L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA ha concluso un procedimento di enforcement nei confronti della banca Julius Bär in relazione alla concessione di crediti private debt a un gruppo europeo e alla gestione di relazioni d’affari nel contesto di due persone politica-mente esposte (PEP) russe. Al riguardo la FINMA ha constatato che l’istituto ha violato gravemente le disposizioni del diritto in materia di vigilanza, in particolare i requisiti per un’adeguata gestione dei rischi e gli obblighi legali nell’ambito della lotta contro il riciclaggio di denaro. La FINMA ha pertanto concluso il quinto procedimento di enforcement avviato nei confronti di Julius Bär in poco meno di un decennio. Già durante il procedimento la banca ha adottato molti dei provvedimenti d’urgenza ordinati dalla FINMA. Ulteriori misure disposte nel quadro della conclusione del procedimento di enforcement sono ora volte a garantire che i miglioramenti prospettati sul piano della cultura in materia di compliance e di rischio vengano attuati in maniera efficace e duratura a livello dell’intero l’istituto. Con la chiusura del procedimento hanno in-vece potuto essere revocati o alleggeriti determinati provvedimenti d’urgenza.
Nel dicembre 2024 la FINMA ha avviato un procedimento di enforcement nei confronti di Julius Bär in relazione a varie concessioni di crediti a differenti unità di un gruppo europeo e al suo fondatore. In precedenza, nel giugno e nel dicembre 2023 e nel maggio 2024, aveva già ordinato provvedimenti d’urgenza ad ampio raggio a causa di lacune constatate nella concessione di crediti, nel dispositivo di lotta contro il riciclaggio di denaro e nella gestione del rischio come pure della propensione molto elevata al rischio da parte della banca per quanto concerne i rischi di reputazione, di riciclaggio di denaro e di credito.
Inoltre, nell’agosto 2025 la FINMA ha avviato un ulteriore procedimento di enforcement, nel quadro del quale ha esaminato possibili violazioni delle norme in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro in relazione a clienti appartenenti alla cerchia di due persone politicamente esposte (PEP) russe. Anche in questo caso, nel settembre 2025 la FINMA ha emanato provvedimenti d’urgenza. Entrambi i casi riguardavano lacune nella gestione del rischio e nella cultura della banca, motivo per cui la FINMA ha riunito i due procedimenti. Si tratta già del quinto procedimento che la FINMA ha avviato e concluso a carico di tale istituto in meno di un decennio.
Gravi lacune nella gestione del rischio di credito
Dal 2018, Julius Bär aveva sviluppato un nuovo settore di attività, quello del private debt, caratterizzato dal fatto che i crediti non erano garantiti da garanzie tradizionali, bensì di norma da azioni non quotate in borsa dei mutuatari. A partire da settembre 2019, la banca ha concesso complessivamente otto crediti al gruppo europeo e al suo fondatore. A seguito di ciò, il volume complessivo dei crediti è rapidamente aumentato e, nel periodo 2022-2023, è stata superata la soglia di un miliardo di franchi. Julius Bär non presentava una dotazione consona a tali concessioni di crediti né dal punto di vista organizzativo né del personale. Per molto tempo, infatti, sono mancati un quadro normativo interno adeguato, meccanismi di controllo efficaci e personale opportunamente formato. Inoltre, questo settore di attività non rientrava nella strategia commerciale della banca specializzata esclusivamente nella gestione patrimoniale. Oltre a ciò, nelle relazioni d’affari con il gruppo di clienti la banca ha ignorato vari campanelli d’allarme, che avrebbero dovuto indurla a ridurre i rischi assunti. I limiti massimi per ogni debitore fissati dalla banca stessa sono stati sistematicamente ignorati e le disposizioni normative concernenti la comunicazione dei grandi rischi sono state violate. La relazione tra la banca e il gruppo di clienti era inoltre caratterizzata da vari conflitti d’interesse e falsi incentivi.
Grazie alla relazione d’affari della banca con questo gruppo di clienti, collaboratori di Julius Bär e intermediari esterni hanno guadagnato salari e provvigioni nell’ordine dei milioni. La banca ha fornito supporto per operazioni azionarie poco trasparenti con titoli di una di tali società del gruppo e ha spinto il gruppo di clienti a compiere una transazione di importo pari a 60 milioni di euro su un conto di passaggio. Pertanto, alla fine del 2022 la banca presentava un credito complessivo il cui importo non rispecchiava la realtà economica. L’impegno in essere a fine 2023 pari a 568 milioni di franchi ha dovuto conseguentemente essere rettificato al 100%.
