Unicorni in fuga


Caricamento player

A partire dal 1995, 62 “unicorni”, come vengono dette le startup che raggiungono una valutazione di un miliardo di dollari, hanno lasciato l’Unione Europea, dove erano state fondate, per trasferirsi altrove. Di queste, cinquanta si sono trasferite negli Stati Uniti, portando con sé investimenti e talenti. A questo spostamento non ne è corrisposto uno contrario: secondo un’analisi della società di consulenza PwC, infatti, da allora solo una startup (Poolside AI, che si occupa di sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale) ha fatto il percorso inverso, trasferendosi da San Francisco a Parigi.

Tra gli unicorni europei che hanno lasciato l’Europa negli ultimi anni ci sono due promettenti startup francesi di AI, come Aircall e Dataiku, oltre alla svedese Heart Aerospace, azienda di aeronautica che lo scorso mese ha completato il primo volo di X1, il più grande velivolo completamente alimentato da batterie. Heart Aerospace fu fondata nel 2018 grazie anche a fondi del governo svedese, ma si è trasferita negli Stati Uniti nel 2025 per essere più vicina ai suoi investitori e partner, perlopiù statunitensi.

L’ecosistema delle startup statunitensi, infatti, è di gran lunga più ricco e più efficace nel favorirne lo sviluppo: aziende snelle, solitamente fondate da persone giovani, che devono crescere molto velocemente con un modello di business innovativo e spesso rischioso. Molte di queste non sopravvivono alle prime fasi di vita e anche per questo le più fortunate vengono dette “unicorni”.

Secondo il Wall Street Journal, nel 2024 l’Unione Europea aveva 107 unicorni, contro i 690 degli Stati Uniti e i 162 della Cina. Nel 2023, secondo la Camera di commercio statunitense, il 43 per cento di tutti i «servizi erogabili in forma digitale» forniti all’Unione Europea arrivava dagli Stati Uniti, che in questo settore hanno con l’Unione un surplus commerciale (cioè una differenza tra quanto esportano e quanto importano) di circa 105 miliardi di dollari.

La crescente dipendenza dei paesi europei dai servizi statunitensi e la fuga delle aziende del settore innovativo sono diventate un tema politico negli ultimi anni, dopo che le grandi aziende tecnologiche statunitensi si sono avvicinate alle posizioni dell’amministrazione di Donald Trump, che ha assunto un approccio sempre più ostile nei confronti dell’Unione Europea.

In Europa la nascita di startup di successo non è una rarità. A giudicare dai dati, paesi come il Regno Unito, la Svezia e i Paesi Bassi hanno una scena tecnologica locale interessante: il problema è semmai lo scaling, ovvero il sostegno all’espansione delle startup, per cui c’è bisogno di capitali e personale qualificato, che spesso sono più facili da trovare negli Stati Uniti.

La scelta più naturale per le startup tecnologiche è la cosiddetta Silicon Valley, l’area attorno alla baia di San Francisco dove hanno sede molte grandi aziende tecnologiche, ma anche importanti fondi di investimento. Tra questi, le società di venture capital (VC), che offrono finanziamenti a imprese in fase di espansione.

Quando non si trasferiscono, spesso le startup europee di maggior successo scelgono di quotarsi in borsa altrove, perlopiù negli Stati Uniti. Spotify e Klarna, entrambe svedesi, sono quotate a New York; più recentemente, l’italiana Bending Spoons ha fatto lo stesso. A spingere queste aziende a scegliere la borsa statunitense è la possibilità di accedere a enormi capitali con maggiore velocità e di raggiungere potenzialmente valutazioni molto più alte di quelle che, ad esempio, Bending Spoons avrebbe potuto raggiungere quotandosi a Milano.

Oltre a una minore quantità di capitali a disposizione gli imprenditori e gli startupper europei lamentano da tempo un eccesso di burocrazia e regolamentazione nell’Unione Europea, che secondo alcuni ostacolerebbe lo sviluppo di aziende innovative. A differenza degli Stati Uniti, l’Unione Europea è infatti nota per aver approvato negli ultimi anni leggi piuttosto severe in ambito tecnologico, come il Regolamento sui servizi digitali (DSA) e l’AI Act, il regolamento europeo sui sistemi di intelligenza artificiale.

Un altro fattore riguarda l’organizzazione territoriale e la distribuzione dei distretti. Negli Stati Uniti l’innovazione tecnologica si è storicamente concentrata in poche città, come San Francisco e Boston, mentre in Europa è distribuita tra diversi paesi. «La governance europea tende a spingere per una redistribuzione delle risorse tra gli stati membri», spiega Lorenzo Moretti, ricercatore dello European University Institute esperto di questi temi. «Questo rende il progetto politico di far emergere hub tecnologici europei particolarmente difficile».

