Guerra in Iran, stangata da 24,6 miliardi sui consumi delle famiglie


Guerra in Iran, studio C.r.c-Assoutenti: inflazione più alta del 2,8%, fino a 926 euro l’anno in più a famiglia e 24,6 miliardi per i consumatori.


19 Settembre 2026 alle 10:00




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Fonte: ANSA

La guerra in Iran non si sta riflettendo solo su carburanti ed energia. Secondo uno studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), realizzato in collaborazione con Assoutenti e basato sui dati ufficiali dell’Istat, negli ultimi sei mesi si è registrata una crescita significativa dei prezzi al dettaglio in numerosi comparti.

Se i listini dovessero restare sugli attuali livelli fino a fine anno, l’impatto complessivo del conflitto sulle famiglie italiane potrebbe arrivare a 24,6 miliardi di euro di spesa in più.

Come è stato calcolato l’impatto della guerra sui prezzi

Lo studio del C.r.c., che si occupa di analisi e formazione sui comportamenti di consumo, insieme ad Assoutenti, associazione a tutela degli utenti e dei consumatori, ha confrontato l’andamento dei prezzi di beni e servizi in Italia dallo scoppio del conflitto a oggi.

In particolare, è stato messo a confronto l’indice dei prezzi di febbraio 2026 con i dati più recenti rilevati dall’Istat, l’istituto nazionale di statistica che misura, tra le altre cose, l’andamento dell’inflazione (cioè l’aumento generale e prolungato dei prezzi di beni e servizi nel tempo).

Da questo confronto emerge una crescita diffusa dei prezzi, con alcuni settori che spiccano per gli aumenti particolarmente marcati.

Tech sotto pressione: supporti di memoria e accessori guidano i rincari

I prodotti legati all’informatica e alla tecnologia risultano tra quelli più colpiti dagli aumenti di prezzo negli ultimi sei mesi. Nel dettaglio, lo studio rileva che:

  • i supporti di registrazione non registrati (come schede di memoria e chiavette USB) sono saliti del 58,5%;
  • gli accessori per l’informazione e la comunicazione (caricabatterie, power bank, custodie, cavi, adattatori e simili) registrano un +27%;
  • i supporti con registrazioni di suoni, immagini e video (come film in dvd e contenuti digitali) aumentano del 15,2%;
  • i computer portatili, palmari e tablet segnano un +14%;
  • videogiochi e console risultano più cari del 12,4%.

Questi incrementi incidono sia sui consumi delle famiglie, sia sui costi per studio, lavoro e tempo libero, settori dove i dispositivi digitali sono ormai essenziali.

Trasporti, estate salata tra traghetti e voli

Tra i rincari più evidenti figurano quelli legati ai trasporti, un settore strettamente influenzato dal costo dei carburanti. Lo studio segnala che le tariffe dei traghetti, spinte in alto dal caro-gasolio, sono aumentate del 54,2%.

Molto forti anche gli incrementi legati alla stagione estiva per:

  • il noleggio e la riparazione di articoli sportivi e per campeggio,
  • gli stabilimenti balneari,

entrambi con rincari intorno al 51%, considerati in parte aumenti “fisiologici” legati al periodo delle vacanze.

Il capitolo voli aerei è altrettanto pesante per il portafoglio dei consumatori:

  • i voli intercontinentali costano in media il 36,7% in più rispetto a febbraio;
  • i biglietti aerei europei segnano un +26,5%;
  • i voli nazionali sono saliti del 24,6%.

Questi aumenti si traducono in un forte aggravio per chi viaggia per turismo o lavoro e contribuiscono alla sensazione diffusa di “caro vacanze”.

Gasolio da riscaldamento e gas: quanto pesa l’energia

Anche l’energia resta uno dei canali principali attraverso cui il conflitto impatta sui prezzi al consumo. Secondo le elaborazioni del C.r.c. e di Assoutenti:

  • il gasolio da riscaldamento è aumentato del 31,6% in sei mesi;
  • il gas naturale distribuito tramite rete segna un +27,8%.

Per le famiglie, questi rincari si traducono in bollette più elevate, con effetti che possono farsi sentire in particolare nei mesi più freddi, quando i consumi per il riscaldamento aumentano.

Cibo in tavola: frutta e verdura in forte rialzo (con qualche eccezione)

Non sono solo energia, trasporti e tecnologia a spingere la spesa verso l’alto. Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, sottolinea come «tra i beni che registrano aumenti sostanziosi ci sono anche alcuni generi alimentari».

Nell’arco di sei mesi, lo studio registra:

  • finocchi +19,7%;
  • fragole +15,8%;
  • broccoli e cavolfiori +15,7%;
  • limoni +11,2%;
  • kiwi +10,9%;
  • patate +7,3%;
  • insalata +5,2%.

Melluso evidenzia tuttavia come «per fortuna si registra un calo per alcuni ortaggi di stagione come le melanzane (-33%) o le zucchine (-25%)».

Gli alimentari hanno un peso importante nel paniere di spesa delle famiglie: quando i prezzi di frutta e verdura crescono, l’effetto sull’inflazione percepita è immediato, perché si tratta di acquisti frequenti e difficilmente comprimibili.

Inflazione più alta del 2,8% per effetto del conflitto

Guardando all’insieme dei beni e servizi, il presidente del comitato scientifico del C.r.c., Furio Truzzi, mette in evidenza che «al di là delle singole voci, il conflitto in Medio Oriente ha portato ad una crescita generalizzata dell’inflazione in Italia, con una incidenza del +2,8% sull’indice dei prezzi al dettaglio».

In termini pratici, questa maggiore inflazione significa che, a parità di consumi, ogni famiglia italiana si trova ad affrontare un aggravio di spesa potenziale di 926 euro l’anno.

Truzzi traduce così l’impatto complessivo: «se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali, la stangata per la collettività dei consumatori causata dalla guerra raggiungerebbe a fine anno la ragguardevole cifra di 24,6 miliardi di euro».

L’analisi mostra come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, passando attraverso i canali dei costi energetici, logistici e produttivi, si siano già trasferite sui listini al dettaglio, pesando su tecnologia, trasporti, alimentari ed energia e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

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