Lo Studio Benedetti Commercialisti è specializzato nell’assistenza contabile, fiscale e societaria a start-up, start-up innovative e PMI innovative. L’esperienza con imprese in fase di sviluppo mostra un punto spesso sottovalutato: costituire una start-up è solo il primo passaggio. La vera sfida è la crescita delle start-up innovative. Significa aumentare ricavi e clienti, trovare capitali, costruire una struttura organizzativa adeguata e trasformare un progetto promettente in un’impresa solida e scalabile.
I dati più recenti indicano proprio questo cambio di prospettiva.
Crescita start-up innovative: meno quantità, più qualità
Al primo trimestre 2026 risultavano iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese 11.739 start-up innovative. Nel 2022 erano 14.264. Il dato non deve però essere letto soltanto come una contrazione dell’ecosistema: la normativa è diventata più selettiva e punta maggiormente sulla qualità e sull’effettiva capacità di sviluppo delle imprese.
Il vero elemento sul quale soffermarsi è un altro.
Secondo la Relazione annuale MIMIT 2025, riferita ai dati economici 2024:
- il 91,3% delle start-up innovative aveva non più di quattro addetti;
- complessivamente il 97% era una microimpresa;
- tra le 7.982 società per le quali era disponibile il valore della produzione, il 60% non superava 100.000 euro annui.
Il dato racconta bene il problema italiano. Sappiamo creare start-up. È molto più difficile accompagnarle nel passaggio successivo.
Quello dalla start-up alla scale-up.
La normativa stessa oggi chiede alle start-up di crescere
La novità più interessante è che questa evoluzione non emerge soltanto dai dati economici. È ormai scritta nella normativa.
La Legge 16 dicembre 2024 n. 193, modificando l’articolo 25 del D.L. 179/2012, ha reso più selettivo il mantenimento dello status di start-up innovativa.
Dopo il terzo anno, la permanenza nella sezione speciale fino al quinto anno richiede almeno uno specifico elemento di sviluppo. Tra questi:
- incremento delle spese di ricerca e sviluppo;
- contratto di sperimentazione con una Pubblica Amministrazione;
- crescita superiore al 50% dei ricavi o dell’occupazione dal secondo al terzo anno;
- ingresso di investitori qualificati accompagnato da determinati livelli di R&S;
- ottenimento di un brevetto.
Il legislatore ha introdotto anche una vera e propria fase di scale-up.
Il periodo può infatti essere ulteriormente esteso, in presenza delle condizioni previste dalla legge, quando intervenga:
- un aumento di capitale a sovrapprezzo superiore a 1 milione di euro, effettuato da un OICR;
- oppure un incremento dei ricavi caratteristici superiore al 100% annuo.
È un cambio culturale importante.
Lo status di start-up innovativa non è più soltanto una qualifica da ottenere. Sempre più deve accompagnare un percorso dimostrabile di crescita.
Il problema non è solo trovare capitali
Il mercato italiano del venture capital continua a svilupparsi.
Nel 2025 gli investimenti hanno raggiunto circa 1,735 miliardi di euro, facendo dell’anno il secondo migliore di sempre per il venture capital italiano. Nel solo primo semestre 2026 gli investimenti rilevati dall’Osservatorio Growth Capital–Italian Tech Alliance sono stati 813 milioni di euro distribuiti su 145 round.
Il capitale quindi esiste.
Ma è più selettivo.
Ed è proprio in questa fase che emerge un equivoco frequente: pensare che sia sufficiente trovare un investitore per risolvere il problema della crescita.
Non è così.
Un finanziamento accelera ciò che l’impresa è già in grado di fare. Se la struttura è ordinata, può accelerarne lo sviluppo. Se invece amministrazione, fiscalità, controllo finanziario e governance sono fragili, rischia di accelerare anche i problemi.
Prima del round bisogna rendere la società “investibile”
Un investitore non valuta soltanto tecnologia e mercato.
Guarda anche:
- bilanci e situazione contabile;
- struttura dei costi;
- andamento della cassa;
- debiti tributari e previdenziali;
- proprietà intellettuale;
- contratti;
- cap table;
- rapporti con soci e amministratori;
- eventuali stock option o strumenti finanziari;
- agevolazioni utilizzate;
- rischi fiscali esistenti.
In altre parole, la due diligence non comincia quando arriva l’investitore.
Dovrebbe cominciare molti mesi prima, all’interno della stessa start-up.
Una società con documenti ordinati, contabilità aggiornata e dati gestionali attendibili negozia meglio. Riduce i tempi dell’operazione. Riduce le richieste di garanzia. Soprattutto evita che un problema fiscale o societario emerga proprio nel momento nel quale sta cercando capitale.
