Fondi europei, Marche prima in Italia: il metodo Acquaroli trasforma le risorse in risultati


Per misurare l’efficienza di un’amministrazione non basta guardare quanti fondi riesce a ottenere. Bisogna verificare quanti ne programma, quanti ne impegna e, soprattutto, quanti riesce effettivamente a trasformare in interventi, servizi e investimenti. Da questo punto di vista, i dati sull’attuazione dei fondi europei certificano il cambio di passo compiuto dalle Marche sotto la presidenza di Francesco Acquaroli.

Secondo i numeri pubblicati dal Sole 24 Ore, al 30 aprile 2026 la Regione aveva già effettuato pagamenti pari al 33,24% della dotazione del Fondo sociale europeo Plus, contro una media nazionale ferma al 18%. Una distanza superiore a quindici punti percentuali che colloca le Marche al primo posto in Italia.

Il risultato non riguarda soltanto il FSE+. Anche nell’attuazione del Fondo europeo di sviluppo regionale la Regione si trova nelle posizioni di vertice, con il terzo livello nazionale di avanzamento degli impegni. Significa che la capacità di spesa non è concentrata in un singolo programma, ma riguarda l’intera macchina regionale chiamata a gestire le principali risorse europee destinate al territorio.

Il FSE+ finanzia soprattutto politiche rivolte alle persone: formazione, occupazione, inclusione sociale, istruzione, competenze e sostegno ai giovani. Il FESR interviene invece sulla competitività delle imprese, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla digitalizzazione, sull’efficienza energetica e sulla riqualificazione dei territori. Dietro le percentuali, dunque, ci sono bandi pubblicati, graduatorie definite, progetti avviati e risorse arrivate ai beneficiari.

A sottolinearlo è stato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli: «Non sono semplicemente numeri, ma la fotografia di una Regione che sa programmare, assumersi responsabilità e trasformare le risorse europee in opportunità concrete. Dietro quel 33,24% ci sono politiche per i giovani, la formazione, la ricerca, l’innovazione e il sostegno alle imprese. C’è una capacità amministrativa che produce risultati e che merita di essere riconosciuta».

Castelli ha ringraziato il presidente Acquaroli, l’assessore alle Politiche comunitarie e allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro e tutto il personale impegnato nella gestione dei programmi. Un riconoscimento che fotografa un lavoro politico e amministrativo iniziato molto prima dell’apertura dei singoli bandi.

La programmazione europea 2021-2027 mette infatti a disposizione delle Marche più di un miliardo di euro: 586 milioni per il FESR, 296 milioni per il FSE+ e ulteriori 154 milioni attraverso i programmi operativi complementari. Quando il Consiglio regionale approvò l’impianto della programmazione, nel 2022, Acquaroli indicò come priorità il sostegno alle imprese, l’innovazione, la formazione, le infrastrutture, la rivitalizzazione dei borghi e il contrasto allo spopolamento. Il presidente rivendicò inoltre il percorso di ascolto realizzato con sindaci, Camera di commercio, associazioni di categoria e parti sociali.

A distanza di quattro anni, i dati sull’avanzamento della spesa dimostrano che quell’impostazione non è rimasta sulla carta. La Giunta ha definito le priorità e coordinato la macchina amministrativa; il Consiglio regionale ha discusso e approvato la cornice dei programmi; gli uffici hanno tradotto gli indirizzi politici in procedure, bandi e pagamenti.

È questo probabilmente l’elemento più significativo del risultato. Per anni il dibattito sui fondi europei è stato dominato dal rischio di perdere le risorse, dai ritardi nella pubblicazione dei bandi e dalla difficoltà di accompagnare imprese ed enti locali nella presentazione dei progetti. Oggi le Marche si trovano nella condizione opposta: non devono giustificare una spesa ferma, ma possono mostrare un avanzamento quasi doppio rispetto alla media italiana.

La programmazione approvata dal Consiglio aveva individuato tre grandi direttrici per il FESR: oltre 300 milioni per ricerca, innovazione, digitalizzazione e competitività; circa 220 milioni per energia, ambiente, sicurezza del territorio e mobilità sostenibile; ulteriori risorse per rigenerazione urbana, inclusione e valorizzazione delle aree interne. Sul FSE+ erano stati previsti interventi per occupazione, formazione professionale, parità di genere, inclusione delle persone fragili, contrasto alla dispersione scolastica e sostegno all’occupazione giovanile.

Il merito politico di Acquaroli è stato quello di considerare i fondi europei non come un capitolo separato dell’amministrazione regionale, ma come una leva trasversale della politica economica marchigiana. Ricostruzione post-sisma, aree interne, sostegno alle piccole e medie imprese, formazione, politiche per il lavoro e innovazione richiedono infatti una regia unica. Senza programmazione, le risorse rischiano di frammentarsi in una successione di piccoli interventi; con una strategia riconoscibile possono invece contribuire a modificare strutturalmente il territorio.

Il primato sul FSE+ e l’avanzamento del FESR rappresentano quindi un risultato dell’intera istituzione regionale: della presidenza, della Giunta, del Consiglio e degli uffici. Ma raccontano soprattutto l’impostazione costruita in questi anni dalla guida politica di Acquaroli, fondata sulla capacità di scegliere le priorità, rispettare le scadenze e accompagnare l’attuazione.

Adesso viene la fase decisiva. Essere primi nella spesa è importante, ma il passaggio successivo consiste nel misurare la qualità degli interventi: quanti nuovi posti di lavoro saranno creati, quante imprese avranno innovato, quanti giovani troveranno opportunità nelle Marche e quanti comuni dell’entroterra riusciranno a contrastare lo spopolamento.

Il dato del 33,24%, tuttavia, rappresenta già una risposta concreta. Dimostra che le Marche hanno cambiato passo e che, quando politica e amministrazione procedono nella stessa direzione, i fondi europei smettono di essere una promessa scritta nei documenti e diventano risultati visibili sul territorio.


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