Per aprire un autolavaggio servono due cose che i bandi non danno: l’autorizzazione allo scarico delle acque e la disponibilità del piazzale. Gli incentivi arrivano dopo, e coprono soprattutto l’impianto: portale o tunnel, idropulitrici, aspirazione, sistema di trattamento e riciclo dell’acqua. Chi parte da zero e ha meno di 35 anni oggi ha la copertura più alta con Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, che pagano a fondo perduto dal 60 al 75 per cento di un programma fino a 200.000 euro. Chi un autolavaggio ce l’ha già lavora invece su Nuova Sabatini e Fondo di garanzia, che sono strumenti diversi: abbattono il costo del credito, non regalano l’impianto.
Sotto trovi cosa copre ciascuna misura, i due numeri che decidono quanto prendi davvero (la soglia dei 120.000 euro e il tetto del 50 per cento sulle opere edili), il trattamento fiscale del contributo e gli errori che nelle domande di questo settore tornano più spesso.
In sintesi, gli incentivi per un autolavaggio
- Cosa è: non esiste un bando dedicato agli autolavaggi. Si usano le misure generaliste per l’avvio d’impresa e per i beni strumentali, dentro le quali il lavaggio veicoli rientra a pieno titolo.
- Per chi: under 35 inattivi, inoccupati, disoccupati (anche del programma GOL) o lavoratori a basso reddito, i cosiddetti working poor, che aprono l’attività (Resto al Sud 2.0 al Sud, Autoimpiego Centro-Nord nelle altre dodici regioni); imprese già attive per Sabatini, Fondo di garanzia e bandi camerali.
- Quanto: fondo perduto dal 60 al 75 per cento su programmi fino a 200.000 euro, in alternativa un voucher al 100% fino a 30.000 euro al Centro-Nord e 40.000 al Sud, elevabili a 40.000 e 50.000 se almeno il 20% delle spese riguarda beni innovativi, digitali o green.
- Quando: le due misure di autoimpiego sono a sportello dal 15 ottobre 2025 e le domande si esaminano in ordine cronologico, entro 90 giorni, fino a esaurimento risorse.
- Come: domanda online dall’area personale di Invitalia, con il piano d’impresa e il programma di spesa già chiusi. Nessuna preselezione: contano l’ordine di arrivo e il punteggio, con una soglia di ammissibilità di 17 punti. L’istruttoria comprende un colloquio da remoto con Invitalia, convocato via PEC con almeno 5 giorni lavorativi di preavviso: chi non si presenta senza una giustificazione riceve il diniego.
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75%Copertura massima al Sud
200.000€Programma massimo ammesso
50%Tetto delle opere edili
Le quattro misure che finanziano davvero un autolavaggio
La domanda che arriva più spesso è se esista “il bando per gli autolavaggi”. Non esiste, e questa è una buona notizia: le misure generaliste hanno dotazioni molto più grandi di qualsiasi bando settoriale e restano aperte tutto l’anno. Il lavaggio veicoli rientra nei settori ammessi perché sia Resto al Sud 2.0 sia Autoimpiego Centro-Nord escludono soltanto agricoltura, pesca e acquacoltura.
| Misura | Chi la può usare | Cosa copre | Forma dell’aiuto |
|---|---|---|---|
| Resto al Sud 2.0 | Dai 18 anni compiuti ai 35 non ancora compiuti, sede operativa in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia | Impianto e attrezzature nuove, opere edili di ristrutturazione entro il 50%, software, sito web promozionale e marchio | Fondo perduto fino al 75% entro 120.000 euro di programma, fino al 70% da 120.000 a 200.000 |
| Autoimpiego Centro-Nord | Stessa fascia di età, sede operativa nelle altre dodici regioni | Le stesse voci, stessi vincoli | Fondo perduto fino al 65% entro 120.000 euro, fino al 60% da 120.000 a 200.000 |
| Nuova Sabatini | Micro, piccole e medie imprese già costituite | Solo beni strumentali nuovi: portale, tunnel, impianto di trattamento acque, aspiratori | Contributo in conto impianti calcolato su un finanziamento bancario o leasing, in esenzione GBER |
| Fondo di garanzia PMI | Imprese e professionisti, anche in avvio | Garanzia pubblica sul finanziamento, non sull’investimento | Copertura della garanzia, non è un contributo |
Le due misure di autoimpiego hanno una dotazione di 356,4 milioni per il Mezzogiorno e 219,6 milioni per il Centro-Nord, entrambe finanziate dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro FSE+ 2021-2027, e sono gestite da Invitalia, che ne pubblica la scheda ufficiale e la modulistica. Le regole stanno in due atti: il decreto interministeriale 11 luglio 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 193 del 21 agosto 2025, che fissa beneficiari, spese ammissibili e percentuali, e il decreto direttoriale 8 ottobre 2025 n. 412, che regola sportello, istruttoria, punteggi e adempimenti. Da qui in avanti li chiamiamo il decreto e il decreto direttoriale. Le due misure sono descritte per intero nelle nostre guide su come funziona Resto al Sud 2.0 nel Mezzogiorno e sul contributo a fondo perduto per gli under 35 delle regioni del Centro-Nord.
