ROMA, 26 settembre 2026 – Un nuovo concorso per 268 infermieri a tempo pieno e indeterminato nel Lazio. Una opportunità importante per i professionisti e una risposta necessaria alla carenza di personale, ma anche il segnale di un paradosso sempre più evidente: mentre il pubblico apre nuovi concorsi e rafforza gli organici, la sanità privata rischia di perdere ulteriormente professionisti, incapace di competere sul piano economico e contrattuale.
È l’allarme del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, che interviene sulla nuova procedura aggregata con capofila la Asl Roma 1, destinata a nove tra Asl, aziende ospedaliere e Irccs della Capitale.
«Le 268 assunzioni a tempo indeterminato sono una buona notizia. Il servizio pubblico ha bisogno di infermieri e deve assumere – afferma Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA –. Ma dobbiamo guardare contemporaneamente a quello che sta accadendo nella sanità privata. Gli infermieri stanno lasciando il privato per il pubblico e ogni nuova possibilità di assunzione stabile rischia inevitabilmente di accelerare questo processo».
Il pubblico recluta, il privato perde professionisti
Il nuovo concorso prevede 71 posti alla Asl Roma 2, 51 alla Asl Roma 1, 40 al Policlinico Umberto I, 36 al San Camillo Forlanini, 28 al San Giovanni Addolorata, 17 all’Aou Sant’Andrea, 11 al Policlinico Tor Vergata, 8 agli Ifo Regina Elena e San Gallicano e 6 all’Inmi Lazzaro Spallanzani.
Numeri che si inseriscono in un fabbisogno ben più ampio: nel Lazio la carenza viene stimata tra 5mila e 7mila infermieri, mentre per il 2026 la Regione ha autorizzato 1.611 assunzioni infermieristiche per 74 milioni di euro.
«Se mancano migliaia di infermieri, non possiamo pensare di risolvere il problema semplicemente trasferendoli dal privato al pubblico – sottolinea Ceccarelli –. Se per coprire un vuoto ne creiamo un altro, la carenza rimane e cambia soltanto indirizzo».
“Con un contratto fermo al 2016-2018 non si trattiene il personale”
Per il COINA il nodo centrale resta quello contrattuale. Nella sanità privata accreditata pesa ancora un contratto riferito al triennio 2016-2018, una situazione che rende sempre più difficile competere con le opportunità offerte dal settore pubblico.
«Come possiamo meravigliarci se un infermiere del privato partecipa a un concorso pubblico? – prosegue Ceccarelli –. Da una parte trova un posto stabile e condizioni più attrattive, dall’altra un contratto fermo da anni. Il professionista compie una scelta comprensibile per il proprio futuro. Il problema è un sistema che crea le condizioni perché quella scelta diventi sempre più frequente».
La questione, secondo il sindacato, non riguarda soltanto i lavoratori e le aziende. La sanità privata e accreditata rappresenta una componente dell’offerta assistenziale e la crescente difficoltà nel reperire e trattenere professionisti rischia di tradursi in maggiori criticità organizzative e assistenziali.
COINA: “Il rinnovo del privato non è più rinviabile”
Il nuovo concorso potrebbe inoltre produrre assunzioni oltre i 268 posti iniziali: dalla procedura nascerà una graduatoria unica a valenza regionale, valida due anni, utilizzabile anche per coprire ulteriori cessazioni e nuovi fabbisogni delle aziende del Servizio sanitario regionale.
«I concorsi pubblici devono continuare e gli organici devono essere rafforzati – evidenzia Ceccarelli –. Ma pubblico e privato non possono essere costretti a contendersi gli stessi pochi professionisti. Occorre intervenire sulla radice del problema, rendendo nuovamente attrattivo il lavoro infermieristico e creando condizioni economiche e professionali adeguate anche nella sanità privata».
«Il rinnovo contrattuale – conclude il Segretario Nazionale del COINA – non è più rinviabile. Se il privato resta fermo mentre il pubblico assume, continuerà a perdere infermieri. Non possiamo affrontare una carenza strutturale limitandoci a spostare i professionisti da una parte all’altra. Il pubblico deve rafforzarsi, ma il privato non può essere lasciato svuotare: quando perde personale una parte della sanità, si indebolisce l’intero sistema e a pagarne le conseguenze sono, prima di tutto, i cittadini».
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