricità hanno un impatto diretto sull’economia italiana, anche per effetto del meccanismo del marginal price. L’Italia produce circa il 40% del proprio consumo, ma restiamo ancora fortemente dipendente dalle importazioni. A questo si aggiunge la crisi sul fronte petrolifero, dettata dall’escalation nel Golfo Perisco. Va detto che l’Italia ha una capacità di raffinazione quantitativamente importante, ma l’autosufficienza pesa poco rispetto a un quadro globale di carenza.

D. Possiamo affrontare l’inverno senza rischi sul fronte del gas?
R. L’Italia è stata tempestiva nel riempire le riserve di gas. Abbiamo fatto delle valutazioni con Snam e con i miei uffici e abbiamo detto: partiamo il prima possibile perché siamo un Paese in difficoltà e che, più di altri, dipende dal gas e dall’estero. È chiaro che il problema non è l’acquisto ma l’iniezione. Il prezzo a cui compriamo quotidianamente oggi è molto alto e non dipende solo da chi in Europa ha stoccaggi bassi, ma anche dal Giappone che dipende molto dal Golfo Persico.

D. I Paesi del G7 hanno deciso di immettere sul mercato le riserve strategiche di petrolio. È un primo passo?
R. È il primo passo di un piano pensato con l’amministrazione americana. Il G7 ha concordato un rilascio coordinato attraverso l’Aie di 100 milioni di barili nell’arco di quattro mesi, con un rilascio significativo di gasolio già nei primi 20 giorni. L’obiettivo è aumentare temporaneamente l’offerta e contribuire a calmierare i prezzi. In questo momento non si può però non tenere conto anche dei Paesi asiatici, che si stanno muovendo per accaparrarsi risorse e ricostituire le proprie riserve. Per questo sarà importante monitorare l’effetto dell’operazione sul mercato e, allo stesso tempo, prevedere il successivo ripristino delle scorte.

D. Sul fronte interno, il governo finora ha arginato la crisi con misure spot. State lavorando a nuovi interventi?
R. Il contenimento dei prezzi è una preoccupazione e un obiettivo del governo. A partire dall’abolizione del bollo auto, l’intenzione è di renderlo strutturale. Sarà sicuramente uno degli elementi che affronteremo nei prossimi giorni nella predisposizione della legge di Bilancio, all’interno di una valutazione complessiva del governo.

D. Una parte della risposta passerà dalla flessibilità concessa dall’Europa. Come intendete utilizzare quelle risorse?
R. L’Europa ci chiede investimenti di medio-lungo periodo, ma il nostro obiettivo è individuare anche azioni capaci di produrre benefici nel più breve tempo possibile. Possiamo sostenere investimenti in impianti fotovoltaici o pompe di calore, intervenire sugli edifici pubblici e sulle scuole e, per le imprese, sostenere la realizzazione di impianti rinnovabili. Il confronto è ancora aperto tra noi, gli uffici e i diversi ministeri: stiamo valutando quali strumenti possano essere finanziati all’interno dello spazio di flessibilità riconosciuto dall’Ue.

D. Quindi le misure dirette a famiglie e imprese dovranno essere individuate soprattutto nella legge di Bilancio?
R. Il confronto è ancora aperto tra noi, uffici e i diversi ministeri. Sicuramente troveremo margine per aiutare chi ha più bisogno. Stiamo però valutando ancora quali strumenti possano essere utilizzati e quali interventi possano essere effettivamente finanziati all’interno dello spazio di flessibilità riconosciuto dall’Unione europea.

D. Dalle aziende energetiche sono arrivate offerte per i consumatori. Questo cambia il confronto sugli extraprofitti?
R. Le rispondo come membro del governo: questo tipo di scelta deve essere oggetto di una valutazione collegiale. Posso dirle che in economia esiste il profitto o la perdita, non c’è l’extra profitto o l’extra perdita. Il tema, tuttavia, più che di competenza nazionale sta diventando di competenza europea. Vedremo come andrà a finire.

D. Lato offerta il governo vuole aumentare la produzione nazionale. Esiste un cronoprogramma?

R. Abbiamo approvato un decreto che oggi è una legge dello Stato. Si sono aperte delle interlocuzioni con le singole Regioni, perché è fondamentale che ci sia un’intesa istituzionale. L’obiettivo è aumentare la quota di idrocarburi che attualmente viene estratta a livello nazionale e che è molto bassa: siamo intorno al 6-7% della domanda. Possiamo aumentarla di molto.

D. Ministro è appena rientrato dall’Algeria, principale fornitore di gas dell’Italia. Il bilancio della missione?
R. L’Algeria è un partner strategico per la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa. Nell’attuale scenario significa anche rafforzare la nostra cooperazione nel Mediterraneo. Ma il focus della missione era soprattutto il Corridoio meridionale dell’idrogeno, un progetto di circa 3.300 chilometri che coinvolge Italia, Austria e Germania. La valutazione è che l’Algeria possa fornirne almeno 4 milioni di tonnellate: una quantità rilevante.

D. Per le imprese energivore, invece, il governo sta studiando nuovi interventi?
R. Lo scorso anno abbiamo già adottato un provvedimento ad hoc, a fronte del costo dell’energia. Chiaramente la situazione è cambiata ed è ancora più importante oggi porre la massima attenzione alla ricerca di meccanismi più puntuali per il sistema produttivo. Dobbiamo anche far partire il nuovo Fer X con aste che, come previsto per l’eolico e il fotovoltaico, presentano prezzi e offerte decisamente più convenienti.

D. La domanda di energia cresce più rapidamente del previsto. Sulle rinnovabili rischiamo di restare indietro?
R. Dobbiamo perseguire l’obiettivo del Pniec di aggiungere nuovi 80 gigawatt di rinnovabili entro il 2030. Siamo perfettamente in linea con il cronoprogramma stabilito ma rispetto a quando abbiamo approvato il piano, nel 2023, le cose sono cambiate. Credo quindi sia doveroso raggiungere il target entro fine legislatura e aumentare quello al 2030.

D. L’Europa chiede di ridurre i consumi. Come si concilia l’obiettivo con una domanda che continua a crescere?
R. Credo che l’Ue ci abbia chiesto di essere più efficienti: riducendo i consumi sì, ma anche sostituendo il più possibile le energie costose con quelle meno costose, perché così si ha un effetto sul prezzo.

D. L’Italia ha approvato la legge sul nucleare, quali sono adesso i prossimi passaggi?
R. Approvare i decreti legislativi entro la fine dell’anno. Governare vuol dire guardare al futuro. (riproduzione riservata)


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