Resta fuori dall’elenco una misura che molti si aspettano di trovare: ON, il vecchio Nuove imprese a tasso zero. Dal 1° luglio 2026 le sue risorse per il fondo perduto sono esaurite e chi presenta domanda oggi ottiene solo il finanziamento agevolato, come si legge nell’avviso pubblicato da Invitalia il 30 giugno 2026. Per un autolavaggio resta un’opzione praticabile per imprese costituite da non più di 60 mesi, o per chi si impegna a costituirla, che vogliono finanziare l’investimento con un prestito a tasso zero rimborsabile in dieci anni, ma non è più il posto dove cercare il contributo: i dettagli sono nella guida su ON e il finanziamento a tasso zero per under 35 e imprese femminili.
Il vincolo che viene prima del bando: lo scarico delle acque
Un autolavaggio produce acque reflue industriali. Non è una formula burocratica: è la ragione per cui un’iniziativa può bloccarsi dopo aver ottenuto il contributo, quando l’imprenditore scopre che il titolo per scaricare non arriva nei tempi che aveva messo nel piano.
Lo scarico va autorizzato ai sensi della parte terza del D.Lgs. 152/2006 (art. 124: tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati), e per una piccola impresa il titolo confluisce di norma nell’Autorizzazione Unica Ambientale disciplinata dal DPR 59/2013, che raccoglie in un solo procedimento i titoli ambientali e si presenta allo Sportello unico per le attività produttive. Quanto tempo serve e quali limiti si applicano dipende dal regolamento regionale e dal recapito dello scarico (fognatura, corpo idrico superficiale, suolo): sono tre percorsi diversi, con istruttorie diverse.
Attenzione. I limiti allo scarico e le eventuali prescrizioni sul riutilizzo dell’acqua dipendono dal regolamento regionale, dal recapito e dall’autorizzazione che ti verrà rilasciata. È una scelta che va fatta prima di comprare l’impianto, non dopo: cambiare il sistema di trattamento a programma approvato richiede una variazione autorizzata in anticipo da Invitalia (art. 28, comma 7, del decreto), e senza autorizzazione la nuova spesa resta fuori dal contributo.
La conseguenza operativa è una sola. Prima di presentare la domanda serve un preventivo dell’impianto di trattamento coerente con il regolamento della tua regione e un confronto preliminare con lo Sportello unico del Comune e, per lo scarico in fognatura, con il gestore del servizio idrico: l’autorizzazione unica ambientale la rilascia di norma la Provincia, lo Sportello è la porta d’ingresso della pratica. Nessuno di questi passaggi costa denaro, tutti evitano di riscrivere il programma di spesa a metà istruttoria. In domanda il titolo ambientale non si allega, ma entro trenta giorni dalla concessione va trasmessa a Invitalia l’attestazione o la documentazione che prova l’avvio dell’iter per le abilitazioni necessarie (art. 12 del decreto direttoriale): il tempo per muoversi, dopo, è poco.
