C’è chi ha scelto di recuperare un antico vitigno per creare un piacere enologico tutto nuovo. E’ la sfida di Leonardo Bussoletti, 57 anni, nato e cresciuto a Narni, che ha costruito la sua cantina intorno a un’idea progettuale ben chiara: recuperare e valorizzare il meglio della tradizione vitivinicola che offre la sua terra. “Mentre negli anni ’90 – racconta il fondatore e proprietario della cantina omonima Leonardo Bussoletti – la tendenza dominante era espiantare varietà autoctone in favore delle internazionali Cabernet, Merlot e Chardonnay, io ho scommesso e investito tutto rivitalizzando un vitigno principe della nostra terra, quasi dimenticato, il Ciliegiolo“.
In passato era considerato un vino quotidiano, spesso relegato a prodotto di scarso valore, che veniva venduto sfuso a basso costo e concepito per essere bevuto esclusivamente in annata, “noi oggi lo definiamo un aristocratico vino contadino: ha un cuore nobile e radici antichissime, capaci di raccontare l’anima e le sfaccettature di un intero territorio attraverso la grazia e l’eleganza scandite dalle sue caratteristiche organolettiche”, prosegue Bussoletti.
La scheda: Leonardo Bussoletti fonda la sua cantina nel 2004 a Narni. Nel 2019 si stabilisce la nuova sede sulle colline di San Gemini. L’azienda conta circa 10 ettari di proprietà e 13 in affitto, con una produzione tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie (divise al 50% tra ciliegiolo e uve bianche) ed esporta in oltre 25 Paesi. Ha 10 dipendenti fissi, che possono raggiungere i 25 addetti nei periodi di vendemmia, e oltre 100 agenti attivi sul territorio. Il suo Narni Ciliegiolo Brecciaro 2024 è stato premiato con i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso.
L’azienda nasce nel 2004 a Narni partendo completamente da zero. Oggi conta 10 ettari di terreno di proprietà e 13 in affitto, con una produzione annua compresa tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie, suddivise equamente al 50% tra Ciliegiolo e uve a bacca bianca (Grechetto, Trebbiano spoletino e Malvasia). L’unicità dell’azienda sta anche nell’aver scelto di coltivare lo stesso biotipo di ciliegiolo su quattro comuni diversi (Narni, San Gemini, Penna in Teverina e Alviano) e, soprattutto, su tre suoli differenti (argilla/calcare, sabbia e roccia): “Questo ci permette di conservare tre espressività uniche (Cru) e una base ideale per il vino d’annata in assemblaggio”.
L’anno della svolta è stato il 2019, quando l’azienda si è trasferita a San Gemini in una struttura “a mia immagine e somiglianza, che ci ha permesso di ampliare in modo importante la produzione, facendo quel salto di qualità necessario per continuare a sognare in grande. Inoltre – spiega Bussoletti – far vivere un’esperienza e mostrare come lavoriamo è fondamentale quanto produrre un ottimo vino”. Principio che la cantina concretizza attraverso La Locanda, dedicata in primis all’accoglienza. Un tour a 360 gradi all’interno del mondo Bussoletti: dalla visite guidate in produzione agli spazi per la ristorazione e la degustazione dei vini.
Per Leonardo Bussoletti la sostenibilità è un valore fondante, che fa parte dell’identità aziendale fin dall’inizio, attraverso la produzione di vini certificati biologici. “Una gestione che richiede molte più attenzioni e cure in vigna, non utilizziamo prodotti chimici per restituire un naturale equilibrio ai terreni. A noi non serve produrre tanta uva, ma serve produrre uva di qualità”. Il concetto si estende all’intera filiera e alla struttura produttiva: “La cantina è completamente autosufficiente a livello energetico, raccoglie l’acqua piovana dai tetti e dai piazzali per riutilizzarla nell’irrigazione ed è interamente coibentata e termocondizionata per evitare sprechi”, specifica Bussoletti.
