Sps 2026, 62 aziende italiane sfidano la nuova automazione industriale con AI, software e dati


«Quest’anno gli espositori dicono che non è più tempo di parole d’ordine: è il momento delle prime soluzioni da mostrare». Così Sylke Schulz-Metzner, vicepresidente di Sps presso Mesago Messe Frankfurt, ha presentato a Milano la 35esima edizione della fiera dell’automazione industriale (la più grande e importante in Europa), in programma a Norimberga dal 24 al 26 novembre. Ma a cosa si riferisce Schulz-Metzner? All’intelligenza artificiale industriale, che dopo un anno di annunci arriva sugli stand sotto forma di prodotti. E alla manifattura governata dal software e dai dati, il nuovo progetto della fiera. Per l’Italia la posta è alta: nel 2025 è stata la seconda nazione straniera per numero di espositori, dietro la Cina, e la seconda per visitatori, dietro l’Austria. Oggi gli espositori italiani iscritti sono 62, dai grandi gruppi come Bonfiglioli, Gefran, 40Factory e Lovato Electric alle start-up dell’AI. Qual è, dunque, il quadro in cui arrivano? Lo ha tracciato Marco Vecchio, segretario di Anie Automazione: il mercato italiano cresce di circa il 5% nel 2026, ma deve prepararsi alla fine del Pnrr.

Nel 2025 Sps ha contato 1.175 espositori e quasi 56mila visitatori: per il 2026 l’obiettivo è quota 60mila

L’edizione 2025 ha occupato oltre 120mila metri quadrati in 15 padiglioni. Gli espositori sono stati 1.175, in crescita sull’anno precedente. I visitatori quasi 56mila, l’8% in più. Sui palchi, 5.700 persone hanno seguito conferenze e dibattiti. La quota di espositori internazionali è salita dal 40% al 45%. L’Italia vale il 12% degli espositori stranieri: 69 aziende. «Il numero reale è anche più alto», ha spiegato Schulz-Metzner. «Alcuni grandi gruppi italiani, come Bonfiglioli, espongono tramite la filiale tedesca e vengono contati come tedeschi».

nel 2025 l’indice globale di incertezza ha toccato un picco pari a circa il doppio di quello del Covid. In questo scenario il Pnrr, con 194 miliardi per l’Italia, ha fatto da paracadute. (Fonte: Sps)

Anche tra i visitatori stranieri l’Italia è seconda, dopo l’Austria. Nonostante esista Sps Italia a Parma. La soddisfazione degli espositori è passata dall’82% all’88%, e la quota di chi si dichiara complessivamente soddisfatto sale al 93%. «Dopo il Covid la fiera torna a rispondere pienamente ai bisogni degli espositori», ha commentato Schulz-Metzner. Anche il sondaggio sui visitatori conferma il gradimento: trovano ciò che cercano, consigliano la fiera e intendono tornare. Per il 2026 Mesago prevede numeri analoghi: circa 1.175 espositori e gli stessi 15 padiglioni. Il traguardo dichiarato è di 60mila visitatori. «Non possiamo prevederlo», ha ammesso Schulz-Metzner. «A fine novembre in Germania a volte nevica».

L’intelligenza artificiale industriale diventa il tema guida, con un premio votato dai lettori e un blocco di conferenze dedicato

Sylke Schulz-Metzner, vicepresidente di Sps presso Mesago Messe Frankfurt.

L’AI industriale era già al centro dell’edizione 2025. Quest’anno la differenza è la concretezza: prodotti e soluzioni, non concetti. Per accompagnare il tema, la fiera ha organizzato un webinar dedicato a ottobre. Con la rivista Computer&Automation ha poi lanciato un premio dei lettori: i tre prodotti più votati saranno presentati sul palco del padiglione 3. I palchi sono quattro, con oltre 180 interventi. Quello tecnologico del padiglione 3 è curato con Vdma e Zvei, le associazioni tedesche della meccanica e dell’elettrotecnica. Un blocco specifico è dedicato all’AI nell’automazione. «L’ottimizzazione dell’hardware è arrivata ai suoi limiti», ha detto Schulz-Metzner. «I guadagni significativi arrivano da una produzione guidata dal software e dai dati». L’AI fa da ponte tra informatica e tecnologie operative.

Per raccontarlo Sps ha stretto una collaborazione con SmartFactory KL, associazione tedesca che porterà in fiera una fabbrica modello. I casi d’uso toccano la gestione della produzione basata su agenti, l’interoperabilità e la sicurezza OT. Ogni pomeriggio partiranno visite guidate presso i partner. Ogni mattina, invece, 5G-Acia guiderà i visitatori tra le applicazioni industriali del 5G, con tappe da Siemens, Phoenix Contact ed Ericsson.

Start-up e giovani talenti: due stand collettivi per circa 40 nuove imprese e un makeathon con le università

Accanto allo storico stand collettivo «Automation meets IT», attivo da quasi vent’anni, Sps ospita due aree per le aziende giovani. Lo stand sull’integrazione tra automazione e informatica, ha osservato Schulz-Metzner, è oggi più attuale che mai: intelligenza artificiale e cybersecurity rendono tutto dipendente dal software. Una è riservata alle imprese tedesche finanziate dal ministero federale. L’altra, Young Innovators, è aperta alle start-up internazionali. In tutto si attendono circa 40 espositori.