Quanto prendi davvero: la soglia dei 120.000 euro
Qui sta il numero che quasi nessuno mette per iscritto. Le percentuali di Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord non funzionano a scaglioni sommati: si applica una sola aliquota all’intero programma, e l’aliquota scende quando il programma supera i 120.000 euro. Il risultato è una discontinuità: esiste una fascia di importi in cui, aumentando la spesa, il contributo scende. Gli importi della tabella sono il tetto: il decreto concede un contributo fino al 75% e fino al 70% del programma ammesso, quindi sono il massimo su cui costruire il piano, non una somma garantita.
| Programma di spesa | Resto al Sud 2.0 (Sud), contributo massimo | Autoimpiego Centro-Nord, contributo massimo |
|---|---|---|
| 120.000 euro | 75%, cioè 90.000 euro | 65%, cioè 78.000 euro |
| 125.000 euro | 70%, cioè 87.500 euro | 60%, cioè 75.000 euro |
| 130.000 euro | 70%, cioè 91.000 euro | 60%, cioè 78.000 euro |
| 200.000 euro | 70%, cioè 140.000 euro | 60%, cioè 120.000 euro |
Tradotto: al Sud un programma tra 120.001 e 128.571 euro rende meno di un programma da 120.000 euro tondi. Al Centro-Nord la fascia sfavorevole va da 120.001 a 129.999 euro: a 130.000 tondi il contributo torna pari a quello di 120.000, cioè 78.000 euro. Se il tuo preventivo cade lì dentro hai due strade sensate, e nessuna delle due è “arrotondare per eccesso”: o togli una voce e ti fermi a 120.000, o aggiungi quello che serve davvero e superi la soglia con margine.
Consiglio operativo. Prepara il piano di spesa in due versioni, una a 120.000 e una sopra i 130.000, e confronta il contributo netto invece della percentuale nominale. Su un autolavaggio la differenza tra le due versioni è spesso una singola pista di lavaggio o l’aspirazione centralizzata, cioè una scelta che puoi ancora fare.
Cosa entra nel programma di spesa e cosa resta fuori
Il secondo tetto che morde è quello sulle opere. Il decreto dell’11 luglio 2025 ammette le opere edili di ristrutturazione e manutenzione straordinaria fino al 50 per cento del programma ammesso (art. 23, comma 1, lettera a), e le FAQ di Invitalia sull’istruttoria chiariscono che in questa voce rientrano anche gli impianti generali della sede (elettrico, idrico, gas). Per un autolavaggio, dove piazzale, vasche e pensiline pesano molto, il 50 per cento non è un margine teorico: è il vincolo che va verificato per primo sul preventivo. Il depuratore e il sistema di riciclo, invece, sono impianti e non entrano nel tetto.
| Voce di spesa | Ammessa | Nota |
|---|---|---|
| Portale, tunnel, piste self-service, idropulitrici, aspiratori | Sì | Beni nuovi, è il cuore del programma |
| Impianto di trattamento e ricircolo delle acque | Sì | È un impianto produttivo: voce «macchinari, impianti e attrezzature», fuori dal tetto del 50%. Pesano invece sul 50% le opere edili di posa (scavi, vasche in opera, rete di raccolta) e gli impianti generali della sede |
| Pavimentazione, vasche, pensiline, allacci | Solo come ristrutturazione o manutenzione straordinaria, entro il 50% | Il decreto ammette le opere edili di ristrutturazione e manutenzione straordinaria: la costruzione ex novo del piazzale non è tra le voci ammesse e va verificata con Invitalia prima della domanda |
| Software di cassa, gestione lavaggi, sistemi di pagamento | Sì | Voce spesso dimenticata e utile in valutazione |
| Acquisto del terreno o del capannone | No | L’immobile non è ammissibile: serve titolo di disponibilità, non proprietà |
| Impianto acquistato in leasing | No | Il leasing non rientra tra le forme ammesse |
| Attrezzature usate o revisionate | No | Solo beni nuovi di fabbrica |
| Detergenti, utenze, canoni di locazione, personale | No | Sono costi di esercizio, non di investimento |
| IVA | Solo se indetraibile | Ammessa se resta un costo effettivo, tipicamente in regime forfettario |
Un vincolo di calendario che nella tabella non si vede: sono ammesse solo le spese con titoli di data successiva alla presentazione della domanda. I preventivi si raccolgono prima, gli ordini si firmano dopo, e un acconto fatturato dal fornitore del portale prima dell’invio resta fuori dal programma ammesso.
