mobilità UE sia sostenibile, resiliente e competitiva


Bruxelles – L’Unione europea deve intensificare gli sforzi verso sistemi di mobilità a impatto climatico zero, resilienti e competitivi, nonché verso capacità di mobilità militare. Questo è il messaggio emerso dal forum “Mobilità in Europa 2030: al servizio della sostenibilità e degli obiettivi militari“, che si è svolto a Riga il 17 settembre 2026.  Organizzato dalla Sezione “Trasporti, energia, infrastrutture e società dell’informazione” (TEN) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) in collaborazione con l’associazione lettone ‘Sustainability Cluster’, l’evento di alto livello ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, delle autorità nazionali, del mondo imprenditoriale e accademico e della società civile. E ha offerto uno spazio di dialogo strategico per valutare i progressi, condividere le migliori pratiche e definire percorsi concreti sia per realizzare una mobilità sostenibile sia per potenziare le capacità di mobilità militare in tutta Europa. In questo contesto, il Comitato economico e sociale europeo (CESE), in collaborazione con l’associazione lettone ‘Sustainability Cluster’, ha sottolineato la necessità di compiere “progressi sostanziali nella realizzazione della visione dell’UE per un sistema di mobilità migliorato”.

Nel 2030, l’Europa deve essere in grado di muoversi in modo sostenibile, competitivo, equo e sicuro“, ha comentato Marcin Nowacki, presidente della Sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell’informazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE). “Il nostro compito è progettare un sistema di mobilità europea in cui questi obiettivi non siano in competizione tra loro, ma si rafforzino a vicenda”, ha aggiunto.

Il punto di partenza della discussione è che, oggi più che mai, alla mobilità europea si richiede di rispondere a molteplici esigenze: per l’economia, i cittadini e il clima dell’Europa e, sempre più, anche per la sua sicurezza. L’obiettivo è che, entro il 2030, essa colleghi meglio l’Europa e la renda realmente sostenibile e più resiliente, garantendo al contempo che nessuno venga lasciato indietro. In questo scenario, dunque il CESE individua alcuni elementi precisi. Il primo riguarda la mobilità che sta diventando “questione strategica”. Dunque, “deve essere più pulita e sostenibile; le infrastrutture devono rafforzare la competitività dell’UE e il mercato unico; i trasporti devono rimanere accessibili e a costi contenuti per i cittadini”. Inoltre, “nell’attuale contesto geopolitico, le reti devono essere resilienti e in grado di sostenere la sicurezza dell’Europa”. Il secondo elemento include sotenibilità e resilienza che “devono rafforzarsi a vicenda” perché “ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati può rafforzare sia gli obiettivi climatici dell’UE sia la sua autonomia strategica”.

Sul fronte della sicurezza, si riconosce che il sistema può rispondere a più obiettivi. Per questo, “il futuro sistema di mobilità dell’Europa deve investire in infrastrutture a duplice uso (civile e militare) – quali ferrovie, strade e tecnologie – e, al contempo, nelle persone e nelle competenze”. Per Baiba Miltoviča, presidente del Gruppo permanente sui trasporti del CESE, “la mobilità non è più una semplice questione di trasporti, bensì una questione strategica” e “l’Europa ha bisogno di infrastrutture che siano al servizio dei cittadini e dell’economia, rafforzando al contempo la resilienza, la sicurezza e la prontezza militare a livello transfrontaliero”. Sul fronte strettamente militare, il vicepresidente del Parlamento europeo, Roberts Zīle, ha evidenziato che “la mobilità militare rappresenta un obiettivo facilmente raggiungibile: non richiede ingenti risorse finanziarie né tempi lunghi per essere realizzata. Sono certo che potremo individuare soluzioni insieme ai colleghi del Consiglio e della Commissione. Dobbiamo trarre insegnamento dall’esperienza dell’Ucraina e potenziare la nostra mobilità e sicurezza”, ha osservato.

Nel capitolo connettività, il CESE segnala che “l’UE deve investire per eliminare i colli di bottiglia infrastrutturali, completare i collegamenti transfrontalieri e modernizzare le reti di trasporto”. A tal proposito, il Comitato ha chiesto di destinare almeno 100 miliardi di euro al settore dei trasporti nell’ambito del meccanismo Connecting Europe” per il periodo 2028-2034, sottolineando che gli investimenti devono generare un valore aggiunto europeo e rispettare criteri sociali e ambientali. Infine, gli ultimi elementi sono quello della sostenibilità, che “deve riguardare la mobilità quotidiana delle persone” – e dunque si sottolinea che “la transizione verso una mobilità verde avrà successo solo se i cittadini la percepiranno come un miglioramento della mobilità” e non dovrà creare “nuove disuguaglianze” – e quello della competitività, sostenibilità e responsabilità sociale. Qui si riconosce che “l’UE necessita di un sistema di trasporto economicamente solido, ambientalmente sostenibile e socialmente responsabile“, dove digitalizzazione e interoperabilità riducano gli oneri amministrativi superflui e la semplificazione favorisca l’applicazione delle norme, la sicurezza, i diritti dei lavoratori e il mercato unico.

“Un futuro sostenibile non si costruisce con la sola visione: richiede azioni decisive oggi stesso”, ha affermato Armands Gūtmanis, presidente dell’associazione lettone ‘Sustainability Cluster’. “La sostenibilità è diventata un imperativo strategico che plasma la nostra economia, la sicurezza, la mobilità e la qualità della vita. La sfida che ci attende è quella di andare oltre i progetti isolati e le soluzioni a breve termine, per costruire sistemi resilienti e interconnessi, capaci di soddisfare le esigenze delle generazioni future”, ha precisato. Anche il padrone di casa, il ministro lettone dei Trasporti, Rihards Kozlovskis, ha riconosciuto la mobilità “un pilastro fondamentale per la sicurezza e la competitività” europee. “Richiede infrastrutture capaci di agevolare i flussi economici e, al contempo, consentire il rapido dispiegamento di forze militari. Affrontare queste sfide richiede un forte sostegno finanziario da parte dell’UE e una cooperazione intersettoriale per integrare i progetti regionali, rafforzare la resilienza energetica e realizzare una rete di trasporto interconnessa a duplice uso”, ha concluso.


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