Gravi violazioni degli obblighi sanciti dalla Legge sul riciclaggio di denaro
La FINMA ha inoltre constatato gravi violazioni degli obblighi sanciti dalla Legge sul riciclaggio di denaro e gravi lacune nella gestione del rischio correlata. Sebbene i clienti interessati appartenenti alla cerchia di due PEP russe presentassero un rischio elevato, per anni la banca ha chiarito ed esaminato criticamente in misura insufficiente l’origine dei valori patrimoniali. Al riguardo ha valutato in maniera troppo poco critica le notizie negative apparse sui media e il comportamento sospetto dei clienti e ha violato l’obbligo di comunicazione ai sensi della Legge sul riciclaggio di denaro. Anziché rispettare gli obblighi di diligenza e di comunicazione, nel 2019 la banca aveva deciso di concedere un’eccezione alle sue regole (c.d. know-your-client exception-to-policy, KYC-EtP). La banca l’aveva ritenuto giustificato in quanto un suo collaboratore aveva formulato una raccomandazione a favore del cliente PEP. La banca non ha esaminato criticamente questa procedura nemmeno durante verifiche successive, sebbene il collaboratore in questione presentasse stretti legami personali con la famiglia del cliente PEP.
Ripetute gravi violazioni del diritto in materia di vigilanza
Dal 2017 la FINMA ha constatato, in complessivamente cinque procedimenti di enforcement nei confronti di Julius Bär, gravi violazioni del diritto in materia di vigilanza e ha ordinato misure per il ripristino della situazione conforme. Nonostante lacune e inadempienze in parte comparabili e misure mirate per rimuoverle, a seguito dei precedenti procedimenti la banca non è riuscita a realizzare il cambiamento necessario sul piano della cultura in materia di rischio e di compliance. Pertanto, in entrambe le fattispecie summenzionate, come pure in casi precedenti, sono emerse gravi violazioni che indicavano una cultura lacunosa in materia di rischio e di compliance interna alla banca.
Misure ad ampio raggio
Julius Bär ha adottato molte misure già nel quadro dei provvedimenti d’urgenza ordinati dalla FINMA e del procedimento di enforcement in corso, per affrontare le lacune constatate e migliorare la propria cultura. Su esortazione della FINMA, nel 2025 la banca ha ridefinito la propria propensione al rischio e ha deciso di separarsi progressivamente, nei prossimi anni, dai clienti e dal relativo patrimonio che non sono più compatibili con la propensione al rischio ridefinita della banca. Inoltre, la banca ha cessato l’attività private debt, ridotto la concessione di crediti, rafforzato le funzioni di controllo, rielaborato il proprio sistema di remunerazione e avviato un cambiamento di cultura. La FINMA ha inoltre tenuto conto del fatto che Julius Bär negli ultimi due anni ha operato il cambiamento necessario richiesto a livello di personale nel consiglio di amministrazione e nella direzione e ha fondamentalmente riorganizzato la corporate governance. L’attuale direzione è stata nominata solo in seguito agli eventi all’origine delle violazioni accertate ed è ora responsabile per l’attuazione delle misure ordinate.
A causa della modificata situazione di rischio e delle misure attuate dalla banca, la FINMA ha potuto revocare parzialmente o completamente i provvedimenti d’urgenza disposti in precedenza nell’ambito del capitale e della liquidità. Oltre a ciò, le misure di restrizione nell’esercizio in ambito creditizio e nell’avvio di nuove relazioni d’affari con PEP da Paesi a rischio hanno potuto essere sospese o allentate.
La banca ha pertanto compiuto passi importanti e necessari. Per garantire che i miglioramenti prospettati da Julius Bär sul piano della cultura in materia di rischio e di compliance vengano attuati in maniera efficace e duratura a livello dell’intero l’istituto, la FINMA ha ordinato misure mirate nel quadro del procedimento di enforcement ora concluso.
Per esempio, fino al 2032 la banca è tenuta a presentare dei rapporti in cui rende conto della propria cultura in materia di rischio, dell’errore e di compliance nonché delle relative misure. Il divieto temporaneo imposto dalla FINMA già nel settembre 2025 di avviare nuove relazioni d’affari con clienti PEP provenienti da Paesi a rischio elevato verrà gradualmente abolito fino a quando non sarà compiuta la separazione dai patrimoni dei clienti che non risultano più in linea con la propensione al rischio. Fino alla fine di tale processo, la banca deve detenere fondi propri supplementari pari a 250 milioni di franchi. Nel corso del procedimento, l’esigenza era temporaneamente più elevata. Le distribuzioni agli azionisti, come i dividendi, devono essere preventivamente approvate dalla FINMA. Infine, la FINMA confisca l’utile pari a circa 10 milioni di franchi che Julius Bär ha conseguito violando le disposizioni del diritto in materia di vigilanza con i due gruppi di clienti PEP russi.
La decisione non è ancora passata in giudicato.
La FINMA ha avviato procedimenti nei confronti di tre ex collaboratori della banca, presumibilmente responsabili delle violazioni delle disposizioni del diritto in materia di vigilanza o delle direttive interne.
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