Sul tema delle spese edili e degli immobili vale la pena leggere anche la nostra guida su quando il fondo perduto copre l’acquisto di capannoni e locali: le misure che lo permettono esistono, ma sono altre, e su un progetto di autoimpiego la strada è la locazione o il comodato.
Come si tassa il contributo, e perché la risposta non è unica
È la domanda che il commercialista fa subito e che sui portali di settore quasi non compare. La risposta dipende dalla natura della spesa finanziata, non dal nome della misura.
Il contributo che finanzia impianti e attrezzature è un contributo in conto impianti: non subisce la ritenuta del 4 per cento, perché l’art. 28, comma 2, del DPR 600/1973 esclude espressamente i contributi per l’acquisto di beni strumentali, e concorre al reddito per competenza, seguendo il piano di ammortamento del bene (art. 88, comma 3, lettera b, del TUIR; per i soggetti che redigono il bilancio, con i due metodi previsti dall’OIC 16: riduzione diretta del costo del bene oppure risconto passivo). Su Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord il programma è fatto solo di immobilizzazioni (impianti, attrezzature, software, beni immateriali, opere edili, consulenze capitalizzabili): spese di gestione come utenze, locazioni e personale sono escluse dal decreto, quindi non esiste una quota di contributo in conto esercizio. La distinzione torna utile su altre misure che finanziano anche i costi di avvio: lì la quota in conto esercizio è imponibile nell’esercizio di competenza e va chiesto all’ente se applica la ritenuta del 4 per cento.
Il punto pratico per un autolavaggio: se il programma è fatto per il 90 per cento di impianto, il grosso del contributo segue l’ammortamento e non ti si scarica tutto sul reddito del primo anno. Questo cambia il conto economico previsionale che alleghi alla domanda, ed è uno dei motivi per cui i piani copiati da un modello generico non tornano.
Il divieto di cumulo, che in questo settore fa danni
Chi apre un autolavaggio riceve spesso lo stesso consiglio: prendi il fondo perduto per l’impianto e la Nuova Sabatini per il resto. Su Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord questo consiglio è sbagliato: il decreto vieta il cumulo (art. 25 per il Sud, art. 15 per il Centro-Nord) e la revoca scatta anche nei casi previsti dal provvedimento di concessione, che riporta obblighi e cause di revoca del beneficiario (art. 30, comma 2).
Attenzione. Il decreto attuativo vieta il cumulo con crediti d’imposta e con qualsiasi altra agevolazione nazionale, regionale o europea. Le eccezioni sono tassative e riguardano la garanzia del Fondo PMI, la NASpI in unica soluzione per i disoccupati del programma GOL e l’indennità del Supporto formazione e lavoro. Non è la regola generale del de minimis, che ragiona per plafond: qui il divieto è a monte.
Il cumulo con il Fondo di garanzia per le PMI resta quindi possibile ed è la combinazione da costruire: fondo perduto sull’investimento, garanzia pubblica sulla quota di finanziamento bancario che serve a coprire il resto. Chi invece ha già un autolavaggio avviato lavora su un binario diverso, quello della Nuova Sabatini per l’acquisto di beni strumentali nuovi: contributo in conto impianti su un finanziamento bancario o leasing, concesso in esenzione ai sensi dell’art. 17 del Reg. UE 651/2014 con intensità massima del 20 per cento per micro e piccole imprese. Non erode il plafond de minimis, ma va tracciato nel Registro nazionale degli aiuti.
Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord sono invece concessi in de minimis (art. 7 del decreto), e qui vale un promemoria per tutte le misure di questo regime: il tetto è di 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre anni, calcolati su base mobile a ritroso dalla data di ogni nuova concessione (art. 3, par. 2, Reg. UE 2023/2831). Non sono tre esercizi fiscali e non c’è azzeramento al 1° gennaio. Nel conto entra anche il tutoring di Invitalia, che vale 5.000 euro ed è concesso in de minimis insieme al contributo (art. 31 del decreto). Il conteggio esatto è spiegato nella guida su come si calcola il plafond de minimis, e si verifica nella sezione Trasparenza del Registro nazionale aiuti di Stato (ricerca degli aiuti individuali) o con la Visura Aiuti dell’area riservata, prima di firmare qualunque domanda.
