Un’inchiesta di «Mediapart» ha portato alla luce vecchie frasi antisemite e antisioniste del presidente del Rassemblement national Jordan Bardella. Il caso mette in discussione la strategia di “normalizzazione” del partito voluta da Marine Le Pen (che finora è stata data per favorita per la conquista dell’Eliseo da tutti i principali sondaggi)
PARIGI – Il giorno dopo l’inchiesta di Mediapart su vecchie frasi antisemite e antisioniste, Jordan Bardella, Marine Le Pen e il Rassemblement national rispondono andando all’attacco: «Denuncio chi mi diffama, è solo una manovra per impedirci di andare al governo», dice Bardella. «Ci siamo messi le nostre giacche di kevlar e siamo pronti alla battaglia, dimostreremo che tipo di giornale è Mediapart», aggiunge Marine Le Pen all’inizio della riunione del consiglio nazionale del partito. In virtù della reazione indignata e virulenta, e di nuove rivelazioni che potrebbero arrivare presto da Mediapart, il caso Bardella scuote la campagna presidenziale francese (si vota nella primavera 2027).
L’inchiesta di «Mediapart» e le frasi antisemite
Il giornale d’inchiesta Mediapart accusa il presidente del Rassemblement national, Jordan Bardella, di essere l’autore di frasi antisemite scritte quando aveva 17 anni ed era militante del partito.
«Tutte le banche sono di proprietà di ebrei. (…) L’ebreo deve dominare gli altri popoli, schiacciarli e derubarli; un sionista è necessariamente ebreo, nel profondo. In Francia, due ottimi esempi sono BHL (Bernard Henri-Lévy) e (Jacques) Attali. Ed è proprio questo che vogliono: un Nuovo Ordine Mondiale dominato da Israele, con Gerusalemme, ovviamente, come capitale», avrebbe scritto Bardella nel 2013. Il giornale dice di avere indagato molti mesi e di essere in possesso di decine di conversazioni autenticate in modo indipendente. In un altro passaggio, Bardella si sarebbe lamentato del fatto che alcuni ministri del governo Ayrault «hanno a cuore Israele e l’interesse bancario più che gli interessi francesi», citando Laurent Fabius, Pierre Moscovici e Manuel Valls.
La strategia di «normalizzazione» del Rassemblement national
La sensazione è che siamo appena agli inizi, e che il passato di Bardella e più in generale del Rassemblement national nei prossimi giorni sarà al centro del dibattito politico, vista tutta l’energia che Marine Le Pen ha messo da anni nella strategia di “normalizzazione” del partito: cambio del nome da Front a Rassemblement, allontanamento del padre e fondatore Jean-Marie Le Pen e dei militanti più estremisti, moderazione della strategia politica, e in particolare avvicinamento alla comunità ebraica e a Israele.
Le due formazioni alle ali estreme della politica francese, il Rassemblement national a destra e la France insoumise a sinistra, hanno ufficialmente due posizioni opposte riguardo a Israele nella guerra contro Hamas e più in generale in Medio Oriente: sostegno da parte del RN, dura critica da parte della France insoumise di Jean-Luc Mélenchon.
L’autenticità della nuova natura del Rassemblement national torna a essere messa in dubbio, dopo le rivelazioni di Mediapart.
Bardella: «Dichiarazioni fabbricate»
Bardella si difende evocando una macchinazione: «O Mediapart ha fabbricato queste dichiarazioni, oppure si è lasciata ingannare da qualcuno che le ha fabbricate e gliele ha passate».
E Marine Le Pen: «Smaschereremo questa manovra, ma sarà molto dura: i nostri avversari faranno assolutamente di tutto, comprese le cose più ripugnanti che si possano immaginare, per cercare di ostacolare la nostra dinamica positiva».
Da settimane tutti i sondaggi danno Marine Le Pen come nettamente favorita per la conquista dell’Eliseo, nella primavera 2027.
Le reazioni della politica francese
Reazioni indignate, ma contro il Rassemblement national, nelle altre forze politiche. «Bardella deve dimettersi da tutte le cariche politiche – dice la candidata presidenziale ecologista Marine Tondelier – L’uomo che oggi si presenta come il più grande difensore degli ebrei è in realità un antisemita ossessivo».
Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, parla di «frasi che appartengono al complottismo e all’antisemitismo più assurdo, posto che Bardella le abbia pronunciate». Ma le dichiarazioni di Bardella risalenti a oltre 10 anni fa riaprono la questione dei legami non solo suoi, ma di tutto il Rassemblement national, con alcune personalità che poi non hanno seguito la strategia di normalizzazione e anzi hanno continuato a radicalizzarsi. Uno tra loro è Alain Soral, a lungo consigliere di Jean-Marie Le Pen ma vicino anche alla figlia Marine.
I legami con Soral
Oggi, condannato per incitamento all’odio razziale e incitamento alla violenza armata, Soral non vive più in Francia ma continua a pubblicare su YouTube video nei quali espone le sue violente accuse alla comunità ebraica (oltre a prodursi in lodi sperticate per la Russia di Putin).
Soral è un intellettuale infrequentabile ma in queste ore ritornano in superficie nei social media i video e gli audio dei suoi passati incontri con Jordan Bardella e anche Marine Le Pen, che i vertici del Rassemblement national speravano di fare dimenticare.
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