Poi entra in gioco il binomio inedito tra vino e arte. “Ho sempre pensato che se il territorio mi ha dato tanto sia dovere di un vignaiolo restituire valore, lasciando qualcosa che sappia andare oltre la singola bottiglia di vino”. Così, all’interno del Chiostro dell’ex Convento di Sant’Agostino di Narni, nasce il progetto “Ciliegiolo for Art“. Non solo sono state recuperate le antiche cantine dei frati per stoccare le annate più vecchie della cantina Bussoletti, ma è stata anche data vita alla linea di vini “05035“, la quale contribuisce al restauro delle 33 lunette affrescate del complesso, forse opera dell’artista narnese Federico Benincasa. Mentre omaggiando l’ottocentenario dalla morte di San Francesco, il territorio e il miracolo che trasformò l’acqua in vino allo Speco di Narni, Bussoletti ha dedicato un Ciliegiolo in purezza affinato in legno piccolo, la cui etichetta racchiude i quattro simboli dell’affresco conservato allo Speco: San Francesco, l’elmetto con il quale veniva sollevata l’acqua dal pozzo, lo speco (la fessura nella roccia, che ha anche dato l’ispirazione per il nome della bottiglia), e l’ampolla.
Il mondo del vino in Italia sta attraversando un momento di difficoltà, legato al minore consumo di un prodotto che spesso e volentieri viene etichettato come nocivo alla salute, ma anche all’incapacità di intercettare i consumatori più giovani. Bussoletti crede che il primo passo da compiere sia nella semplificazione del linguaggio: “I giovani si allontanano dal vino perché il nostro linguaggio è diventato troppo complicato e aristocratico: dobbiamo restituire semplicità e immediatezza al racconto del bicchiere. Poi dobbiamo anche smettere di demonizzare il vino e ripartire dalla scuola e dalla famiglia, spiegando ai ragazzi che mezzo bicchiere a pasto fa parte della nostra identità e della dieta mediterranea”.
Infine, sull’attrattività dell’Umbria del vino: “Per competere a livello globale, i produttori umbri devono superare i frammentarismi e promuovere sinergicamente l’identità vitivinicola, gastronomica, paesaggistica e artistica della regione”.
La storia – Il vitigno dimenticato che fa incetta di premi
Dopo un’esperienza decennale nel settore del vino in qualità di agente, Leonardo Bussoletti nel 2004 scommette su se stesso e decide di passare dal commercio alla produzione, dando vita a una cantina propria nella sua Narni a soli 35 anni. “Ho deciso di fare un salto nel buio e creare qualcosa di mio partendo da zero, senza terreni di proprietà”, racconta il fondatore della cantina Leonardo Bussoletti. L’obiettivo era lo stesso che lo accompagna nel suo percorso ancora oggi: valorizzare e restituire dignità alle uve autoctone del suo territorio, Ciliegiolo in primis.
I risultati iniziano a vedersi nel 2010, con le prime 5.000 bottiglie di Brecciaro. “Commercialmente furono una tragedia. Andavo nei ristoranti e mi prendevano per matto perché, all’epoca, il Ciliegiolo non lo voleva nessuno”. Dopo anni di lavoro, sacrifici e investimenti, la cantina inizia a fare strada grazie alla qualità eccelsa dei suoi prodotti, tanto che nel 2019 diventa necessario un trasferimento nella sede attuale, sulle colline di San Gemini. “Siamo passati da una struttura che era praticamente un garage a una cantina a mia immagine e somiglianza, pensata per incrementare qualità e produzione, ma anche per accogliere visitatori da tutto il mondo”. La struttura si articola su due piani principali: la parte inferiore, interamente destinata alla produzione e all’invecchiamento dei vini; la parte superiore, riservata all’accoglienza e all’ospitalità con sale degustazioni, alcune delle quali si affacciano direttamente sulle vigne.
La cantina di affinamento è stata costruita in un’area interrata a ridosso del terreno naturale, caratteristica che garantisce – anche grazie all’intervento, se necessario, della domotica – i parametri ideali per la corretta conservazione, la quale avviene in tre differenti modi: in legno, nelle botti di rovere di Allier piegato a vapore, privo di tostatura; nelle vasche in cemento non vetrificato; in ceramica, utilizzata anche per macerazioni a grappolo intero. Tutto custodito nel cuore della struttura, all’interno di pareti formate da pietra di Todi posata a secco.