Gli errori che fanno respingere le domande di questo settore
- Codice ATECO già attivo. Se nei sei mesi precedenti hai avuto un’attività con lo stesso codice fino alla terza cifra, la domanda non è ammissibile. Vale anche se quell’attività è stata cessata nel frattempo.
- Avvio fuori finestra. L’iniziativa deve essere avviata nel mese della domanda o in quello precedente, e a quella data deve risultare inattiva. Chi ha aperto in primavera pensando di “portarsi avanti” arriva tardi.
- Programma sbilanciato sulle opere. Superare il 50 per cento tra piazzale, vasche e impianti generali significa vedersi tagliare la parte eccedente, con il contributo ricalcolato su un programma più piccolo: il limite si misura sul programma ammesso, non su quello presentato.
- Il fotovoltaico come progetto. Un programma fatto soltanto di impianto fotovoltaico viene respinto. Il fotovoltaico è ammesso tra impianti e macchinari solo se serve all’efficienza energetica dell’attività, è a uso esclusivo dell’iniziativa e si accompagna a spese legate al lavaggio: l’energia è un accessorio dell’attività, non l’attività.
- Integrazioni spontanee. Non si possono mandare documenti aggiuntivi di propria iniziativa. Si risponde solo alle richieste di chiarimento, entro dieci giorni lavorativi, e il termine è perentorio: chi non risponde viene valutato sui soli elementi già in domanda.
- Il versamento del 10 per cento dimenticato. Entro trenta giorni dalla concessione va versata su un conto vincolato o dedicato una quota pari ad almeno il dieci per cento dell’importo concesso, insieme al titolo di disponibilità della sede (basta anche un preliminare) e alla prova che l’iter per le abilitazioni è partito. Chi salta questo passaggio rischia la revoca prima ancora di comprare l’impianto.
- Programma di spesa generico. I preventivi non sono obbligatori in domanda, ma il piano di spesa va descritto voce per voce, con funzione e importo di ogni bene: un programma “genericamente delineato” vale zero punti e rende la domanda non ammissibile (Allegato 1 al decreto direttoriale dell’8 ottobre 2025). “Impianto di lavaggio completo” non basta: servono voci separate, marca, modello e potenza, ed è anche il modo per dimostrare che l’impianto di trattamento rispetta le prescrizioni dell’autorizzazione.
Dopo la concessione: tempi, SAL e vincoli
Il contributo non arriva prima delle spese. Per i programmi di investimento il termine di realizzazione è di sedici mesi, prorogabile una sola volta fino a venti; la richiesta di stato avanzamento lavori si può presentare dopo tre mesi dalla concessione, con titoli di spesa compresi tra il 30 e il 70 per cento delle spese ammesse (per Resto al Sud 2.0 anche non ancora quietanzati), e viene pagata entro sessanta giorni. Il saldo si chiede entro tre mesi dall’ultimo pagamento e viene liquidato entro ottanta giorni, dopo che Invitalia ha accertato, anche da remoto, l’installazione e il funzionamento dei beni. Sopra tutti questi termini ce n’è uno che non si sposta: la richiesta di saldo va presentata entro il 30 giugno 2028, termine perentorio e non prorogabile, e oltre quella data il contributo viene revocato (art. 16 del decreto direttoriale). Chi ottiene la concessione da marzo 2027 in poi e usa tutti i sedici mesi sfora quella data: il cronoprogramma si costruisce sul 30 giugno 2028, non sui mesi a disposizione.
Sul lato vincoli, l’orizzonte è di tre anni dall’ultimo titolo di spesa ammesso: in quel periodo l’attività non si può cedere, dare in locazione, trasferire fuori dal territorio ammesso o mettere in liquidazione senza perdere il contributo. Per un autolavaggio, dove la rivendita dell’attività avviata è un’uscita frequente, questo dato va messo in conto il primo giorno.
Domande frequenti
Un autolavaggio rientra nei settori ammessi da Resto al Sud 2.0?
Sì. Le due misure del Piano integrato autoimpiego ammettono tutti i settori economici a eccezione di agricoltura, pesca e acquacoltura, quindi il lavaggio veicoli è ammissibile sia nella forma artigianale sia come società di servizi.
