la crisi energetica ed economica diventa marketing


La situazione economica italiana, come quella politica del resto, è grave ma non è seria. I redditi reali sono più bassi del 6,6% rispetto al 1990 a fronte di una media Ocse del +35%, il Paese è divorato dalle disuguaglianze – il 10% dei cittadini ha il 60,6% della ricchezza – e a settembre, certifica oggi l’Istat, a causa del caro energia fossile l’inflazione arriva al livello più alto da tre anni segnando +4,2% rispetto a settembre 2025. Dunque che si fa? Anziché accelerare la corsa dell’Italia sulla transizione energetica, per liberarla dai combustibili fossili grazie a efficienza energetica e rinnovabili, il Governo plaude agli “sconti” annunciati prima sui carburanti alla pompa e poi sulle bollette elettriche dalla multinazionale controllata di fatto dal ministero dell’Economia, Eni.

Dopo mesi (anni, partendo almeno dall’avvio della guerra in Ucraina nel 2022) di extraprofitti di cui stanno godendo tutte le principali compagnie energetiche – per le petrolifere Ue si stimano 24 mld di euro solo quest’anno –, ora che le pressioni da parte della società civile e dell’opposizione politica per tassare questi extraprofitti si stanno facendo finalmente più forti, il Cane a sei zampe ha colto l’invito del Governo a venire incontro ai cittadini con un colpo di genio: trasformare la crisi energetica ed economica in una preziosa occasione di marketing.

Prima con sconti su diesel e benzina, subito seguiti da quelli di Ip e Q8, con le pompe bianche che comprensibilmente temono il «rischio distorsione della concorrenza», dato che le mayor petrolifere presumibilmente si accaparreranno più automobilisti a loro spese. Poi con gli sconti in bolletta elettrica: «Dal 1° ottobre al 24 ottobre Plenitude renderà disponibile l’offerta luce e gas “Fixa Time 24 Smart” che prevede uno sconto del 30% sui corrispettivi luce e gas», recita l’annuncio dell’Eni, evidentemente aspettandosi nuovi clienti anche su questo fronte. Tant’è che tutti i principali rivenditori di energia del Paese si sono immediatamente attivati per far sapere che no, sono loro che continuano ad avere le tariffe migliori, eventualmente da potersi scontare ancora per venire (solo ora) incontro ai poveri cittadini.

Come stanno le cose lo spiegano l’Istituto nazionale di statistica (Istat) e l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Il primo informa che l’accelerazione dell’inflazione «risente in primo luogo degli aumenti registrati per i beni energetici», che segnano +22,3% rispetto a settembre scorso e +4,5% su agosto. Sull’anno il gasolio per mezzi di trasporto sale del 34,9%, la benzina del 21,8%, l’elettricità sul mercato libero del 21,5%, l’elettricità sul mercato tutelato del 9,7% sull’anno e dello 0% sul mese scorso.

Ma ci sono brutte nuove in arrivo anche per quest’ultimo mercato, perché l’Arera ha appena aggiornato i dati in merito ai costi della bolletta per i “clienti vulnerabili”, gli appena 3 milioni circa ancora rimasti a godere del servizio di maggior tutela – ovvero la fornitura di energia elettrica a condizioni economiche e contrattuali regolate dall’Arera –, destinato però a lasciare totalmente il passo al mercato libero dal primo aprile 2027.

Nel quarto e ultimo trimestre dell’anno, in avvio il primo ottobre, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’ vulnerabile servito in maggior tutela aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente. Come mai? «L’aumento – sintetizza Arera – è dovuto all’incremento dei costi di acquisto dell’energia elettrica, che riflette le attese di crescita del prezzo all’ingrosso (Pun) […] Continua infatti a pesare l’instabilità del quadro geopolitico internazionale, che incide sui prezzi delle materie prime energetiche e, in particolare, del gas naturale a cui i valori all’ingrosso dell’elettricità restano ancora strettamente legati».

Dunque la spesa annuale per l’utente tipo in maggior tutela si attesterà a 665,38 euro per l’intero 2026, in aumento del 9,3% rispetto al 2025. E in quest’ultimo trimestre il 68,6% della bolletta pagata è composto dalla componente energia – quella del Pun fissato ancora troppo spesso dal gas, finché le rinnovabili rimangono al palo –, contro il 7,6% occupato dagli oneri di sistema che comprendono gli “incentivi” alle fonti pulite (che di fatto stanno ormai contribuendo ad abbassarla la bolletta, almeno guardando ai meccanismi Cfd varati negli ultimi e non ai vecchi Conti energia che hanno contributo però a sostenere la crescita del settore quand’era a livelli embrionali).

Per questo dieci associazioni a sostegno della transizione ecologica riunite nel Coordinamento Free – come Kyoto club e Legambiente – propongono sette misure che possano dare risposte strutturali, e non mere reazioni di marketing, alla crisi in corso: «Chiediamo al Governo – dichiarano – di mettere efficienza energetica, fonti rinnovabili ed elettrificazione dei consumi al centro della risposta alla crisi energetica dovuta alla guerra in Medioriente. Sono le leve più rapide per ridurre consumi e importazioni e le uniche che producono benefici strutturali, invece di sussidi destinati a esaurirsi con l’emergenza».

Ma il Governo per ora va in direzione ostinata e contraria. Quest’anno, come già nel 2025, le installazioni di nuovi impianti rinnovabili sono in rallentamento, e solo sul tavolo della presidente Meloni ci sono 13 GW (circa il doppio di tutti quelli installati nel 2025) in attesa d’autorizzazione. Il Governo finanzia con 6 mln di euro la malainformazione sul nucleare, mentre la disinformazione alimenta le sindromi Nimby e Nimto che frenano le fonti davvero pulite e pronte a essere installate senza attendere vent’anni. Puntuali interventi normativi per sbloccare le autorizzazioni, come quelli suggeriti da Agostino Re Rebaudengo su queste colonne, potrebbero essere percorsi subito se ci fosse la necessaria volontà politica a sostegno. Invece si preferisce la politica dei bonus e l’economia del marketing, che tanto fa bene sia in clima elettorale sia in tema di extraprofitti. Ma le soluzioni strutturali restano al palo, e la crisi continua a mordere. Fino a quando?




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