L’azienda oggi conta 10 dipendenti, la maggior parte giovani enologi tra i 25 e i 30 anni, ed esporta oltre metà della produzione all’estero: “Siamo ambasciatori dell’Umbria nel mondo ed esportiamo in più di venticinque Paesi, con New York primo mercato di riferimento, seguito dal Nord Europa”. Nella catena di distribuzione viene esclusa invece la Gdo, prediligendo il mercato delle enoteche, dei ristoranti e dei wine bar: in Italia la distribuzione è affidata in esclusiva alla rete di Cuzziol GrandiVini con oltre 100 agenti attivi sul territorio.
Il personaggio – Prima agente, poi vignaiolo: “Ho studiato nel bicchiere”
Se Leonardo Bussoletti ha coltivato nel corso del tempo una passione viscerale per la terra e il mondo del vino è anche merito di suo nonno, che al tempo a Narni veniva chiamato L’americano: “E’ stato l’ultimo dei 10 figli di mio bisnonno, che era partito negli Stati Uniti d’America per andare a lavorare in miniera. Dopo 10 anni tornò con la famiglia in Umbria e, con i risparmi accumulati, comprò un podere”. In quella fattoria la famiglia avviò una produzione agricola mista tipica dell’epoca: seminativi, olio d’oliva e vino. I suoi nonni poi portavano periodicamente i prodotti al mercato di Narni.
Proprio in quel podere, è scoccata la scintilla tra Leonardo e la viticoltura: “Per me la vendemmia con il nonno era un evento unico, una vera festa da vivere tutta in famiglia: è lì che è nata la passione che mi porto dietro ancora oggi”, racconta il fondatore e titolare della cantina omonima Leonardo Bussoletti. Così, dopo gli studi di ragioneria e giurisprudenza e diverse esperienze giovanili nella ristorazione, compresi sei mesi di lavoro a Miami, intraprende una carriera nel settore commerciale del vino, come agente. “Non ho fatto studi di agronomia o enologia, dico sempre di aver studiato nel bicchiere lavorando per trent’anni nel commercio del vino e comprendendo sul campo dove stesse andando il settore”.
Il legame tra il ciliegiolo e le terre in cui è nato, spinge Bussoletti a credere nella rivitalizzazione del vitigno, rendendolo protagonista indiscusso del lancio della propria attività avvenuto nel 2004. “Parliamo di una varietà che veniva già citata negli scritti di Soderini risalenti al 1.600 e di una terra la cui vocazione vinicola risale ai porti fluviali di Stifone, da cui olio e vino partivano sui fiumi verso Roma”. Investe sul Ciliegiolo quando ormai era un vitigno quasi dimenticato, snobbato dalle carte dei vini di ristoranti ed enoteche: “Oggi è diventato il rosso più piantato in Toscana, in Maremma particolarmente, e un pilastro delle carte dei vini in Umbria. Ha vissuto un vero e proprio riscatto, favorito anche dalla nascita nel 2014 dell’Associazione Produttori Ciliegiolo di Narni e dell’evento Ciliegiolo d’Italia”, puntualizza.
“Tutti i grandi sacrifici fatti acquisiscono un senso grazie anche alla mia famiglia: mia moglie lavora qui al mio fianco ogni giorno e mio figlio ha scelto di studiare Enologia a San Michele all’Adige. Avere una continuità generazionale e un seguito per l’azienda significa tantissimo per me, potermi confrontare con lui e lavorare ogni giorno con un team di giovani enologi mi dà la forza per portare avanti questo progetto”, conclude Bussoletti.
Nel tempo sono arrivati anche tanti riconoscimenti, tra cui i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per 10 anni consecutivi (confermato anche nella Guida 2027 per il Narni Ciliegiolo Brecciaro 2024) al premio de L’Espresso come Miglior vino italiano da uve autoctone nel 2020.
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