Posso sommare il fondo perduto e la Nuova Sabatini sullo stesso impianto?
No. Su Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord il divieto di cumulo è generale e non ammette altre agevolazioni pubbliche sullo stesso progetto, salvo le eccezioni tassative previste dal decreto. La Sabatini resta la strada di chi ha già l’impresa attiva e non usa queste due misure.
Il contributo è tassato?
La quota che finanzia impianti e attrezzature è un contributo in conto impianti: niente ritenuta del 4 per cento e concorso al reddito lungo l’ammortamento del bene. Su queste due misure non c’è una quota per spese di avvio o di gestione: il contributo segue per intero le immobilizzazioni finanziate. Dal 1° gennaio 2027 la regola sulla ritenuta passa dall’art. 28 del DPR 600/1973 all’art. 43 del D.Lgs. 33/2025, con testo sovrapponibile.
Serve avere già l’autorizzazione allo scarico quando presento la domanda?
Non è richiesta in fase di domanda: tra gli allegati non c’è alcun titolo ambientale. Entro trenta giorni dalla concessione, però, va trasmessa a Invitalia l’attestazione o la documentazione che prova l’avvio dell’iter per le abilitazioni necessarie, e i tempi e i limiti del titolo ambientale determinano il cronoprogramma e la scelta dell’impianto di trattamento. Presentare senza aver verificato il recapito dello scarico è il modo più rapido per trovarsi con un programma da rifare.
Conviene chiedere il massimo dei 200.000 euro?
Conviene solo se le spese sono reali e documentabili. Sopra i 120.000 euro l’aliquota scende sull’intero programma, quindi tra 120.001 e 128.571 euro al Sud (fino a 129.999 al Centro-Nord, dove a 130.000 il contributo torna pari) si ottiene meno che fermandosi a 120.000.
Posso comprare un impianto usato o ricondizionato?
No, sono ammessi solo beni nuovi di fabbrica. È una limitazione che pesa in questo settore, dove il mercato dell’usato è vivace e i prezzi sono la metà.
Ho già un autolavaggio: quali strumenti restano?
Nuova Sabatini per il rinnovo dell’impianto, Fondo di garanzia sul finanziamento, bandi camerali e regionali per digitalizzazione, efficienza energetica e sicurezza. Il quadro aggiornato mese per mese è nella nostra pagina sui bandi a fondo perduto attivi con scadenze e click day.
Le colonnine di ricarica o il fotovoltaico si possono inserire nel progetto?
Il fotovoltaico sì, come voce accessoria a uso esclusivo dell’attività e funzionale al risparmio energetico: un piano composto esclusivamente dall’impianto fotovoltaico viene respinto. Sulle colonnine di ricarica Invitalia non ha pubblicato chiarimenti: vanno motivate come attrezzatura al servizio del lavaggio e verificate con il contact center prima della domanda.
Come procedere
L’ordine che funziona è questo. Prima si verifica il recapito dello scarico con lo Sportello unico del Comune (e con il gestore del servizio idrico, se si scarica in fognatura) e si sceglie il sistema di trattamento coerente con il regolamento regionale. Poi si costruisce il programma di spesa voce per voce, con i preventivi a supporto, e si controlla il peso delle opere edili sul totale. Poi si sceglie tra i due tagli di programma, sotto o sopra la soglia dei 120.000 euro, confrontando il contributo netto. Solo alla fine si apre la domanda sull’area personale di Invitalia, quando piano d’impresa, programma di spesa e titolo di disponibilità della sede sono già chiusi: le domande si esaminano in ordine cronologico, le integrazioni spontanee non sono ammesse e le spese contano solo se fatturate dopo l’invio.
Se stai valutando un’apertura in un settore diverso, la panoramica generale è nella guida su quali bandi finanziano l’apertura di una nuova attività, mentre l’elenco completo delle misure che erogano contributi non rimborsabili è nella pagina sui contributi a fondo perduto per imprese e nuove attività.
Vuoi verificare se il tuo progetto di autolavaggio rientra nei requisiti? Compila il form in alto alla pagina: noi di Incentivimpresa ti ricontattiamo per una valutazione dedicata, con il conto del contributo sulle due ipotesi di programma.
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