La sua ricetta per rilanciare l’Europa? «Meno regole e limiti all’innovazione». Intanto, la sua azienda gestisce pagamenti per 2.000 miliardi per conto delle aziende più innovative al mondo: da OpenAi a Nvidia, Bending Spoons
Stripe vuole diventare la banca di Internet. E dell’intelligenza artificiale. Il nome dice forse poco ai non addetti ai lavori, ma l’azienda con doppia sede a Dublino e a San Francisco gestisce ogni anno pagamenti del valore di quasi 2.000 miliardi di dollari, equivalenti all’1,6% del Pil mondiale. E, negli ultimi tempi, si è allargata al credito, ai servizi legali per le startup, alle stablecoin e, soprattutto, all’Ai.
L’interesse per PayPal
Di recente, in realtà, Stripe e uno dei due fratelli fondatori, Patrick Collison, sono saliti agli onori delle cronache, anche in Italia. Stripe ha tentato di comprare PayPal per 53 miliardi di dollari, ottenendo per ora un rifiuto. Collison ha creato insieme a Mario Draghi il nuovo think-tank Rhine Group che ha l’obiettivo di rilanciare l’economia europea, spingendola finalmente ad agganciare il treno della tecnologia.
La ricetta di Collison
Come? Il programma di Draghi si sa, è contenuto nel suo rapporto sulla competitività presentato alla Commissione Ue. Ma quello di Collison? «Meno regole e meno burocrazia» è il manifesto neoliberale che si desume dalla sua ultima lettera annuale agli investitori di Stripe. «Gli imprenditori in Europa possono dare slancio alle tiepide economie con nuovi strumenti… ma solo se si abbattono i troppo ben intenzionati ma controproducenti ostacoli regolamentari come l’Ai Act», sostiene il 37enne originario di Limerick che, con il programma Atlas Stripe, ha aiutato oltre 100 mila startup di tutto il mondo ad aprire una sede nel paradiso fiscale e societario del Delaware. «Trasporti e logistica autonoma – dai camion ai droni – possono ridurre drasticamente il costo delle merci, a patto che non permettiamo che una sfilza di leggi locali si trasformi in un muro invalicabile».
La fortuna americana
La ricetta è insomma quella classica della Silicon Valley, condensata nel celebre motto di Mark Zuckerberg agli albori di Facebook: «Move fast and break things». Muoviti in fretta e rompi le cose. E, si potrebbe aggiungere alla luce dei numerosi scandali affrontati da Meta, senza preoccuparti troppo delle conseguenze. D’altronde, benché ideata da fondatori europei, è negli Stati Uniti della tecnologia che Stripe affonda le sue radici e ha fatto fortuna, arrivando a una valutazione di 159 miliardi di dollari (44 in più di Revolut). Americani sono i suoi primi investitori – fra cui Elon Musk e Peter Thiel, co-fondatori proprio di PayPal – e i suoi attuali maggiori azionisti, alcuni dei più noti fondi di venture capital e private equity a stelle e strisce. Americani sono poi i principali clienti di Stripe che vanta fra gli utenti dei suoi servizi «molte delle maggiori blue-chip (il 90% dell’indice Dow Jones)», «la maggior parte delle aziende tecnologiche (l’80% del Nasdaq 100)», fra cui Amazon e Uber, nonché molte “stelle nascenti” come OpenAi, Anthropic e Bending Spoons.
I pagamenti
Come altri signori della tecnologia, i fratelli Collison hanno costruito il loro impero fintech a cominciare dai pagamenti. Stripe nasce nel 2010 come piattaforma per consentire alle piccole aziende di accettare pagamenti online in tutto il mondo. Attualmente, l’azienda permette ai suoi clienti di ricevere denaro da oltre 100 Paesi, in altrettante valute, supportando oltre 120 metodi di pagamento diversi. Attorno a questo nucleo originario – e tuttora portante – Stripe ha costruito una serie di servizi bancari o para-bancari innovativi che ormai contano oltre 5 milioni di aziende clienti: dall’emissione di carte di pagamento alla gestione della tesoreria, passando per il credito rimborsabile con una quota dei ricavi futuri generati con le vendite online.
I clienti in Italia
In Italia la fintech vanta un ampio portafoglio clienti che include alcune delle più promettenti aziende tecnologiche come Facile.it, Unobravo e Scalapay. «Stripe è l’infrastruttura finanziaria che alimenta l’economia digitale italiana – fa sapere la società – supportiamo quasi 300.000 aziende e liberi professionisti in Italia e, di coloro che elaborano pagamenti tramite Stripe, oltre la metà effettua vendite transfrontaliere». In tutti i principali settori (assicurazioni, viaggi, media e commercio al dettaglio, aggiunge, «le aziende italiane più ambiziose si affidano a Stripe: dalle organizzazioni tradizionali che puntano al digitale come GNV, alle piattaforme native digitali che si espandono a livello internazionale come Bending Spoons, fino agli operatori del settore turistico come WeRoad, che alimenta una delle più grandi economie turistiche al mondo».
Le stablecoin
Ultimamente, però, i chiodi fissi di Collison sono due: le stablecoin e, ovviamente, l’Ai. Nel 2025, così, Stripe ha comprato per 1,1 miliardi di dollari Bridge, un’infrastruttura per l’emissione e la gestione di stablecoin, ossia di monete digitali ancorate al valore di una valuta sovrana. Con Bridge, Stripe mira a facilitare i pagamenti transfrontalieri in valute diverse, abbattendone tempi e costi: in pochi mesi, così, ha prima stretto un accordo con Visa per lanciare delle carte di pagamento in stablecoin e poi ha aiutato Revolut a lanciare la sua «moneta stabile» in euro.
La banca dell’Ai
A meno di un anno e mezzo di distanza dall’acquisizione di Bridge, poi, Stripe ha comprato Metronome che consente a un colosso come Nvidia di affittare i suoi chip per l’Ai con tariffe a consumo. Sette mesi più tardi, poi, la società dei Collison ha realizzato la più rilevante operazione della sua storia, rilevando per 7,5 miliardi OpenRouter, una sorta di supermercato dell’Ai che consente agli utenti di utilizzare e pagare oltre 400 modelli attraverso un’unica interfaccia. L’obiettivo di Stripe, del resto, è diventare la banca dell’Ai, in grado non solo di gestirne i pagamenti automatici (tramite gli agenti Ai), ma anche la distribuzione fra le aziende. «Abbiamo notato paralleli fra la gestione del capitale e quella dell’intelligenza» ha sottolineato Collison nel giustificare l’acquisto di OpenRouter. «L’intelligenza è costosa, eterogenea e in costante evoluzione – ha concluso – così come per il capitale finanziario, le aziende devono riflettere attentamente sul costo e sul rendimento di ogni suo utilizzo: Quanto vale questo compito? Con quali modelli può essere gestito al meglio? Chi pagherà?».
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