Scalare significa conoscere i propri numeri
Una start-up può aumentare il fatturato e nello stesso tempo peggiorare la propria situazione finanziaria.
È uno dei paradossi più frequenti della crescita.
Più clienti possono significare:
- più personale;
- maggiori costi tecnologici;
- investimenti commerciali;
- maggiore capitale circolante;
- IVA e imposte da finanziare;
- anticipazioni di cassa.
Per questo fatturato e raccolta finanziaria, da soli, dicono poco.
I numeri che una start-up dovrebbe conoscere
Con la crescita diventa necessario predisporre un vero controllo di gestione per start-up.
Almeno periodicamente occorre conoscere:
- ricavi e loro andamento;
- margine lordo;
- costi fissi e variabili;
- costo di acquisizione del cliente;
- ricavi ricorrenti, quando presenti;
- cash burn;
- disponibilità finanziaria residua;
- mesi di autonomia finanziaria, il cosiddetto runway;
- scostamenti rispetto al budget.
È il passaggio dalla contabilità utilizzata per pagare imposte alla contabilità utilizzata per prendere decisioni.
Ed è una differenza sostanziale.
Crescere senza pianificazione può costare molto
Nelle start-up la fiscalità viene talvolta affrontata soltanto quando sorge un problema.
È un errore.
Quando l’impresa cresce rapidamente aumentano anche la complessità e i rischi.
Occorre valutare in anticipo:
- corretta contabilizzazione dei costi di ricerca e sviluppo;
- trattamento dei costi di sviluppo software;
- crediti d’imposta e incentivi utilizzabili;
- aumenti di capitale;
- finanziamenti soci e strumenti convertibili;
- piani di stock option e work for equity;
- rapporti economici con soci e amministratori;
- fiscalità delle operazioni internazionali;
- IVA sulle vendite all’estero;
- eventuale presenza fiscale in altri Paesi.
Una scelta apparentemente secondaria nei primi anni può diventare molto costosa quando il fatturato aumenta.
Per questo la pianificazione fiscale non serve soltanto a pagare meno imposte. Serve soprattutto a non trovarsi a versare imposte o IVA non previste, a evitare sanzioni e a proteggere la cassa necessaria alla crescita.
Agevolazioni: il capitale può diventare meno costoso
La qualifica di start-up innovativa continua ad offrire strumenti particolarmente interessanti.
Il quadro attuale comprende, tra gli altri, l’incentivo fiscale ordinario agli investimenti e la detrazione IRPEF in regime “de minimis” del 65% per le persone fisiche che investono nel capitale di start-up innovative, entro i limiti e alle condizioni previste dall’articolo 29-bis del D.L. 179/2012. Il limite dell’investimento agevolabile è pari a 100.000 euro per periodo d’imposta e la misura riguarda, secondo la disciplina vigente, le start-up nei primi tre anni di iscrizione.
Rimane inoltre operativo Smart&Start Italia, recentemente aggiornato nel 2026. Lo strumento prevede finanziamenti agevolati e, in determinate condizioni, meccanismi che possono trasformare parte del finanziamento in contributo a fondo perduto a seguito dell’ingresso di capitale privato.
Il punto, anche in questo caso, è la pianificazione.
Un aumento di capitale non dovrebbe essere strutturato e soltanto dopo verificare se esiste un’agevolazione fiscale.
Bisogna procedere al contrario.
Prima si verificano requisiti, investitori, tempistiche e documentazione. Poi si struttura l’operazione.
È uno degli ambiti nei quali l’assistenza di un commercialista specializzato in start-up innovative può incidere concretamente sul risultato economico dell’operazione.
Per un approfondimento sui benefici disponibili rimandiamo anche alla nostra guida sulle agevolazioni, obblighi e vantaggi fiscali delle start-up innovative e PMI innovative. Start-up innovative e PMI innovative: obblighi e agevolazioni
Dal prodotto all’impresa: il salto organizzativo
La tecnologia può funzionare. I clienti possono apprezzarla. Il mercato può esserci.
Non significa ancora avere costruito un’impresa.
Quando aumentano dipendenti, fornitori, clienti e investitori, il founder non può continuare a controllare personalmente ogni attività.
Servono:
- deleghe;
- responsabilità definite;
- procedure amministrative;
- budget;
- reporting;
- controllo della tesoreria;
- governance societaria.
La crescita dimensionale richiede quindi un secondo passaggio: trasformare le competenze dei fondatori in processi aziendali replicabili.
Una start-up scalabile non è semplicemente una società che vende di più.