Per gli studenti torna il makeathon: gruppi che in due ore e mezza sviluppano prototipi sulle sfide poste dagli espositori. Seguono un rally tra i padiglioni e percorsi di orientamento al lavoro. Da quando sono partite queste iniziative, due anni fa, la presenza di giovani in fiera è cresciuta in modo significativo.

Secondo Anie Automazione il mercato italiano crescerà del 5% nel 2026, ma servono politiche industriali stabili dopo il Pnrr

Marco Vecchio ha aperto con un dato: nel 2025 l’indice globale di incertezza ha toccato un picco pari a circa il doppio di quello del Covid. In questo scenario il Pnrr, con 194 miliardi per l’Italia, ha fatto da paracadute. «Il 22% dei progetti e il 63% dei fondi sono andati in settori in cui le imprese Anie sono fornitrici», ha spiegato. Per questo elettronica ed elettrotecnica sono tra i comparti che hanno performato meglio. L’effetto si vede nei moltiplicatori. Nell’industria la crescita media annua è stata quasi il triplo di quella che si sarebbe avuta senza Pnrr. Infrastrutture di trasporto, edilizia ed energia hanno registrato incrementi analoghi. «Senza il Pnrr saremmo stati in recessione», ha detto Vecchio. «Invece siamo rimasti a galla, sopra la media europea». Il piano però si chiude nel 2026, con un paio d’anni di coda per completare i progetti.

Il sostegno pubblico all’impresa, ha ricordato Vecchio, non è un’anomalia europea. «La Cina investe ogni anno in aiuti di Stato l’equivalente del Next Generation Eu», ha spiegato. «Gli Stati Uniti hanno varato piani di portata simile, e oggi il governo americano compra quote di aziende private». In questo contesto l’Europa deve essere «più unita che mai» per competere.

Il 22% dei progetti e il 63% dei fondi del Pnrr sono andati in settori in cui le imprese Anie sono fornitrici.

Nell’automazione gli ordini del secondo trimestre sono positivi. Le imprese del panel Anie, che rappresentano il 90% del mercato, prevedono di chiudere il 2026 con una crescita di circa il 5%. L’80% vede il fatturato 2027 in aumento. Pesa il rinnovo triennale di Transizione 5.0: secondo il ministro Adolfo Urso, nei primi sei mesi del 2026 sono arrivati oltre 20mila progetti, per 6 miliardi di richieste.

«Ma come faremo a mantenere quello che abbiamo costruito quando i fondi saranno finiti?», si è chiesto Vecchio. La Banca centrale europea stima che per le transizioni verde e digitale all’Europa servano 5.400 miliardi nei prossimi sette anni. Gran parte dovrà arrivare da capitali privati. Le condizioni per mobilitarli, secondo Anie, sono tre. La prima è una politica industriale stabile nel medio e lungo periodo. La seconda è la semplificazione, a partire dai permessi che spesso si bloccano a livello locale. La terza sono incentivi più forti per le tecnologie prodotte in Europa, come già avviene in Transizione 5.0.

I 62 espositori italiani: motori, cavi, sicurezza, sensori e una nuova leva di aziende dell’intelligenza artificiale

Marco Vecchio, segretario di Anie Automazione (Fonte: LinkedIn)

Il gruppo più numeroso è quello dei motori e della trasmissione di potenza. Ci sono Bonfiglioli, presieduta da Sonia Bonfiglioli, Lafert, guidata dall’amministratore delegato Cesare Savini, e Carpanelli Motori Elettrici. Con loro Motori Bonora, Coel Motori (ad Andrea Paone), Cemp (gruppo Weg), Comer, Bernio Elettromeccanica, Di-Ma, Ever Motion Solutions, Motor Power Company, Transtecno (gruppo Interpump), Temporiti, Solzi Ingranaggi e Mpgamma.

Automazione, controllo e sensori: Gefran, guidata dall’amministratore delegato Marcello Perini, e Weg Automation Europe. Poi Lovato Electric, Pizzato Elettrica, Exor International (ad Giuseppe Pace) con la controllata Corvina, Robox, Seneca, fondata da Pierluigi Egidi, Lika Electronic, Italcoppie Sensori, Laumas Elettronica, Gamma System e Fiama.

Per la sicurezza delle macchine arrivano Inxpect, con il fondatore e Ceo Luca Salgarelli, e Reer. Per i cavi e le connessioni Tecnikabel, guidata da Matteo Marini, Lynxeo Italia, Italian Cable Company, Sami, Elettrotek Kabel, Te.Co., Unika, MotionCables ed Euroconnection. Completano il quadro Detas, Bonani, Botter Elettrotecnica, Grein, Isac, Emi Solutions, Finmotor, Comepi e Anne Industries.

Nutrita la pattuglia del digitale. Relatech, guidata dal ceo Emiliano Rantucci con il presidente Pasquale Lambardi, Bdf Digital ed Endian (Ceo Raphael Vallazza). E ancora 40Factory, guidata dal cofondatore Camillo Ghelfi e partecipata al 22% da Gefran, Mon5, cofondata da Roberto Pasi, Airtisan, Oktima, Kablator di Krystian Morcioni e Solunio. Presenti anche Messe Frankfurt Italia, guidata da Donald Wich.

Per chi visita, i padiglioni più «italiani» sono il 3A, dove si trovano tra gli altri Bonfiglioli, Lafert, Motori Bonora e Transtecno, il 4A, con Gefran, Lika e Laumas, e il 2, dedicato ai cavi. Le startup del software si concentrano nel padiglione 6.


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