Sanzioni contro Autistici/Inventati. Un appello chiede a Banca Etica di ripensarci (e non solo)


Un gruppo di ricercatori, professori universitari ed economisti, ha scritto a settembre a Banca Etica chiedendo di convocare con urgenza un’assemblea di soci per rimettere in discussione la sospensione del conto corrente di Autistici/Inventati a causa delle sanzioni statunitensi, e per farsi protagonista di una vertenza europea sull’autonomia finanziaria.

La questione è nota: Banca Etica, pochi giorni dopo l’inserimento di AI nella “lista nera” dell’Ufficio per il controllo dei beni stranieri in seno al dipartimento del Tesoro americano (Ofac), il 26 agosto di quest’anno, ha comunicato la sospensione unilaterale del conto corrente dell’associazione, impedendo di prelevare i fondi rimasti (circa 66mila euro). L’associazione, costretta così alla chiusura, tramite il suo team di avvocati ha avviato un’azione legale (un ricorso cautelare d’urgenza) presso il Tribunale di Pisa contro l’istituto di credito.

“Con la nostra lettera chiediamo in primo luogo a Banca Etica di rimettere in discussione collettivamente questa scelta, che è appunto preventiva e non obbligata, convocando un’assemblea dei soci, anche per decidere come comportarsi se dovesse accadere di nuovo (avvenimento non improbabile). Una banca nata precisamente per mettere in discussione alcune logiche della finanza tradizionale non può trattare la chiusura come l’unico esito possibile”, sottolinea Emanuele Braga, attivista e ricercatore dell’Institute of Radical Imagination, ideatore e primo firmatario della missiva.

Con lui hanno sottoscritto la proposta Stefano Lucarelli, economista e professore all’Università di Bergamo, Alessandro Messina già direttore generale di Banca Etica, Alessandro Volpi, professore all’Università di Pisa, Andrea Fumagalli, professore all’Università di Pavia, l’avvocato Marco Ciurcina e il giurista Giuseppe Micciarelli. “In secondo luogo chiediamo a Banca Etica di spostare il conflitto a livello europeo, farsi promotrice formale presso la Commissione europea di una vertenza affinché vengano aggiunte le sanzioni contro AI all’elenco delle normative Usa coperte dal Blocking statute”.

L’Allegato al regolamento (CE) n. 2271/96 (cosiddetto “Blocking statute”) è infatti una sorta di scudo giuridico europeo, con il quale l’Europa può vietare agli operatori interni di conformarsi volontariamente alle norme extraterritoriali statunitensi senza autorizzazione. La Commissione europea deve inserire specifici provvedimenti statunitensi nell’allegato previsto dal regolamento.

Come ricordano i firmatari della lettera, il Parlamento europeo ha già chiesto alla Commissione di aggiungere le sanzioni contro la Corte penale internazionale all’allegato del “regolamento di blocco”. Anche la Federazione europea delle banche etiche e alternative (Febea) ha ricordato che le sanzioni statunitensi spesso producono l’effetto di abusare del sistema finanziario internazionale e degli strumenti giuridici in modo da compromettere i diritti fondamentali e lo Stato di diritto.

Il 9 settembre Banca Etica ha organizzato un webinar (si può rivedere qui), per chiarire i motivi della sua scelta: l’avvocato Piercarlo Felice e il presidente della banca Aldo Soldi, hanno spiegato che la decisione è stata dettata da un approccio prudenziale volto a mettersi al riparo da ogni possibile rischio, confermando però che non c’è nessun automatismo né obbligo da parte di una banca europea di adeguarsi ad una sanzione amministrativa statunitense non recepita dal diritto italiano o europeo. Felice ha precisato che l’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif), istituita presso la Banca d’Italia con compiti di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, considera la lista Ofac come uno degli elementi di valutazione per ponderare il rischio criminale legato ad un soggetto o associazione, ma non certo l’unico. Lo stesso presidente di Banca Etica, sempre durante il webinar, ha escluso che ci fossero anomalie o sospetti nel conto di AI, definendo l’associazione un ottimo cliente.

Come è noto nel settembre 2025 l’amministrazione Trump con un executive order, ha qualificato i movimenti “Antifa” (antifascisti), come “domestic terrorist organization“.

“Se Nexi o un circuito internazionale come Mastercard, attraverso le proprie entità europee, interrompessero i servizi a Banca Etica per conformarsi alla normativa statunitense, si aprirebbe una contraddizione giuridica, il conflitto potrebbe spostarsi sul terreno del diritto europeo e della sua capacità di impedire l’applicazione extraterritoriale di normative di Paesi terzi. Nexi e Mastercard Europe dovrebbero rispettare il diritto europeo, mentre il gruppo globale continuerebbe a essere esposto agli obblighi Ofac. A Banca Etica insomma chiediamo più coraggio, e non limitarsi a denunciare il ricatto dopo averne anticipato gli effetti”, conclude l’appello.

Banca Etica dal canto suo ha fatto pervenire ad Altreconomia questa presa di posizione: “Una banca non può affidare all’assemblea dei soci le decisioni strategiche relative ai profili di rischio. La gestione dell’impresa spetta esclusivamente al consiglio di amministrazione. Per quanto riguarda il Blocking statute, gli esperti consultati fin qui da Banca Etica hanno offerto pareri discordanti circa l’effettiva utilità ed efficacia del ricorso allo stesso nel caso di AI, lamentando l’inefficienza del Regolamento di blocco nella protezione degli operatori economici europei”. Banca Etica assicura che “sta portando avanti su diversi tavoli proposte agli attori istituzionali europei ed italiani” e che “resta disponibile al dialogo con i soci”.

Nel frattempo, le parlamentari europee Benedetta Scuderi e Ilaria Salis stanno lavorando a un’interrogazione scritta, proprio per chiedere alla Commissione di inserire le misure sanzionatorie che hanno colpito AI nel Blocking statute, e per capire come la Commissione intenda tutelare l’autonomia politica e giuridica dell’Ue, soprattutto alla luce delle classificazioni statunitensi di “terrorismo” che colpiscono le organizzazioni antifasciste.

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