È una società capace di vendere di più senza perdere il controllo.
Software e digitale dominano. Ma crescere resta difficile
Il settore software continua ad avere un peso molto rilevante nell’ecosistema italiano.
Secondo il MIMIT, al 31 ottobre 2025 erano oltre 5.600 le start-up innovative attive nella produzione di software e nella consulenza informatica, quasi la metà delle start-up innovative italiane.
Non sorprende.
Per avviare un’attività software servono generalmente meno investimenti materiali rispetto a un’impresa industriale. È quindi più facile partire.
Il problema arriva dopo.
Sviluppare il prodotto è una cosa. Costruire una rete commerciale internazionale, assumere personale qualificato, finanziare anni di sviluppo e affrontare concorrenti globali è un’altra.
La scarsità di capitale nelle fasi successive diventa quindi anche un problema di efficienza nell’utilizzo delle risorse.
Ogni euro raccolto deve produrre crescita misurabile.
Internazionalizzare significa anche pianificare fiscalità e struttura
Molte start-up nascono pensando fin dall’inizio a un mercato internazionale.
È corretto.
Ma vendere fuori dall’Italia introduce rapidamente nuove variabili.
IVA, imposte dirette, personale all’estero, contratti, stabile organizzazione, proprietà intellettuale e società controllate devono essere analizzati prima che l’espansione sia già avvenuta.
Correggere dopo è quasi sempre più costoso.
Anche sotto questo profilo il ruolo del commercialista cambia: non più semplice gestione delle dichiarazioni fiscali, ma progettazione della struttura che dovrà accompagnare la crescita.
Dalla start-up innovativa alla PMI innovativa
Crescere significa anche prepararsi al momento nel quale la società non sarà più una start-up.
La normativa italiana prevede la possibilità, in presenza dei requisiti, di proseguire il percorso come PMI innovativa, disciplinata dall’articolo 4 del D.L. 3/2015.
Non dovrebbe essere una verifica da fare alla scadenza dello status.
La transizione va pianificata.
Occorre verificare per tempo:
- requisiti richiesti;
- struttura societaria;
- dati di bilancio;
- spese di ricerca;
- personale qualificato;
- privative industriali;
- agevolazioni ancora disponibili.
La PMI innovativa può quindi rappresentare non la fine delle agevolazioni della start-up, ma la fase successiva del suo ciclo di crescita.
Come Studio Benedetti aiuta una start-up a fare il salto
Lo Studio Benedetti non considera la gestione di una start-up innovativa una semplice attività di contabilità.
L’obiettivo è accompagnare l’impresa nelle diverse fasi della crescita.
In concreto assistiamo start-up e PMI innovative nella:
- verifica e mantenimento dei requisiti;
- pianificazione fiscale;
- gestione contabile e amministrativa;
- predisposizione di budget e situazioni periodiche;
- controllo di costi, marginalità e cassa;
- gestione delle agevolazioni fiscali;
- aumenti di capitale e ingresso di nuovi investitori;
- preparazione della documentazione necessaria alle due diligence;
- impostazione fiscale delle attività internazionali;
- pianificazione del passaggio da start-up innovativa a PMI innovativa.
Il nostro compito è soprattutto mantenere tutto sotto controllo mentre l’impresa cresce.
Significa conoscere le regole. Evitare sanzioni. Evitare costi fiscali o maggiore IVA dovuti a impostazioni errate. Individuare agevolazioni e opportunità. Fornire a soci e amministratori numeri affidabili sui quali prendere decisioni.
Su questi aspetti abbiamo approfondito anche il tema della fiscalità delle start-up innovative e della gestione di incentivi, costi e crescita. Start-up innovative e fiscalità: incentivi, costi e crescita
Conclusioni: il successo non è nascere, ma diventare impresa
La fase nella quale il successo dell’ecosistema italiano poteva essere misurato soltanto contando quante nuove start-up venivano costituite sembra ormai superata.
Il dato più importante sarà quanti di quei progetti riusciranno a diventare aziende da 10, 50 o 100 dipendenti. Quante riusciranno a raccogliere capitale senza perderne il controllo finanziario. Quante saranno capaci di vendere all’estero. Quante passeranno da start-up innovative a PMI innovative e, infine, ad imprese mature.
Qui si gioca la vera crescita delle start-up innovative.
Per lo Studio Benedetti, il commercialista può avere un ruolo decisivo proprio in questo passaggio: trasformare contabilità, fiscalità, controllo di gestione e pianificazione societaria da semplici obblighi amministrativi a strumenti per crescere meglio, più velocemente e con meno rischi.
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