Il risultato è quello che la rivista Fortune ha definito il «paradosso del talento», per cui l’Europa «produce esattamente il tipo di persone di cui ha bisogno per vincere ma non trattiene il valore economico che esse creano». I fondatori di startup europei devono infatti competere con aziende statunitensi «le cui capitalizzazioni di mercato superano di gran lunga il Pil della maggior parte dei paesi europei», e sono quindi in grado di offrire stipendi e benefit molto migliori.

La competizione nel campo dello sviluppo di AI di questi anni ha allargato ulteriormente il divario tra Stati Uniti ed Europa, portando a un forte aumento degli investimenti, che però risultano molto concentrati geograficamente. Secondo Crunchbase, un archivio di dati sulle aziende e startup del settore tecnologico, le aziende statunitensi hanno ricevuto investimenti complessivi per circa 250 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, pari a circa l’83 per cento della spesa globale di venture capital. Nel 2025, gli investimenti di questo tipo in Europa sono aumentati di circa il 9 per cento rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 58 miliardi di dollari.

L’incapacità del sistema europeo di attirare capitali per i settori legati all’innovazione tecnologica è uno dei temi della ricerca commissionata dalla Commissione europea all’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Il documento, noto come “rapporto Draghi”, fu consegnato nel 2024 e sottolineava – tra le altre cose – l’impatto che l’arretratezza dell’Unione Europea in settori considerati chiave, come quello dell’AI o delle tecnologie sostenibili, avrebbe avuto sull’economia.

Secondo Draghi sarebbero necessari investimenti pubblici per un totale di circa 800 miliardi di euro per competere alla pari con gli Stati Uniti, una cifra pari al 4,5 per cento del PIL dell’Unione Europea.

Tuttavia, secondo Draghi, una manovra puramente economica, per quanto di grandi dimensioni, non sarebbe sufficiente senza un ripensamento dell’organizzazione istituzionale dell’Unione Europea, che dovrebbe diventare una federazione di stati (come gli Stati Uniti). Questo permetterebbe di trasformare ventisette mercati nazionali, spesso piccoli e frammentati, in un unico mercato da più di 450 milioni di abitanti, in grado di attirare capitali e talento in modo più efficace.

Uno degli strumenti con cui l’Unione Europea mira a contenere questo fenomeno è creare un “ventottesimo regime”, cioè un nuovo regime societario europeo, chiamato così perché andrebbe ad affiancarsi a quelli dei ventisette stati membri, permettendo alle aziende di operare più semplicemente in tutta l’Unione. L’obiettivo principale dell’iniziativa è contrastare il “Delaware Flip”, un’operazione di ristrutturazione societaria molto usata dalle startup europee, in cui si crea una holding negli Stati Uniti (di solito nel Delaware), che diventa la capogruppo, mentre l’azienda originaria diventa una sua controllata.

Lo scorso marzo la Commissione europea ha proposto EU Inc., una nuova forma societaria che «stabilisce un insieme unico di norme volte a facilitare l’avvio e la crescita di un’impresa in Europa». Tuttavia, secondo molti osservatori, si tratta di una versione annacquata del progetto iniziale, insufficiente a risolvere il problema. Un recente articolo dell’Oxford Business Law Blog l’ha definito «un tradimento delle ambizioni originali dell’idea», troppo debole per poter contrastare fenomeni come il Delaware Flip.

Nonostante tutto, secondo Moretti, il fenomeno delle startup europee che vengono attirate altrove non ha solo conseguenze negative. «A seconda delle dinamiche, ci possono essere delle ricadute positive anche per l’Europa: per esempio, una startup può spostare la propria sede negli Stati Uniti ma mantenere la forza lavoro e la ricerca in Europa». In altri casi, il ricavato di un’eventuale exit (ovvero la vendita dell’azienda o la sua quotazione in borsa) può andare in buona parte a imprenditori, dirigenti e investitori europei, che possono reinvestirlo localmente.

È quello che succede in Israele, considerato tra gli ecosistemi di innovazione di maggior successo al di là degli Stati Uniti: qui le startup nascono e si sviluppano con capitali misti, locali e stranieri, e anche quando vengono acquisite o si quotano negli Stati Uniti, il ricavato tende a tornare ad alimentare l’economia israeliana. «Il punto», dice Moretti, «è trovare l’equilibrio giusto per sfruttare ciò che l’ecosistema statunitense può offrire, senza esserne assorbiti».


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม